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Mercoledì 30 settembre 2020
Auditorium Diocesano - Frosinone
Incontro ambiente e migrazioni001




Il titolo scelto indica una connessione credo nota a tutti. Il mondo è fatto di migrazioni. I popoli si spostano, emigrano, cercano approdi altrove rispetto al luogo di nascita. Questa è sempre stata la storia, e il nostro paese lo ha sempre sperimentato nella sua storia vicina e lontana. Anche l’Italia è stata attraversata da continue migrazioni e a nostra volta abbiamo invaso il mondo con migranti del nostro paese. Un libro non recentissimo (1994) “Atlas Historique des Migrations” descrive molto bene questo fenomeno cominciando da 3,3 milioni di anni fa fino al 1990. Il problema se mai rimane come governare le migrazioni. Ma su questo si ragiona e si progetta; non basta prendersela con chi arriva in Europa e perseguire politiche di chiusura e di rifiuto. E vediamo la fatica ad assumersi questo compito in maniera solidale in Europa. Nessun vantaggio ne avrà chi difende solo stesso e i suoi confini, perché i migranti hanno sempre oltrepassato confini e muri di ogni genere. Il progetto dei “Corridoi umanitari” della Comunità di sant’Egidio, condiviso con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e la CEI, che prevede arrivi sicuri di profughi da Libano e Etiopia, e ora anche da Lesbo, dovrebbe essere preso a modello dagli stati europei, come hanno fatto l’Italia anzitutto, la Francia, il Belgio e la piccola Andorra.

Oggi migrazioni e ambiente sono ancor più connessi che nel passato a causa del cambiamento climatico e delle sue disastrose conseguenze. “Grido della terra e grido dei poveri” sono connessi, come ha scritto papa Francesco nella Laudato sì’. Tutto è connesso. Lo vediamo in questo tempo difficile di dolore e morte. Un virus venuto da lontano sta attraversando confini e paesi. Non ha chiesto il permesso di soggiorno a nessuno, ha raggiunto persone di ogni condizione sociale. L’unica differenza è che almeno noi possiamo provare a curarci, altri neppure se lo possono permettere. Abbiamo scoperto una verità che ci accomuna: siamo fragili e deboli. Direbbe la Bibbia con saggezza: siamo fatti di polvere della terra. E per questo siamo tutti parte dell’unica famiglia umana, che non si distingue in razze, e che deve cercare di vivere insieme nella diversità. Ciò non significa rinunciare alla propria cultura, anzi che nella nostra diversità si dovrebbero trovare le vie e i modi per vivere pacificamente con gli altri. Non sono del tutto convinto che questa coscienza sia patrimonio di molti, visto che a volte hanno prevalso arroganza, superficialità negazionismo, recriminazione, ricerca del colpevole, atteggiamenti che creano solo una società dove per la paura e la rabbia aumentano l’astio, la divisione e la violenza.

Veniamo a noi. In Italia ci sono ancora 41 SIN (Siti di Interesse Nazionale) che devono essere bonificati, da nord a sud. Noi siamo in uno di questi, la Valle del Sacco. Ma ne parlerà il prof. Masullo. Vorrei solo augurarmi un salto di civiltà nella cura della casa comune, che ci circonda. Raccolta differenziata, energia verde, interventi mirati per bonificare e proteggere questa bella terra. Mi chiedo: esiste una coscienza matura della drammaticità del futuro che stiamo preparando se non prendiamo provvedimenti seri e severi e se non assumiamo stili di vita responsabili e comuni? Oppure stiamo ancora a litigare fra noi su questioni del tutto secondarie, senza una visione del futuro della nostra terra e su quello che lasceremo in eredità alle giovani generazioni oppure per mettere il sigillo su una iniziativa piuttosto che su un’altra tanto per affermare il nostro potere? O vorremmo lasciare che la criminalità organizzata continui a interessarsi dello smaltimento dei rifiuti? Nel nostro piccolo come Diocesi stiamo lavorando per permettere ai grandi edifici di proprietà della diocesi di funzionare solo con energia solare dal prossimo anno. E poi, come voi sapete, con Diaconia abbiamo sviluppato diversi progetti che favoriscano uno sviluppo sostenibile, sia nel campo dell’agricoltura circolare che della raccolta differenziata del RAEE e degli olii esausti. Infine: ho fiducia in chi ci amministra, perché si faccia carico di una visione non ristretta al suo mandato elettorale, per interventi strutturali veri e continui nel tempo, non palliativi. Già nel 2010 feci un tavolo con le istituzioni della società civile e della politica sulla Valle del Sacco, ma chi doveva portare avanti il progetto non fece assolutamente nulla! Ho fiducia a anche nei giovani, che mi sembra siano più sensibili a questi temi. Spero che la loro sensibilità si trasformi in impegno per il futuro.


† Ambrogio Spreafico


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Si legga anche l'articolo dedicato, cliccando su Incontro su "Ambiente e migrazioni"

Cliccando su questo link è disponibile il video realizzato da ExtraTV

L'articolo pubblicato su
pdfAvvenire-Lazio-7_04-Ottobre-2020.pdf