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Sabato 15 agosto 2020
Concattedrale di Veroli

 

 

 

Care sorelle e cari fratelli,

questa festa, che celebriamo nel cuore dell’estate e di questo tempo difficile, ci aiuta a orientare la nostra vita verso il Signore. Maria assunta in cielo ci indica il senso della vita, che noi preghiamo si realizzi già ora, e poi definitivamente dopo la morte: una vita con il Signore. Forse in questo tempo, in cui la pandemia e il distanziamento ci hanno fatto scoprire tutti più fragili e più soli, ma allo stesso tempo bisognosi degli altri, la presenza di Dio ci può essere apparsa a tratti più lontana, più misteriosa. Eppure il Signore era con noi sulla barca in mezzo al mare in tempesta, ci ha protetti, aiutati, salvati. Molti tuttavia sono stati colpiti dalla pandemia, alcuni sono morti, soprattutto anziani negli istituti, dopo aver sofferto una solitudine persino peggiore del solito. Affidiamo tutti al Signore. Questa sera celebrerò la Santa Messa nel cortile di Città Bianca con i nostri cari anziani, e vi chiedo di unirvi spiritualmente alla nostra preghiera. Continuiamo a pregare per chi ancora soffre e si è ammalato, per coloro che li curano, per chi porta il peso delle conseguenze economiche e sociali, per i poveri, gli stranieri, i giovani, le famiglie, perché tutti possano uscire da questa tempesta migliori di come sono entrati, con più umanità e più amore.

Il Vangelo ci richiama all’essenziale del nostro vivere. Infatti, nei tempi difficili si deve cercare l’essenziale, lasciando da parte le cose inutili e superflue, a cui spesso attacchiamo il cuore.  Maria, dice il Vangelo, “si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta”. Maria, giovane donna, compie un lungo viaggio per condividere con Elisabetta, l’anziana, la gioia della grazia ricevuta da Dio, quella della nascita di Gesù. Un bell’esempio di come giovani e anziani possono aiutarsi a vivere e a credere. Ambedue in quell’incontro riconoscono il dono ricevuto e cantano il loro ringraziamento al Signore, un canto di gioia. Elisabetta “fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”.  Cari fratelli, abbiamo bisogno di incontrarci. La vita cristiana è incontro, perché nell’incontro riconosciamo e cantiamo l’amore di Dio. In questo tempo abbiamo sentito la mancanza dell’incontro, soprattutto quando non abbiamo potuto celebrare l’Eucarestia con le nostre comunità. Ricordiamoci questo bisogno, perché spesso quando si torna alla cosiddetta normalità, si dimentica tutto, soprattutto la sofferenza e il bisogno. Proprio nel nostro ritrovarci attorno al Signore, nell’ascoltare la sua Parola, nel ricevere l’Eucarestia, pane di vita eterna, scopriamo davvero che qui vive e cresce la Chiesa come comunità, come famiglia di Dio, famiglia di famiglie.


Ci uniamo allora insieme al saluto di Elisabetta e al canto di Maria, il Magnificat, per rendere grazie al Signore e per riconoscere la sua presenza e le sue opere. Ognuno di noi pensi alla sua vita, si unisca alle parole di Maria ricordando ciò che il Signore ha compiuto in noi. Spesso la nostra preghiera si esprime come una richiesta, e facciamo bene. Maria ci insegna tuttavia che esistono momenti nella vita in cui si deve ringraziare il Signore, lodarlo per le sue opere, la sua presenza non solo nella nostra vita ma nel mondo, la sua protezione per gli umili e i piccoli. Cari amici, il Signore dell’universo ha a cuore la sorte degli umili, degli affamati, dei poveri, mentre mette in discussione la forza dei superbi, dei potenti, dei ricchi. Non che costoro siano esclusi dall’amore di Dio, che si estende a tutti, ma il Magnificat ci mette in guardia da una forza e da una ricchezza esercitata senza umiltà, a volte con ostentazione e arroganza, che esclude chi ha bisogno di aiuto, che umilia gli altri e si arricchisce in modo disonesto e ingiusto. Il nostro mondo purtroppo esclude molti. Troppe sono le ingiustizie, le disuguaglianze, i soprusi, la violenza. Pensiamo al Libano, alla Siria, ai profughi rinchiusi nei campi in Libia, solo per ricordare alcuni luoghi di grande sofferenza.  Anche nella nostra società c’è poca umiltà e molta arroganza, che diventa invidia, rivalsa, insulto, che oggi sfoga la rabbia soprattutto sui social, senza la minima consapevolezza del male che si arreca agli altri! La festa di oggi ci chiede di riflettere su ciò che conta nella vita e di tornare a un’umanità solidale, che sa dialogare, condividere quello che ha, che ricorda che la vita ricevuta è un dono che si deve anche restituire. Questo tempo di dolore ci aiuti a capire che per essere cristiani si deve tornare tutti discepoli, cioè ascoltatori di Dio che ci parla, come fece Maria fin da giovane, la quale ascoltando seppe stare vicino a Gesù anche nel momento del dolore e della morte. Chi ascolta in questo tempo di sofferenza non fuggirà nel suo egoismo prendendosela con gli altri, ma imparerà a stare vicino a chi ha bisogno di aiuto e amicizia. Me lo auguro per tutti, perché la nostra vita sia benedetta dall’amore di Dio e protetta dal male. Affidiamo al Signore noi stessi e l’umanità intera, soprattutto quella sofferente, perché sia presto liberata dalla pandemia che ci affligge, per l’intercessione della Vergine Maria Assunta il cielo, Madre di Dio e Madre nostra. Amen.

+ Vescovo Ambrogio