Menu
 

udienza papaL’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.40 in Piazza San Pietro, dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Prima di recarsi in Piazza San Pietro, il Papa ha incontrato vari gruppi di ammalati e disabili nell’Aula Paolo VI.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il nuovo ciclo di catechesi sui Comandamenti, ha incentrato la sua meditazione sul tema: “L’amore di Dio precede la legge e le dà senso” (Brano biblico: dal Libro del Deuteronomio 4, 32-35).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi, questa udienza si svolgerà come mercoledì scorso. In Aula Paolo VI ci sono tanti ammalati e per custodirli al caldo, perché fossero più comodi, sono lì. Ma seguiranno l’udienza con il maxischermo e, anche noi con loro, cioè non ci sono due udienze. Ce n’è una sola. Salutiamo gli ammalati dell’Aula Paolo VI. E continuiamo a parlare dei comandamenti che, come abbiamo detto, più che comandamenti sono le parole di Dio al suo popolo perché cammini bene; parole amorevoli di un Padre. Le dieci Parole iniziano così: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2). Questo inizio sembrerebbe estraneo alle leggi vere e proprie che seguono. Ma non è così.

Perché questa proclamazione che Dio fa di sé e della liberazione? Perché si arriva al Monte Sinai dopo aver attraversato il Mar Rosso: il Dio di Israele prima salva, poi chiede fiducia.[1] Ossia: il Decalogo comincia dalla generosità di Dio. Dio mai chiede senza dare prima. Mai. Prima salva, prima dà, poi chiede. Così è il nostro Padre, Dio buono.

E capiamo l’importanza della prima dichiarazione: «Io sono il Signore, tuo Dio». C’è un possessivo, c’è una relazione, ci si appartiene. Dio non è un estraneo: è il tuo Dio.[2] Questo illumina tutto il Decalogo e svela anche il segreto dell’agire cristiano, perché è lo stesso atteggiamento di Gesù che dice: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi» (Gv 15,9). Cristo è l’amato dal Padre e ci ama di quell’amore. Lui non parte da sé ma dal Padre. Spesso le nostre opere falliscono perché partiamo da noi stessi e non dalla gratitudine. E chi parte da sé stesso, dove arriva? Arriva a sé stesso! È incapace di fare strada, torna su di sé. È proprio quell’atteggiamento egoistico che, scherzando, la gente dice: “Quella persona è un io, me con me, e per me”. Esce da se stesso e torna a sé.

La vita cristiana è anzitutto la risposta grata a un Padre generoso. I cristiani che seguono solo dei “doveri” denunciano di non avere una esperienza personale di quel Dio che è “nostro”. Io devo fare questo, questo, questo … Solo doveri. Ma ti manca qualcosa! Qual è il fondamento di questo dovere? Il fondamento di questo dovere è l’amore di Dio Padre, che prima dà, poi comanda. Porre la legge prima della relazione non aiuta il cammino di fede. Come può un giovane desiderare di essere cristiano, se partiamo da obblighi, impegni, coerenze e non dalla liberazione? Ma essere cristiano è un cammino di liberazione! I comandamenti ti liberano dal tuo egoismo e ti liberano perché c’è l’amore di Dio che ti porta avanti. La formazione cristiana non è basata sulla forza di volontà, ma sull’accoglienza della salvezza, sul lasciarsi amare: prima il Mar Rosso, poi il Monte Sinai. Prima la salvezza: Dio salva il suo popolo nel Mar Rosso; poi nel Sinai gli dice cosa deve fare. Ma quel popolo sa che queste cose le fa perché è stato salvato da un Padre che lo ama.

