Domenica 1° maggio
piazza Duomo - Ferentino


S Ambrogio omelia
Cari fratelli e sorelle,
celebriamo oggi la festa del nostro martire e Patrono principale di questa città secondo il rito preparato e approvato recentemente dalla Santa Sede. Le novità liturgiche vengono per aiutarci ad entrare nel mistero di Cristo e nella testimonianza di coloro che lo hanno seguito, rinunciando a seguire se stessi perché sapevano che chi segue il Signore realizza veramente se stesso. Siamo in un tempo difficile. La pandemia ci ha allontanato, reso più egoisti, pieni di paure, e a volte tristi e rabbiosi, pronti a recriminare e a prendercela con gli altri per sfogare la nostra insoddisfazione. A ciò si è aggiunta la guerra in Ucraina, attraverso la quale vediamo sofferenza, distruzione, morte, profughi, bambini, donne, anziani, che hanno perso tutto quello che avevano. Si è forse risvegliato in noi la coscienza della forza del male, della violenza, della guerra. “Con la guerra tutto è perduto”, diceva saggiamente papa Pio XII all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, che anche questa terra ha dovuto esperimentare nella sua forza distruttrice. Nessuna guerra è buona, cari amici, solo la pace è buona. Ci troviamo come smarriti, forse rassegnati, come i grandi della terra che non riescono a trovare una via per il dialogo e la pace.

Essere qui insieme è un grande dono, direi che è anche una risposta alle nostre paure e domande. Infatti la pace si raggiunge e si vive quando si vive insieme, quando si costruisce una comunità di sorelle e fratelli capaci di condividere la loro vita, le gioie come le loro sofferenze, le loro speranze assieme alle delusioni. Gesù aveva pregato per questo poco prima di essere arrestato e condotto al patibolo della croce: “Padre Santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi”. Gesù è preoccupato per quei discepoli, come per noi. Conosce la loro e la nostra fragilità, le nostre incertezze, il nostro peccato, le volte in cui ce ne andiamo per fatti nostri e ci perdiamo senza renderci conto, magari per ritrovarci insieme solo l’anno successivo. Oggi prega il Padre Celeste perché ci custodisca nell’unità. Quanta è preziosa l’unità! Pensate quanto è facile dividersi, nelle famiglie, tra amici, tra parenti, persino nelle nostre comunità. A volte basta un sentimento, uno screzio, un clic sul telefonino, per separarsi. E quanto sia ancora più difficile ricostruire l’unità, tornare amici. Noi siamo qui per questo: il Padre ci custodirà nell’unità se noi lo ascolteremo e ci fideremo di lui. Il nostro martire Ambrogio non ha ceduto alle illusioni di chi gli prometteva una vita ricca fedele all’imperatore. Sapeva che solo in Gesù avrebbe trovato la risposta alla vita che egli desiderava, quella che non finisce con la morte.

Lo abbiamo ascoltato nella prima lettura dell’Apocalisse, un libro che ci parla di tante comunità che, davanti alla persecuzione, la stessa subita dal nostro martire per Cristo, si affidarono a Dio, trovarono in lui la forza e la gioia di vivere da cristiani vincendo il male con il bene. “Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”. Quella visione si riferisce ai martiri di allora e di ogni tempo, che formano il popolo della Chiesa che si trova attorno all’Agnello, il Signore Gesù che si è offerto per noi. In quella moltitudine ci sentiamo parte fin d’ora anche noi, piccoli e grandi che siamo, deboli e forti, poveri e ricchi. E’ il popolo di Gesù, la sua comunità, in cui ognuno trova compimento nell’essere dentro, insieme, una cosa sola, come il Padre è una cosa sola con il Figlio Gesù. Cari amici, questo è un dono e anche un grande segreto di vita e di saggezza. Il mondo ha bisogno dell’unità del popolo dei cristiani, di coloro che con fiducia sanno di trovare riposta alle domande e ai desideri più veri della loro vota in Gesù, nella sua Parola, nel pane dell’Eucaristia, nell’unione fraterna. Quanto è triste costatare che i cristiani si siano divisi davanti alla guerra in Ucraina! Dice l’Apocalisse: “Colui che siede sul trono spenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame né avranno più sete, con li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”. Ci sembrano un sogno queste parole. In realtà, cari amici, potrebbe essere la nostra vita fin d’ora e poi per sempre dopo la morte. E’ la promessa di Dio, è il dono della sua presenza in mezzo a noi, una presenza piena di amore, di tenerezza, quella di un Signore che ci vuole custodire, proteggere, illuminare. Accogliamo questa presenza, gustiamola, non la sprechiamo in una vita dissipata, inseguendo vane illusioni, ricchezze che non soddisfano. Oggi attraverso la memoria del nostro martire il Signore vorrebbe di nuovo dirci che lui ci custodirà e ci guiderà con amore. A noi tocca solo di lasciarci guidare da lui per trovare gioia e pace per noi e per il mondo intero. Invochiamola con forza per l’Ucraina, per il mondo intero, perché cessi ogni violenza; invochiamola per noi, perché ne diventiamo artigiani ogni giorno!



+ Vescovo Ambrogio


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Si legga anche:
- la news dedicata
  Sant'Ambrogio 2022
- l'articolo pubblicato su 
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