loggia vaticana papaAlle ore 12 di oggi, Solennità del Natale del Signore, dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco, prima di impartire la Benedizione “Urbi et Orbi”, ha rivolto il tradizionale Messaggio natalizio ai fedeli presenti in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltano attraverso la radio, la televisione e gli altri mezzi di comunicazione.

Questo il testo del Messaggio del Santo Padre per il Natale 2021:

Messaggio natalizio del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, buon Natale!

La Parola di Dio, che ha creato il mondo e dà senso alla storia e al cammino dell’uomo, si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi. È apparsa come un sussurro, come il mormorio di una brezza leggera, per colmare di stupore il cuore di ogni uomo e donna che si apre al mistero.

Il Verbo si è fatto carne per dialogare con noi. Dio non vuole fare un monologo, ma un dialogo. Perché Dio stesso, Padre e Figlio e Spirito Santo, è dialogo, eterna e infinita comunione d’amore e di vita.

Venendo nel mondo, nella Persona del Verbo incarnato, Dio ci ha mostrato la via dell’incontro e del dialogo. Anzi, Lui stesso ha incarnato in sé stesso questa Via, perché noi possiamo conoscerla e percorrerla con fiducia e speranza.

Sorelle, fratelli, «che cosa sarebbe il mondo senza il dialogo paziente di tante persone generose che hanno tenuto unite famiglie e comunità?» (Enc. Fratelli tutti, 198). In questo tempo di pandemia ce ne rendiamo conto ancora di più. La nostra capacità di relazioni sociali è messa a dura prova; si rafforza la tendenza a chiudersi, a fare da sé, a rinunciare ad uscire, a incontrarsi, a fare le cose insieme. E anche a livello internazionale c’è il rischio di non voler dialogare, il rischio che la crisi complessa induca a scegliere scorciatoie piuttosto che le strade più lunghe del dialogo; ma queste sole, in realtà, conducono alla soluzione dei conflitti e a benefici condivisi e duraturi.

In effetti, mentre risuona intorno a noi e nel mondo intero l’annuncio della nascita del Salvatore, sorgente della vera pace, vediamo ancora tanti conflitti, crisi e contraddizioni. Sembrano non finire mai e quasi non ce ne accorgiamo più. Ci siamo abituati a tal punto che immense tragedie passano ormai sotto silenzio; rischiamo di non sentire il grido di dolore e di disperazione di tanti nostri fratelli e sorelle.

Pensiamo al popolo siriano, che vive da oltre un decennio una guerra che ha provocato molte vittime e un numero incalcolabile di profughi. Guardiamo all’Iraq, che fatica ancora a rialzarsi dopo un lungo conflitto. Ascoltiamo il grido dei bambini che si leva dallo Yemen, dove un’immane tragedia, dimenticata da tutti, da anni si sta consumando in silenzio, provocando morti ogni giorno.

Ricordiamo le continue tensioni tra israeliani e palestinesi, che si trascinano senza soluzione, con sempre maggiori conseguenze sociali e politiche. Non dimentichiamoci di Betlemme, il luogo in cui Gesù ha visto la luce e che vive tempi difficili anche per le difficoltà economiche dovute alla pandemia, che impedisce ai pellegrini di raggiungere la Terra Santa, con effetti negativi sulla vita della popolazione. Pensiamo al Libano, che soffre una crisi senza precedenti con condizioni economiche e sociali molto preoccupanti.

Ma ecco, nel cuore della notte, il segno di speranza! Oggi, «l’amor che move il sole e l’altre stelle» (Par., XXXIII, 145), come dice Dante, si è fatto carne. È venuto in forma umana, ha condiviso i nostri drammi e ha rotto il muro della nostra indifferenza. Nel freddo della notte protende le sue piccole braccia verso di noi: ha bisogno di tutto ma viene a donarci tutto. A Lui chiediamo la forza di aprirci al dialogo. In questo giorno di festa lo imploriamo di suscitare nei cuori di tutti aneliti di riconciliazione aneliti e di fraternità. A Lui rivolgiamo la nostra supplica.

Bambino Gesù, dona pace e concordia al Medio Oriente e al mondo intero. Sostieni quanti sono impegnati a dare assistenza umanitaria alle popolazioni costrette a fuggire dalla loro patria; conforta il popolo afgano, che da oltre quarant’anni è messo a dura prova da conflitti che hanno spinto molti a lasciare il Paese.

Re delle genti, aiuta le autorità politiche a pacificare le società sconvolte da tensioni e contrasti. Sostieni il popolo del Myanmar, dove intolleranza e violenza colpiscono non di rado anche la comunità cristiana e i luoghi di culto, e oscurano il volto pacifico della popolazione.

Sii luce e sostegno per chi crede e opera, andando anche controcorrente, in favore dell’incontro e del dialogo, e non permettere che dilaghino in Ucraina le metastasi di un conflitto incancrenito.

Principe della Pace, assisti l’Etiopia nel ritrovare la via della riconciliazione e della pace attraverso un confronto sincero che metta al primo posto le esigenze della popolazione. Ascolta il grido delle popolazioni della regione del Sahel, che sperimentano la violenza del terrorismo internazionale. Volgi lo sguardo ai popoli dei Paesi del Nord Africa che sono afflitti dalle divisioni, dalla disoccupazione e dalla disparità economica; e allevia le sofferenze dei tanti fratelli e sorelle che soffrono per i conflitti interni in Sudan e Sud Sudan.

Fa’ che prevalgano nei cuori dei popoli del continente americano i valori della solidarietà, della riconciliazione e della pacifica convivenza, attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e il riconoscimento dei diritti e dei valori culturali di tutti gli esseri umani.

Figlio di Dio, conforta le vittime della violenza nei confronti delle donne che dilaga in questo tempo di pandemia. Offri speranza ai bambini e agli adolescenti fatti oggetto di bullismo e di abusi. Da’ consolazione e affetto agli anziani, soprattutto a quelli più soli. Dona serenità e unità alle famiglie, luogo primario dell’educazione e base del tessuto sociale.

Dio-con-noi, concedi salute ai malati e ispira tutte le persone di buona volontà a trovare le soluzioni più idonee per superare la crisi sanitaria e le sue conseguenze. Rendi i cuori generosi, per far giungere le cure necessarie, specialmente i vaccini, alle popolazioni più bisognose. Ricompensa tutti coloro che mostrano attenzione e dedizione nel prendersi cura dei familiari, degli ammalati e dei più deboli.

Bambino di Betlemme, consenti di fare presto ritorno a casa ai tanti prigionieri di guerra, civili e militari, dei recenti conflitti, e a quanti sono incarcerati per ragioni politiche. Non ci lasciare indifferenti di fronte al dramma dei migranti, dei profughi e dei rifugiati. I loro occhi ci chiedono di non girarci dall’altra parte, di non rinnegare l’umanità che ci accomuna, di fare nostre le loro storie e di non dimenticare i loro drammi.[1]

Verbo eterno che ti sei fatto carne, rendici premurosi verso la nostra casa comune, anch’essa sofferente per l’incuria con cui spesso la trattiamo, e sprona le autorità politiche a trovare accordi efficaci perché le prossime generazioni possano vivere in un ambiente rispettoso della vita.

Cari fratelli e sorelle,

tante sono le difficoltà del nostro tempo, ma più forte è la speranza, perché «un bambino è nato per noi» (Is 9,5). Lui è la Parola di Dio e si è fatto in-fante, capace solo di vagire e bisognoso di tutto. Ha voluto imparare a parlare, come ogni bambino, perché noi imparassimo ad ascoltare Dio, nostro Padre, ad ascoltarci tra noi e a dialogare come fratelli e sorelle. O Cristo, nato per noi, insegnaci a camminare con Te sui sentieri della pace.

Buon Natale a tutti!

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[1] Cfr Discorso al “Reception and Identification Centre”, Mytilene, 5 dicembre 2021.

 

Traduzione in lingua francese

Chers frères et sœurs, Joyeux Noël !