La gratitudine è un tratto caratteristico del cuore visitato dallo Spirito Santo; per obbedire a Dio bisogna anzitutto ricordare i suoi benefici. Dice San Basilio: «Chi non lascia cadere nell’oblio tali benefici, si orienta verso la buona virtù e verso ogni opera di giustizia» (Regole brevi, 56). Dove ci porta tutto ciò? A fare esercizio di memoria:[3] quante cose belle ha fatto Dio per ognuno di noi! Quanto è generoso il nostro Padre celeste! Adesso io vorrei proporvi un piccolo esercizio, in silenzio, ognuno risponda nel suo cuore. Quante cose belle ha fatto Dio per me? Questa è la domanda. In silenzio ognuno di noi risponda. Quante cose belle ha fatto Dio per me? E questa è la liberazione di Dio. Dio fa tante cose belle e ci libera.

Eppure qualcuno può sentire di non aver ancora fatto una vera esperienza della liberazione di Dio. Questo può succedere. Potrebbe essere che ci si guardi dentro e si trovi solo senso del dovere, una spiritualità da servi e non da figli. Cosa fare in questo caso? Come fece il popolo eletto. Dice il libro dell’Esodo: «Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Dio ascoltò il loro lamento, Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero» (Es 2,23-25). Dio pensa a me.

L’azione liberatrice di Dio posta all’inizio del Decalogo – cioè dei comandamenti - è la risposta a questo lamento. Noi non ci salviamo da soli, ma da noi può partire un grido di aiuto: “Signore salvami, Signore insegnami la strada, Signore accarezzami, Signore dammi un po’ di gioia”. Questo è un grido che chiede aiuto. Questo spetta a noi: chiedere di essere liberati dall’egoismo, dal peccato, dalle catene della schiavitù. Questo grido è importante, è preghiera, è coscienza di quello che c’è ancora di oppresso e non liberato in noi. Ci sono tante cose non liberate nella nostra anima. “Salvami, aiutami, liberami”. Questa è una bella preghiera al Signore. Dio attende quel grido, perché può e vuole spezzare le nostre catene; Dio non ci ha chiamati alla vita per rimanere oppressi, ma per essere liberi e vivere nella gratitudine, obbedendo con gioia a Colui che ci ha dato tanto, infinitamente più di quanto mai potremo dare a Lui. È bello questo. Che Dio sia sempre benedetto per tutto quello che ha fatto, fa e farà in noi!

__________________________

[1] Nella tradizione rabbinica si trova un testo illuminante in proposito: «Perché le 10 parole non sono state proclamate all’inizio della Torah? […] A che si può paragonare? A un tale che assumendo il governo di una città domandò agli abitanti: “Posso regnare su di voi?”. Ma essi risposero: “Che cosa ci hai fatto di bene perché tu pretenda di regnare su di noi?”. Allora, che fece? Costruì loro delle mura di difesa e una canalizzazione per rifornire di acqua la città; poi combatté per loro delle guerre. E quando domandò nuovamente: “Posso regnare su di voi?”, essi gli risposero: “Sì, sì”. Così pure il Luogo fece uscire Israele dall’Egitto, divise per loro il mare, fece scendere per loro la manna e salire l’acqua del pozzo, portò loro in volo le quaglie e infine combatté per loro la guerra contro Amaleq. E quando domandò loro: “Posso regnare su di voi?”, essi gli risposero: “Sì, sì”» (Il dono della Torah. Commento al decalogo di Es 20 nella Mekilta di R. Ishamael, Roma 1982, p. 49).

[2] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est, 17: «La storia d’amore tra Dio e l’uomo consiste appunto nel fatto che questa comunione di volontà cresce in comunione di pensiero e sentimento e, così, il nostro volere e la volontà di Dio coincidono sempre di più: la volontà di Dio non è per me una volontà estranea, che i comandamenti mi impongono dall’esterno, ma è la mia stessa volontà, in base all’esperienza che, di fatto, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso. Allora cresce l’abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia».

[3] Cfr Omelia nella Messa a S. Marta, 7 ottobre 2014: «[Cosa significa pregare?] È fare memoria davanti a Dio della nostra storia. Perché la nostra storia [è] la storia del suo amore verso di noi». Cfr Detti e fatti dei padri del deserto, Milano 1975, p. 71: «L'oblio è la radice di tutti i mali».

