Venerdì Santo VeroliVeroli
Venerdì 29 marzo 2024



Sorelle e fratelli, siamo qui insieme ai piedi della croce con le donne, Maria, e il discepolo che Gesù amava. Lo abbiamo seguito in questi giorni, dal suo ingresso a Gerusalemme fino ad oggi, sotto il peso della croce. Si, come il dice il profeta, “egli si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori…. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti”. Alziamo lo sguardo da noi stessi e guardiamo oggi a lui, liberandoci da quell’abitudine a guardare noi stessi, che ci rende tristi, pensierosi, a volte prigionieri di sentimenti e pensieri di rabbia e di recriminazione. Sotto il peso di quella croce sono racchiusi i dolori e le sofferenze nostri e del mondo: quelli della fatica del vivere, quelli dei poveri e dei tribolati, dei giovani e degli anziani, dei profughi, delle donne e degli uomini sotto il peso della guerra, che è solo distruzione e morte, niente di più di questo. Sì, lui si è caricato tutto questo dolore.

Chi lo ha aiutato? Un povero contadino capitato lì per caso, alcune donne e solo un discepolo. Alla fine comparvero due uomini importanti, Giuseppe di Arimatea, e poi Nicodemo. Tutti e due si erano avvicinati a Gesù, ma di nascosto, per paura del giudizio degli altri. Ma avevano capito che in quell’uomo si nascondevano tante risposte alla ricerca di senso e di salvezza. Giuda lo aveva tradito, mentre Pietro e gli altri apostoli erano scappati.

Sorelle e fratelli, oggi noi siamo qui, nonostante le nostre paure e il nostro peccato, perché vorremmo prenderci cura di lui. Ma a volte anche noi scappiamo, perché magari la nostra croce ci sembra la più pesante e preferiamo nasconderci e occuparci di noi, senza troppo impegno per gli altri. Gesù parla, e noi poco lo ascoltiamo, facciamo fatica a farci aiutare, guidare dalla sua Parola, condividere il suo amore gratuito, senza misure, perché abituati al giudizio, ad accettare la divisione, il contrasto, l’inimicizia, le chiacchiere malevoli, come se fossero normali per un cristiano. Cresce l’odio nel mondo, crescono le sue conseguenze, come le guerre, la violenza e la prepotenza. Oggi siamo chiamati a fare una scelta come persone e come comunità. Da che parte vogliamo stare? Dalla parte di chi vuole vivere affermando se stesso e le sue ragioni o da quella di chi sceglie la fatica gioiosa di essere popolo, comunità di donne e uomini che costruiscono con passione e convinzione un mondo fraterno, amando tutti e soprattutto i poveri e i sofferenti? La Chiesa nacque sotto la croce, quando Gesù affidò Maria, sua e nostra madre, al discepolo, e il discepolo alla madre. Ecco quanto il Signore compie per noi con premura e affetto: ci affida l’uno all’altro. Questa è il suo ultimo gesto verso di noi prima di morire. In questo gesto era racchiuso il futuro dei suoi discepoli e di ognuno di noi.

Signore, sotto la croce, prima di seguirti per le strade di questa città con Maria tua madre, ti chiediamo: aiutaci e non abbandonarti, a non perderti, come spesso ci capita. Ci uniamo a te crocifisso, vogliamo portare con te i dolori del mondo, perché siano alleviati e guariti dal tuo amore, dalla solidarietà e dall’amore reciproco. Oggi ricordiamo in particolare la terra che tu hai percorso nella tua vita terrena, perché i tuoi discepoli insieme a tutte le donne e gli uomini, ebrei e musulmani, che lì vivono, possano presto godere del dono della pace, quella con cui tu hai salutato i tuoi discepoli dopo la resurrezione dicendo: “Pace a voi”. La colletta che faremo sarà proprio per alleviare il dolore dei tanti abitanti di quella terra, per cui invochiamo con insistenza e fiducia la pace. E dona pace e perdono anche a noi, rendendoci Figli del Dio Altissimo e sorelle e fratelli tra noi. Amen!



+ Ambrogio Vescovo 


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Settimana Santa e Pasqua 2024