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Anche quest'anno don Salvatore ha inviato il suo consueto "Messaggio alla città" in occasione della festa dei Santi Patroni Silverio e Ormisda.
Vi segnaliamo l'intero testo.
                                                                                                


                                                                                                 Frosinone, 20 giugno 2008
  


vescovoboccaccio.jpgFratelli carissimi,

impedito di partecipare fisicamente alle celebrazioni previste per la festa dei Santi patroni Ormisda e Silverio, ho voluto affidare a queste righe il compito di trasmettervi il mio consueto messaggio alla città insieme al mio affettuoso saluto e alla mia benedizione.

L’odierna circostanza ci offre, ancora  quest’anno,  l'opportunità di rivolgere uno sguardo d'amore sulla nostra città e di guardare alle sue problematiche  tenendo lo sguardo fisso sulla coraggiosa testimonianza di valori umani e cristiani   che da secoli ci accompagna e ci sprona, consapevoli che la comunità cristiana  non ha il diritto di sentirsi estranea dalla più ampia comunità civile ma, al contrario, si sente coinvolta in maniera protagonista nella ricerca del bene comune, nel rispetto della persona, nella costruzione di una città per l'uomo, nel servizio alle fasce più deboli e bisognose di attenzione.

La forzata convalescenza che sto trascorrendo in ospedale, mi ha dato il tempo per riflettere a lungo e l’opportunità di tradurre la mia riflessione in preghiera nella consapevolezza che “ se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori”.


Mi passano nell’anima le difficoltà oggettive che gravano sul nostro quotidiano. Prime fra tutte: la grave crisi di valori etici che non ha risparmiato questa terra e la grave insicurezza economica e sociale che sta prostrando la vita delle nostre famiglie e frustrando le speranze dei nostri giovani.

Penso alla solitudine, divenuta anche da noi una “malattia sociale”, e ne considero con grave preoccupazione le conseguenze: il dilagare dei suicidi, il crescente uso di sostanze stupefacenti anche tra i giovanissimi.

Penso al fenomeno grave dell’usura, al bullismo giovanile…alle tante, troppe, bare bianche, risultato spesso di una concezione effimera della vita che vede la velocità e lo sballo come medicina alla noia dell’esistere o come via di fuga da un qualunquismo massificante .

Penso che il mercoledì, qui in ospedale, non lontano dalla mia stanza, vengono uccisi, con l’aborto, i bambini ritenuti scomodi, esseri innocenti ed inermi a cui viene negato anche il nome e la dignità di uomo.

Mi fa male l’indifferenza di troppi verso gli ultimi, i piccoli, i poveri, i disperati, …verso chi, anche qui da noi, non ha voce per accampare diritti.

L’esempio dei Santi pontefici Ormisda e Silverio ci chiede, anche oggi, una fede senza compromessi, una fede forte che non si spaventa, una fede che non sia un abito da indossare nei giorni di festa, per coprire comportamenti infedeli; ci chiede una fede che, anche a costo del sacrificio della vita, non sia pavida e coinvolga integralmente l’esistenza.

La perenne novità del Vangelo, che noi cristiani di Frosinone siamo chiamati a testimoniare con la coerenza di Silverio e con la radicalità di Ormisda,  “urget” – ci spinge all’ impegno personale e comunitario per sostenere tutte queste situazioni, attraverso
una azione coerente finalizzata al vero bene della Polis senza clientelismo e senza facili demagogie.

Il vescovo, il presbiterio, i cristiani tutti, non possono sentirsi estranei a questa
realtà di cose: il Regno di Dio viene con il coinvolgimento di tutti i figli di Dio che si sporcano le mani con la storia.  La Chiesa esperta di umanità, non può sottrarsi al compito di essere serva dell’umanità anche a Frosinone.

E’ evidente che ci sarebbe bisogno di unire gli sforzi di quanti, per scelta o per dovere sono responsabili della comunità e mettere  in sinergia efficace  mezzi, capacità e conoscenze, per risolvere le questioni che tanti angustiano.  La Chiesa non vuole sostituirsi a chi ha il compito istituzionale di provvedere ma vuole collaborare, affiancare, mettersi al servizio. Questa  diocesi di Frosinone – Veroli –
Ferentino dichiara apertamente il suo impegno a collaborare con tutti per  alleviare le ferite di tanti nostri fratelli che soffrono amaramente. Ribadisco qui la mia certezza che “Insieme si può”.

Chiedo a
lle istituzioni politiche e sociali, pur nella necessaria dialettica delle idee, di superare interessi particolari per cercare il vero bene dei cittadini, chiedo alle realtà imprenditoriali di posporre l’interesse economico al bene e alla dignità dei lavoratori perché a tutti sia garantito il diritto al lavoro e al giusto salario.

Ai miei preti, agli operatori pastorali e a tutti gli uomini di buona volontà  di questa città e di questa diocesi chiedo di osare vie nuove di evangelizzazione e promozione umana: andate per le strade ad incontrare l'uomo che cammina affannato dietro i tanti problemi che lo assillano; ascoltate il suo grido disperato, date  a tutti la sconvolgente Buona Notizia di Gesù, affinché mente si continua a servire con rispetto l'esistente, al contempo, si esca dal tempio si entri nei gangli vitali della Città, per le strade, nei luoghi di ritrovo, nei locali di basso profilo, accanto all'operaio ed al ricco, al dotto ed all'umile, al giovane ed all'anziano.... perché tutti sono bisognosi di Gesù e di Vangelo.

Prima di concludere, colgo l’occasione per ringraziare tutta la comunità cittadina e diocesana, per le preghiere e gli attestati di affetto che mi stanno accompagnando in questo tempo di prova. Da parte mia ribadisco il mio totale abbandono alla volontà del Padre e la mia totale disponibilità a servire questa Chiesa di Frosinone – Veroli – Ferentino nei modi che il Signore mi concederà.

 

Vi benedico di tutto cuore e vi ribadisco che insieme possiamo cambiare in meglio la nostra Città e il nostro territorio; insieme possiamo costruire il Regno di Dio… insieme si può ! 



Salvatore Boccaccio
    Vescovo

 

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