La Parole de Dieu, qui a créé le monde et donne un sens à l'histoire et au cheminement de l'homme, s'est faite chair et est venue habiter parmi nous. Elle est apparue comme un chuchotement, comme le murmure d'une brise légère, pour frapper de stupeur le cœur de tout homme et de toute femme qui s’ouvre au mystère.

Le Verbe s'est fait chair pour dialoguer avec nous. Dieu ne veut pas faire un monologue, mais un dialogue. Parce que Dieu lui-même, Père et Fils et Saint-Esprit, est dialogue, communion éternelle et infinie d'amour et de vie.

En venant dans le monde, le Verbe incarné nous a montré la voie de la rencontre et du dialogue. Mieux, il a incarné lui-même cette voie afin que nous puissions la connaître et l'emprunter avec confiance et espérance.

Sœurs, frères, « que serait le monde sans ce dialogue patient de tant de personnes généreuses qui ont maintenu unies familles et communautés ? » (Enc. Fratelli tutti, n. 198). Nous en sommes encore plus conscients en ces temps de pandémie. Notre capacité à entretenir des relations sociales est mise à rude épreuve ; la tendance se renforce à se replier sur soi, à faire cavalier seul, à renoncer à sortir, à se rencontrer, à faire des choses ensemble. Egalement au niveau international il y a le risque de ne pas vouloir dialoguer, le risque que la crise complexe incite à choisir des raccourcis plutôt que les chemins plus longs du dialogue. Mais en réalité, seuls ces derniers conduisent réellement à la résolution des conflits et à des bénéfices partagés et durables.

Alors que l'annonce de la naissance du Sauveur, source de la vraie paix, résonne autour de nous et dans le monde entier, nous voyons encore beaucoup de conflits, de crises et de contradictions qui semblent ne jamais devoir finir ; et nous ne les remarquons presque plus. Nous nous y sommes tellement habitués que d'immenses tragédies passent désormais sous silence. Nous risquons de ne pas entendre le cri de douleur et de désespoir de tant de nos frères et sœurs.

Nous pensons au peuple syrien qui connait depuis plus d'une décennie une guerre ayant fait de nombreuses victimes et un nombre incalculable de réfugiés. Nous regardons l'Irak qui peine toujours à se relever après un long conflit. Nous entendons le cri des enfants s’élever du Yémen où une terrible tragédie, oubliée de tout le monde, se déroule en silence depuis des années, faisant des morts chaque jour.

Nous rappelons les tensions permanentes entre Israéliens et Palestiniens, qui s'éternisent sans solution avec des conséquences sociales et politiques toujours plus importantes. Nous n'oublions pas Bethléem, le lieu où Jésus a vu le jour, qui connaît également des moments difficiles en raison des difficultés économiques causées par la pandémie empêchant les pèlerins de se rendre en Terre Sainte, avec nombre d’effets négatifs sur la vie de la population. Nous pensons au Liban qui souffre une crise sans précédent, avec des conditions économiques et sociales très préoccupantes.

Mais voilà, au cœur de la nuit, le signe de l’espérance ! Aujourd'hui, « l'amour qui anime le soleil et les autres étoiles » (Par., XXXIII, 145), comme l’écrit Dante, s’est fait chair. Il est venu sous forme humaine, il a partagé nos drames et brisé le mur de notre indifférence. Dans le froid de la nuit, il nous tend ses petits bras : il a besoin de tout mais il vient tout nous donner. C’est à lui que nous demandons la force de nous ouvrir au dialogue. En ce jour de fête, nous l'implorons de susciter dans le cœur de chacun des désirs de réconciliation et de fraternité. C'est à lui que nous adressons notre supplication.

Enfant Jésus, donne la paix et l'harmonie au Moyen-Orient et au monde entier. Soutiens ceux qui s'engagent à fournir une aide humanitaire aux personnes contraintes de fuir leur patrie. Réconforte le peuple afghan qui, depuis plus de quarante ans, est durement éprouvé par des conflits qui ont poussé de nombreuses personnes à quitter le pays.

Roi des Nations, aide les autorités politiques à pacifier les sociétés ravagées par les tensions et les conflits. Soutiens le peuple du Myanmar où l'intolérance et la violence touchent souvent aussi la communauté chrétienne et les lieux de culte, et obscurcissent le visage pacifique de cette population.

Sois la lumière et le soutien de ceux qui croient et œuvrent, même à contre-courant, en faveur de la rencontre et du dialogue, et ne laisse pas les métastases d'un conflit gangréné se propager en Ukraine.

Prince de la Paix, aide l'Éthiopie à retrouver le chemin de la réconciliation et de la paix par une discussion sincère qui mette les besoins de la population au premier plan. Ecoute le cri des populations de la région du Sahel, qui connaissent la violence du terrorisme international. Tourne ton regard vers les peuples des pays d'Afrique du Nord qui sont frappés par les divisions, le chômage et l'inégalité économique ; et soulage la souffrance des nombreux frères et sœurs qui souffrent des conflits internes au Soudan et au Sud-Soudan.

Permet que prévalent dans le cœur des peuples du continent américain les valeurs de solidarité, de réconciliation et de coexistence pacifique, à travers le dialogue, le respect mutuel et la reconnaissance des droits et des valeurs culturelles de tous les êtres humains.

Fils de Dieu, réconforte les victimes de la violence contre les femmes qui sévit en ce temps de pandémie. Apporte l’espérance aux enfants et aux adolescents victimes de harcèlement et d'abus. Donne consolation et affection aux personnes âgées, en particulier à celles qui sont les plus seules. Donne sérénité et unité aux familles, premier lieu d'éducation et base du tissu social.

Dieu-avec-nous, accorde la santé aux malades et inspire toutes les personnes de bonne volonté à trouver les solutions les plus appropriées pour surmonter la crise sanitaire et ses conséquences. Rend les cœurs généreux afin que les traitements nécessaires, notamment les vaccins, puissent parvenir aux populations les plus démunies. Récompense tous ceux qui font preuve d'attention et de dévouement en s'occupant des membres de leur famille, des malades et des plus fragiles.

Enfant de Bethléem, permets aux nombreux prisonniers de guerre, civils et militaires, des récents conflits, ainsi qu’aux personnes emprisonnées pour des raisons politiques, de rentrer rapidement chez eux. Ne nous laisse pas indifférents face au drame des migrants, des réfugiés et des personnes déplacées. Leurs regards nous demandent de ne pas nous détourner, de ne pas nier l'humanité qui nous unit, de faire nôtres leurs histoires et de ne pas oublier leurs tragédies.[1]

Verbe éternel qui t'es fait chair, rends-nous attentifs à notre maison commune qui souffre elle aussi de la négligence avec laquelle nous la traitons si souvent, et pousse les autorités politiques à trouver des accords efficaces pour que les générations à venir puissent vivre dans un environnement respectueux de la vie.

Chers frères et sœurs,

les difficultés de notre époque sont nombreuses, mais l'espérance est plus forte car « un enfant nous est né » (Is 9, 5). Il est la Parole de Dieu, et il s’est fait nourrisson capable seulement de crier, ayant besoin de tout. Il a voulu apprendre à parler, comme tout enfant, pour que nous apprenions à écouter Dieu, notre Père, à nous écouter les uns les autres et à dialoguer en tant que frères et sœurs. O Christ, né pour nous, apprends-nous à marcher avec toi sur les chemins de la paix.

Joyeux Noël à tous !

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[1] Cf. Discours au « Reception and Identification Centre », Mytilène, 5 décembre 2021.

 

Traduzione in lingua inglese

Dear brothers and sisters, Happy Christmas!

The Word of God, who created the world and who gives meaning to history and to humanity’s journey, became flesh and came to dwell among us. He came like a whisper, like the murmur of a gentle breeze, to fill with wonder the heart of every man and woman who is open to this mystery.

The Word became flesh in order to dialogue with us. God does not desire to carry on a monologue, but a dialogue. For God himself, Father, Son and Holy Spirit, is dialogue, an eternal and infinite communion of love and life.

