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francesco
Dalla pagina diocesana di Avvenire Laziosette di domenica 12 febbraio 2017

Abbiamo iniziato da circa un anno le riflessioni comuni nelle Vicarie sulla Evangelii gaudium, la “Gioia del Vangelo”. C’è stato un coinvolgimento significativo, ma si potrebbe fare di più superando le piccole difficoltà che impediscono la partecipazione e il coinvolgimento di altri, anche i non abituali frequentatori della Chiesa. Emerge infatti una disabitudine nelle nostre comunità all’incontro e alla condivisione di pensieri, riflessioni, proposte. Si è tutti abituati a lamentarsi quando le cose non vanno e  ad attribuire le colpe agli altri, ma poi ognuno fatica a compiere lo sforzo di portare il lamento e la critica a un confronto reale costruttivo, dove ognuno possa partecipare a un dialogo che non prende avvio da noi stessi e dalle nostre convinzioni, ma da proposte di riflessione che vengono da fuori, in questo caso da papa Francesco.

Sono convinto che, o ci si abitua a un coinvolgimento serio di ognuno in un processo sinodale di riflessione e quindi di conversione, o rimarremo prigionieri di tradizioni e devozioni che invecchieranno e non incideranno più sulla realtà e sulla storia. Del resto, “ascoltare” è il fondamento della vita di fede (cf. Romani 10,17), ma purtroppo nel nostro mondo globalizzato, pieno di paure e divisioni, si preferisce ascoltare se stessi e chiudersi nel proprio io e nelle proprie illusorie sicurezze. La vita cristiana non procede per abitudini, neppure per ripetizioni stanche di rituali e ruoli. O si accetta la domanda di Dio e di senso insita nei cuori di tanti uomini e donne, a cui siamo chiamati con urgenza a dare risposte, o si rimarrà chiusi nelle sacrestie e nei propri gruppi litigando e affermando il proprio ruolo senza concludere nulla. Papa Francesco chiede di essere una Chiesa missionaria, che esce, incontra e dialoga con gli altri. Scrive di se stesso proponendolo ad ognuno di noi: “La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare” n. 273). La missione come incontro e dialogo ci aiuta a vivere quella che Francesco chiama la “mistica di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio” (n. 87). Mentre ringrazio tutti coloro che si stanno impegnando in questo processo di condivisione gioiosa, chiedo a tuti di unirvi a questo pellegrinaggio di popolo per il bene della nostra Chiesa diocesana e della terra in cui ci troviamo a  vivere.

                                                                                                                                                                              il Vescovo


Pagina dedicata alla riflessione diocesana sulla Evangelii Gaudium disponibile qui
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