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( 7 dicembre 2005 Parrocchia Sacro Cuore Frosinone)

L'invocazione dello Spirito Santo affinché, per il Ministero della Chiesa, l'imposizione delle mani del Vescovo, venga concesso a Tonino e Davide la partecipazione al  primo grado dell'ordine sacro, con il Diaconato, s'incentra nella liturgia dell'Avvento e nella contemplazione del dono al mondo di Maria Immacolata, vergine madre del Signore Gesù Cristo e nostra!

Difatti dalla Parola di Dio che la Chiesa offre alla nostra meditazione, come guida ai nostri passi e luce del nostro cammino, promana una grande luce che ci illumina in modo straordinario.

Anzitutto in tutte e tre le letture viene esaltata l'obbedienza al Padre, che la vecchia Eva ed il vecchio Adamo non hanno saputo cogliere come "dono" da godere e che, invece, la nuova Eva ed il nuovo Adamo comprendono molto bene e vi si abbandonano fiduciosi.

Mi risuona accanto all'eccomi di Maria l'eccomi del Figlio Eterno: " allora ho detto, Ecco io vengo a fare la tua volontà" (  Ebrei 10, 9).

Mi commuove pensare alla Serva di Iavè che educa suo figlio ad essere l' Ebed  Iave, il servo di Dio  e penso a me, a voi che dovremmo apprendere questa obedienzialità proprio da Lei, la piccola Ancella del Signore.

Non è facile comprendere immediatamente che l'obbedienza proposta dal Padre di Gesù Cristo "che ci ha scelti per essere santi e immacolati al suo cospetto" ( Ef. 1, 4)  è la medesima obbedienza richiesta ai progenitori, a Maria, a noi.

Abitualmente, infatti,  si intende l'obbedienza in maniera riduttiva, come una sequenza di indicazioni filtrate dalla autorità, necessaria per l'organizzazione e la distribuzione dei compiti.

Purtroppo è lontano il collegamento alla Parola di Dio, cui fare riferimento immediatamente e perciò lungi da essere l'obbedienza delle fede si riduce ad essere una mediazione organizzativa e sociale.

L'obbedienza della fede è invece da cogliere come un invito ad amare ed entrare in Comunione, in Alleanza con Lui per realizzare il suo piano. Non solo, l'obbedienza dono d'amore fonda  tutte le nostre relazioni: anzitutto con Lui, il nostro Abba! Siamo i suoi figli amati, sognati, desiderati, attesi prima ancora della creazione del mondo  (Ef 1, 4);  poi con Gesù Cristo e, in Lui, con tutti i nostri fratelli coeredi come noi del dono di luce e benedizione del cielo ( Ef.1, 11) ed anche con la stessa natura che "ancora geme, quasi le doglie del parto, in attesa della rivelazione dei figli di Dio ( Rm. 8, 19).

 

Per la nostra meditazione ai Presbiteri, Laici e Consacrati è importante che ci fermiamo per interrogarci quale è realmente la nostra relazione con il Padre di Gesù Cristo, il Papà che ci ama, con i nostri fratelli, con le scelte della vita quotidiana, in una piena obedienzialità d'amore.

 

Da qui l'invito pressante della Diocesi ad avere lo sguardo fisso su Gesù e vivere come Lui nelle vicende della nostra storia, quanto  Egli stesso nel Vangelo, sua Parola vivente, ci insegna  per  poter dire in ogni evento: "sono il servo del Signore, eccomi a fare la tua volontà!" ( Ebrei 10, 8).

 

Continuando la nostra contemplazione, siamo investiti da un' altra grande luce: "la Nube  luminosa che adombra." ( lc. 1, 35)

I  Padri hanno sempre identificato la Nube con lo Spirito Santo che, nel mistero, rende feconda Maria.

 

L'antica e la nuova Eva, erano Vergini, libere dal fomite del peccato, capaci di amare e vivere per sempre - sottolineano i Padri - e tuttavia una si è lasciata vincere da una vampa di onnipotenza, di autorefernzialità, di soddisfazione di ciò che piaceva:"Essa vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi, desiderabile per acquistare saggezza e ne mangiò Lei e suo marito (Gn. 3,6); l'altra, invece, si abbandona al Progetto di Dio, sebbene essa stessa ne avesse già uno suo: "come è possibile, non conosco uomo!".