By the coming of Jesus, the Person of the Word made flesh, into our world, God showed us the way of encounter and dialogue. Indeed, he made that way incarnate in himself, so that we might know it and follow it, in trust and hope.

Sisters and brothers, “what would our world be like without the patient dialogue of the many generous persons who keep families and communities together?” (Fratelli Tutti, 198). In this time of pandemic, we have come to realize this more and more. Our capacity for social relationships is sorely tried; there is a growing tendency to withdraw, to do it all by ourselves, to stop making an effort to encounter others and do things together. On the international level too, there is the risk of avoiding dialogue, the risk that this complex crisis will lead to taking shortcuts rather than setting out on the longer paths of dialogue. Yet only those paths can lead to the resolution of conflicts and to lasting benefits for all.

Indeed, even as the message of the birth of the Saviour, the source of true peace, resounds in our hearts and in the whole world, we continue to witness a great number of conflicts, crises and disagreements. These never seem to end; by now we hardly even notice them. We have become so used to them that immense tragedies are now being passed over in silence; we risk not hearing the cry of pain and distress of so many of our brothers and sisters.

Let us think of the people of Syria, who for more than a decade have experienced a war that has resulted in many victims and an untold number of displaced persons. Let us look to Iraq, which still struggles to recover from a lengthy conflict. Let us listen to the cry of children arising from Yemen, where an enormous tragedy, overlooked by everyone, has silently gone on for years, causing deaths every day.

Let us recall, too, the continuing tensions between Israelis and Palestinians that drag on without a resolution, with ever more serious social and political consequences. Nor should we forget Bethlehem, the place of Jesus’ birth, which is experiencing hardship also from the economic repercussions of the pandemic, preventing pilgrims from visiting the Holy Land and adversely affecting the life of the people. Let us think of Lebanon, which is undergoing an unprecedented crisis, accompanied by very troubling economic and social conditions.

Yet, in the heart of the night, look! The sign of hope! Today, “the Love that moves the sun and the other stars” (Paradiso, XXXIII, 145), as Dante says, became flesh. He came in human form, he shared in our plight and he broke down the wall of our indifference. In the cold of the night, he stretches out his tiny arms towards us: he is in need of everything, yet he comes to give us everything. Let us ask him for the strength to be open to dialogue. On this festive day, let us implore him to stir up in the hearts of everyone a yearning for reconciliation and fraternity. Let us now turn to him in prayer.

Baby Jesus, grant peace and concord to the Middle East and the whole world. Sustain all those who provide humanitarian aid to peoples forced to flee from their homelands; comfort the Afghan people, who for more than forty years have been sorely tested by conflicts that have driven many to leave the country.

King of all peoples, help political authorities bring peace to societies roiled by tension and conflict. Sustain the people of Myanmar, where intolerance and violence not infrequently target the Christian community and its places of worship, clouding the peaceful countenance of that people.

Be a source of light and support for all those who believe in and strive, despite all obstacles, to advance encounter and dialogue. In Ukraine, prevent fresh outbreaks of a long-festering conflict.

Prince of Peace, help Ethiopia to find once again the path of reconciliation and peace through a forthright encounter that places the needs of the people above all else. Listen to the plea of those living in the Sahel region, who experience the violence of international terrorism. Turn your gaze to the peoples of the countries of North Africa, tormented by divisions, unemployment and economic inequality. Alleviate the pain of our many brothers and sisters who suffer from internal conflicts in Sudan and South Sudan.

Grant that, through dialogue, mutual respect and recognition of the rights and cultural values of every human being, the values of solidarity, reconciliation and peaceful coexistence may prevail in the hearts of the peoples of the Americas.

Son of God, comfort the victims of violence against women, which has increased in this time of pandemic. Offer hope to young children and adolescents suffering from bullying and abuse. Show consolation and warmth to the elderly, especially those who feel most alone. Give serenity and unity to families, the first educators of their children and the basis of the fabric of society.

God-with-us, grant health to the infirm and inspire all men and women of good will to seek the best ways possible to overcome the current health crisis and its effects. Open hearts to ensure that necessary medical care – and vaccines in particular – are provided to those peoples who need them most. Repay those who generously devote themselves to caring for family members, the sick and the most vulnerable in our midst.

Child of Bethlehem, grant that the many military and civilian prisoners of war and recent conflicts, and all those imprisoned for political reasons, may soon return home. Do not leave us indifferent before the tragic situation of migrants, displaced persons and refugees. Their eyes beg us not to look the other way, ignoring our common humanity, but instead to make their stories our own and to be mindful of their plight.[1]

Eternal Word become flesh, make us attentive to our common home, which is suffering from the carelessness with which we so often treat it. Inspire political leaders to reach effective agreements, so that future generations can live in an environment respectful of life.

Dear brothers and sisters,

amid all the many problems of our time, hope prevails, “for to us a child is born” (Is 9:6). He is the word of God, who became an infant, capable only of crying, and in need of help for everything. He wished to learn how to speak, like every other child, so that we might learn to listen to God, our Father, to listen to one another and to dialogue as brothers and sisters. O Christ, born for our sake, teach us to walk beside you on the paths of peace.

Happy Christmas to all!

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[1] Cf. Address at the “Reception and Identification Centre”, Mytilene, 5 December 2021.

 

Traduzione in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern, frohe Weihnachten!

Das Wort Gottes, das die Welt erschaffen hat und der Geschichte und dem Weg des Menschen Sinn verleiht, ist Fleisch geworden und hat unter uns gewohnt. Es ist wie ein Säuseln, wie das Rauschen einer sanften Brise erschienen, um das Herz eines jeden Mannes und einer jeden Frau, die sich dem Geheimnis öffnen, mit Staunen zu erfüllen.

Das Wort ist Fleisch geworden, um mit uns in Dialog zu treten. Gott will keinen Monolog führen, sondern einen Dialog. Denn Gott selbst, Vater, Sohn und Heiliger Geist, ist Dialog, ewige und unendliche Gemeinschaft der Liebe und des Lebens.

Indem Gott in der Person des fleischgewordenen Wortes in die Welt gekommen ist, hat er uns den Weg der Begegnung und des Dialogs gezeigt. Er hat diesem Weg in sich selbst leibliche Gestalt gegeben, damit wir den solchen erkennen und mit Vertrauen und Hoffnung beschreiten können.

Schwestern, Brüder, »was wäre die Welt ohne dieses geduldige Gespräch so vieler hochherziger Menschen, die Familien und Gemeinschaften zusammengehalten haben?« (vgl. Enzyklika Fratelli tutti, 198). In dieser Zeit der Pandemie wird uns dies noch deutlicher bewusst. Unsere Fähigkeit zu sozialen Beziehungen wird auf eine harte Probe gestellt; es gibt eine wachsende Tendenz dazu, sich zu verschließen, alles allein machen zu wollen; man verzichtet darauf, hinauszugehen, sich zu begegnen und miteinander die Aufgaben zu erledigen. Und auch auf internationaler Ebene besteht die Gefahr, dass die Bereitschaft zum Dialog fehlt, dass die komplexe Krise dazu führt, Abkürzungen zu wählen anstatt die längeren Wege des Dialogs; diese allein jedoch führen zu einer Konfliktlösung und zu Vorteilen, die allen zugutekommen und von Dauer sind.

Denn während die Verkündigung der Geburt des Erlösers, dem Quell des wahren Friedens, um uns herum und in der ganzen Welt erschallt, gibt es immer noch viele Konflikte, Krisen und Widersprüche. Sie scheinen nie zu enden, und wir nehmen sie kaum noch wahr. Wir haben uns so sehr daran gewöhnt, dass unermessliche Tragödien schweigend übergangen werden; wir riskieren, den Schrei des Schmerzes und der Verzweiflung vieler unserer Brüder und Schwestern nicht zu hören.

Denken wir an das syrische Volk, das seit mehr als einem Jahrzehnt einen Krieg durchlebt, der viele Opfer gefordert und eine beträchtliche Zahl von Flüchtlingen hervorgebracht hat. Schauen wir auf den Irak, der nach einem langen Konflikt immer noch Mühe hat, sich wiederaufzurichten. Hören wir den Schrei der Kinder aus dem Jemen, wo sich eine ungeheure, von allen vergessene Tragödie seit Jahren in aller Stille abspielt, die jeden Tag Menschenleben fordert.

