Amaseno 
Martedì 9 agosto 2022



Amaseno 09 08 2022Care sorelle e cari fratelli,
nei tempi difficili siamo chiamati ancor di più a non farci prendere dal lamento e dalla chiusura in noi stessi, ma piuttosto a lasciarci aiutare dal Signore, dalla sua Parola, e dalla comunione di amore tra di noi. Riconoscerci come fratelli e sorelle, parte di un unico popolo, ci aiuta ad avere quella forza interiore che da soli non avremmo. Questo è il grande dono di essere parte del popolo dei cristiani, donne e uomini che, nella loro diversità e anche nelle loro difficoltà, accettano di camminare insieme, e quindi di non correre solo per sé, ma di accettare di camminare anche con il passo dei più deboli e dei poveri. A volte non riconosciamo questo dono, perché il mondo ci abitua a guardare anzitutto a noi stessi, e questo ci rende a volte insoddisfatti, con tante rivendicazioni e recriminazioni, poco assuefatti a dire grazie, a guardare gli altri con gentilezza e bontà. Invece di pazientare, corriamo, passiamo accanto a chi vorrebbe magari dirti una cosa, confidarti una pena, e si fa finta di niente. Buoni organizzatori, ma a volte poco ascoltatori, distratti da se stessi e dal proprio da fare. Così si fatica a vivere insieme e a prestare attenzione a chi avrebbe più bisogno di noi.

Il diacono e martire Lorenzo ogni anno vorrebbe come risvegliarci dal torpore dell’io e riportarci a una vita felice, bella, gioiosa, di chi sa che la felicità sta nel dono e nell’amore. Lui lo aveva capito, non perché fosse buono e generoso di carattere, ma perché aveva ascoltato il Vangelo e si era fatto diacono, cioè servitore degli altri, soprattutto dei poveri. Tutti possiamo imitarlo. Non bisogna essere ordinati diaconi o sacerdoti. Infatti, abbiamo ascoltato che “chi ama la propria vita, la perde”, mentre “chi la odia”, la guadagna per sempre. Sembra un linguaggio assurdo, impossibile da vivere. Come si fa a non amare la propria vita? E’ l’istinto che ci chiede di amare la nostra vita, noi stessi. Siamo così sicuri di aver ragione e di aver capito bene il Vangelo? Amare la propria vita è essere attaccati a se stessi, non vedere che se stessi, fare del proprio io e del proprio interesse il traguardo della felicità. Eppure perché siamo così spesso insoddisfatti e ce la prendiamo con gli altri? Odiare la propria vita è esattamente il contrario, è essere donne e uomini che sanno che la felicità viene dall’amore per gli altri. E’ in questo che noi guadagniamo. Nel dono di amore infatti, nella gratuità verso gli altri, non solo non si perde, ma si guadagna felicità, senso, futuro. Sono sicuro che ognuno di noi lo ha provato quando ha aiutato qualcuno, quando si è interessato della vita degli altri, quando si è preso cura di un malato, di un anziano, di un sofferente, di un povero. Non è forse vero? Il mondo ha bisogno di gente che sa amare con gratuità. Di uomini e donne che pensano solo a salvare se stessi ne abbiamo troppi. Ma i cristiani non possono aggiungersi a loro!

La prima lettura ci aiuta a metterci in questa prospettiva: “Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, ma non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia”. Sono parole piene di fiducia e di speranza in questo tempo difficile, in cui non dobbiamo lasciarci sopraffare dalla tristezza e dalla paura. E vedete come il Signore capisce i nostri limiti. Non dice di dare tutto, sa che non riusciamo. Lascia a noi di decidere quanto. Ma ognuno deve decidere la misura, perché solo chi dà con gioia trova la gioia, e “Dio ama chi dona con gioia”. Cari amici, a ognuno di noi la scelta. Il Signore non ci costringe, ma ci invita, ci pone domande, ci aiuta a fare le scelte giuste, perché lui vorrebbe che siamo tutti felici, anche quando la vita è più difficile e sofferta. Il Signore è al nostro fianco. Non dobbiamo avere paura! E il martire Lorenzo vorrebbe sciogliere il nostro cuore e il nostro animo, per godere la gioia del dare e dell’amore. Lasciamoci aiutare da lui, che nel dono della vita per i poveri, il suo tesoro, è diventato luce e guida per noi. Gli chiedevano di consegnare all’autorità imperiale i suoi tesori, le sue ricchezze, ma lui non aveva altro che coloro che aveva aiutato e servito: i poveri. Proprio loro lo hanno salvato dalla morte eterna e oggi è speranza per noi della vita eterna, che comincia qui nel fare di se stessi un dono di amore.


+ Ambrogio Vescovo



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Segue il video realizzato dalla trasmissione di Rai1 "A sua immagine":