Una si è lasciata abbindolare da un astuto angelo con  equivoche proposte; l'altra ascolta in profondità l'Angelo Anunziatore, e si dichiara Serva del Signore.

 

Anche in questo quadro il problema è delle relazioni: per Eva e Adamo, saltata la relazione con Dio, quel Padre affettuoso che conversava e, addirittura passeggiava accanto a loro alla brezza del meriggio (Genesi 3, 9-10).

Poi, con questa, è saltata la relazione con la natura affidata loro perché la coltivassero e la relazione con l'altro. La brutta vicenda di Caino riempie di tristezza i primi giorni della creazione.

 

Per La Vergine Maria la stretta relazione con Dio si concretizza in un dono d'amore che illumina ogni sua scelta ed è per amore che obbedisce, sceglie il piano di Dio, ascolta la Parola e la mette in pratica! ( lc 8, 21)

 

Il dono d'amore di Maria, diventa così dono di sé, diventa amore crocifisso e proprio per questo fecondo.

La  verginità per il Regno, la castità del cuore, non si può limitare ad un fatto fisico di astensione: o è un dono che rende feconda la nostra vita di presbiteri consacrati all'Amore, con un cuore indiviso, che non condivide con nessuno altro la dedizione a Lui e a tutti i fratelli, o è una terribile sofferenza, insopportabile; un inferno anticipato e, soprattutto inutile. Non a tutti è dato di comprenderlo (Mt. 19,12) è vero, ma beati voi che volete vedere e capire!

 

Nell'immaginetta- ricordo di questo evento voi avete chiesto a Santa Maria "di ottenervi un cuore puro e limpido, che non si ripieghi ad assaporare le proprie tristezze, un cuore fedele, dolce ed umile che ami senza esigere di essere riamato, un cuore grande ed indomabile in cui nessuno possa rapire, neanche una piccola parte, di quanto spetta solo a Gesù ed ai fratelli tutti, anzi un cuore ferito con una piaga d'amore  per quanti soffrono e sono lontani."

 

E' un progetto stupendo che però - proprio come dice Gesù - deve essere messo in pratica.

Vi consegno perciò il Vangelo di Cristo perché ne diventiate annunziatori: siate fedelmente coerenti con la fede e con la vita di ogni giorno con ciò che annunziate.

In comunione con il Vescovo osate vie nuove di evangelizzazione; andate per le strade ad incontrare l'uomo che cammina affannato dietro i tanti problemi che lo assillano; ascoltate il suo grido disperato, date  a tutti la sconvolgente Buona Notizia di Gesù.

La diocesi ha aperto a Nuovi Orizzonti affinché mente si continua a servire con rispetto l'esistente, al contempo, si esca dal tempio si entri nei gangli vitali della città, per le strade, nei luoghi di ritrovo, nei locali di basso profilo, accanto all'operaio ed al ricco proprietario; al dotto ed all'umile; al giovane ed all'anziano.... perché tutti sono bisognosi della Parola che Salva. Riceverete la Parola per annunziarla nell'Assemblea dei fedeli e, obbedienti ad essa, andate "in tutto il mondo!"

Vi consegno l'impegno della liturgia delle ore per sottolineare - a me per primo ed ai miei fratelli presbiteri - che l'efficacia della nostra pastorale risiede soprattutto nella preghiera.

Vi consegno i piccoli ed i poveri perché possiate far sperimentare loro la tenerezza ( elemosine) di Dio che si fa premura delle loro necessità attraverso di voi: non accontentatevi di sopperire ai loro bisogni primari ma andate oltre per dare anche a loro, come faceva il diacono Stefano, la gioia della Parola di Dio!

Vi  consegno con il servizio all'altare l'impegno liturgico, con la raccomandazione pressante che lo stare a contato con il Corpo ed il Sangue di Cristo non si limiti al mero ritualismo ma conformi a Lui tutta la vostra vita.

Vi consegno infine l'impegno della testimonianza. Con la vostra vita obbediente, casta, sobria e gioiosa siate una sconcertante profezia al mondo annunziando che ciò che conta è Amare, donare, abbandonarsi nelle braccia di Papà.

 

 

+ Salvatore Boccaccio

Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino

 

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