Erinnern wir uns an die anhaltenden Spannungen zwischen Israelis und Palästinensern, die sich ungelöst hinziehen und immer größere soziale und politische Folgen haben. Vergessen wir nicht Betlehem, den Ort, an dem Jesus das Licht der Welt erblickte. Dort durchlebt man auch aufgrund der von der Pandemie verursachten wirtschaftlichen Probleme schwere Zeiten. Denn die Pilger sind daran hindert, das Heilige Land zu erreichen, und dies wirkt sich negativ auf das Leben der Bevölkerung aus. Denken wir an den Libanon, der sich in einer beispiellosen Krise befindet und dessen wirtschaftliche und soziale Lage sehr besorgniserregend ist.

Aber siehe, mitten in der Nacht, das Zeichen der Hoffnung! Heute ist »die Liebe, die auch die Sonne bewegt und die anderen Sterne« (Paradies, XXXIII, 145), wie Dante sagt, Fleisch geworden. Sie ist [in Jesus] in menschlicher Gestalt gekommen, sie hat unsere Dramen geteilt und die Mauer unserer Gleichgültigkeit durchbrochen. In der Kälte der Nacht streckt er seine kleinen Arme nach uns aus: Er braucht alles, aber er kommt, um uns alles zu geben. Ihn bitten wir um die Kraft, uns dem Dialog zu öffnen. An diesem Festtag bitten wir ihn, in den Herzen aller die Sehnsucht nach Versöhnung und Geschwisterlichkeit zu wecken. An ihn richten wir unser Flehen.

Jesuskind, gib dem Nahen Osten und der ganzen Welt Frieden und Eintracht. Stehe denen bei, die sich für die humanitäre Hilfe zugunsten der Bevölkerungen einsetzen, die gezwungen sind, aus ihrer Heimat zu fliehen; tröste das afghanische Volk, das seit über vierzig Jahren durch Konflikte auf eine harte Probe gestellt wird, die viele dazu bewogen haben, das Land zu verlassen.

König der Völker, hilf den politischen Autoritäten, die Gesellschaften zu befrieden, die von Spannungen und Streit geplagt sind. Stehe dem Volk in Myanmar zur Seite, wo Intoleranz und Gewalt oft auch die christliche Gemeinschaft und die Gotteshäuser treffen und einen Schatten auf das friedliche Angesicht dieser Bevölkerung werfen.

Sei Licht und Stütze für diejenigen, die glauben und die sich – auch gegen den Strom schwimmend – für die Begegnung und den Dialog einsetzen. Lass nicht zu, dass sich in der Ukraine die Metastasen eines schwelenden Konflikts ausbreiten.

Fürst des Friedens, hilf Äthiopien, durch einen aufrichtigen Dialog, der die Bedürfnisse der Bevölkerung in den Mittelpunkt stellt, den Weg zu Versöhnung und Frieden wieder zu finden. Höre den Schrei der Völker in der Sahelzone, die unter der Gewalt des internationalen Terrorismus leiden. Richte deinen Blick auf die Bevölkerungen der Länder Nordafrikas, die von Spaltung, Arbeitslosigkeit und wirtschaftlicher Ungleichheit heimgesucht sind; lindere das Elend der vielen Brüder und Schwestern, die unter den internen Konflikten im Sudan und Südsudan leiden.

Gib, dass sich in den Herzen der Völker Amerikas die Werte der Solidarität, der Versöhnung und der friedlichen Koexistenz durch Dialog, gegenseitige Achtung und Anerkennung der Rechte sowie der kulturellen Werte aller Menschen durchsetzen können.

Sohn Gottes, tröste die Opfer der Gewalt gegen Frauen, die in dieser Zeit der Pandemie um sich greift. Gib den Kindern und Jugendlichen Hoffnung, die Mobbing und Missbrauch erleiden. Spende den älteren Menschen Trost und Zuneigung, vor allem denjenigen, die am einsamsten sind. Schenke den Familien, dem erstrangigen Ort der Erziehung und der Grundlage des sozialen Gefüges, Gelassenheit und Einheit.

Gott-mit-uns, gewähre den Kranken Gesundheit und erleuchte alle Menschen guten Willens, um die angemessensten Lösungen zur Überwindung der Gesundheitskrise und ihrer Folgen zu finden. Mache die Herzen weit, damit die notwendigen Behandlungen, insbesondere die Impfstoffe, die bedürftigsten Bevölkerungsgruppen erreichen können. Lohne es allen, die sich fürsorglich und hingebungsvoll um Familienmitglieder, Kranke und die Schwächsten kümmern.

Kind von Betlehem, lass die vielen zivilen und militärischen Kriegsgefangenen der jüngsten Konflikte und die aus politischen Gründen Inhaftierten bald nach Hause zurückkehren. Lass uns nicht gleichgültig bleiben angesichts des Dramas der Migranten, Flüchtlinge und Vertriebenen. Ihre Augen bitten uns, uns nicht abzuwenden, die Menschlichkeit, die uns verbindet, nicht zu leugnen, uns ihre Geschichten zu eigen zu machen und ihre Tragödien nicht zu vergessen.[1]

Ewiges Wort, du bist Fleisch geworden: Mach uns achtsam gegenüber unserem gemeinsamen Haus, das ebenso unter der Vernachlässigung leidet, mit der wir es oft behandeln, und treibe die politischen Instanzen an, wirksame Vereinbarungen zu treffen, damit die künftigen Generationen in einem Umfeld leben können, das das Leben achtet.

Liebe Brüder und Schwestern,

zahlreich sind die Schwierigkeiten unserer Zeit, aber die Hoffnung ist stärker, denn »ein Kind wurde uns geboren« (Jes 9,5). Es ist das Wort Gottes, das sich zum sprachlosen Säugling gemacht hat (in-fans), der nur wimmern kann und alles braucht. Er wollte sprechen lernen wie jedes Kind, damit wir lernen, Gott, unserem Vater, zuzuhören, einander zuzuhören und als Brüder und Schwestern miteinander zu reden. O Christus, für uns geboren, lehre uns, mit dir auf den Wegen des Friedens zu wandeln.

Frohe Weihnachten euch allen!

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[1] Vgl. Ansprache beim „Reception and Identification Center“, Mytilene, 5. Dezember 2021.

Traduzione in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas: ¡Feliz Navidad!

La Palabra de Dios, que ha creado el mundo y da sentido a la historia y al camino del hombre, se hizo carne y vino a habitar entre nosotros. Apareció como un susurro, como el murmullo de una brisa ligera, para colmar de asombro el corazón de todo hombre y mujer que se abre al misterio.

El Verbo se hizo carne para dialogar con nosotros. Dios no quiere tener un monólogo, sino un diálogo. Porque Dios mismo, Padre, Hijo y Espíritu Santo, es diálogo, eterna e infinita comunión de amor y de vida.

Dios nos mostró el camino del encuentro y del diálogo al venir al mundo en la Persona del Verbo encarnado. Es más, Él mismo encarnó en sí mismo este camino, para que nosotros pudiéramos conocerlo y recorrerlo con confianza y esperanza.

Hermanas, hermanos, «qué sería el mundo sin ese diálogo paciente de tantas personas generosas que han mantenido unidas a familias y a comunidades» (Carta enc. Fratelli tutti, 198). En este tiempo de pandemia nos damos cuenta de esto todavía más. Se pone a prueba nuestra capacidad de relaciones sociales, se refuerza la tendencia a cerrarse, a valerse por uno mismo, a renunciar a salir, a encontrarse, a colaborar. También en el ámbito internacional existe el riesgo de no querer dialogar, el riesgo de que la complejidad de la crisis induzca a elegir atajos, en vez de los caminos más lentos del diálogo; pero son estos, en realidad, los únicos que conducen a la solución de los conflictos y a beneficios compartidos y duraderos.

