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Domenica 26 aprile 2020
Chiesa Ss.mo Cuore di Gesù - Frosinone
Trasmessa da ExtraTv: qui il video in streaming.
Foto 26 aprile 
Care sorelle e cari fratelli, anzitutto un saluto a tutti voi che ci seguite dalle vostre case o dagli Istituti per anziani. Un saluto particolare a tutti gli scout presenti nella Diocesi. Perché questo saluto particolare? Oggi avremmo ricordato assieme a tutti voi San Giorgio, il vostro patrono. Siete numerosi nella diocesi come associazione degli “Scout d’Europa” e siete davvero una bella realtà e una preziosa risorsa, come sempre vi ho detto. Per questo non potevo mancare a questo appuntamento, seppure lo facciamo quest’anno a distanza, ma non per questo ciò ha meno valore. Sento anzi la vostra presenza, la vostra amicizia, e soprattutto il vostro spirito e la vostra testimonianza di vita, di fede, e di carità. Grazie per ciò che siete! Grazie anche alle vostre famiglie che condividono il vostro impegno e il vostro spirito.

Il Vangelo di oggi ci aiuta a vivere bene questo tempo, nonostante la distanza. Immedesimiamoci in quei due discepoli. Anzitutto vedete che sono due, non ognuno per sé, come a volte ci vorrebbe il mondo. Oggi sentiamo la mancanza degli altri, della loro presenza e amicizia. Tuttavia, pur essendo soli a casa o con le nostre famiglie, non siamo del tutto separati. Nella Pasqua emerge l’unità di quei discepoli attorno a Gesù, pur nella paura e nella fatica a riconoscerlo. Il Signore si avvicina, entra nella loro discussione, ponendo una domanda. Lasciamoci interrogare da Gesù! Quei due avevano letto la Bibbia, ma non avevano capito come mai quell’uomo in cui avevano posto la loro speranza fosse finito sulla croce e poi, come alcuni sostenevano, fosse vivo. Come era possibile? Cari amici, a volte anche noi capiamo poco il senso di vivere con Gesù, di fare della fede qualcosa che ci riguarda nel nostro vivere quotidiano, nel nostro pensare, agire, scegliere.

Con affetto il Signore si rivolge anche a noi: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!”. È vero. A volte siamo stolti e lenti di cuore, perché non ci mettiamo con il cuore in ascolto della parola che Gesù ci rivolge, preferendo continuare ad ascoltare noi stessi, convinti di aver già capito, di sapere cosa fare, cosa scegliere. Per questo il Signore apre il cuore di quei discepoli spiegando loro con pazienza la Parola di Dio. Ecco, cari fratelli, il senso della domenica, quando noi ci riuniamo con le nostre comunità: ascoltare il Signore che ci parla. Così quei discepoli cominciarono a capire che c’era qualcosa di straordinario in quell’uomo che ancora non avevano riconosciuto e insistettero che non se ne andasse. Gesù si mise a tavola con loro, dice il Vangelo, “prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”.

Cari fratelli, Gesù si mette a tavola con noi, come in questo momento. Qui noi lo riconosciamo nel suo amore, nella sua preoccupazione per noi, per il nostro difficile presente e per il futuro. Ecco il senso della celebrazione della Messa della domenica, dove riconosciamo Gesù, mentre parla con noi e spezza il pane, quel pane dell’Eucaristia, pane che sazia, che libera dalla paura e apre il cuore al suo amore per noi. “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” Sì, nella Messa della domenica noi incontriamo il Signore, che siede con noi, perché ci vuole aiutare, parla con noi, ci sazia con un cibo che dà la vita. Quanto sappiamo apprezzare questo dono, seme di vita e di speranza? Gesù ci invita, ma a volte preferiamo fare altro. Pensate se un parente vi invitasse a una festa, chi di voi direbbe di no? Ma a Gesù quante volte abbiamo detto di no senza neppure dispiacerci. Tanto ogni scusa è buona! Oggi forse sentiamo la mancanza di questo nostro riunirci attorno al Signore, alla sua Parola e al pane di vita eterna, assieme alle nostre comunità. Questa distanza ci aiuti a capire il senso e lo straordinario valore del nostro essere popolo, comunità, attorno alla tavola della Parola e dell’Eucaristia a cui il Signore ci invita. Lì incontreremo il Signore risorto e vivo in mezzo a noi, pronto ad accoglierci, perdonarci, parlarci, sostenerci nella paura e nelle fatiche della vita. Gesù vuole camminare noi, ci affianca ogni giorno, perché noi impariamo a camminare con lui.

Anche a noi allora arde il cuore, nel desiderio di incontraci di nuovo insieme con Gesù! Ma già oggi ciò si realizza pur nella distanza che ci separa. Teniamo nel cuore questo desiderio, mentre affidiamo a lui tutti coloro che sono malati, gli anziani soli e soprattutto quelli negli istituti. Pensate che più del 40% dei morti per la pandemia sono anziani degli istituti! Quanta tristezza e dolore! Affidiamo al Signore coloro che curano i malati, e anche chi in questo tempo si adopera per venire incontro alle necessità di tanta gente bisognosa. Anche tra voi, cari amici scout, so che ci sono diversi che lo fanno. Facciamo crescere la solidarietà e l’amore reciproco, a partire da chi ha più bisogno, vicino o lontano che sia. E poi preghiamo di più invece di lamentarci e di prendercela con gli altri! La preghiera cambia il mondo e il cuore, cari fratelli. Preghiamo per l’Italia, che ieri ha ricordato la liberazione da una guerra, che ha fatto circa 54 milioni di morti. Preghiamo per l’Europa, perché ritrovi il senso della solidarietà e dell’unità. Preghiamo per il mondo intero, perché sia liberato da questa pandemia. In particolare, preghiamo per l’Africa, perché sia risparmiata dalla diffusione del coronavirus, per i poveri di quel continente, per i profughi, perché siano aiutati e salvati. Chiediamo tutto questo al Signore per l’intercessione di San Giorgio, vostro patrono, che lottò contro la forza del male fino a dare la vita per il Signore.

Amen

† Ambrogio Vescovo

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Si legga anche
- il calendario delle celebrazioni nell'articolo: In streaming la Messa del Vescovo