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Abbazia di Casamari
Sabato 30 maggio 2020
2020 crisma008

Cari sacerdoti, care sorelle e cari fratelli,

“lo spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato”, proclama Gesù a Nazareth. Facciamo nostre le sue parole per rinnovare la nostra consacrazione sacerdotale e il mandato che il Signore ci ha affidato nella sua bontà e condiscendenza verso la nostra povera umanità. In questo tempo che ci ha visti distanti oggi riscopriamo la gioia e il dono di essere stati consacrati sacerdoti in un presbiterio, in una comunione al servizio dell’unità della Chiesa, che “è in Cristo come un sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1). Ci uniamo con affetto anche a chi per motivi diversi non può essere qui con noi. Proprio nella distanza sono certo che oggi gustiamo questo dono: essere di nuovo insieme, intimamente uniti a Dio e tra noi. Rinnoveremo le promesse sacerdotali proprio per confermare il dono ricevuto. Lo facciamo in questa Basilica, che oggi vive un momento di particolare gioia per la promulgazione del Decreto di martirio dei “martiri di Casamari”, sei monaci uccisi tra il 13 e il 16 maggio 1799 dai soldati francesi proprio nei giorni dopo Pentecoste.

In questo tempo di dolore, in cui abbiamo visto la forza del male abbattersi sul mondo intero, risuona ancor più chiaro il mandato per cui siamo stati consacrati e inviati, lo stesso che il Signore Gesù ha fatto suo e realizzato in pienezza: “Portare ai poveri il lieto annunzio, proclamare la libertà ai prigionieri e ai ciechi la vita, rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”. Vorrei sentissimo la forza di questa consacrazione e di questo mandato soprattutto davanti al dolore e al bisogno di tanti, da chi è stato colpito dalla malattia e dalla morte – quanti anziani! E anche molti sacerdoti che vorrei oggi ricordassimo in particolare -, fino a chi ha bisogno di cibo, della dignità di un lavoro, di vicinanza e di solidarietà. So che molti si sono adoperati con generosità per venire incontro alle più svariate necessità. Vi ringrazio! Questo tempo pasquale, che concluderemo domani con la Pentecoste, sia per tutti noi, sacerdoti, consacrati e laici, un grande momento di rinnovamento umano e spirituale, in cui riscoprire il valore del nostro essere discepoli del Signore.

Cominciamo con l’assumere lo sguardo largo e benevolo di Gesù, che aiuta a fermarsi davanti alle ferite e al bisogno degli altri per incontrare, capire, curare, accompagnare. I malati e gli anziani ci aspettano. I piccoli e i giovani, senza quei momenti di incontro che caratterizzavano la loro vita, hanno bisogno non di essere giudicati, ma capiti e sostenuti, perché non incorrano in incontri dannosi, come alcool o droga, che scorrono facilmente per le nostre strade. Le famiglie, chiuse a lungo nelle loro case, cercano sostegno e amicizia. Gli stranieri rimangono a volte nascosti alle nostre comunità, nonostante molti siano in mezzo a noi da tanto tempo. Cari amici, Gesù è venuto a proclamare “l’anno di grazia del Signore”, e la grazia è per tutti. Non siamo consacrati solo per celebrare la Messa! Diamo tempo all’ascolto degli altri, alla confessione, alla carità. Aiutiamo la partecipazione alla celebrazione eucaristica della domenica, perché non ci si abitui alla celebrazione a distanza. Se necessario, viste le condizioni della partecipazione, celebriamo qualche messa in più. Noi siamo popolo e la Messa della domenica celebra la festa della comunità attorno al suo Signore. È il sabato dei cristiani, in cui riconosciamo la presenza di Dio nella creazione e nella storia e ne celebriamo la lode affidandoci a lui e alla sua protezione, perché è Lui il vero e unico Signore.

Gli oli che benediciamo e consacriamo sono il segno reale della grazia di Dio che scende nella vita delle nostre comunità. Quando saranno affidati simbolicamente ai vicari foranei al termine della celebrazione siano questo segno di grazia che torna a scorrere nella vita delle nostre comunità per indicarci la presenza efficace dell’amore gratuito di Dio, che cambia i cuori e la storia. Siano essi, assieme alla parola di Dio che ascoltiamo e al pane eucaristico, la forza e il nutrimento che alimenta la nostra vita e accresce il nostro amore. Siamo tutti fragili e deboli, siamo povere creature, pieni di paure e incertezze – e questa pandemia lo ha manifestato con chiarezza -, ma in Cristo morto e risorto troviamo forza e speranza. Auguro a voi sacerdoti, alle consacrate e ai consacrati, e a tutti voi che rappresentate le nostre comunità, di essere testimonianza gioiosa della presenza amorevole di Dio là dove siete. Siate tutti Buoni Samaritani dell’amore compassionevole di Gesù. La preghiera e la meditazione delle Sante Scritture ci renderanno uomini e donne con il cuore di Dio.  E lo Spirito Santo, che sarà effuso su di noi nella Pentecoste, sia l’anima della nostra vita, cosicché la Pasqua diventi davvero per tutti l’inizio di un tempo nuovo, irrorato dallo Spirito di Dio, che trasfigura il mondo.

† Ambrogio Vescovo


Qui una fotogallery Gallery Crisma 2020
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Si legga anche:

-
la  notizia pubblicata dall'agenzia di stampa SIR a questo link.

- Messa Crismale 2020

- Riconosciuto il martirio dei monaci di Casamari

-
Coronavirus: messaggio del Vescovo per la morte dell'abate di Casamari