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"Gli occhi di tutti erano fissi su di Lui". ( Lc. 4, 20)

Anche  noi abbiamo deciso di tenere lo sguardo fisso su Gesù: in modo particolare noi presbiteri perché, lo sappiamo bene, la nostra vitalità e fecondità di pastori, nasce e si rafforza proprio nella stretta unione con Gesù.

"Uniti a Lui come il tralcio alla vite": il Vangelo che questa sera proclameremo alla nostra gente, dopo il racconto della lavanda dei piedi, riferisce la struggente parabola della vite e i tralci:  "Io sono la  vera vite - dice Gesù - voi siete i tralci, rimanete uniti a me: chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto perché senza di me non potete fare nulla" (Gv. 15,5).

Ricordo che, in una Lettera a noi Presbiteri per il Giovedì Santo, il Papa Giovanni Paolo II, ci esortava ripetendo l'appello di Gesù: "...rimanete uniti a me, senza di me non potete fare nulla", ed aggiungeva: "cerchiamo di rinnovare in modo particolare questa consapevolezza ed insieme la disposizione indispensabile per poter rimanere uniti a Cristo, sotto il soffio dello Spirito di Verità, e poter recare un frutto abbondante nella vigna di Dio".

Era preoccupato, il Papa, per  i gravissimi e molteplici problemi che si addensavano sulla Chiesa e non vedeva altra soluzione che nell'abbandono fiducioso al Signore Gesù Cristo Via, Verità, Vita: "In manus tuas".

Non la politica, non l'economia, non una filosofia, né una dottrina: ma Gesù Cristo è la salvezza dell'uomo.

Permettetemi ora, cari confratelli, di parteciparvi anche la mia preoccupazione di Pastore di questa chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino,  la vigna del Signore nella quale siamo stati inviati come operai, dal Padre che è il vignaiolo.

In realtà "La nostra gente, quasi dovunque, continua a chiedere il battesimo, la comunione e la cresima per i propri figli; vuole celebrare il matrimonio in chiesa ed esige la sepoltura religiosa..." - scrivo nella Lettera pastorale chi è Gesù per te ed aggiungo - "...ma quanti sono consapevoli degli impegni di vita cristiana  che conseguono?" (cfr. Lettera n. 9)

Il mio grido di allarme che ormai da diversi anni sto lanciando, accolto all'inizio forse con una certa insofferenza, non si riferisce assolutamente al fatto che la gente diminuisca nella frequenza alle nostre Comunità cristiane ma, molto più grave, si riferisce alla perdita tra i nostri fedeli della identità cristiana, ridotta a formali gesti staccati dalla vita: alla perdita del senso soprannaturale della vita; alla perdita dei valori, della Fede nell'azione della Grazia.

 

I Teologi ci dicono che assieme alle Verità di fede da credere si esige anche la Fede con la quale vi si crede  ( fides quae et fides qua).

Da noi le Verità di Fede, più o meno, forse sono ancora salve; ma la Fede di "come si crede" è incrinata, vacillante, spesso assente.

Come vedete, il rimedio non può essere nelle parole perchè non sono più credute, ma nella testimonianza; la storia del cieco nato, dei due di Emmaus in fuga, lo dice chiaramente ( cfr. Lettera, nn 5-8).

È indispensabile, allora, ricostruire la relazione vera con Gesù in ciascuno dei nostri fedeli, non più in massa, ma persona per persona; faccia a faccia;  cuore a cuore.

Dobbiamo noi presbiteri, pastori del gregge, operai nella vigna convertirci per primi; fare noi l' esperienza di Gesù, con lo sguardo fisso su di Lui, per poterle far fare ai nostri fratelli (cfr. Ebrei, 12, 1-13).

Nella Lettera Pastorale credo di aver incentrato tutto sulla esigenza di conversione che individuo nell'ascolto della Parola di Dio.

 

In religioso ascolto della Parola di Dio nella liturgia del Giovedì Santo, trovo una linea semplice di conversione assieme ad alcune proposte concrete di pastorale attiva che ripropongo a me ed a voi cari fratelli.

