24 marzo 2022

Chiesa Sacratissimo Cuore di Gesù - Frosinone


Veglia martiriCari fratelli e sorelle,

come ogni anno siamo radunati in questo giorno che ricorda l’uccisione del martire Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, che ha dato la vita per il Vangelo in difesa della giustizia verso i poveri e per la concordia in un paese dilaniato dalla violenza fratricida. “Non uccidere”, dice il comandamento antico! Questo comando di Dio vale sempre e ovunque. La violenza è morte e opera del maligno. Lo ripetiamo oggi davanti alla testimonianza di chi non si è opposto alla violenza in nome del Vangelo. Del resto risuona anche oggi il “basta” di Gesù a quel discepolo che voleva difenderlo con la spada. Sì, basta diciamo anche noi oggi di fronte alla devastazione della guerra in Ucraina e di qualsiasi guerra e violenza. Basta! gridiamo convinti e unanimi. Quando si apre la porta alla violenza, tutto ritorna al caos primitivo, come avvenne da quando Caino alzò la mano contro il fratello fino a che la “terra si riempì di violenza” e venne il diluvio distruttore, provocato dalla violenza umana.

I nomi che abbiamo ascoltato sono solo una piccola parte di coloro che si sono opposti a mani nude alla logica della violenza e all’ingiustizia del mondo contro i poveri e contro il creato. Il brano dell’Apocalisse è solo la fine di una lunga lotta di Dio contro le potenze del male e di imperi violenti e distruttori, che annientano popoli e terre. Nell’Apocalisse questo male distruttore è rappresentato da Babilonia, simbolo di una storia costellata dalla prepotenza e dall’arroganza di poteri che annientano e sembra rendano impossibile vivere in pace. Dentro quella storia vivono i cristiani, i discepoli di un Signore mite e umile di cuore, che ha dato la sua vita per la salvezza del mondo. Ma come vivere la mitezza davanti alla violenza? Come accogliere la visione di quella città che scende dal cielo pronta come una sposa per il suo sposo? E’ forse utopia? Illusione? Sogno lontano? No, cari amici. E’ la visione dei cristiani della storia  e del mondo. E’ la loro attesa, il loro sogno, che diventa lavoro, impegno, costruzione di un mondo pacifico, dove si possa vivere insieme, amarsi, condividere i beni, far crescere la solidarietà opporsi all’ingiustizia. Forse la guerra in Ucraina, con i suoi morti, le sue piaghe, i profughi, le donne, i bambini, ha risvegliato in noi il sogno di quella città che scende da un Dio che vuole abitare tra noi, perché noi possiamo abitare insieme come sorelle e fratelli, un popolo di diversi, ma tutti sua immagine. Sarà lui a rendere possibile la sua realizzazione, perché sarà lui a “fare nuove tutte le cose”. “Scrivi” – dice – “perché queste parole sono certe e vere”. Signore, incidi in noi, sul nostro cuore, queste parole, questo sogno, affinché noi lottiamo ogni giorno perché cominci a realizzarsi già nella nostra vita, per poi contemplarlo davanti a te nella Gerusalemme del cielo. Che non succeda a noi di essere annoverati tra gli increduli, che non potranno gustare la gioia della tua presenza senza fine. Come? E’ possibile? Niente è impossibile a chi ha fede, perché in lui abita lo Spirito di Dio, forza di amore e di pace, unica vittoria sulla morte.

Vi lascio con le parole di don Andrea Santoro, martire del nostro tempo in Turchia, quella parte di oriente di cui parla l’Apocalisse, proprio per affermare che quelle parole antiche possono rivivere in ognuno di noi, perché la Parola di Dio, se ascoltata, vive in ogni tempo e diventa luce e forza di amore.   Devi solo ascoltarla con il cuore! Ecco le sue parole: “Gesù ci ha detto di non avere paura di nulla. Solo di una cosa bisogna avere paura: di non essere cristiani; di essere, come diceva Gesù, un “sale senza sapore”, una luce spenta o un lievito senza vita. I cristiani per secoli hanno affrontato i pericoli del mondo senza paura, e il mondo è cambiato. Poi hanno cominciato ad aver paura e hanno impugnato la spada con cui Pietro tagliò l'orecchio alla guardia venuta per catturare Gesù. Gesù rispose così a Pietro: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada”. E aggiunse: “Pensi che io non potrei pregare il Padre mio, che subito mi darebbe più di dodici legioni di angeli?”. San Giovanni Crisostomo nel IV secolo qui in Turchia diceva: “Il Cristo pasce agnelli”. Finché saremo agnelli vinceremo, quando diventeremo lupi perderemo”. Così è stato in questa parte del mondo dove il cristianesimo è sfiorito. Solo uno spirito di agnelli lo farà rifiorire. Se dimentichiamo le parole di Gesù: “Rimetti la tua spada nel fodero” e “Amate i vostri nemici”, anche noi sfioriremo”.


+ Vescovo Ambrogio




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E' disponibile una Fotogallery Veglia in memoria dei missionari martiri 2022 

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