Mercoledì 13 aprile 2022
Abbazia di Casamari 



Messa crismale015Cari sacerdoti, cari fratelli e sorelle,
nell’approssimarsi del Triduo Santo della Pasqua ci ritroviamo come presbiterio per rinnovare le promesse della nostra consacrazione in unità con il popolo di Dio affidato al nostro ministero. “Come è bello e come dà gioia che i fratelli stiano insieme”, canta il Salmo. Sì, è bello essere insieme, essere riuniti attorno a quella mensa della Parola e del Pane, che sazia le nostre comunità, sana le ferite del dolore, dona luce e speranza nel buio di questo tempo, così segnato dall’odio e dalla violenza.
Nella sinagoga di Nazareth Gesù fa propria la missione che Dio aveva affidato al profeta nel difficile tempo del dopo esilio, davanti a una Gerusalemme ancora segnata dalle ferite della guerra e dalla dispersione dei suoi abitanti: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri…”. Lo Spirito del Signore si è posato anche su di noi, cari sacerdoti, e siamo stati consacrati per la missione che ci è stata affidata nel ministero sacerdotale. Oggi ci interroghiamo. Come viviamo questo ministero? Ricordiamo di essere tali perché consacrati, santificati, dal dono dello Spirito e per l’unzione del sacro crisma, e non per nostro merito? Siamo qui per riscoprire e rinnovare la nostra consacrazione al servizio del popolo di Dio, di cui siamo parte, non sopra, non capi, ma servi. Questo è ciò che ci differenzia da qualsiasi altra forma di responsabilità del mondo, perché il Signore Gesù è venuto per servire e non per essere servito, e noi siamo chiamati ad essere primi solo nel servizio. Questa è l’unica vera grandezza che ci è permessa.
Essa si impara nel servizio amorevole verso i poveri, come ci ricorda Gesù a Nazareth. Penso ai malati, agli anziani, ai poveri. Come prendersi cura di loro? Come ascoltare il loro dolore e la loro domanda di aiuto? Vi vedo camminare per le strade e le contrade per visitare i malati, gli anziani, per portare loro con voi la presenza di Gesù nell’Eucaristia, nel sacramento della riconciliazione, nella visita amorevole, come tanti di voi hanno esperimentato anche nella tradizionale benedizione delle case e delle famiglie o nei primi venerdì del mese. Vorrei ringraziarvi per il servizio che svolgete con fedeltà, che in queste settimane di guerra si è manifestato nell’accoglienza di molte famiglie provenienti dall’Ucraina, soprattutto donne e bambini. Grazie! So che molti di voi hanno coinvolto le donne e gli uomini delle vostre comunità perché i profughi potessero trovare non solo accoglienza, ma un luogo dove vivere e guardare al futuro con speranza, una nuova famiglia, la famiglia dei cristiani. Cari amici, i poveri sono sempre una via sicura per incontrare il Signore. Infatti in loro si manifesta il suo volto, spesso sfigurato dalla sofferenza e dal disprezzo come quello del crocifisso. Cari amici, mai rinunciare ad ascoltare e curare il dolore degli altri! Mai rinunciare a costruire con la solidarietà un mondo pacifico, dove la mitezza possa vincere la violenza e l’arroganza.
Gli oli che benediremo e consacreremo, nella loro diversità di significato, sono la manifestazione reale di un balsamo che cura e guarisce le ferite e il peccato, sono portatori della grazia di Dio, della gratuità del suo amore, che libera e salva. Ne abbiamo bisogno. Ne ha bisogno il mondo in cui siamo, così segnato dal dolore, dalla sofferenza causata dalla pandemia, dalle guerre, da ultimo quella in Ucraina, dall’ingiustizia e dalle disuguaglianze che creano povertà ed esclusione. Non possiamo cedere a un mondo così violento. Non vogliamo dare ragione alla guerra per nessun motivo. “Mai più la guerra”, gridò Paolo VI alle Nazioni Unite, e ripeté Giovanni Paolo II davanti alla tragedia della guerra in Iraq, e continua a ripetere Francesco. Ma non possiamo dimenticare che la pace va costruita ogni giorno, per evitare che sentimenti e pensieri di odio attecchiscano nei cuori e crescano fino ad arrivare alla guerra. Vigiliamo ogni giorno con la preghiera, nella meditazione della Parola di Dio. Viviamo con gioia la fraternità tra noi sacerdoti e facciamola crescere nelle nostre comunità, perché attragga al Signore tutti coloro che noi incontriamo, a cominciare dai giovani, così lontani dalle nostre celebrazioni o, quando ci sono, a volte così poco considerati. Siamo seminatori di pace ovunque e sempre, seguendo il Signore Gesù, mite e umile di cuore, certi che solo “i miti erediteranno la terra”, non certo i violenti e i guerrafondai, anche se la storia sembra mostrare il contrario. Noi siamo discepoli di un crocifisso, che ha rifiutato la violenza con quel “basta” a chi voleva usare la spada per difenderlo, e che dopo la sofferenza e la morte in croce si è presentato ai discepoli riuniti dicendo “Pace a voi”. La sua e la nostra risposta alla violenza del mondo è solo questa: pace e amore gratuito. Ringraziamo il Signore perché nell’Eucaristia noi riceviamo la “sua” pace e ce la scambiamo come un impegno solenne per il futuro nostro e del mondo. 



+ Ambrogio Vescovo


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E' disponibile qui una Fotogallery Messa crismale 2022 e l'articolo pubblicato su pdfAvvenire_Lazio_7_17_aprile_2022.pdf

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