Sabato 1° ottobre 2022
Cattedrale


Ordinazione Andrea Lombardo
Cari fratelli e sorelle, cari sacerdoti, caro Andrea,
la Parola di Dio ci guida in questa celebrazione nella quale sarai ordinato presbitero dopo un congruo tempo di preparazione e di maturazione della tua vocazione al sacerdozio, nel quale con pazienza hai riscoperto il senso di essere discepolo del Signore Gesù, andando quindi dietro a lui e non a te stesso. Credo che oggi potrai gustare lo stesso amore di Dio per la tua vita, che conobbe il profeta Geremia, ma insieme scoprirai la tua piccolezza e incapacità. Troppo spesso infatti, quando si diventa sacerdoti, ci si attribuiscono meriti invece di riconoscere che tutto è grazia, soprattutto quando il Signore ci chiama ad assumere una missione come questa. Davanti a lui infatti siamo solo poveri peccatori e mendicanti dell’amore di Dio. Per questo dovrai sempre farti toccare la bocca dalla Parola di Dio, perché sia essa a formarti, sia essa l’alfabeto delle tue parole, del tuo pensiero e della tua azione, e non tanto le tue convinzioni o abitudini.

Il fatto che tu abbia scelto come giorno dell’ordinazione, il giorno in cui la Chiesa fa memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino, ti deve ricordare proprio questo. Lei infatti è Dottore della Chiesa e insieme patrona delle missioni, nonostante non abbia prodotto manuali di Teologia né sia mai andata in missione. La sua “piccola via” verso il Paradiso è la consapevolezza di rimanere bambini anche da grandi, per essere guidati e abbracciati dalle braccia di Gesù, nelle quali poniamo la nostra vita. E’ l’infanzia spirituale come modo di vivere, che non è rinuncia a crescere nella conoscenza e nella cultura, di cui abbiamo sempre bisogno, ma a vivere consapevoli che la nostra vita è nelle mani di Dio. Ricordati sempre quanto il Signore disse a Geremia, che si sentiva inadatto ad essere profeta: “Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò”. Solo così potrai svolgere il tuo ministero non come superbo padrone di coloro che ti saranno affidati, ma come umile servo, chiamato ad essere profeta, portatore non di te stesso, ma della Parola di Dio. È una bella, ma grave responsabilità, su cui dovrai interrogarti ogni giorno e che è così facile dimenticare.

Il modello su cui misurarti nella tua missione di presbitero lo dice a te e a tutti noi Gesù nel Vangelo che abbiamo ascoltato: il buon pastore. Anzitutto il buon pastore “dà la vita per le pecore”, mentre “il mercenario vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde, perché è un mercenario e non gli importa delle pecore”. Dare la vita vuole dire “conoscere” le pecore, quindi ascoltarle, cercarle, prendersene cura, perché non si disperdano e vadano perdute. Quanto è importante questa missione in un mondo dove sembrano imporsi l’individualismo, la solitudine, la prepotenza, e in cui la dispersione e la mancanza di unità fanno da padroni. Tanti “io” e pochi “noi”. Un mondo così purtroppo si popola facilmente anche di lupi, di uomini e donne interessati solo a se stessi, al denaro, ai beni, il cui orgoglio genera violenza, ingiustizie, divisioni, povertà. Lupi e mercenari, gente prezzolata per il guadagno e la violenza. Caro Andrea, chi non è buon pastore è mercenario. Dobbiamo essere attenti, dobbiamo vegliare con la preghiera e l’amore reciproco, perché il confine tra pastore e mercenario è sottile. Basta passare quel confine una volta e poi riesce difficile tornare indietro. Il sacerdote come pastore si prende cura di tutti, non solo di chi sta già nel gregge, nella comunità che gli è affidata. Noi siamo per il mondo, per i poveri, gli anziani, che tu in questo tempo hai conosciuto e a cui hai voluto bene, per tutti. Non dormiremo mai sonni tranquilli se anche una sola pecora si è perduta, come fece quel pastore che andò a ricercarla nonostante ne avesse altre 99 nell’ovile. Cerca, cerchiamo, cari amici. L’uomo e la donna di Dio sono cercatori, di Dio anzitutto, e poi degli altri, soprattutto di chi si è perduto.
 La preghiera costante e fiduciosa, la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, la lettura della Bibbia, siano il pane che nutre il tuo spirito, e che ti darà quella forza interiore per crescere in sapienza e umanità. E infine tu prometterai obbedienza al vescovo diocesano. Non è un pro forma né un atto di ossequio. Il vescovo non ha bisogno di ossequio – almeno io non ne voglio, soprattutto quando l’ossequio diventa un pro forma - ma l’obbedienza a lui è l’accettazione di essere sempre figlio, non uomo che sa già tutto e che non mette in discussione se stesso. Il vescovo rappresenta la paternità del Signore e la maternità della Chiesa. Sarai dunque figlio e fratello in questo presbiterio, nel quale ti inserisci con umiltà e fiducia, costruendo relazioni fraterne con noi e con tutti coloro che il Signore affiderà alla tua cura. L’imposizione delle mani invocando lo Spirito Santo e l’unzione con il Crisma possano permeare la tua umanità, perché, come abbiamo ascoltato nella Prima Lettera di Pietro, tu viva sempre “una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati”. E noi ti accompagneremo con la preghiera e l’amicizia. 




+ Ambrogio Vescovo 




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