En efecto, mientras el anuncio del nacimiento del Salvador, fuente de la verdadera paz, resuena a nuestro alrededor y en el mundo entero, vemos todavía muchos conflictos, crisis y contradicciones. Parece que no terminan nunca y casi pasan desapercibidos. Nos hemos habituado de tal manera que inmensas tragedias ya se pasan por alto; corremos el riesgo de no escuchar los gritos de dolor y desesperación de muchos de nuestros hermanos y hermanas.

Pensemos en el pueblo sirio, que desde hace más de un decenio vive una guerra que ha provocado muchas víctimas y un número incalculable de refugiados. Miremos a Irak, que después de un largo conflicto todavía tiene dificultad para levantarse. Escuchemos el grito de los niños que se alza desde Yemen, donde una enorme tragedia, olvidada por todos, se está perpetrando en silencio desde hace años, provocando muertos cada día.

Recordemos las continuas tensiones entre israelíes y palestinos que se prolongan sin solución, con consecuencias sociales y políticas cada vez mayores. No nos olvidemos de Belén, el lugar en el que Jesús vio la luz, que vive tiempos difíciles, también a causa de las dificultades económicas provocadas por la pandemia, que impide a los peregrinos llegar a Tierra Santa, con efectos negativos en la vida de la población. Pensemos en el Líbano, que sufre una crisis sin precedentes con condiciones económicas y sociales muy preocupantes.

Pero he aquí, en medio de la noche, el signo de esperanza. Hoy «el amor que mueve el sol y las otras estrellas» (Paraíso, XXXIII, 145), como dice Dante, se hizo carne. Vino en forma humana, compartió nuestros dramas y rompió el muro de nuestra indiferencia. En el frío de la noche extiende sus pequeños brazos hacia nosotros, está necesitado de todo, pero viene a darnos todo. A Él pidámosle la fuerza de abrirnos al diálogo. En este día de fiesta le imploramos que suscite en nuestros corazones anhelos de reconciliación y de fraternidad. A Él dirijamos nuestra súplica.

Niño Jesús, concede paz y concordia a Oriente Medio y al mundo entero. Sostén a todos los que están comprometidos en la asistencia humanitaria a las poblaciones que se ven forzadas a huir de su patria; consuela al pueblo afgano, que desde hace más de cuarenta años es duramente probado por conflictos que obligan a muchos a dejar el país.

Rey de las naciones, ayuda a las autoridades políticas a pacificar las sociedades devastadas por tensiones y conflictos. Sostén al pueblo de Myanmar, donde la intolerancia y la violencia también golpean frecuentemente a la comunidad cristiana y los lugares de culto, y opacan el rostro pacífico de sus gentes.

Sé luz y sostén para quienes creen y trabajan en favor del encuentro y del diálogo, yendo incluso contra corriente, y no permitas que se propaguen en Ucrania las metástasis de un conflicto gangrenoso.

Príncipe de la Paz, asiste a Etiopía para que vuelva a encontrar el camino de la reconciliación y la paz a través de un debate sincero, que ponga las exigencias de la población en primer lugar. Escucha el grito de los pueblos de la región del Sáhel, que padecen la violencia del terrorismo internacional. Dirige tu mirada a los pueblos de los países del Norte de África que sufren a causa de las divisiones, el desempleo y la desigualdad económica, y alivia los sufrimientos de muchos hermanos y hermanas que sufren por los conflictos internos de Sudán y Sudán del Sur.

Haz que en los corazones de los pueblos del continente americano prevalezcan los valores de la solidaridad, la reconciliación y la pacífica convivencia, a través del diálogo, el respeto recíproco y el reconocimiento de los derechos y los valores culturales de todos los seres humanos.

Hijo de Dios, conforta a las víctimas de la violencia contra las mujeres que se difunde en este tiempo de pandemia. Ofrece esperanza a los niños y a los adolescentes víctimas de intimidación y de abusos. Da consuelo y afecto a los ancianos, sobre todo a los que se encuentran más solos. Concede serenidad y unidad a las familias, lugar primordial para la educación y base del tejido social.

Dios con nosotros, concede salud a los enfermos e inspira a todas las personas de buena voluntad para que encuentren las soluciones más adecuadas que ayuden a superar la crisis sanitaria y sus consecuencias. Haz que los corazones sean generosos, para hacer llegar la asistencia necesaria, especialmente las vacunas, a las poblaciones más pobres. Recompensa a todos los que demuestran responsabilidad y entrega al hacerse cargo de sus familiares, de los enfermos y de los más débiles.

Niño de Belén, permite que los prisioneros de guerra, civiles y militares, de los conflictos recientes, y quienes están encarcelados por razones políticas puedan volver pronto a sus hogares. No nos dejes indiferentes ante el drama de los emigrantes, de los desplazados y de los refugiados. «Sus ojos nos piden que no miremos a otra parte, que no reneguemos de la humanidad que nos une, que hagamos nuestras sus historias y no olvidemos sus dramas».[1]

Verbo eterno que te has hecho carne, haznos diligentes hacia nuestra casa común, que también sufre por la negligencia con la que frecuentemente la tratamos, y motiva a las autoridades políticas a llegar a acuerdos eficaces para que las próximas generaciones puedan vivir en un ambiente respetuoso para la vida.

Queridos hermanos y hermanas:

Muchas son las dificultades de nuestro tiempo, pero más fuerte es la esperanza, porque «un niño nos ha nacido» (Is 9,5). Él es la Palabra de Dios y se ha hecho un infante, sólo capaz de llorar y necesitado de todo. Ha querido aprender a hablar, como cada niño, para que aprendiésemos a escuchar a Dios, nuestro Padre, a escucharnos entre nosotros y a dialogar como hermanos y hermanas. Oh Cristo, nacido por nosotros, enséñanos a caminar contigo por los senderos de la paz.

¡Feliz Navidad a todos!

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[1] Discurso en el Centro de acogida e identificación de Mitilene (5 diciembre 2021).

 

Traduzione in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs, feliz Natal!

A Palavra de Deus, que criou o mundo e dá sentido à história e ao caminho do homem, fez-Se carne e veio habitar entre nós. Apareceu como um sussurro, como o murmúrio duma brisa ligeira, deixando cheio de maravilha o coração de todo o homem e mulher que se abre ao mistério.

O Verbo fez-Se carne para dialogar connosco. Deus não quer construir um monólogo, mas um diálogo. Pois o próprio Deus, Pai e Filho e Espírito Santo, é diálogo, comunhão eterna e infinita de amor e de vida.

Quando veio ao mundo, na pessoa do Verbo encarnado, Deus mostrou-nos o caminho do encontro e do diálogo. Mais, Ele próprio encarnou em Si mesmo este Caminho para nós podermos conhecê-lo e percorrê-lo com confiança e esperança.

Irmãs e irmãos, «como seria o mundo sem o diálogo paciente de tantas pessoas generosas, que mantiveram unidas famílias e comunidades» (Francisco, Carta enc. Fratelli tutti, 198)? Apercebemo-nos ainda melhor disso neste tempo de pandemia. A nossa capacidade de relações sociais é duramente posta à prova; aumenta a tendência para fechar-se, arranjar-se sozinho, renunciar a sair, a encontrar-se, a fazer as coisas juntos. E, mesmo a nível internacional, corre-se o risco de não querer dialogar, o risco de que a complexidade da crise induza a optar por atalhos em vez dos caminhos mais longos do diálogo; mas, na realidade, só estes conduzem à solução dos conflitos e a benefícios partilhados e duradouros.

Com efeito, ao mesmo tempo que ressoa, à nossa volta e por todo o mundo, o anúncio do nascimento do Salvador, fonte da verdadeira paz, vemos ainda tantos conflitos, crises e contradições. Parecem não ter fim, e já quase não os notamos. De tal maneira nos habituamos, que há tragédias imensas das quais já nem se fala; corremos o risco de não ouvir o grito de dor e desespero de tantos irmãos e irmãs nossos.

