Sabato 21 gennaio 2023
Cattedrale


Omelia Domenica della Parola
Cari fratelli e sorelle, siamo contenti di celebrare in questa Cattedrale la Domenica della Parola di Dio. La ascoltiamo almeno ogni domenica, a volte la leggiamo, la meditiamo. Ma è davvero necessario sottolineare come la Parola di Dio deve tornare al centro della vita delle nostre comunità e della nostra vita e preghiera personale. E’ ancora troppo lontana dai nostri occhi e dal nostro cuore.   
Essa è ciò che fa risplendere la luce della nostra fede. Essa è luce nelle tenebre, come abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”. Siamo in un mondo spesso avvolto dalle tenebre, nel buio. La guerra è buio, l’ingiustizia e la violenza sono buio, la solitudine di tanti, come molti anziani, è buio. Lo spaesamento dei giovani e di molti altri è buio. La fatica del vivere e le difficoltà di tante famiglie sono buio. E nel buio si cede spesso alla paura, che fa chiudere e disperdere, fa rimanere soli, accresce la tristezza e la disperazione. Noi siamo qui, consapevoli della nostra fragilità, perché sappiamo che il Signore è luce. Ascoltiamo la sua Parola, che è luce.

Papa Francesco nel 2019 ha voluto istituire la Domenica della Parola di Dio proprio per aiutarci a conoscerla, a leggere la Bibbia, a meditarla, perché sia luce di saggezza e di comprensione della realtà, troppe volte letta in modo scontato e superficiale. La Parola di Dio va nel profondo della storia, crea unità, perché essa è unica, tutti la possiamo ascoltare e tutti la possiamo vivere. L’apostolo Paolo scrive alla comunità di Corinto rimproverandola per la divisione che esisteva tra i suoi membri. Si erano formati come dei partiti: io sono di questo, io di quell’altro, e così via. Non avviene così a volte anche nelle nostre comunità? Non avviene nelle nostre città? Non ci dividiamo anche noi in gruppi in contrasto tra loro rompendo quell’unità così preziosa e necessaria soprattutto in un mondo diviso come il nostro? Lo diciamo oggi proprio nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, divisi tra loro da troppo tempo. Ma proprio la Parola di Dio può aiutarci a costruire quell’unità, che fa vivere insieme come sorelle e fratelli, segno di una famiglia universale, senza barriere e confini, senza muri ed esclusioni. Forse noi ci dovremmo chiedere: come posso io comunicare questa luce, come posso dare speranza a chi vive nel buio e nella paura? Come posso essere seme di unità e non di divisone?

Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci aiuta a rispondere a questi interrogativi. Dopo l’arresto di Giovanni Battista, Gesù sente che deve uscire e dare avvio alla sua missione. I tempi non erano facili. Allora comincia a parlare pubblicamente e le sue prime parole sono: “Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino”. “Convertitevi”, cioè cambiate voi stessi. E’ possibile? Ognuno ha la sua storia, il suo carattere, la sua umanità. Eppure questa è il primo invito che Gesù rivolge a ognuno di noi: la luce della parola di Dio, se tu l’ascolti e l’accogli nel cuore, ti cambia, trasfigura la tua umanità, ti rende migliore, rende te stesso una luce per gli altri. Per questo siamo chiamati a “seguire Gesù, ad andare dietro e lui. Nella vita siamo tutti tentati di stare davanti, e vorremmo che gli altri ci seguissero, seguissero le nostre idee, ci dessero ragione, fossero come noi vogliamo. Noi cristiani abbiamo uno solo da seguire, siamo followers di uno solo: Gesù, quindi della sua Parola, del suo Vangelo. Ma non siamo soli. Siamo in una famiglia, quella delle nostre comunità, dove ci possiamo aiutare, sostenere, essere luce gli uni per gli altri, impegnarci per il bene comune e non solo per il proprio. La Parola di Dio fa crescere il “noi”, l’unità e la fraternità, perché libera dall’io che spesso ci allontana dagli altri e ci abitua alla solitudine. Il mondo ha bisogno di donne e uomini che si prendono cura degli altri, soprattutto dei poveri, degli ultimi, degli anziani, dei fragili. Oggi il Signore ci chiama, come chiamò quei primi discepoli mentre stavano facendo il loro lavoro. Il Signore ci chiama nella nostra vita, tra le nostre occupazioni. Non chiama chi non ha nulla da fare, come a volte pensiamo, quando magari ci tiriamo indietro davanti alla Parola di Dio mettendo davanti i nostri giusti impegni familiari e sociali. Non sceglie neppure dei perfetti, ma uomini e donne che capiscono che in quella chiamata è nascosto un segreto di umanità e di felicità.  Non abbiamo allora anche noi una chiamata a cui rispondere e una missione da riscoprire?

“Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattia e infermità nel popolo”, dice il vangelo. Percorriamo anche noi le strade di questa città e di questa terra, incontriamo, ascoltiamo gli altri in questo mondo a volte sordo, di gente che ascolta se stessa, presa dai suoi affari. Fermiamoci accanto a chi soffre, prendiamoci cura di loro, perché tutti hanno bisogno della luce della Parola di Dio e della gioia del Vangelo. Quanta sofferenza intorno a noi. E soprattutto ascoltiamo a meditiamo la Parola di Dio.  Cari fratelli e sorelle, ricordiamoci sempre che il modo migliore per curare noi stessi, il nostro animo e il nostro spirito, è prendersi cura degli altri. La cura degli altri, a partire dai poveri, sarà la medicina migliore che cura la tua umanità. Ma la cura inizia dall’ascolto comune della Parola di Dio, perché è da lì che nasce la guarigione. E infine, preghiamo sempre perché il mondo ritrovi la via della pace, a cominciare dall’Ucraina, ma anche per tutti quei paesi segnati dalla violenza e dalla guerra. La Parola di Dio, che oggi abbiamo celebrato, sia luce e guida delle nostre giornate, ci sorregga, dia speranza e sia di benedizione per noi, per questa terra e per il mondo intero.


+ Ambrogio Vescovo


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Di seguito:

- la Fotogallery Domenica della Parola 2023

- la news dedicata alla Domenica della Parola 2023: il 22 gennaio