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:

Frères et sœurs, nous entrons aujourd’hui dans le texte du Décalogue qui commence par la proclamation que Dieu fait de lui-même et le rappel de sa bonté. Car le Dieu d’Israël sauve d’abord, et ensuite, il sollicite la confiance de son peuple. Ainsi, Dieu n’est pas un étranger: il est "ton" Dieu. Cette affirmation éclaire le Décalogue et révèle le secret de vie chrétienne qui est avant tout la réponse reconnaissante à la bonté du Père, à l’image du Christ qui, aimé du Père, nous aime de cet amour. La formation chrétienne n’est donc pas basée sur la force de la volonté, ni sur le seul sens du devoir, mais sur l’expérience personnelle de la relation avec Dieu, l’accueil de son salut, et sur le fait de se laisser aimer. D’abord la Mer Rouge, puis le Mont Sinaï. La reconnaissance est un trait caractéristique du cœur visité par l’Esprit Saint. Pour obéir à Dieu, on a d’abord besoin de rappeler ses bienfaits. Nous sommes ainsi conduits à faire un exercice de mémoire et à reconnaître les belles choses que le Seigneur a faites pour nous! Pourtant, certains peuvent avoir l’impression de ne pas encore avoir fait l’expérience de la libération de Dieu. Alors, comme le peuple élu, il nous faut crier vers Dieu et demander à être libérés. Dieu attend ce cri, parce qu’il peut et qu’il veut briser nos chaînes. Pour sa bonté, que notre Dieu soit toujours béni!

Santo Padre:

Sono lieto di salutare i pellegrini provenienti dalla Francia e da altri paesi francofoni. Spero che questo periodo estivo che inizia, sia un'opportunità per tutti di approfondire la propria relazione personale con Dio, per seguirlo più liberamente sul sentiero dei suoi comandamenti. Dio vi benedica!

Speaker:

Je suis heureux de saluer les pèlerins venus de France et de divers pays francophones. Je forme le vœu que cette période estivale qui commence soit l’occasion pour chacun d’approfondir sa relation personnelle avec Dieu afin de le suivre plus librement sur la voie de ses commandements. Que Dieu vous bénisse!

In lingua inglese

Speaker:
Dear brothers and sisters: In our continuing catechesis on the commandments, we now consider the text of the Decalogue, the ten commandments given to Moses on Mount Sinai. The text begins with the words: “I am the Lord your God, who brought you out of the land of Egypt, out of the house of slavery” (Ex 20:2). God first identifies himself as our God, the God whose love sets us free from all that enslaves us. These words show that God’s “commands” are really an invitation to respond with gratitude to his saving love, a love disclosed fully in the coming of Jesus his Son. Gratitude to God for his many gifts, and willingness to accept his offer of love, are at the heart of the Christian moral life; they inspire us to heed God’s words and obey his commands. If our obedience to God’s law is servile, mere legalism, then, like the ancient Israelites, we should cry out in prayer to be released from that slavery and to enjoy the freedom of God’s beloved children in Christ. God wants to break every chain that binds us, so that, in loving obedience to his will, we can enjoy true freedom and life in abundance.

Santo Padre:

Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’Udienza odierna, specialmente quelli provenienti da Scozia, Irlanda, Svezia, Grecia, Australia, Cina, Vietnam e Stati Uniti d’America. Saluto inoltre la delegazione di NATO Defense College, con fervidi auguri per il proprio servizio a favore della pace. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo. Dio vi benedica!

