Mercoledì 2 febbraio 2022
Santuario Madonna della Neve – Frosinone

 

omelia vita consacrata 
Care sorelle e cari fratelli,

ci raccogliamo questa sera con voi, cari consacrati e consacrate, in questo giorno in cui la Chiesa vuole ricordarvi la vostra consacrazione al Signore nella vita religiosa. Voi rappresentate i vari carismi che hanno fecondato la vita della Chiesa e del mondo per lungo tempo e che oggi vorremmo rimettere davanti al Signore insieme perché li rinnovi nel tempo in cui siamo. Infatti, i carismi si rinnovano di tempo in tempo attingendo alla radice da cui sono fioriti, ma anche sapendo discernere i segni dei tempi alla luce della Parola di Dio. Come ci ha ricordato più volte papa Francesco, siamo in un cambiamento d’epoca, e la pandemia ce lo ha ricordato. A maggior ragione siamo tutti chiamati a rinnovare il nostro sguardo e la nostra comprensione di noi stessi e della nostra missione nella Chiesa e nel mondo. Voi sapete molto bene che una vita che non si rinnova rischia di inaridirsi e persino di morire prima del tempo.

 

Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci aiuta in questo necessario e urgente discernimento e nelle conseguenti decisioni che riguardano la nostra vita personale e comunitaria. Ci sono uomini e donne che aspettavano ciò che il profeta Malachia aveva annunciato: “il Signore che voi cercate”. Sì, Simeone e Anna, nonostante l’età avanzata, ancora cercavano e ancora vivevano l’attesa. Sembra quasi il contrario di quanto avviene anche nella vostra vita di consacrati: a volte più avanzano gli anni più si smette di cercare e di aspettare, così si finisce per ripetere ciò che uno ha sempre fatto, senza guardare al futuro, senza lasciarsi interrogare dai segni dei tempi e dalla parola di Dio che è luce per la nostra vita e può indirizzare le nostre scelte. La nostra celebrazione è iniziata con la liturgia della luce, la luce di Gesù che viene a illuminare la nostra vita e il mondo. Quanto ci lasciamo illuminare da essa? Non abbiamo bisogno che questa luce entri nel nostro cuore e nelle nostre comunità per indicarci le strade su cui camminare con rinnovato impegno in questo tempo difficile e di grande sofferenza? Sono le nostre comunità luce di attesa e di speranza per chi ci circonda oppure si accontentano di fare quello che hanno sempre fatto, certo con diligenza e fedeltà, ma con poco entusiasmo e con uno sguardo rassegnato verso il futuro?

 

Il Signore non deluse la loro attesa. Arrivò da quei due anziani perché non avevano smesso di aspettare. Quale fu la forza che permise d loro di non rassegnarsi e di non chiudersi in se stessi? Il Vangelo dice che Simeone si recò al tempio e che Anna “non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”.  Ambedue sapevano che l’unico modo per continuare a sperare e a mantenere viva l’attesa era stare con il Signore, mediante digiuni e preghiere. Sì, nel digiuno noi prendiamo le distanze da noi stessi, da quei beni quotidiani che soffocano la presenza di Dio, con la preghiera rimaniamo in comunione con il Signore, che ci libera dal fardello delle cose da fare, dall’impazienza che ci fa riempire la vita di impegni quasi in maniera ossessiva. Così avvenne l’incontro: Simeone e Anna inostrarono Gesù e lo riconobbero. Anticamente questa festa era proprio la festa dell’incontro con la luce di Dio che si era rivelata in Gesù e aveva risposto all’attesa del suo popolo e del mondo intero. Quei due anziani infatti rappresentano la lunga storia di un popolo che ha sempre creduto che la venuta del Signore Iddio può cambiare tutto, ma ha bisogno di donne e uomini che sanno che verrà. Essi sono anche espressione della forza di chi non si rassegna pensando che da vecchi non c’è più futuro né speranza e che niente può cambiare. Non è così per tanti anziani che nella nostra società sono considerati inutili per il progresso e il futuro del mondo? Non è così anche per noi quando ci lasciamo andare al pessimismo e facciamo fatica a rinnovarci partendo dalla ricchezza dei nostri carismi?

 

Care sorelle e cari fratelli, ci uniamo questa sera a Simeone e Anna per lodare il Signore perché è davvero la luce che è venuta a illuminare la nostra vita, ma insieme, come Maria e Giuseppe lasciamoci stupire dalla cose che quei due anziani ci hanno detto e portiamole nel cuore, perché siano sorgente di speranza e di cambiamento della nostra vita e noi, nella differenza dei nostri carismi, possiamo continuare a essere portatori della luce di Dio in questo mondo. Il mondo ha bisogno di voi e della forza della vostra fede. Continuate a crederlo affidandovi alla luce di Dio perché vi illumini. Vi ringrazio per la vostra presenza, la vostra testimonianza, il vostro impegno e prego con voi perché ancora possiate arricchire questa nostra terra così bisognosa di luce e di speranza. Impariamo a vivere insieme questo impegno, perché solo nel noi della Chiesa i carismi trovano forza e continuità.

 

          + Ambrogio Vescovo

 
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Si legga anche la news dedicata  Giornata per la Vita Consacrata 2022

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