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Sabato 11 aprile 2020
Cattedrale - Frosinone
Trasmessa da LazioTv: qui il 
video della celebrazione
omelia veglia pasquale

Care sorelle e cari fratelli,

abbiamo ascoltato nella prima lettura le parole che troviamo all’inizio della Bibbia nel libro della Genesi: “In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”. Dio è luce, che irrompe nelle tenebre e crea la vita. Quel miracolo, che si ripete ogni giorno nella vita che ci viene donata, si rinnova oggi in modo del tutto particolare nella Pasqua di resurrezione, che ha aperto questa solenne liturgia con l’accensione del cero che ci accompagnerà durante tutto l’anno liturgico, simbolo della vittoria della vita sulla morte, della luce sulle tenebre. Questa luce irrompe all’improvviso in un tempo in cui le nostre città, i luoghi dove abitiamo, ci sono apparsi un po’ come un deserto, senza popolo, quasi senza vita.

Ci siamo rattristati per il dolore di chi è stato colpito dalla malattia, per gli anziani soli, per le tante persone a cui manca il necessario, per l’assenza degli amici, e in questi giorni anche per la mancanza delle celebrazioni che caratterizzano la Settimana Santa e ci vedevano assieme alle nostre comunità, dalla Domenica delle Palme alla Notte Santa. Eppure, in modi diversi ci siamo fatti vicini al Signore quando ci ha radunato per la Santa Cena, lo abbiamo seguito con Maria e le donne mentre andava verso la croce, ci siamo fermati sotto la croce, dove Egli ci ha affidato l’uno all’altro, come affidò Maria a Giovanni, per indicarci la via da seguire come suo popolo, donne e uomini la cui esistenza è segnata dall’amore reciproco. Per questo non ci siamo rassegnati, non abbiamo ceduto al lamento e al rimpianto, non abbiamo lasciato vincere quella facile irritazione né quell’insoddisfazione che rendono difficile la conviveva. Il Signore, pur nella sua via dolorosa, ci ha dato forza, ci ha aiutato a resistere e ad amare, a vivere per gli altri. La preghiera ci ha dato forza, ha fatto crescere l’amore e la solidarietà.

In questa Notte Santa, notte di passaggio, come per il popolo di Israele liberato dalla schiavitù dell’Egitto, un grande terremoto sorprende le donne davanti al sepolcro di Gesù e un angelo si avvicina, rotola via la pietra e parla a loro e a noi: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto…. Presto andate a dire ai suoi discepoli: È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”.  È difficile non avere paura, soprattutto in questo tempo davanti alla malattia e alla morte di tanti. Eppure, oggi l’angelo lo ripete a noi: “Non abbiate paura!” La Pasqua è come un terremoto che atterrisce le guardie, custodi ormai di un sepolcro vuoto, come di chi deve difendere cose che non ci sono più, ma libera le donne dalla paura, perché dà loro una speranza, alza il loro sguardo verso il futuro, la Galilea, là dove il Signore le aspetta con i discepoli. Gesù è il futuro, cari amici, Gesù ci precede, sta davanti a noi. Andiamo anche noi in Galilea, come all’inizio, quel luogo dove aveva incontrato i discepoli, che avevano cominciato a seguirlo. Gesù non ci aspetta nei centri di potere, ma in Galilea, periferia del grande Impero Romano; ci aspetta nelle periferie del mondo, tra i poveri, gli scartati, gli esclusi, i rifiutati, tra gli anziani soli o che muoiono negli istituti per il coronavirus perché non vengono curati. Sì, dalle periferie la Pasqua può segnare un nuovo inizio per tutti noi, anche per chi è cristiano da tanto tempo o per chi magari si è allontanato. Ma bisogna alzarsi, andare a incontrare il Signore per cominciare di nuovo con lui una nuova vita segnata dall’amore di colui che ha dato la vita per noi. Solo così saremo liberi dalla paura e, guidati da lui, ascoltando la sua Parola con umiltà, potremo essere segno di una nuova vita per il mondo.


La Pasqua può essere davvero una nuova creazione. Tutto può cominciare di nuovo! Lo annuncia il profeta Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”. Perché ci possa esser un nuovo inizio, ognuno deve partire da se stesso e non pensare sempre che sono gli altri a dover cambiare! Tu hai bisogno di un cuore nuovo. A volte anche il tuo cuore è indurito da antipatie, arroganza, egoismi. In questo tempo di grande dolore sia la Pasqua il tempo di un cuore di carne, capace di commuoversi, di amare, di vivere con gli altri e per gli altri. Le cose potranno andar bene, come si usa ormai dire, solo se cambieranno i cuori e sapremo impegnarci insieme per un mondo più umano, migliore, ripieno di compassione e di amore. Oggi infatti ci accorgiamo forse come non mai di essere tutti legati. È illusorio chi pensa ancora di salvarsi da solo o solo con i suoi, il suo Paese, il suo continente. Perciò, cari amici, non restiamo dove siamo, impauriti e chiusi in noi stessi. Ognuno accolga l’invito dell’angelo. Il Signore ci precede in Galilea, è davanti a noi, è il nostro futuro. Usciamo da noi stessi e insieme, come un popolo unito, andiamo a lui per partecipare alla gioia della resurrezione e cantare il canto della vita, perché il mondo intero sia rinnovato dall’amore.

Amen. Buona Pasqua a tutti.



+ Ambrogio Vescovo


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