Cattedrale - Frosinone 
Sabato 6 gennaio 2024


Vescovo Epifania 2024 1Care sorelle e cari fratelli, nella festa dell’Epifania comprendiamo meglio il senso del Natale. Dio viene in mezzo a noi, bambino, debole, come i bambini di questo mondo. Quanto amore in questo avvicinarsi di Dio alla nostra vita! Noi diamo tutto per scontato e conosciuto, così non ci fermiamo più a riflettere e non ci stupiamo più per il grande mistero che si rivela nella nascita di Gesù. Dio ci ha tanto amato da mandare a noi il suo Figlio. Solo dei poveri pastori e dei ricchi magi, che venivano da lontano, accorsero a Betlemme, per vedere quel grande avvenimento. E noi, sorelle e fratelli, dove ci collochiamo? Siamo ancora capaci di stupirci di fronte alla nascita di Gesù? Chi è Gesù che nasce per me, per la mia vita, per la mia comunità, per la mia città? Mi ha detto qualcosa la sua nascita o mi ha lasciato come sono? Ha trovato posto nel tuo cuore il Signore o lo hai allontanato per la forza dell’abitudine o per disinteresse, o perché sei stato preso da te stesso, dal tuo individualismo protagonista oppure triste?
“Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce; la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli…”, abbiamo ascoltato dal libro di Isaia. Ci sono tante tenebre nel mondo. Molti vivono in una notte che non sembra avere fine. È la notte di coloro che si trovano in guerra, come in Terra Santa e Ucraina, di quelli che soffrono per la mancanza del necessario, dei bambini venduti e sfruttati, di quelli che non vedono la luce o che muoiono per le malattie; è il buio delle celle dei carcerati e dei condannati a morte, per cui la notte è come il giorno; è la notte di tanti anziani dimenticati e che aspettano solo la morte, la cui vita non conta per nessuno; è la notte di tanti immigrati che non trovano posto tra noi come Gesù. Anche noi spesso viviamo nella notte, quando riusciamo a vedere solo noi stessi e non ci accorgiamo delle notti degli altri. È la notte di quando non ci stupiamo dell’annuncio del Natale e abbiamo paura di lasciare qualcosa di noi imitando i pastori, che nella notte lasciarono il loro gregge per andare ad incontrare Gesù.

Nella notte e nelle tenebre del mondo e dei cuori appare una stella, come avvenne per quegli uomini che abitavano lontano. Essa è una voce, quella mite e appena percettibile che ci guida verso Betlemme. Nessuno di noi saprebbe arrivarci da solo. I più religiosi tra noi, ma anche i più lontani, hanno bisogno di quella stella, di quella luce che conduce fuori dalle nostre paure e abitudini. Quella voce ci invita: “Alzati, rivestiti di luce…”. Alzati, amico mio, non avere paura di seguire la stella. Non tirarti indietro quando ascolti la parola di Dio, quando un fratello, una sorella, un amico, ti parlano. Alzati, c’è bisogno di te a Betlemme, il Signore ha bisogno di te, della tua amicizia, ha bisogno di donne e uomini che accolgono il sogno del Natale, quello del dono della vita di un bambino, il Figlio di Dio, che è venuto a mostrare la via della mitezza e della pace in un mondo violento e in guerra. Se verrai a Betlemme, potrai imparare la compassione e comincerai a vivere nell’amore, perché piegherai il tuo orgoglio davanti a un bambino. Poi sarai mite nel parlare e nell’agire. Non alzerai la voce, non farai il prepotente, non cercherai amore solo per te, ma imparerai a darlo.

A Betlemme troverai accanto al bambino una madre, Maria, che, come la Chiesa, ti accoglie per accogliere con te Gesù e per farlo crescere nei cuori. Non sei solo nel tuo andare a Betlemme. “Alza gli occhi e guarda – continua il profeta – tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore…”. Un grande popolo si è unito a noi. Alcuni lo hanno visto a Natale quando si sono uniti a tante donne e uomini in cerca di luce, di un po’ di tenerezza e di amore. Hanno vissuto la gioia di sedersi a tavola con donne e uomini che sarebbero rimasti soli, anziani, bambini, famiglie, stranieri, senza fissa dimora; un popolo di fratelli e sorelle nella loro diversità, la tavola della fraternità universale. In quel popolo anche noi siamo stati raggianti, gioiosi, e il nostro cuore si è dilatato, è uscito dalle angustie e dalla tristezza in cui spesso lo costringiamo. È il popolo senza confini della Chiesa. Non continuare a guardare solo te stesso o ti perderai senza che te ne accorgi. Come i Magi, al vedere il bambino in questo grande popolo anche noi abbiamo provato una grandissima gioia. Non lasciamo che il mondo ci tolga questa gioia, facendoci ritornare prigionieri e isolati nel nostro io, cercando di farci tornare sulla stessa strada di ieri. Erode non è morto. Il suo inganno continua ad insidiarci. Ci illude facendoti credere che se pensi solo a te stesso, sarai felice. Vuole che noi restiamo come siamo, vorrebbe impedirci di uscire e di seguire la stella, di ascoltare qualcuno che non sia il tuo io prepotente o pauroso. Ma l’angelo di Dio ci avverte di non tornare per la stessa strada. Da Betlemme non si può tornare per la strada di sempre, perché siamo giunti qui seguendo la strada della parola di Dio. Come i Magi allora, lasciamo ai piedi di Gesù qualcosa di nostro, qualcosa di prezioso, a cui teniamo, come segno della strada nuova che vogliamo seguire seguendo non noi stessi, ma la stella che Dio ci ha mandato. Ognuno sa che cosa lasciare. Di fronte a Gesù scegli almeno di stare di più con lui e di vivere la gratuità dell’amore, perché la gioia viene dal dare più che nel ricevere.



+ Ambrogio Vescovo