Pensemos no povo sírio, que, há mais duma década, vive uma guerra que já causou muitas vítimas e um número incalculável de refugiados. Olhemos para o Iraque, que luta ainda para se levantar depois dum longo conflito. Ouçamos o grito das crianças que se levanta do Iémen, onde uma tragédia enorme, esquecida por todos, se consuma há anos em silêncio, provocando mortes todos os dias.

Lembremos as contínuas tensões entre israelitas e palestinenses, que se arrastam sem solução, com consequências sociais e políticas cada vez mais graves. Não nos esqueçamos de Belém, o lugar onde Jesus viu a luz e que vive tempos difíceis inclusivamente pelas dificuldades económicas devidas à pandemia que impede os peregrinos de chegarem à Terra Santa, com consequências negativas na vida da população. Pensemos no Líbano, que padece uma crise sem precedentes, com condições económicas e sociais muito preocupantes.

Mas, no coração da noite, eis o sinal de esperança: hoje, «o amor que move o sol e as mais estrelas» (Dante, Paraíso, XXXIII, 145), faz-Se carne. Veio em forma humana, partilhou os nossos dramas e rompeu o muro da nossa indiferença. No frio da noite, estende os seus bracinhos para nós: tem necessidade de tudo, mas vem para nos dar tudo. A Ele pedimos a força de nos abrirmos ao diálogo. Neste dia de festa, imploramos-Lhe que suscite, no coração de todos, anseios de reconciliação e fraternidade. A Ele, dirijamos a nossa súplica.

Menino Jesus, dai paz e concórdia ao Médio Oriente e ao mundo inteiro. Amparai a quantos se encontram empenhados em prestar assistência humanitária às populações forçadas a fugir da sua pátria; confortai o povo afegão que, há mais de quarenta anos, está submetido a dura prova por conflitos que impeliram muitos a deixar o país.

Rei dos povos, ajudai as autoridades políticas a pacificar as sociedades abaladas por tensões e contrastes. Sustentai o povo da Myanmar, onde intolerância e violência se abatem, não raro, também sobre a comunidade cristã e os locais de culto, e turbam o rosto pacífico daquela população.

Sede luz e amparo para quem, mesmo indo contracorrente, crê e trabalha em prol do encontro e do diálogo, e não permitais que se espalhem na Ucrânia as metástases dum conflito gangrenado.

Príncipe da Paz, assisti a Etiópia na descoberta do caminho da reconciliação e da paz, através duma discussão sincera que coloque em primeiro lugar as necessidades da população. Escutai o clamor das populações da região do Sahel, que sofrem a violência do terrorismo internacional. Voltai o olhar para os povos dos países do Norte de África que são atribulados pelas divisões, o desemprego e o desnível económico; e aliviai os sofrimentos dos inúmeros irmãos e irmãs que padecem com os conflitos internos no Sudão e no Sudão do Sul.

Fazei que, nos corações dos povos do continente americano, prevaleçam os valores da solidariedade, reconciliação e convivência pacífica, através do diálogo, do respeito mútuo e do reconhecimento dos direitos e valores culturais de todos os seres humanos.

Filho de Deus, confortai as vítimas da violência contra as mulheres que grassa neste tempo de pandemia. Concedei esperança às crianças e adolescentes que são vítimas do bullying e de abusos. Dai consolação e carinho aos idosos, sobretudo aos mais abandonados. Proporcionai serenidade e unidade às famílias, lugar primário da educação e base do tecido social.

Deus-connosco, concedei saúde aos doentes e inspirai todas as pessoas de boa vontade a encontrar as soluções mais adequadas para superar a crise sanitária e as suas consequências. Tornai generosos os corações, para fazerem chegar os tratamentos necessários, especialmente as vacinas, às populações mais necessitadas. Recompensai todos aqueles que mostram solicitude e dedicação no cuidado dos familiares, dos doentes e dos mais fragilizados.

Menino de Belém, tornai possível em breve o regresso a casa de tantos prisioneiros de guerra, civis e militares, dos conflitos recentes, e daqueles que estão presos por razões políticas. Não nos deixeis indiferentes à vista do drama dos migrantes, deslocados e refugiados. Os seus olhos pedem-nos para não voltarmos o rosto para o outro lado, para não renegarmos a humanidade que nos une, para assumirmos as suas histórias e não nos esquecermos dos seus dramas.

Verbo eterno encarnado, tornai-nos solícitos pela nossa Casa comum, também ela enferma pelo descuido com que frequentemente a tratamos, e incitai as autoridades políticas a encontrarem acordos de tal modo eficazes que as próximas gerações possam viver num ambiente respeitoso da vida.

Queridos irmãos e irmãs,

muitas são as dificuldades do nosso tempo, mas a esperança é mais forte, porque «um menino nasceu para nós» (Is 9, 5). Ele é a Palavra de Deus que Se fez “in-fante”, capaz apenas de chorar e necessitado de tudo. Quis aprender a falar, como qualquer criança, para que nós aprendêssemos a escutar Deus, nosso Pai, a escutar-nos uns aos outros e a dialogar como irmãos e irmãs. Ó Cristo, nascido para nós, ensinai-nos a caminhar convosco pelas sendas da paz.

Feliz Natal para todos!

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[1] Cf. Francisco, Dicurso no «Centro de Receção e Identificação» (Grécia – Mytilene, 05/XII/2021).

 

Traduzione in língua polacca

Drodzy bracia i siostry, dobrych Świąt Bożego Narodzenia!

Słowo Boże, które stworzyło świat i nadaje sens historii oraz drodze człowieka, stało się ciałem i przyszło, aby zamieszkać wśród nas. Pojawiło się jak szept, jak szmer łagodnego wiatru, aby napełnić zdumieniem serce każdego mężczyzny i każdej kobiety, które otwiera się na tajemnicę.

Słowo stało się ciałem, aby z nami rozmawiać. Bóg nie chce prowadzić monologu, lecz dialog. Ponieważ sam Bóg, Ojciec i Syn i Duch Święty, jest dialogiem, wieczną i nieskończoną komunią miłości i życia.

Przychodząc na świat, w Osobie Słowa Wcielonego, Bóg ukazał nam drogę spotkania i dialogu. Co więcej, On sam ucieleśnił tę drogę w sobie, abyśmy mogli ją poznać i przemierzyć z ufnością i nadzieją.

Siostry, bracia, „jak wyglądałby świat bez cierpliwego dialogu licznych wielkodusznych osób, które zjednoczyły rodziny i wspólnoty?” (Enc. Fratelli tutti, 198). W obecnym okresie pandemii uświadamiamy to sobie jeszcze bardziej. Nasza zdolność do nawiązywania relacji społecznych jest wystawiona na ciężką próbę; wzrasta skłonność do zamknięcia się w sobie, do działania na własną rękę, do rezygnacji z wychodzenia, spotykania się, czynienia czegoś razem. I także na szczeblu międzynarodowym istnieje ryzyko, że nie będziemy chcieli ze sobą rozmawiać, ryzyko, że złożony kryzys skłoni nas do wyboru dróg na skróty zamiast dłuższych ścieżek dialogu. Ale tylko one faktycznie prowadzą do rozwiązania konfliktów oraz do wspólnych i trwałych korzyści.

Istotnie, podczas gdy wokół nas i na całym świecie rozbrzmiewa zapowiedź narodzin Zbawiciela, który jest źródłem prawdziwego pokoju, wciąż widzimy wiele konfliktów, kryzysów i napięć. Wydaje się, że nigdy się nie kończą i prawie tego nie zauważamy. Przyzwyczailiśmy się do nich do tego stopnia, że ogromne tragedie są już pomijane milczeniem. Grozi nam, że nie usłyszymy krzyku bólu i rozpaczy wielu naszych braci i sióstr.

Pomyślmy o narodzie syryjskim, od ponad dziesięciu lat przeżywającym wojnę, która spowodowała wiele ofiar i niezliczoną liczbę uchodźców. Spójrzmy na Irak, któremu po długim konflikcie wciąż trudno stanąć na nogi. Usłyszmy krzyk dzieci wznoszący się w Jemenie, gdzie od lat trwa w milczeniu straszna, zapomniana przez wszystkich tragedia, każdego dnia powodując śmierć.