Speaker:

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly those from Scotland, Ireland, Sweden, Greece, Australia, China, Vietnam and the United States of America. I also welcome the delegation from the NATO Defense College, with prayerful good wishes for their service to the cause of peace. Upon all of you, and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

In lingua tedesca

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern, die Zehn Gebote beginnen mit einer Verkündigung Gottes und seines befreienden Handelns: „Ich bin der Herr, dein Gott, der dich aus dem Land Ägypten geführt hat, aus dem Sklavenhaus“ (Ex 20,2). Der Dekalog nimmt also seinen Ausgang von der Großherzigkeit Gottes, der seinem Volk zuerst Rettung schafft, ehe er um Vertrauen bittet. Es besteht eine Beziehung, eine Zugehörigkeit, die durch das Fürwort „dein“ zum Ausdruck kommt. So ist das christliche Leben vor allem dankbare Antwort an einen großzügigen Vater und gründet in der Annahme des geschenkten Heils. Die Dankbarkeit ist ein Wesenszug dessen, der vom Heiligen Geist berührt wurde. Um Gott zu gehorchen, muss man vor allem seiner großen Taten gedenken. Wer noch keine echte Erfahrung der Befreiung durch Gott gemacht hat, soll wie das Volk Israel zum Herrn rufen. Wir können uns nicht von allein retten, aber wir können Gott um Hilfe rufen. Es liegt an uns, um Befreiung zu bitten. Dieser Ruf zum Herrn ist wichtig, ja ist Gebet und macht bewusst, was in uns noch unterdrückt und unfrei ist. Gott wartet auf diesen Hilferuf, um uns von unseren Fesseln zu befreien. Denn Gott will, dass wir frei und in Dankbarkeit leben und mit Freude ihm gehorchen, der uns unendlich mehr gibt, als wir ihm je geben könnten.

Santo Padre:

Sono lieto di accogliere i fratelli e le sorelle di lingua tedesca. Saluto in particolare i vari gruppi di studenti presenti a questa Udienza. L’inizio del Decalogo ci ricorda che Dio ci ha amati per primo. La nostra vita secondo i comandamenti è risposta all’iniziativa d’amore di Dio ed espressione della nostra gratitudine. Lo Spirito Santo ci doni sempre la sua grazia.

Speaker:

Gerne heiße ich die Brüder und Schwestern deutscher Sprache willkommen. Besonders grüße ich die verschiedenen Schulgruppen, die an dieser Audienz teilnehmen. Der Anfang des Dekalogs erinnert uns daran, dass Gott uns zuerst geliebt hat. Unser Leben nach den Geboten ist Antwort auf das liebende Handeln Gottes und Ausdruck unserer Dankbarkeit. Der Heilige Geist schenke uns stets seine Gnade.

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

El texto de los diez mandamientos está precedido por una frase que pone de manifiesto la generosidad de Dios, recordando que Dios liberó a su pueblo y lo sacó de la esclavitud. Es una muestra más de que Nuestro Dios primero salva y después nos pide confianza.

Desde esta perspectiva, la vida cristiana no es simplemente un obedecer normas ni cumplir deberes, tampoco depende solo de nuestra fuerza de voluntad, sino que es una respuesta agradecida a un Padre generoso que nos ama y nos libera. Un corazón que ha sido tocado por el Espíritu Santo es agradecido y recuerda la bondad de Dios y los muchos beneficios que ha recibido de él.

Si alguien no ha hecho todavía experiencia de la acción liberadora de Dios en su vida, necesita elevar su grito al Padre como hizo el pueblo de Israel, él siempre escucha el lamento de sus hijos y los libera. Nosotros no podemos salvarnos únicamente con nuestras propias fuerzas, pero podemos gritar pidiendo ayuda. Esto es ya una forma de oración, que brota de lo que en nosotros existe de oprimido y necesitado de libertad. Dios escucha siempre nuestro grito, pues él nos ha llamado a vivir como hijos libres y agradecidos, obedeciendo con alegría a aquel que nos ha dado mucho más de lo que nosotros podremos darle.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España y Latinoamérica.

Los invito a que, recordando todo lo bueno que Dios ha hecho en ustedes, respondan con libertad y alegría a la llamada de Dios, que nos ama y nos libra de nuestras esclavitudes para que podamos vivir como sus hijos amados. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.

