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Lettera Pastorale del Vescovo

per la celebrazione dell'anno dell'Eucaristia

 

  

 

lastsupperIntroduzione

 

            Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha indetto per il 2004-2005 un Anno Eucaristico, per sollecitare tutta la cristianità a vivere «il giorno del Signore» non come un obbligo da osservare, ma come un grande amore da ritrovare.

 

            La Chiesa Italiana per favorire la riflessione e la conversione necessaria in tutte le Diocesi, ha organizzato a Bari, dal 22 al 29 maggio 2005, un grande Congresso Eucaristico Nazionale, incentrato proprio sul tema sottolineato dal Papa: «Senza la Domenica non possiamo vivere».

 

            Del resto anche noi, nella nostra Diocesi, già nel mese di settembre appena trascorso, abbiamo celebrato il Convegno Diocesano dal suggestivo titolo: «Viviamo il Giorno del Signore - dalla comunione alla missione». È stato intenzionale scegliere l'invito «viviamo», perché volevamo andare oltre l'interpretazione corrente che il giorno del Signore si possa ridurre ad andare a Messa! «Vivere», invece, sottolinea un rapporto, una relazione, una partecipazione che non si può limitare ad un tempo, perché è tutta la vita che deve essere coinvolta.

 

            Dopo cinque anni vissuti con voi, considerando il lavoro sul piano pastorale che tutti, sacerdoti, laici e religiosi/e, abbiamo svolto nel campo del Signore, possiamo guardare alla nostra Diocesi con soddisfazione e con tanta speranza. Difatti raccogliendo l'eredità di quanti negli anni trascorsi si sono prodigati generosamente per il Regno di Dio, proprio grazie ad essi, abbiamo potuto dare continuità al piano pastorale e trovare nuove energie e nuove prospettive.

 

            Da Vescovo, pastore attento al bene della nostra Chiesa, in un serio lavoro di discernimento con il Presbiterio diocesano, con gli Organismi di Partecipazione, con voi tutti che numerosissimi siete intervenuti al Convegno, credo di poter indicare il nostro cammino per il prossimo quinquennio partendo proprio dall'invito del Convegno 2004: «Viviamo il giorno del Signore: dalla comunione alla missione».

Sarà cura degli Organismi di Partecipazione e dei Centri Pastorali, sviluppare la scansione logica e consequenziale di programma di ciascuno dei prossimi anni.

Già per quest'anno 2004-2005, sono state date dai Centri, indicazioni preziose intorno all'Anno dell'Eucaristia, sviluppando i temi e le prospettive indicate dal Pontefice.

 

            La presente Lettera Pastorale intende offrire spunti e riflessioni di catechesi e di indicazioni pratiche da vivere nelle nostre parrocchie con l'aiuto dei nostri parroci  ai quali fornisco, in allegato alla presente, una traccia di catechesi eucaristica scritta dal Vescovo della diocesi sorella di Sora-Aquino-Pontecorvo, S. E. mons. Luca Brandolini.

 

            Più volte il Vescovo Luca ha offerto ai nostri sacerdoti momenti formativi nelle Assemblee del giovedì; non ultima quella del 9 dicembre appena trascorso, perché tornerà per il prossimo incontro di gennaio.

 

            È molto bello che tra noi Pastori della Ciociaria esista un bel rapporto fraterno di collaborazione reciproca che vorremmo fosse d'esempio per i parroci delle nostre diocesi nel cercare di lavorare insieme; di scambiarci strumenti e sussidi di lavoro e dare così unità al vastissimo territorio della provincia di Frosinone che consta di ben quattro diocesi.

 

            Più volte, nel corso di questa mia Lettera, farò riferimento a loro, i nostri Parroci: perché sono essi i pastori che il Signore ha scelto affinché, in unità tra tutti e con il Vescovo, possano essere «Gesù buon pastore per ciascuno di voi».

 

            Mi piace in questo momento sereno e carico di fiducia esortarvi a lavorare assieme con i vostri sacerdoti, cui rinnovo la mia personale stima, gratitudine ed affetto.

Vi supplico di impegnarvi con loro, in unità profonda con il Signore e tra di voi per vivere in comunione, senza divisioni, separazioni, critiche ed esclusioni che a volte serpeggiano nelle nostre comunità parrocchiali.

Oggi più che mai c'è bisogno della testimonianza della carità entusiastica e generosa di uomini e donne che rinnovano l'Alleanza con Dio per mezzo di Gesù Cristo, aprendosi al servizio e alla missione.

 

Ciò che noi vescovi della provincia di Frosinone vorremmo realizzare nell'Anno dell'Eucaristia, è tentare di ridisegnare l'identità dei cristiani, in modo che la partecipazione al mistero eucaristico contribuisca a comunicare loro la forza dello Spirito, per diventare finalmente testimoni di Gesù morto e risorto.

In secondo luogo vorremmo di conseguenza convincerci ed impegnarci sempre più decisamente nella costruzione di una Chiesa che sia veramente e pienamente «eucaristica»: una chiesa cioè di accoglienza, di dialogo, di oblatività, di comunione, di servizio, di missione.