Pamiętajmy o nieustannych napięciach między Izraelczykami a Palestyńczykami, które ciągną się bez rozwiązania, z coraz poważniejszymi konsekwencjami społecznymi i politycznymi. Nie zapominajmy o Betlejem, miejscu, gdzie narodził się Jezus, które również przeżywa trudne chwile z powodu problemów gospodarczych spowodowanych pandemią, uniemożliwiającą pielgrzymom dotarcie do Ziemi Świętej, co ma negatywny wpływ na życie mieszkańców. Pomyślmy o Libanie, który przeżywa bezprecedensowy kryzys i ma bardzo niepokojącą sytuację gospodarczą i społeczną.

Ale tu, w środku nocy, pojawia się znak nadziei! Dzisiaj „miłość, co słońce porusza i gwiazdy” (Raj, XXXIII, 145), jak mówi Dante, stała się ciałem. Przyszła w ludzkiej postaci, dzieliła nasze dramaty i przebiła się przez mur naszej obojętności. W chłodzie nocy wyciąga ku nam swoje małe rączki: potrzebuje wszystkiego, ale przychodzi, aby dać nam wszystko. Prosimy Go o siłę, by otworzyć się na dialog. W tym dniu świątecznym błagajmy Go, aby obudził w sercach wszystkich tęsknotę za pojednaniem i braterstwem. Do niego kierujemy nasze błagania.

Dzieciątko Jezus, obdarz pokojem i zgodą Bliski Wschód i cały świat. Wspieraj tych, którzy angażują się w niesienie pomocy humanitarnej ludziom zmuszonym do ucieczki ze swojej ojczyzny; pocieszaj Afgańczyków, którzy od ponad czterdziestu lat są ciężko doświadczani przez konflikty, które zmusiły wielu do opuszczenia swej ojczyzny.

Królu narodów, pomagaj władzom politycznym w zaprowadzeniu pokoju w społeczeństwach targanych napięciami i konfliktami. Wspieraj lud Mjanmy, gdzie nietolerancja i przemoc często dotyka także wspólnotę chrześcijańską i miejsca kultu, przesłaniając pokojowe oblicze jej mieszkańców.

Bądź światłem i wsparciem dla tych, którzy wierzą i działają, idąc nawet pod prąd, na rzecz spotkania i dialogu, i nie pozwól, aby na Ukrainie poszerzały się nowotworowe przerzuty konfliktu.

Książę Pokoju, wspomagaj Etiopię w znalezieniu drogi do pojednania i pokoju poprzez szczery dialog, który na pierwszym miejscu stawiałby potrzeby ludności. Usłysz wołania ludów regionu Sahelu, które doświadczają przemocy ze strony międzynarodowego terroryzmu. Zwróć swoje spojrzenie na ludy krajów Afryki Północnej, które są dotknięte podziałami, bezrobociem i nierównościami ekonomicznymi. Ulżyj też cierpieniom wielu braci i sióstr, cierpiącym z powodu wewnętrznych konfliktów w Sudanie i Sudanie Południowym.

Spraw, aby w sercach narodów obu Ameryk zapanowały wartości solidarności, pojednania i pokojowego współistnienia, poprzez dialog, wzajemny szacunek i uznanie praw i wartości kulturowych wszystkich istot ludzkich.

Synu Boży, pociesz ofiary przemocy wobec kobiet, która szerzy się w tym okresie pandemii. Daj nadzieję dzieciom i młodzieży, które stają się ofiarami znęcania się i wykorzystywania. Pociesz i obdarz serdecznością osoby starsze, zwłaszcza te, które są najbardziej samotne. Daj pogodę ducha i jedność rodzinom, które są podstawowym miejscem wychowania i podstawą tkanki społecznej.

Boże-z-nami, obdarz chorych zdrowiem i zainspiruj wszystkich ludzi dobrej woli do znalezienia najwłaściwszych rozwiązań, aby przezwyciężyć kryzys sanitarny i jego konsekwencje. Uczyń serca szczodrymi, aby niezbędne leczenie, a zwłaszcza szczepionki, mogły dotrzeć do najbardziej potrzebujących grup ludności. Wynagródź wszystkich, którzy okazują szacunek i poświęcenie w opiece nad członkami rodziny, chorymi i najsłabszymi.

Dzieciątko z Betlejem, spraw, aby liczni jeńcy wojenni cywilni i wojskowi z ostatnich konfliktów oraz ci, którzy są uwięzieni z powodów politycznych, mogli wkrótce powrócić do domu. Nie zostawiaj nas obojętnymi na trudną sytuację migrantów, uchodźców i przesiedleńców. Ich oczy proszą nas, byśmy nie odwracali się, nie zaprzeczali człowieczeństwu, które nas łączy, byśmy uczynili ich historie naszymi własnymi i nie zapominali o ich tragediach[1].

Odwieczne Słowo, które stało się ciałem, spraw, abyśmy pamiętali o naszym wspólnym domu, który również cierpi z powodu niedbałości, z jaką go często traktujemy, i pobudź władze polityczne do znalezienia skutecznych porozumień, aby przyszłe pokolenia mogły żyć w środowisku szanującym życie.

Drodzy bracia i siostry

W naszych czasach jest wiele trudności, ale nadzieja jest silniejsza, bo „Dziecię nam się narodziło” (Iz 9, 5). Jest Ono Słowem Bożym i stało się dzieckiem, zdolnym jedynie do kwilenia i potrzebującym wszystkiego. Zechciało nauczyć się mówić, jak każde dziecko, abyśmy mogli nauczyć się słuchać Boga, naszego Ojca, i słuchać siebie nawzajem i prowadzić dialog jako bracia i siostry. O Chryste, który narodziłeś się dla nas, naucz nas podążać z Tobą po drogach pokoju.

Wszystkim życzę dobrych Świąt Bożego Narodzenia!

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[1] Por. Przemówienie w Ośrodku Przyjęcia i Identyfikacji (Reception and Identification Centre) w Mitylenie, 5 grudnia 2021 r.

 

Traduzione in lingua araba

رسالة قداسة البابا فرنسيس

إلى مدينة روما والعالم

في مناسبة عيد الميلاد

السبت 25 كانون الأوّل/ديسمبر 2021

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، ميلاد مجيد!

إنّ كلمة الله، الذي خلق العالم وأعطى معنى للتاريخ ولمسيرة الإنسان، صار بشرًا وسكن بيننا. ظهر مثل همسة، مثل نسمة ريح لطيفة، ليملأ بالدّهشة قلب كلّ رجل وامرأة يفتح نفسه للسّرّ.

الكلمة صار بشرًا ليحاورنا. لا يريد الله أن يكون مناجاة مع ذاته، بل يريد أن يقيم حوارًا معنا. لأن الله نفسه، الآب والابن والرّوح القدس، هو حوار، وشركة محبّة وحياة أبديّة لا حدّ لها.

دخل الله إلى العالم، في شخص الكلمة المتجسّد، وبيّن لنا طريق اللقاء والحّوار. بل هو نفسه جسّد هذا الطريق في نفسه، حتى نتمكّن من أن نعرفه ونتبعه بثقة ورجاء.

أيّها الإخوة والأخوات، "ماذا سيكون العالم بدون الحّوار الصّابر الذي قام به أشخاص كثيرون أسخياء فحافظوا على وَحدة العائلات والجماعات" (راجع رسالة بابوية عامة، Fratelli tutti ”كلّنا إخوة“، 198). في هذا الوقت من الجائحة، ندرك هذا الأمر بصورة أشدّ. قدرتنا على العلاقات الاجتماعيّة مرّت باختبار قاس، إذ زاد فينا الميل إلى الانغلاق على أنفسنا، وإلى أن نعمل الأمور كلّ واحد وحده، وتوقفنا عن الخروج، وعن لقائنا بعضُنا مع بعض، وعن القيام بالأشياء معًا. وهناك خطر أيضًا على المستوى الدولي في عدم الرّغبة في الحّوار، وخطر أن تؤدي الأزمة المعقدة إلى اختيار أقصر الطرق بدلاً من طرق الحّوار الأطول، وهذه وحدها، في الواقع، تؤدي إلى حلّ النزاعات وتحقيق منافع مشتركة ودائمة.

