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papa francesco angelus 2Alle ore 12 di oggi, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i pellegrini e i fedeli convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

Prima dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi la Chiesa, pellegrina a Roma e nel mondo intero, va alle radici della sua fede e celebra gli Apostoli Pietro e Paolo. I loro resti mortali, custoditi nelle due Basiliche ad essi dedicate, sono tanto cari ai romani e ai numerosi pellegrini che da ogni parte vengono a venerarli.

Vorrei soffermarmi sul Vangelo (cfr Mt 16,13-19) che la liturgia ci propone in questa festa. In esso si racconta un episodio che è fondamentale per il nostro cammino di fede. Si tratta del dialogo in cui Gesù pone ai suoi discepoli la domanda sulla sua identità. Egli dapprima chiede: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» (v. 13). E poi interpella direttamente loro: «Voi, chi dite che io sia?» (v. 15). Con queste due domande, Gesù sembra dire che una cosa è seguire l’opinione corrente, e un’altra è incontrare Lui e aprirsi al suo mistero: lì si scopre la verità. L’opinione comune contiene una risposta vera ma parziale; Pietro, e con lui la Chiesa di ieri, di oggi e di sempre, risponde, per grazia di Dio, la verità: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (v. 16).

Nel corso dei secoli, il mondo ha definito Gesù in diversi modi: un grande profeta della giustizia e dell’amore; un sapiente maestro di vita; un rivoluzionario; un sognatore dei sogni di Dio... e così via. Tante cose belle. Nella babele di queste e di altre ipotesi si staglia ancora oggi, semplice e netta, la confessione di Simone detto Pietro, uomo umile e pieno di fede: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (v. 16). Gesù è il Figlio di Dio: perciò è perennemente vivo Lui come è eternamente vivo il Padre suo. E’ questa la novità che la grazia accende nel cuore di chi si apre al mistero di Gesù: la certezza non matematica, ma ancora più forte, interiore, di aver incontrato la Sorgente della Vita, la Vita stessa fatta carne, visibile e tangibile in mezzo a noi. Questa è l’esperienza del cristiano, e non è merito suo, di noi cristiani, e non è merito nostro, ma viene da Dio, è una grazia di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo. Tutto ciò è contenuto in germe nella risposta di Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio di Dio vivo”.

E poi, la risposta di Gesù è piena di luce: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (v. 18). È la prima volta che Gesù pronuncia la parola “Chiesa”: e lo fa esprimendo tutto l’amore verso di essa, che definisce «la mia Chiesa». E’ la nuova comunità dell’Alleanza, non più basata sulla discendenza e sulla Legge, ma sulla fede in Lui, Gesù, Volto di Dio. Una fede che il Beato Paolo VI, quando ancora era Arcivescovo di Milano, esprimeva con questa mirabile preghiera:

«O Cristo, nostro unico mediatore, Tu ci sei necessario:

per vivere in Comunione con Dio Padre;

per diventare con te, che sei Figlio unico e Signore nostro,

suoi figli adottivi;

per essere rigenerati nello Spirito Santo» (Lettera pastorale, 1955).

Per intercessione della Vergine Maria, Regina degli Apostoli, il Signore conceda alla Chiesa, a Roma e nel mondo intero, di essere sempre fedele al Vangelo, al cui servizio i santi Pietro e Paolo hanno consacrato la loro vita.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

questa mattina, qui in Piazza San Pietro, ho celebrato l’Eucaristia con i nuovi Cardinali creati nel Concistoro di ieri; e ho benedetto i Palli degli Arcivescovi Metropoliti nominati in quest’ultimo anno, provenienti da diversi Paesi. Rinnovo il mio saluto e il mio augurio a loro e a quanti li hanno accompagnati in questa festosa circostanza. Possano vivere sempre con entusiasmo e generosità il loro servizio al Vangelo e alla Chiesa.

Nella stessa celebrazione ho accolto con affetto la Delegazione venuta a Roma a nome del Patriarca Ecumenico, il caro fratello Bartolomeo. Questa presenza è un ulteriore segno del cammino di comunione e di fraternità che grazie a Dio caratterizza le nostre Chiese.

Rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, famiglie, gruppi parrocchiali, associazioni e singoli fedeli provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo, specialmente dalla Repubblica Ceca, dal Pakistan, dalla Cina e dagli Stati Uniti d’America. E vedo le bandiere spagnole: anche dalla Spagna… E da tanti altri Paesi.

Il mio saluto oggi è soprattutto per voi, fedeli di Roma, nella festa dei santi Patroni della Città! Per questa ricorrenza la “Pro Loco” romana ha promosso la tradizionale Infiorata, che vedo da qua, realizzata da diversi artisti e da tante realtà associative e del volontariato. Grazie per questa bella iniziativa e per le suggestive decorazioni floreali!

Auguro a tutti buona festa. E, per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 29 giugno 2018

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