Cattedrale
Sabato 24 settembre 2022






Cari fratelli e sorelle,
abbiamo ascoltato la Parola di Dio, che vorrebbe aiutarci ad alzare lo sguardo da noi stessi per guardare oltre, verso il mondo, oggi in particolare verso quelle donne e quegli uomini che lasciano la loro terra alla ricerca di un luogo dove poter continuare a sperare e a vivere. Camminano, attraversano deserti e mari, affrontano fame e sete, subiscono torture e minacce, in balia di trafficanti di esseri umani senza scrupoli, dominati solo dalla smania di denaro. Neppure le briciole del mondo ricco arrivano spesso fino a loro, tanto che molti muoiono di stenti e di violenze. Solo quest’anno sono morti nel Mediterraneo più di 1300 migranti, gli ultimi 81 annegati giovedì nel mare tra Libano e Siria. E noi a volte neppure lo sappiamo. Il nostro mondo sembra interessato solo a se stesso. L’indifferenza diventa un modo di vivere, una vera malattia dell’animo! Muri, fili spinati, respingimenti, sono le parole che si sentono di più nei Paesi della nostra Europa, composta tra l’altro di genti provenienti da ogni dove, perché questa è la storia del mondo, una storia meticcia. Non si dovrebbe allora parlare anche di accoglienza, inclusione, futuro nostro e loro in un inverno demografico del nostro continente? E’ bello vedere come le nostre comunità e diverse amministrazioni dei comuni della nostra Diocesi si sono fatte carico di accogliere i profughi ucraini e ancor prima i rifugiati provenienti da tanti paesi.


Aveva ragione Gesù, come sempre del resto, quando raccontò quella parabola del ricco e del povero Lazzaro. Stiamo scavando un abisso tra poveri e ricchi, anche nel nostro Paese, un abisso sempre più profondo. A volte neppure le briciole arrivano su quelle tavole vuote, mentre altri si arricchiscono a dismisura incuranti del bisogno che aumenta. Il profeta Amos descrive questo abisso in modo drammatico, mentre non ci si preoccupa del male che cresce, dei poveri che chiedono, degli anziani abbandonati a se stessi, relegati nella solitudine, della guerra e della violenza, che ancora colpiscono molti Paesi, in particolare l’Ucraina, per cui sempre dobbiamo pregare.


Nasce allora una domanda, cari amici: è rimasta ancora un poco di quella compassione che Gesù ci insegna per piangere quei morti, per tenere gli occhi aperti sul dolore e sul bisogno di tanti, per accompagnare almeno con la preghiera e con la solidarietà chi cerca un’ancora di salvezza, un po’ di pace e di speranza per una vita dignitosa? O rimarremo inchiodati dalla paura e da quell’individualismo che fa pensare solo a se stessi? Ricordati sempre che “la felicità viene dal dare più che dal ricevere”. Grande saggezza in queste semplici parole di Gesù! Varrebbe la pena ricordarsele, invece di dare sempre la colpa agli altri della nostra tristezza e insoddisfazione.


Mi chiedo anche: c’è una via per non continuare a vivere nella paura di perdere il benessere che abbiamo acquisito, per aprire il cuore al bisogno e al dolore degli altri? Certo che c’è. Lo abbiamo sperimentato in tanti soprattutto durante la pandemia, quando le nostre mani e il nostro cuore si sono allargati e abbiamo aiutato chi soffriva più di noi. Le nostre comunità sono diventate delle tavole di solidarietà e di fraternità. Molti si sono uniti per contrastare il bisogno di cibo e di vicinanza. Abbiamo accolto tutti, senza distinzione. Davvero la tavola dell’Eucaristia si è riversata in una tavola del pane quotidiano. E il Pane di vita eterna si è fatto cibo e amore per tutti. Ecco la strada, cari amici, l’unica che rende bella e umana la vita.


Il Vangelo ci indica il modo per non sbarrare questa strada. Quando dall’abisso il ricco chiese ad Abramo di mandare qualcuno ad avvertire i suoi familiari perché si convertissero, Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”. Mosè e i Profeti rappresentano la Parola di Dio. Ascoltiamo la Parola di Dio, il Vangelo di Gesù. Portiamolo nel cuore, viviamolo davanti al bisogno e alle domande di aiuto, perché davvero possiamo scegliere ogni giorno di vivere con gli altri con un cuore generoso, aperto, mite, buono, umano, rispettoso, amico e solidale. Attrezziamo tavole di fraternità perché tutti trovino un posto con noi e una dignità per la loro vita. E preghiamo sempre, perché la preghiera rende possibile l’impossibile in noi e nel mondo.



+ Ambrogio Vescovo 


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Si legga anche la news dedicata, in cui sono disponibili sussidi e materiali: 

https://caritas.diocesifrosinone.it/notizie/226-giornata-del-migrante-e-del-rifugiato-2022.html