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 Delegati Convegno di Firenze novembre 2015“In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” è stato il titolo del 5° convegno ecclesiale nazionale che si è svolto a Firenze dal 9 al 13 Novembre. Tra i 2400 partecipanti provenienti da tutta l’Italia, c’erano anche alcuni delegati dalla nostra diocesi, guidati dal Vescovo Ambrogio. Sono stati giorni di ascolto, confronto, crescita, preghiera, aperti dal discorso di Papa Francesco che ha dato tratti e prospettive per la Chiesa in Italia dei prossimi anni. Con gli occhi rivolti alla cupola del Brunelleschi, nel duomo di Firenze, il papa ha mostrato Cristo Giudice dell’universo.
L’iscrizione che si legge all’apice dell’affresco “Ecce Homo”. Cristo assiso sul trono del giudice rifiuta la spada portatagli da un angelo. Egli non assume i simboli del giudizio ma solleva la mano destra mostrando i segni della passione, scegliendo di essere giudice di misericordia. Per questo papa Francesco ha indicato che l’umanesimo, il nostro nuovo umanesimo può essere pensato solamente a partire dalla centralità di Gesu, scoprendo in Lui i tratti del volto autentico dell’uomo che si china sull’umanità e in particolare sui poveri. L’umanesimo cristiano è vivere i sentimenti di Gesù. Per questo il pontefice ha affermato che “la dottrina cristiana si chiama Gesù Cristo”. Due sono le tentazioni che papa Francesco ci ha detto possono cogliere la Chiesa italiana. La prima è quella dell’istituzione, della pianificazione astratta e perfetta che mostra un volto duro della Chiesa, non accogliente, restauratore di condotte ferme e superate. La seconda è quella del ragionamento logico e chiaro, il quale però perde la tenerezza della carne del fratello. L’antidoto ad una chiesa così è vivere in ascolto dello Spirito e l’esempio dei grandi santi italiani, quali San Francesco d’Assisi e San Filippo Neri. Ma anche vivere quelle Opere di Misericordia Corporale, così come sono presentate nel capitolo 25° del Vangelo di Matteo. La compassione verso i poveri per papa Francesco aiuta a vivere la vita cristiana a livello di santità.
Nei giorni successivi tutti i partecipanti si sono riuniti in gruppi di condivisione. Nei tanti tavoli di lavoro, due dei quali moderati da delegati della nostra diocesi, si è molto discusso, raccontando le tante esperienze delle diverse realtà ecclesiali. Sedevano vescovi, sacerdoti e laici insieme in quello spirito di sinodalità che ha caratterizzato tutte le giornate del convegno. Si è lavorato insieme, si è condiviso, aiutandoci a immaginare la Chiesa italiana di domani, radicati come ha detto il papa in una lunga e grande tradizione di carità; il “genio italiano” lo ha chiamato.
Infine i giorni di Firenze si sono chiusi con le relazioni dei diversi gruppi e la conclusione del Card. Bagnasco, che tenendo conto della collaborazione tra clero e laici che deve crescere, ha evidenziato come la Chiesa italiana è viva e ha molto da dire al nostro paese in questo tempo difficile, dove non si deve cedere alla paura, ma vivere con lo sguardo largo di Gesù sul mondo, con uno spirito di accoglienza e condivisione con tutti, soprattutto con i poveri.