في الواقع، بينما يتردّد صدى إعلان ميلاد المخلص، ينبوع السّلام الحقيقي، حولنا وفي جميع أنحاء العالم، ما زلنا نرى الصّراعات والأزمات العديدة والمخاصمات. يبدو أنّها لا تنتهي أبدًا وصرنا نكاد لا نتنبه لها. ولقد اعتدنا على ذلك لدرجة أنّ المآسي الهائلة صارت تمُرُّ في صمت، وصرنا نكاد لا نسمع صرخة الألم واليأس من إخوة وأخوات لنا كثيرين.

لنفكّر في الشعب السّوري، الذي يعيش في حرب منذ أكثر من عشر سنوات تسببت في وقوع الضّحايا الكثيرين وعدد لا يحصى من اللاجئين. ولننظر إلى العراق الذي لا يزال يكافح لينهض بعد صراع طويل. ولنصغِ إلى صرخة الأطفال التي ترتفع من اليمن، حيث المأساة الضخمة، التي نسيها الجميع، وما زالت تستمر منذ سنوات في صمت، وتسبب الموت في كلّ يوم.

لنتذكّر التوترات المستمرة بين الإسرائيليين والفلسطينيين، والتي طالت دون حلّ، مع عواقب اجتماعيّة وسياسيّة أكبر منها في أي وقت مضى. لا ننسَ بيت لحم، المكان الذي رأى فيه يسوع النور، التي تعيش أوقاتًا صعبة بسبب الصعوبات الاقتصاديّة أيضًا التي سببتها الجائحة، والتي منعت الحجاج من الوصول إلى الأرض المقدسة، مما أثر سلبًا على حياة السكان. لنفكّر في لبنان الذي يتألم من أزمة غير مسبوقة مع ظروف اقتصاديّة واجتماعيّة مقلقة للغاية.

لكن، في قلب الليل، تظهر علامة رجاء! اليوم، كما قال الشاعر دانتي، "الحبّ الذي يحرّك الشمس وسائر النجوم" (الفردوس، XXXIII، 145)، صار جسدًا. وجاء في صورة إنسان، وشاركنا مآسينا وحطّم جدار اللامبالاة. في برد الليل مدّ ذراعَيْه الصغيرتَين نحونا: ينقصه كلّ شيء لكنّه جاء ليعطينا كلّ شيء. لنسأله القوّة حتى نفتح أنفسنا على الحّوار. في يوم العيد هذا، لنتضرّع إليه لكي يبعث في قلوب الجميع الشّوق للمصالحة والأخّوة. لنوجّه إليه تضرعاتنا.

أيّها الطّفل يسوع، هَبِ السّلام والوفاق للشّرق الأوسط وللعالم أجمع. أعضد الذين التزموا بتقديم المساعدة الإنسانيّة للسّكان الذين أُجبروا على الهرب من وطنهم. شدِّدْ الشّعب الأفغاني، الذي تعرّض لمحنة قاسية مدة أكثر من أربعين سنة، بسبب الصّراعات، والتي دفعت الكثيرين إلى مغادرة البلد.

يا ملك الأمم، ساعد السّلطات السياسيّة لتضع السّلام في المجتمعات التي تمزقها النزاعات والخلافات. واعضد شعب الميانمار، حيث يضرب التعصّب والعنف مرارًا الجماعة المسيحيّة أيضًا وأماكن العبادة، ويحجبان الوجه المسالم لهؤلاء السّكان.

كُنْ نورًا وسندًا للذين يؤمنون ويعملون، حتّى إذا ذهبوا عكس التيّار، من أجل اللقاء والحوار، ولا تسمح أن ينتشر في أوكرانيا النزاع المستعصي مثل السرطان.

يا أمير السّلام، ساعد أثيوبيا حتى تكتشف من جديد طريق المصالحة والسّلام، بمواجهة صادقة تضع احتياجات السّكان في المقام الأوّل. أصغِ إلى صرخات شعوب منطقة بلاد السّاحل، الذين يعانون من عنف الإرهاب الدولي. وجّه نظرك إلى شعوب بلدان شمال إفريقيا والانقسامات فيها، والبطالة، والتّفاوت الاقتصادي. وخفّف من معاناة الإخوة والأخوات الكثيرين الذين يتألمون من الصّراعات الداخليّة في السّودان وجنوب السّودان.

اجعَلْ قيم التّضامن، والمصالحة، والتّعايش السّلمي تسود في قلوب شعوب القارّة الأمريكيّة، بالحوار، والاحترام المتبادل والاعتراف بالحقوق والقيّم الثقافيّة لجميع البشر.

يا ابن الله، شَدِّدْ ضحايا العنف ضدّ المرأة والذي انتشر في زمن الجائحة هذا. وامنح الأمل للأطفال والشّبان الذين أصبحوا موضوعًا للمضايقات والاعتداءات. امنح العزاء والمودّة للمسنّين، وخاصّة لأكثرهم عزلة ووَحدة. هَبِ الطّمأنينة والوَحدة للعائلات، المكانِ الأوّل للتربية وأساس النّسيج الاجتماعي.

يا عمّانوئيل، يا الله-معنا، امنح الصّحّة للمرضى، وأَلهِم جميع الأشخاص ذوي النّوايا الحسنة أن يجدوا أنسب الحلول للتغلّب على الأزمة الصّحيّة وعواقبها. وامنح القلوب السخيّة أن تُوصِلِ الرّعاية اللازمة، وخاصّة اللقاحات، إلى أكثر السّكان احتياجًا. كافِئ كلّ الذين يُظهرون اهتمامًا وتفانيًا في رعاية أفراد عائلاتهم، والمرضى والأضعفين.

يا طفل بيت لحم، أعطِ أسرى الحرب الكثيرين، المدنيّين والعسكريّين، في النّزاعات الأخيرة، والأسرى السياسيّين، أن يعودوا سريعًا إلى بيوتهم. لا تسمح بأن نبقى غريبين أمام مأساة المهاجرين، والنّازحين واللاجئين. عيونهم تتوسّل إلينا ألّا ندير وجهنا إلى الجهة الأخرى، وألّا نتنكّر للإنسانيّة التي توحّدنا، وأن نجعل قصصهم قصصنا وألّا ننسى مآسيهم[1].

أيّها الكلمة الأزلي المتجسّد، اجعلنا غيّورين على بيتنا المشترك، فهو أيضًا يتألم بسبب الإهمال الذي كثيرًا ما نعامله به، واحمل السّلطات السّياسيّة على أن تجد اتفاقيّات فعّالة، حتّى تتمكّن الأجيال القادمة من العيش في بيئة تحترم الحياة.

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء،

كثيرةٌ هي الصّعوبات في زمننا، لكن الرّجاء أقوى منها، لأنَّه "وُلِدَ لَنا وَلَدٌ" (أشعيا 9، 5). إنّه كلمة الله، صار طفلًا لا يتكلّم. كان قادرًا فقط على الصّراخ وهو محتاج إلى كلّ شيء. أراد أن يتعلّم الكلام، مثل كلّ طفل، حتّى نتعلّم نحن أن نُصغي إلى الله، أبينا، وأن نصغي بعضنا إلى بعض، ونتحاور مثل إخوة وأخوات. أيّها المسيح، الذي وُلِدْتَ من أجلنا، علّمنا أن نسير معك على دروب السّلام.

عيد ميلاد مجيد للجميع!

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[1] كلمة قداسة البابا فرنسيس في الزيارة إلى اللاجئين في ”مركز استقبال وتدقيق الهويات“، في ميتيليني جزيرة لسبوس، (الأحد 5 كانون الأوّل/ديسمبر 2021).

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 25 dicembre 2021