Domenica 14 novembre 2021

Cattedrale

 

Fratelli e sorelle, la Parola di Dio si fa strada nella storia e nel cuore degli uomini anche in tempi difficili, come dovevano essere quelli di Daniele o degli anni in cui la comunità primitiva ricordava quelle parole di Gesù che oggi abbiamo ascoltato nel Vangelo di Marco. Daniele parla di “un tempo di angoscia”. Gesù nella prima parte del capitolo 13 di Marco aveva parlato di guerre, terremoti, carestie e di una grande tribolazione, nella quale anche i discepoli sarebbero stati ostacolati per la loro fedeltà al vangelo. Persino il sole, la luna e gli astri saranno coinvolti in questa tribolazione. Sembra di ascoltare le parole dell’Apostolo Paolo, quando nella lettera ai Romani afferma che la creazione stessa “geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto” aspettando anch’essa la salvezza come noi tutti (Rm 8,22). Lo sappiamo, quanto tutto il creato stia soffrendo per l’incuria e l’affarismo degli umani. Siamo anche noi in un tempo difficile, quello della pandemia, che ha provocato sofferenza e morte, ha impoverito tanti nel mondo, soprattutto chi viveva già una situazione di dolore e di privazione. La Parola di Dio non nasconde la realtà spesso difficile, drammatica, dolorosa, in cui gli uomini vivono. Essa ci aiuta a comprendere il tempo in cui siamo, ci rivela il volto del male, che spesso si nasconde allo sguardo superficiale di uomini e donne abituati a guardare se stessi, che cercano benessere per sé e che preferiscono non vedere la sofferenza, l’ingiustizia, la povertà di milioni di donne e uomini.  Dobbiamo ringraziare il Signore che ci ha svelato la forza, perché non ci abituassimo all’ingiustizia della povertà e della disuguaglianza, alla tragedia della guerra, alla violenza dei gesti e delle parole dette o scritte sui social, oggi così comuni. Lo diciamo in questa domenica dei poveri, voluta da papa Francesco perché impariamo non solo a prenderci cura di loro, ma a considerarli parte preziosa della vita delle nostre comunità.
 
 
Fratelli e sorelle, la Parola di Dio ci fa entrare nella grande tribolazione, perché è in mezzo ad essa che il Figlio dell’uomo verrà con grande potenza. Non è infatti in una vita tranquilla, difesa, chiusa nel benessere, che noi incontreremo il Signore. Anzi, spesso nella sazietà e nella ricchezza la presenza di Dio si appanna. Il vangelo di oggi al contrario ci annuncia la presenza di Dio proprio in mezzo alla grande tribolazione: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.” Il segno della sua presenza e della salvezza che viene a realizzare consisterà nel raduno dei suoi eletti da ogni parte del mondo. Vediamo rinnovarsi la risposta di Dio in mezzo alla tribolazione del mondo, che realizza il sogno antico di Dio per il mondo: radunare una famiglia di fratelli e sorelle dalle estremità della terra. Essi sono coloro i cui nomi sono scritti nei cieli. Egli non abbandona la storia al caos e al male, non lascia i suoi figli in potere della morte, non accetta la divisione né l’inimicizia. Non abbandona i suoi discepoli, non abbandona i poveri, non abbandona nessuno. Anzi Dio ha mandato il suo Figlio per guidare i suoi discepoli in mezzo alla tribolazione del mondo.
 
È significativo che il vangelo di Marco collochi queste parole di Gesù immediatamente prima del racconto della passione, morte e resurrezione di Gesù. È Gesù infatti colui che per primo è passato attraverso la grande tribolazione, la sofferenza e la morte. Per questo il vangelo ci invita a riconoscere in mezzo alla tribolazione e alla sofferenza la presenza di Gesù: “…quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.” Sorelle e fratelli, non dobbiamo avere paura, non dobbiamo vivere senza speranza: Gesù ha vinto il mondo, egli asciuga ogni lacrima, sostiene, consola, accompagna, lui che ha sconfitto persino la morte. “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.” A volte crediamo poco a queste parole e allora nella tribolazione cediamo al pessimismo. La parola di Dio non passa. Non lasciamo che passi nella nostra vita senza che essa fecondi il nostro cuore di sentimenti e pensieri nuovi, di benevolenza, di bontà, di amore. Siamo certi che egli continuerà a guidarci nella fatica della vita verso la realizzazione piena del suo regno, quando egli verrà nella gloria.
 
Oggi siamo anche più consapevoli della forza del male, ma siamo divenuti più saldi nella certezza che il Signore non abbandona il mondo, soprattutto non abbandona i poveri, i soli, i migranti, i deboli, i sofferenti, i malati. “Vegliate”, dirà più volte l’evangelista Marco nell’ultima parte di questo capitolo. A noi è chiesto di vigilare, per accoglierlo quando ci parla e ci vuole incontrare. L’Eucarestia del giorno del Signore, la preghiera, la solidarietà e l’amicizia con chi è nel bisogno, sono il nostro modo per vigilare, perché in esse siamo certi di incontrare il Signore, quando egli viene e bussa alla porta del cuore. Allora preghiamo con quel popolo che il Signore raduna, con i poveri suoi amici privilegiati: “Vieni, Signore Gesù”. Ed egli ci risponderà: “Sì, verrò presto.”

+ Ambrogio Vescovo

 

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Si leggano anche la news dedicata14 novembre 2021: V Giornata Mondiale dei Poveri e pdfAvvenire_Lazio_7_21_novembre_2021.pdf