In lingua portoghese

Speaker:

O texto bíblico que narra a entrega dos Dez Mandamentos à humanidade começa com a seguinte frase: «Eu sou o Senhor teu Deus, que te fiz sair do Egito, da casa da servidão» (Ex, 20,2). Com essas palavras, Deus nos ensina que, antes de transmitir a sua Lei, Ele quer que façamos experiência da sua ação redentora nas nossas vidas. Por isso, Deus se apresenta como o “nosso Deus”, não alguém distante, mas um Pai que nos ama e que enviou Seu Filho Unigênito por amor. Com isso, descobrimos que o segredo do agir do cristão é o agradecimento. Assim, entendemos também o porquê de muitas pessoas terem dificuldade para acolher a fé cristã: às vezes, apresenta-se a Lei, as obrigações, antes da experiência da libertação. Por isso, é necessário fazer sempre memória de tudo o que Deus fez por nós. E aqueles que não fizeram experiência dessa libertação de Deus, fazer como fez o povo eleito: devem clamar para que sejam socorridos. Desse modo, faremos que a nossa vida cristã se converta numa verdadeira ação de graças ao “nosso Deus”, que é um Pai generoso

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale saluto ai gruppi giunti dal Portogallo e dal Brasile e agli altri pellegrini di lingua portoghese, augurando che questa visita, in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, possa confermare tutti nella fede, speranza e carità. La Madonna vi accompagni e vi protegga.

Speaker:

Dirijo uma cordial saudação aos grupos vindos de Portugal e do Brasil e demais peregrinos de língua portuguesa, desejando que esta visita por ocasião da Solenidade dos Santos Apóstolos Pedro e Paulo possa confirmar a todos na fé, esperança e caridade. Que Nossa Senhora vos acompanhe e proteja!

In lingua araba

Speaker:

[تابع قداسة البابا اليوم تعاليمه حول الوصايا العشر، موضحًا أن الله قد أعطى هذه الوصايا بعد ‏أن أخرج شعبه من العبودية، لتأكيد أنه ليس إلها يفرض واجبات وقيود، إنما أبا يظهر سخاء محبته، و‏يخلص أولا، ثم يخاطب شعبه ويرشده. لذا فعيش الوصايا هو، قبل كل شيء، إجابة ممتنة لهذا الآب السخي. وهنا شدد قداسته على أهمية ‏تذكر كل حسنات الله في حياتنا، لأن هذا يجعلنا ممتنين له، وحثَّ الأشخاص، الذين لم ‏يختبروا بعد تحرير الرب لهم، لأن يصعدوا صرخة استغاثة له، على غرار الشعب المختار، لأن الله ‏يقدر ويريد أن يحل جميع قيودنا، لنكون أحرارا ولنطيعه ‏بفرح الأبناء الممتنين‏‏].

Santo Padre:

Saluto cordialmente i pellegrini di ‎lingua ‎araba, ‎in ‎‎‎particolare ‎il coro “La Perfetta Letizia” dall’Egitto, “Nousroto” dal Libano, i fedeli della parrocchia “San Salvatore” da Gerusalemme. Dio diede i comandamenti al Suo po‎polo dopo averlo liberato dalla schiavitù, mostrando così la generosità del Suo ‎amore paterno. Dio desidera sciogliere tutte le nostre catene ‎per vivere la vita e i comandamenti, non con lo spirito di schiavi, ma con la libertà dei figli. Il Signore vi benedica e vi protegga ‎dal‎ maligno‎‎!‎‎

Speaker:

أرحب بمودة بالحاضرين الناطقين باللغة العربية، وخاصة كورال "الفرح التام" القادم من مصر، وجوقة "نوسروتو" من لبنان، ومؤمنين كنيسة "المٌخلص". لقد أعطى الله الوصايا لشعبه بعد أن حرره من العبودية، مظهرا هكذا سخاء محبته الأبوية. فالله يرغب في أن يحل جميع قيودنا، كي نعيش الحياة والوصايا، لا بروح العبيد، ‏وإنما بحرية الأبناء. ليبارككم الرب جميعا ويحرسكم من الشرير!‏

In lingua polacca

Speaker:

Drodzy bracia i siostry, Dekalog, który jest tematem naszych rozważań, zaczyna się proklamacją: Ja jestem Panem, twoim Bogiem, który wyprowadził cię z ziemi egipskiej, gdzie byłeś niewolnikiem (Wj 20, 2). Bóg dając Izraelitom przykazania przypomina im, że nie jest dla nich kimś obcym, jest Tym, kto ich wyzwolił, oczekując od nich zaufania. Należy Mu się wdzięczność. Ta proklamacja rzuca światło na cały Dekalog, także na nasze życie chrześcijańskie. Za wszystko winniśmy dziękować Bogu, pamiętając o Jego dobrodziejstwach, o tym, jak wspaniałych rzeczy Bóg dokonuje dla każdego z nas. Niech nie zabraknie naszej wdzięczności, której znakiem będzie wzajemna miłość, jakiej uczył nas Pan Jezus: Jak Mnie umiłował Ojciec, tak i Ja was umiłowałem (J 15, 9). Wypełniając przykazania tylko jako obowiązki, nie doświadczymy osobistego spotkania z Bogiem, który jest naszym Ojcem. Ktoś może tego nie dostrzegać, nie rozumieć. Można przyjąć wobec przykazań postawę sługi a nie dziecka Bożego. Warto może wówczas przypomnieć sobie jednak wołanie Izraelitów o wyzwolenie z niewoli egipskiej i tę proklamację ze wstępu do Dekalogu, gdy Bóg nadając ludziom prawo wyraźnie im wskazuje, że to On jest Ojcem, który ocala i wyzwala. Pamiętajmy, że Jego miłość poprzedza prawo i nadaje mu sens.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i Polacchi giunti dalla Polonia e dall’estero, in pellegrinaggio alle Tombe degli Apostoli. Saluto i pellegrini provenienti da Łódź che accompagnano il proprio Arcivescovo, il quale riceverà il pallio da metropolita. Do il mio benvenuto ai Diaconi neo ordinati dell’Arcidiocesi di Cracovia e della Diocesi di Bielsko-Żywiec. Auguro a tutti che il periodo delle vacanze, che inizia, sia un tempo di riposo e una bella occasione per contemplare Dio nel capolavoro del Suo creato. Con coraggio, custodite la fede, professandovi sempre di Gesù. Vi benedico di cuore.

Speaker:

Pozdrawiam serdecznie Polaków, którzy przybyli z Polski i zza granicy w pielgrzymce do Grobów św. Apostołów. Pozdrawiam pielgrzymów z Łodzi, towarzyszących swemu Arcybiskupowi, który otrzyma paliusz metropolity. Witam również nowo wyświęconych diakonów z Archidiecezji Krakowskiej i Diecezji Bielsko-Żywieckiej. Życzę wszystkim, by okres wakacji, który się rozpoczyna był dla was czasem wypoczynku i piękną okazją uwielbiania Boga za dzieło stworzenia. Z odwagą trwajcie w wierze, przyznając się zawsze do Jezusa. Z serca wam błogosławię.

In lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.

Sono lieto di accogliere le partecipanti al Capitolo Generale delle Suore Francescane Immacolatine; le Religiose Carmelitane di Trivandrum; le Suore Scolastiche di Nostra Signora e i Cresimandi della Cittadella di Modena.

Saluto la Casa famiglia Sant’Antonio Abate di Sassari; la Comunità Cima di Milano; l’Associazione Emmaus di Lodi; l’Associazione socio culturale di musica di Orosei e la Caracciolo Academy musical school di Roma.

Un pensiero speciale porgo ai giovani, agli anziani, agli ammalati e agli sposi novelli.

Dopodomani è la Solennità dei Santi Pietro e Paolo, Patroni di Roma. Impariamo da questi Apostoli del Signore la capacità di testimoniare con coraggio il Vangelo di Gesù, al di là delle proprie differenze, conservando la concordia e l’amicizia che fondano la credibilità di qualsiasi annuncio di fede.

