Martedì 11 ottobre 2022
chiesa Sacra Famiglia - Frosinone


Anniversario concilio
Cari fratelli e sorelle,
ci uniamo oggi a papa Francesco che nella Basilica di San Pietro celebra l’Eucarestia per fare memoria di quel memorabile giorno in cui San Giovanni XXIII, di cui oggi ricorre la memoria liturgica, aprì il Concilio Vaticano II, l’11 ottobre 1962. L'annuncio dell'indizione di un concilio venne data dal papa il 25 gennaio 1959, a soli tre mesi dalla sua elezione al soglio pontificio, nella Basilica di San Paolo fuori le mura al termine della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. C’era in questo annuncio e nella sua collocazione il sogno di ripensare la vita della Chiesa in un mondo in continuo mutamento. Disse nel discorso di apertura: “Aprendo il Concilio Ecumenico Vaticano II, è evidente come non mai che la verità del Signore rimane in eterno. Vediamo infatti, nel succedersi di un’età all’altra, che le incerte opinioni degli uomini si contrastano a vicenda e spesso gli errori svaniscono appena sorti, come nebbia dissipata dal sole.
Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando...
Così stando le cose, la Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio Ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati. All’umanità travagliata da tante difficoltà essa dice, come già Pietro a quel povero che gli aveva chiesto l’elemosina:
"Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!"


Bastano queste parole, che ho voluto citare lungamente, per dirci lo spirito che animava Giovanni XIII e che animerà il Concilio, lo stesso che Paolo VI sottolineerà con parole simili alla sua conclusione:
“L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha pervaso. La scoperta dei bisogni umani … ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo”.

Cari fratelli e sorelle, quei tempi non erano migliori dei nostri. Dal 1961 fin quasi alla fine del ’62 si rischiava una guerra nucleare con la crisi di Cuba. Il papa intervenne con un appello alla pace: “Mentre si apre il Concilio Vaticano II, nella gioia e nella speranza di tutti gli uomini di buona volontà, ecco che nubi minacciose oscurano nuovamente l'orizzonte internazionale e seminano la paura in milioni di famiglie. La Chiesa … non ha nel cuore che la pace e la fraternità tra gli uomini, e lavora, affinché questi obbiettivi si realizzino. Noi ricordiamo a questo proposito i gravi doveri di coloro che hanno la responsabilità del potere. E aggiungiamo: "Con la mano sulla coscienza, che ascoltino il grido angoscioso che, da tutti i punti della terra, dai bambini innocenti agli anziani, dalle persone alle comunità, sale verso il cielo: pace! pace!".

Oggi noi vorremmo fare nostre le parole di questo papa che invocava la pace davanti alla minaccia nucleare, a guerre sanguinose, che distruggono e uccidono, come sta avvenendo in Ucraina. Vorrei diventasse nostro lo spirito di quel Concilio che volle che la Chiesa mostrasse il suo volto misericordioso, capace come il Buon Samaritano di curare le ferite delle donne e degli uomini, dei poveri e degli anziani, dei piccoli e dei grandi, dei migranti e degli esclusi, degli smarriti e dei rassegnati. Unità e pace era il sogno di quell’assise. L’Apocalisse ci ha mostrato la tenda di Dio in mezzo agli uomini, che ci renderà una famiglia di popoli pacificati dalla sua presenza, mentre asciugherà le lacrime dei sofferenti e farà nuove tutte le cose. Nella preghiera accogliamo queste parole come una speranza per la nostra vita e per il mondo. Partecipiamo a questo sogno e costruiamolo nella vita di ogni giorno. Il Signore ci accompagnerà, se noi abbiamo fiducia in lui.

Ma come? Il Vangelo ci indica la strada: quella del pastore, Gesù che sta davanti a noi, mentre lo seguiamo e lo ascoltiamo, liberandoci dalle voci dei tanti mercenari che ci vorrebbero comprare con facili e fallaci illusioni, non accettando mai la violenza dei lupi. E poi imitiamo Gesù: siamo pastori amorevoli degli altri, soprattutto dei piccoli e dei poveri. Non lasciamo nessuno alla porta delle nostre comunità. Apriamole all’ascolto e alla cura delle ferite dei tanti che cercano risposte, luce, speranza. Affacciandosi su Piazza san Pietro, gremita di gente con le fiaccole accese proprio quel’11 ottobre, papa Giovanni disse quelle parole che sono rimaste nel cuore di tanti e che oggi vorrei facessimo nostre: “Questa sera lo spettacolo offertomi è tale da restare ancora nella mia memoria, come resterà nella vostra. Facciamo onore alla impressione di questa sera. Che siano sempre i nostri sentimenti come ora li esprimiamo davanti al Cielo e davanti alla terra: fede, speranza, carità, amore di Dio, amore dei fratelli; e poi, tutti insieme, aiutati così nella santa pace del Signore, alle opere del bene!  Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza.  E poi, tutti insieme ci animiamo cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuare e riprendere il nostro cammino”.  

La grazia del Concilio illumini la nostra vita e ci permetta nel cammino sinodale di trovare le parole e le scelte per rispondere anche oggi alle attese e al bisogno degli uomini e delle donne del nostro tempo. E che sia pace! Gridiamo la pace! Viviamo la pace!



+ Ambrogio Vescovo




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 11 ottobre 1962-2022: la Diocesi ricorda l’apertura del Concilio Vaticano II