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XXXIII domenica del Tempo ordinario
Cattedrale – Frosinone
 
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Cari fratelli e sorelle, siamo ormai verso la fine dell’anno liturgico, la domenica che precede la festa di Cristo Re, in riconosceremo il Signore re dell’universo. Proprio in questa domenica papa Francesco ha stabilito che si celebrasse in tutta la Chiesa la Giornata mondiale dei poveri. Infatti, proprio loro saranno i primi a prendere parte al Regno di Dio; loro avranno i primi posti, perché sono i privilegiati di Dio, coloro di cui Egli anzitutto si prende cura. E con loro possiamo esserci anche noi se, come annuncia il vangelo di Matteo al capitolo 25, saremo stati solleciti e solidali nei loro confronti. Infatti, saremo tutti giudicati da Dio sull’amore per i poveri. In questo tempo tanti hanno bussato alle porte delle nostre comunità e, pur con i nostri limiti e le nostre paure, abbiamo cercato di rispondere al loro bisogno. Ringraziamo il Signore che ci ha premesso di vivere questo amore in maniera concreta. Ringrazio tutti coloro, cristiani o no, che hanno vissuto un senso di solidarietà e di vicinanza verso i tanti che in questi mesi si sono trovati nella necessità di chiedere il loro aiuto e segni di amore, di vicinanza, come ad esempio gli anziani, i malati, i più deboli. Anche costoro, come noi, forse senza saperlo, ci siamo trovati a far parte di quel “popolo di umili e di poveri”, di cui parla il profeta Sofonia, il popolo amato dal Signore, il popolo del presente e del futuro.

Oggi abbiamo ascoltato un Vangelo sorprendente, nel quale vediamo quanto sia grande l’amore di Dio per noi. Egli infatti affida a tutti, nessuno escluso, dei talenti. Non siamo tutti uguali né tutti abbiamo lo stesso numero di talenti, ma a nessuno il Signore fa mancare la ricchezza dei suoi doni. Se pensiamo che un talento equivaleva a circa la paga di diciotto anni di lavoro, ci rendiamo conto di quanto sia immenso il tesoro che quel padrone lascia a suoi servi, anche a colui a cui dà un solo talento. In un mondo di uomini e donne che spesso pretendono dagli altri e a volte poco sanno dare, dove il calcolo e la misura sembrano diventate la regola di vita, la generosità di Dio ci stupisce e diviene una domanda per tutti: come mettere a frutto i talenti che il Signore ci ha affidato? Molti lo hanno fatto in questo tempo. Altri si sono solo arrabbiati, lamentati, se la sono presa con gli altri, come se ci fosse un colpevole di questa terribile pandemia. Ma a tutti il Signore ha dato almeno un talento. Abbiamo coscienza di questo dono? E poi che ne abbiamo fatto? Forse la paura ce lo ha fatto sotterrare? Abbiamo pensato, soprattutto oggi, che l’unica preoccupazione fosse mettere in salvo noi stessi?
Quei servi avrebbero tutti avuto il tempo e le possibilità di mettere a frutto i talenti ricevuti. E così avvenne per i primi, coloro che avevano ricevuto di più. Misero a frutto i talenti e ne guadagnarono altrettanti: chi cinque altri cinque, chi due altri due. Le parole del padrone potrebbero stupirci. Infatti, egli dice ai servi: “Sei stato fedele nel poco, ti darà potere su molto. Prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Il Signore non chiede cose impossibili. Potremmo dire che in un certo senso si accontenta anche del “poco” che ognuno di noi può dare, non più di quanto ha ricevuto. Anche il più povero tra noi può dare qualcosa agli altri! Ciò che conta infatti è non tenere per se stessi, non vivere nella paura di dare, di voler bene, di condividere. Il mondo sembra dominato dalla paura di dare. Per questo si tiene per se stessi, si allontanano i poveri, ci si scontra con chi è diverso da noi, si crede di conservare il proprio benessere escludendo gli altri. Ricordiamo sempre che la gioia è nel dare più che nel ricevere. Infatti, solo i primi due servi potranno prendere parte alla gioia del loro padrone! Dio ha condiviso con noi la sua stessa vita, ci comunica senza misura il suo amore, riversa nel nostro mondo l’abbondanza dei suoi doni.

Forse per quel poco che ognuno di noi ha fatto si è ritrovato con tanti talenti ed è stato nell’abbondanza. La generosità e la larghezza della misericordia di Dio, che dona a tutti i suoi talenti senza distinzione, perché tutti abbiano la possibilità di gustare la gioia del dare, siano per noi di ammonizione, perché non gettiamo via per incoscienza e non nascondiamo per paura quanto egli ha affidato alle nostre mani. Oggi vorremo mettere a frutto i talenti a partire dalla preghiera insistente, perché cessi questa pandemia. Affidammo al Signore e alla Vergine Maria qui venerata i malati, coloro che li curano, gli anziani, i bisognosi, i poveri, i profughi che fuggono da guerre e miseria, i piccoli e i giovani, noi tutti, perché siamo preservati dall’amore di Dio. E grazie, Signore nostro unico re, per il dono dei tuoi talenti!

+ Ambrogio Vescovo

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