 

La linea di conversione: dall'ascolto l'invito ad essere una sola cosa con il Signore:Unum esse, unum velle, unum operari cum Christo!

-         Il profeta Isaia descrive l'Unto del Signore indicandone le caratteristiche e lo stile.

-         Gesù attaglia su di sé la figura  del Messia, dell' Unto del Signore e, davanti a tutti, dichiara,  quasi con un manifesto programmatico, la sua missione nel mondo.

-         Io presbitero, di conseguenza, in stretta comunione con Gesù, dovrò realizzare nella mia persona la profezia del Messia, Unto di Dio. Di fatto l'ordinazione presbiterale, con la unzione crismale, mi ha reso idoneo ad esserlo non solo nell'amministrazione dei sacramenti, ma nella vita. Ma non è automatico: lo devo scegliere!

 

Questa è la nostra libertà non un  "si" formale, ma il SI della vita, il Si di Maria.

Fratelli amati, come sento vivo l'anelito di Gesù, "ho desiderato ardentemente mangiare questa pasqua con voi..." espresso teneramente mentre si faceva carne e sangue che consegnava ai discepoli nel Cenacolo, con l'attesa trepida del loro SI generoso. Oggi, nell' Oggi di Dio, anche a noi viene partecipato quell'anelito che cerca il nostro SI.

Quanto mi dispiace e quanto è amaro per me riconoscere che in assenza di questo SI, assunzione coraggiosa di coscienza e di responsabilità, l'alternativa, dolorosamente, è di essere solo prete mercenario. La nostra gente non lo merita, vuole vedere in noi Gesù, il pastore buono attento e rispettoso delle sue pecorelle. Lo sguardo di tutti è fisso su di noi: tutti vogliono vederci preti santi che pregano e vivono sobriamente; preti che fanno crescere il gregge, non lo strumentalizza; vogliono vedere in  ciascuno di noi Gesù servo di Dio e della Chiesa preoccupati più dei fratelli che di noi stessi o dei nostri interessi.


Alcune proposte concrete di pastorale dalle Letture della Liturgia:

Mettere al primo posto i piccoli, i poveri, gli ultimi: i poveri di pane, di denaro, di casa, di amicizia, di amore. Ma anche poveri di salute, di serenità, di pace, di fiducia, di Grazia di Dio.  Cosa deve finalmente cambiare nella mia vita per essere servo dei poveri?

                              ( dalla Ia Lettura e dal Vangelo, cfr. anche Lettera n.12)

"Lavare i piedi" dei fratelli, significa liberarli dal male, dal peccato, dai pregiudizi, dall'egoismo, dalla miopia spirituale, dalla indifferenza, dalla sfiducia... quanto devo pregare per lavare bene i piedi doloranti dei miei fratelli? ( dal Vangelo della Coena Domini  cfr Lettera n. 21-22 e 23-25)

"Fate questo in memoria di me" non è un rito, è la nostra stessa vita che si tuffa nella vita di Gesù.

Farsi con Gesù e per mezzo di Gesù  carne e sangue  cioè "farsi mangiare" dai fratelli!

Tutto questo ci chiede Gesù stesso quando dice: "rimanete in me, perché senza di me non portate frutto...." Cosa deve cambiare della mia vita perché sia tutta offerta viva unita alla Croce di Gesù?  (dalla IIa Lettura)..

 

Tra poco, cari fratelli, rinnoveremo le nostre promesse sacerdotali, un giorno consegnate nelle mani del vescovo: io per primo voglio dare al Signore la mia vita per la nostra Chiesa Diocesana; senza remore, senza paura o rimpianti. Vi chiedo di consegnarci insieme al Signore.

 

Voi sorelle consacrate e voi fratelli Laici impegnati che condividete tanto della nostra vita presbiterale nelle nostre parrocchie, aiutateci ad essere assieme a voi dono e servizio per la nostra Chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino

 

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