La drammatica notizia della uccisione del maresciallo Simone Cola in Iraq, giunta ieri in Italia, ha scosso anche la provincia di Frosinone e l'intera Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino. Il militare che ha perso la vita nella missione di pace, prima di trasferirsi a Viterbo, aveva infatti formato la sua famiglia a Ferentino, dove nel 2001 aveva sposato Alessandra Cellini, da cui pochi mesi fa aveva avuto la piccola Giorgia.

Appena appresa la drammatica notizia, il vescovo diocesano mons. Salvatore Boccaccio, accompagnato dal parroco di S. Maria degli Angeli (comunità di cui fa parte Alessandra e la sua famiglia di origine) si è immediatamente recato nell'abitazione dei genitori della giovane sposa del maresciallo Cola, tornata a Ferentino in attesa trepida del prossimo ritorno del marito.

Qui il vescovo ha portato la solidarietà sua personale e dell'intera Diocesi  ad Alessandra e ai genitori. Nel difficile momento attraversato da questa famiglia il vescovo ha colto alcuni spunti di riflessione per tutti che riportiamo di seguito.

 

"Sono consapevole -dice il vescovo- che in momenti del genere le parole possono essere troppe e sembrare inutili. Il dolore di queste persone, e della giovane vedova in particolare, esigono rispetto e silenzio. Anzi, voglio sottolineare la grande prova di fede e di dignità che loro stanno dimostrando nel modo di vivere questa tremenda vicenda.

 Ad Alessandra e ai suoi, ho ripetuto la mia fede: Dio è Padre!  Non capisco sempre ciò che accade e che Lui permette, ma mi fido di Lui e a Lui mi abbandono come ha fatto lo stesso Gesù - il Figlio Amato - come ha fatto Maria sotto la croce.

 

Dentro quel terribile grido di Gesù " Padre, perchè mi hai abbandonato?" c'è ora anche quello di chi amava Simone, ma c'è anche la fiduciosa speranza di Gesù che dice "nelle tue mani, Padre, mi abbandono".

 

Il vescovo ha poi sottolineato che il nostro maresciallo era uomo di pace e lascia a chi l'ha conosciuto e a noi tutti un'impegnativa eredità, un ideale per cui egli stesso ha dato la vita: essere anche noi, ogni giorno, costruttori di pace.

"Esserlo davvero e costantemente, nelle famiglie, con il lavoro, nell'impegno sociale e politico, nelle responsabilità che ci sono affidate. Non c'è altra via, per ritessere le fila di un mondo dove purtroppo c'è ancora tanto male: portare perdono, riconciliazione, dialogo, difesa dei diritti umani. So bene che non è facile e che non sempre vediamo subito le soluzioni, ma Simone lascia alla sposa, alla figlia, ai suoi,ai suoi commilitoni ed a noi questo impegno."

 

 "Ecco - conclude il vescovo- lasciamo che la vita di questo giovane militare ci parli: nel suo essere sposo, padre, figlio, difensore della pace ci dice di non rassegnarci al male e alla prepotenza.

Da credenti, mettiamoci in ginocchio chiediamo perdono e perdoniamo ed impegniamoci a vivere gli ideali del Vangelo. Dio asciugherà ogni lacrima e toglierà ogni dolore, perché ha preso su di sé il male del mondo e lo ha tolto.

Non dimentichiamoci di Alessandra e della piccola Giorgia e degli altri familiari di Simone: la nostra vicinanza a loro si esprima innanzitutto in una vita diversa, migliore, non inutile e mediocre, cosi' come non è stata inutile quella del maresciallo Cola".