Saluto ai malati e ai disabili nell’Aula Paolo VI


Saluto del Santo Padre ai pellegrini dell’Organizzazione Deaf Catholic Youth Initiative of the Americas (DCYIA)

Cari amici,

do un caloroso benvenuto al gruppo “Deaf Catholic Youth Initiative of the Americas”. Prego affinché il vostro pellegrinaggio, che avete chiamato “Un tempo per camminare con Gesù” – possa aiutarvi a crescere nell’amore per Cristo e gli uni per gli altri. Il Signore riserva un posto speciale nel suo cuore per chiunque presenti qualche disabilità, e così è anche per il Successore di San Pietro! Spero che il tempo che trascorrerete a Roma vi arricchisca spiritualmente e rafforzi la vostra testimonianza verso l’amore di Dio per tutti i suoi figli. Voi continuate il vostro viaggio, vi chiedo, per favore, di ricordarvi di pregare per me. Possa Dio Onnipotente benedire con abbondanza tutti voi!

[in lingua inglese]

Dear friends,

I offer a warm welcome to the group from the “Deaf Catholic Youth Initiative of the Americas”. I pray that your pilgrimage – “A Time to Walk with Jesus” – will help you to grow in love for Christ and for one another. The Lord has a special place in his heart for those with any kind of disability, and so does the Successor of Saint Peter! I hope that your time in Rome will be spiritually enriching and strengthen your witness to God’s love for all his children. As you continue your journey, I ask you please remember to pray for me. May Almighty God richly bless you all!

[In lingua spagnola]

Queridos amigos:

Doy una calurosa bienvenida al grupo «Iniciativa católica para el joven sordo de América». Rezo para que vuestra peregrinación: “Un tiempo para caminar con Jesús”, os ayude a crecer en el amor a Cristo y a los demás. El Señor tiene un lugar especial en su corazón para aquellos que sufren cualquier tipo de discapacidad, y también lo tiene el Sucesor de San Pedro. Espero que vuestra permanencia en Roma sea espiritualmente enriquecedora y fortifique vuestro testimonio del amor de Dios por todos sus hijos. Mientras continuáis vuestro viaje, os pido que por favor no os olvidéis de rezar por mí. Que Dios todopoderoso os bendiga abundantemente.

Saluto del Santo Padre alla delegazione dell’Organizzazione Special Olympics

Rivolgo uno speciale benvenuto alla delegazione dell’organizzazione “Special Olympics” in occasione del 50° anniversario della sua fondazione. Il mondo dello sport offre una particolare opportunità alle persone di crescere nella reciproca comprensione ed amicizia, e io prego affinché questa Fiamma Olimpica possa essere un segno di gioia e di speranza nel Signore, che concede i doni dell’unità e della pace ai suoi figli. Su tutti coloro che sostengono le finalità di “Special Olympics”, volentieri invoco le benedizioni di gioia e di pace di Dio Onnipotente.

[In lingua inglese]

I extend a special welcome to the delegation from the “Special Olympics” organization on the occasion of the fiftieth anniversary of its foundation. The world of sport offers a particular opportunity for people to grow in mutual understanding and friendship, and I pray that this Olympic Flame may be a sign of joy and hope in the Lord who bestows the gifts unity and peace on his children. Upon all who support the aims of the Special Olympics, I willingly invoke God’s blessings of joy and peace.

[In lingua spagnola]

Doy una especial bienvenida a la delegación de la organización «Olimpiadas Especiales», con motivo del 50 aniversario de su fundación. El mundo de los deportes ofrece una oportunidad particular para que las personas crezcan en el entendimiento mutuo y en la amistad. Rezo para que esta Llama Olímpica sea un signo de alegría y esperanza en el Señor que otorga los dones de la unidad y la paz a todos sus hijos. Sobre todos los que apoyan los objetivos de las Olimpiadas Especiales, imploro de corazón a Dios su bendición, que él os conceda el gozo y la paz.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 27 GIUGNO 2018