0043 assemblea diocesana 2019 Santa MessaDomenica 18 settembre 2022
Abbazia di Casamari 

Qui il video dell'omelia

Cari fratelli e sorelle,
concludiamo la nostra assemblea con la Celebrazione Eucaristica, perché possiamo gustare la gioia di essere la comunità di Gesù radunata dallo Spirito Santo attorno alla tavola della Parola e del pane di vita eterna. Nessuno di noi è il centro, nessuno il primo, ma tutti siamo fratelli e sorelle che gioiscono di essere parte di un popolo, che nella fatica dei tempi cerca di camminare assieme, lasciandosi guidare dal suo Signore, con umiltà e fiducia, senza egoismi, senza quell’arroganza che divide a rende nemici, consapevoli della nostra fragilità e del nostro bisogno di essere plasmati dal Signore.

Le parole del profeta Amos sono dure, ma svelano la realtà anche del mondo in cui siamo. Sì, la violenza, la guerra, l’ingiustizia, l’arroganza del potere, la smania del denaro e del possesso calpestano anche oggi tanta gente, rendono il mondo di molti un inferno, escludono dal futuro una moltitudine innumerevole di uomini e donne. Guardiamo oltre noi stessi e le nostre fatiche. Guardiamo alla devastazione della guerra, alla chiusura insensata davanti agli immigrati – dall’inizio dell’anno ne sono morti quasi 1300 nel Mediterraneo, senza contare quelli detenuti nei campi della Libia in balia dei trafficanti di esseri umani -, alla solitudine e all’abbandono degli anziani, alle conseguenze della crisi economica su chi già soffre per la mancanza del necessario. Guardiamo anche questa povera terra, deturpata dall’incuria e dall’affarismo. Senza visioni e sogni, cari amici, non si va avanti, e finiremo per rendere invivibile il creato in cui abbiamo la grazia di vivere. Mi chiedo: chi se ne preoccupa? Chi sa guardare al futuro per non rimanere come sempre schiacciati dalle emergenze, ovviamente mai previste? Così doveva essere anche il mondo del profeta Amos, che parlava già allora di violenza e ingiustizia contro i poveri e contro la terra.

Ma noi, cari fratelli, che c’entriamo con tutto questo? Non siamo qui per occuparci di noi stessi e del nostro gregge? Non dobbiamo parlare dell’Eucaristia? Sì, è vero. Ma la tavola dell’Eucaristia è piantata nel mondo, come fu quella prima volta in cui Gesù prese il pane e il calice e li rese suo corpo e suo sangue, cioè li rese quella croce che porta su di sé le sofferenze del mondo e che anela alla resurrezione, nella quale egli ci ha preceduto. “Fate questo in memoria di me”. Questo invito rende presente non solo il Signore, ma tutta la sua vicenda terrena, la sua passione e morte, il dramma della violenza e dell’ingiustizia, perché da essa ne venga una vita nuova.

E tu dove sei? Non basta stare nel proprio gruppo, difendere le proprie convinzioni, crogiolarsi dei propri successi o rattristarsi degli insuccessi, lamentarsi perché gli altri non ti capiscono o non apprezzano abbastanza le tue idee. Oggi viene affidata a ciascuno di noi una missione, che è quella della Chiesa: essere nel mondo luce di speranza, essere in mezzo alla gente Vangelo di pace, spendere te stesso con gli altri, togliere gli steccati che hai messo tra te e gli altri, soprattutto tra te e i poveri, che ti vorrei ricordare essere i privilegiati di Dio. E ricordati anche che la ricchezza spesa solo per sé contiene sempre un principio di disonestà, come Gesù ebbe a dire parlando della “disonesta ricchezza”, perché provoca ingiustizia, accresce la disuguaglianza e la distanza con i poveri. La parabola del povero Lazzaro e del ricco ce lo ricorderà poco più avanti nel Vangelo di Luca! E poi “non si può servire Dio e la ricchezza!”.

Questa tavola, attorno a cui siamo radunati, manifesta l’amore gratuito di un Dio che si è fatto dono per noi. Attorno ad essa ci siamo noi, ma con noi si raccolgono tutti coloro che conosciamo, anche chi ci frequenta saltuariamente o chi oggi non è qui perché malato o anziano, o forse non ti sei preoccupato di invitare personalmente. E’ la tavola della fraternità, dove tutti possiamo essere sfamati da quel cibo di vita eterna e da quella Parola luce per i nostri passi, di cui abbiamo bisogno. Assumiti l’impegno gioioso di allargare questa tavola, perché possano prendere posto in tanti, conosciuti e sconosciuti. E da essa nascano solidarietà, fraternità, condivisione, pace. Non restringiamo mai i confini di questa tavola, perché sarebbe come privare di un cibo che sazia la fame di vita e di amore dell’umanità. Cerchiamo tutti, con fedeltà e pazienza, i modi possibili perché essa diventi davvero il luogo dell’incontro, della gioia della festa, di una ritrovata unità attorno a Gesù, pastore buono della nostra vita. Il mondo ha bisogno del sapore di questo pane!
E infine, ringraziamo il Signore, perché, nonostante il nostro peccato, ci accoglie sempre nella sua casa, per non privarci della gioia di essere ancora e sempre il suo popolo. E continuiamo a pregare per la pace in Ucraina e nel mondo, perché si aprano spazi di dialogo, unica via alla pace. Cari fratelli e sorelle, grazie per la vostra presenza in questi giorni, segno del desiderio di costruire insieme l’unità di questo nostro popolo, consapevoli della nostra pochezza, ma anche della sovrabbondanza della grazia di Dio. Il mandato che daremo ai Mediatori, ai facilitatori e ai catechisti vuole essere una conferma e un invio ad aiutarci a vivere il Cammino sinodale in uno spirito comune e fraterno. Grazie per il vostro impegno fedele. Grazie ai sacerdoti, ai consacrati e consacrate che camminano con il nostro popolo. Siate sempre uomini e donne di Dio! E infine, grazie al Padre Abate Loreto e alla comunità monastica di Casamari, che sempre ci accoglie con generosità e disponibilità. Siate sempre segno della presenza del Signore in questa nostra terra e nel mondo!
Amen


+ Ambrogio Vescovo 


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E' disponibile anche la versione video: 
- nella sezione massmedia https://massmedia.diocesifrosinone.it/video-vescovo/video-vescovo/assemblea-diocesana-2022-omelia-del-vescovo.html
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Si legga anche:

- la news dedicata Assemblea Diocesana: 17 e 18 settembre 2022

- il testo della riflessione del Vescovo Camminare insieme in un tempo di fatica e sofferenza