Domenica 17 aprile 2022
Concattedrale di Veroli



Pasqua 2022

Cari fratelli e sorelle, “perché cercate tra i morti colui che è vivo?”, dissero quei due uomini alle donne impaurite e tristi. Sì, perché cerchiamo tra i morti colui che è vivo? Perché la Pasqua che celebriamo ogni anno e che rinnoviamo ogni domenica nell’Eucaristia rimane a volte un episodio bello e gioioso, ma non ci appartiene come scelta e stile di vita? È la sensazione di Pietro, che dopo quanto annunciato dalle donne, prende le loro parole come un vaneggiamento, una chiacchera si potrebbe dire. Mi chiedo: se questo annuncio così straordinario non ha conseguenze nella nostra vita, non entra nell’intimo dei nostri pensieri, delle nostre scelte, non rischia di essere come quelle chiacchiere che non cambiano nulla? Eppure, fu un fatto straordinario, unico, inaspettato, l’inizio di un mondo completamente diverso, in cui la morte fu vinta dalla resurrezione. Un nuovo mondo iniziava, una nuova creazione, una nuova via, quella dei cristiani, dei discepoli del risorto.

Cari amici, siamo discepoli di un uomo che ha vissuto come mite e umile di cuore, che rifiutò la violenza delle armi di chi lo voleva difendere, che venne dai suoi amici dopo la morte parlando loro di pace. Non è straordinario? Non è qualcosa che dovrebbe risvegliare in noi stupore e provocare il cambiamento di noi stessi? Forse in questo tempo di sofferenza per la pandemia e di guerra, causa di tanto dolore, distruzione e morte, non dovrebbe risuonare la buona notizia di quel risorto come la vera risposta per il mondo? “Pace”, disse ai suoi amici impauriti e chiusi nel cenacolo, invece di rimproverarli per l’abbandono e il tradimento. “Pace”, dice oggi a noi, uomini e donne a volte dominati da pensieri e sentimenti rancorosi, rivendicativi, poco propensi al perdono e alla gratuità dell’amore. “Pace”, è l’annuncio della Pasqua in un mondo violento e guerrafondaio, segnato da piccole e grandi violenze quotidiane, di parole e gesti che ci rendono lontani o, peggio ancora, nemici. Dove vai con il tuo rancore, le tue rivendicazioni, la tua resistenza all’amore gratuito che dovrebbe contrassegnarti come discepolo di Gesù? Porta nel cuore la vita che oggi il Signore vuole donare a tutti noi con amore. Scegli di stare dalla sua parte e non dalla parte dei violenti e degli egoisti. Come Pietro, alziamoci e andiamo a vedere per rimanere almeno con lo stupore nel cuore, inizio della fede.

C’è un mondo da ricostruire non solo dalle rovine della guerra, che ha sempre lasciato morte sul campo, mai pace. Lo abbiamo ascoltato dalle parole di Ezechiele che annuncia l’impegno di Dio di riconnettere la dispersione del suo popolo, di ricostruire l’unità nella terra. Cari amici, accogliamo questo annuncio nella Pasqua. Nella pandemia molti legami si sono come sciolti. La distanza a cui siamo stati tenuti ci ha resi più lontani, a volte estranei o persino nemici, altre volte ci ha depresso, ci siamo sentiti più soli, forse abbandonati e ci siamo abituati alla distanza, pensando che i social ci avrebbero resi vicini anche se a distanza. Ma non è stato e non è così. Non nego il valore dei social che ci hanno connesso in questo tempo, ma noi dobbiamo ricostruire i legami nella vita, nelle relazioni, nell’incontro. Quando sei con i tuoi amici o la tua famiglia, ascolta e parla, smettila di scrivere! Gesù ci incontra personalmente e ci invita ad incontrarci tra noi, ad ascoltarci e parlarci. Lui ci ascolta sia nel lamento o nella rabbia sia nei momenti belli. Rivolgiamoci sempre a lui. La sua parola è quel cibo che sazia il nostro bisogno di amore, come ci ha ricordato il libro di Isaia. Impegniamoci a ricostruire i legami di un mondo sfilacciato. Ci fa bene. Non andartene per fatti tuoi, per cercare chissà dove la risposta al tuo bisogno di amore e di vita! “Come è bello e come da gioia che i fratelli stiano insieme”, canta il Salmo. Sì, è bello essere insieme, sostenerci, consolarci, aiutarci, amarci. Lo sanno gli anziani, quando li visiti. Lo sanno i poveri e i fragili quando ti interessi di loro. Lo sanno le donne e i bimbi ucraini che sono stati accolti nelle nostre comunità. Lo sanno i giovani quando li stai a sentire e non ti imponi con prepotenza trattandoli sempre da bambini e da sognatori irrealisti. Accogliamo la vita che viene dalla sofferenza della croce di Gesù. Sotto quella croce, da quel sepolcro, è sorta la vita e il sogno di vivere come fratelli e sorelle, come dovrebbero essere le nostre comunità, come dovrebbe essere il mondo. Che la Pasqua ci stupisca per uscire finalmente dalla nebbia dell’io, che tutto rende uguale e oscura il volto di Dio e degli altri, per essere insieme donne e uomini che amano la vita e la rendono possibile e bella per tutti, e insieme diventano artigiani di pace, quella pace che il Signore ci offre e che noi ci scambiamo come impegno per il mondo intero.   


+ Ambrogio Vescovo

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