 

            marianazarethChiedo a Maria Santissima, la Vergine Madre dell'Emanuele che viene a salvarci, di custodire e di benedire la nostra Diocesi, i nostri sacerdoti, i religiosi e le religiose e tutti noi.

L'orizzonte aperto dall'Anno dell'Eucaristia ci richiama dunque a promuovere un'operosità nuova, ampia ed in profondità che sappia coniugare ed armonizzare tra loro le varie dimensioni indispensabili per vivere in Cristo nella Chiesa.

 

            Intendo parlare anzitutto della celebrazione della Messa nelle nostre parrocchie e del santificare il Giorno del Signore. In conseguenza vorrei descrivere la dimensione contemplativa della vita, cioè della spiritualità che ciascuno di noi deve individuare e sperimentare a partire dalla propria condizione di vita intesa come vocazione. In secondo luogo porrei l'accento sulla dimensione della comunione nella vita relazionale in famiglia, nel posto di lavoro o d'incontro amicale vissuta nella comunione. Dobbiamo poi individuare l'irrinunciabile dimensione missionaria intesa come la gioia, anzi il bisogno, di comunicare a tutti l'Amore del Signore! (cfr 1Gv 1, 1.4)

 

Prima Parte: Il Giorno del Signore


«Senza la Domenica non possiamo vivere».


A. Una catechesi sulla celebrazione della Messa.


            Credo sia necessario fermarci un poco sull'affascinante tema della Eucaristia e della celebrazione della Messa per confermare la nostra fede e le nostre convinzioni. Infatti se la Messa è il centro di tutta la vita cristiana, forse ci farà bene una catechesi che approfondisca la dottrina della Chiesa a questo proposito ed arricchisca la nostra fede.

 

            Come ho già accennato, affido questo compito ai nostri parroci, raccomandando loro di cogliere l'opportunità che l'Anno Eucaristico indetto dal Papa ci offre per promuovere, assieme alle tante iniziative liturgiche come le quarant'ore di adorazione o le processioni eucaristiche, dei grandi momenti di catechesi e di approfondimento per i nostri fedeli.

 

            Da parte mia vorrei lasciarvi alcune linee fondamentali ed irrinunciabili, quasi come una schema di catechesi che i Parroci possono avviare e continuare nel tempo.

 

1. L'Eucaristia è incontro con Dio. (Tutta la prima parte della celebrazione eucaristica: è il grande tema dell'Alleanza che Dio attua per noi e con noi. L'Eucaristia, accogliendoci nell'Assemblea, ci educa a saperci incontrare tra noi e a saper essere accoglienti a nostra volta).

2. L'Eucaristia è dialogo. (È la liturgia della Parola, nella quale con le letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli, Dio dialoga con noi e rinnova l'Alleanza).

3. L'eucaristia è vita data. (Offrendosi nel segno del Corpo e del Sangue dato per noi, nel nell'invitarci a fare  "questo" in sua memoria,  Gesù Cristo dona nella liturgia eucaristica se stesso all'uomo e ci chiede di donarci a nostra volta).

4. L'Eucaristia è comunione. (Già nelle culture antiche e nell'esperienza della cena ebraica si ravvisa la cena di Gesù e la nostra comunione con il suo Corpo e il suo Sangue).

5. L'Eucaristia è servizio. (Dalla lavanda dei piedi al donarsi, Gesù dimostra di essere il servo e lo chiede anche a noi).

6. L'Eucaristia è missione. (Andate, la messa è finita, dice solo la fine di un rito, ma - al contempo - indica l' inizio di una missione, come per i discepoli di Emmaus che dopo lo spezzare del pane, corrono a darne l'annunzio).

 

¨             Dalla Cena Pasquale degli Ebrei alla Cena del Signore

 

            Il primo punto di riflessione, parte dalla Cena pasquale degli Ebrei (cfr. Esodo 12) che offrendo a Dio lodi, benedizioni e sacrifici fatti in segno di gratitudine, faceva riconoscere a tutto il popolo il legame che lo stringeva a Dio suo Salvatore e Liberatore con la celebrazione dell'Alleanza ... Dalla prima Cena Pasquale iniziata nella notte del passaggio straordinario del Mar Rosso, ogni anno, facendo memoriale della liberazione dalla schiavitù in Egitto, si susseguirono queste celebrazioni pasquali, che vivevano intensamente l'Alleanza del Sinai.

 

            I Vangeli ci narrano che anche Gesù, con Giuseppe e Maria prima, poi con i suoi discepoli, ogni anno celebrava la Pasqua (cfr Mt 26, 17-19; Mc 14, 12-16; Lc 22, 7-20). Gli Evangelisti ci tramandano che durante la celebrazione dell'ultima Pasqua, nel cenacolo, mentre cenavano, il Maestro dichiarò loro solennemente che al vecchio sacrificio istituito da Mosè, cioè del sangue versato e dell'agnello immolato da consumare nella cena tutti insieme, sostituiva il sacrificio della nuova ed eterna Alleanza. «Preso il pane lo benedisse, lo spezzo, lo diede loro dicendo: "prendete e mangiate: questo è il mio corpo dato per voi". Prese poi il calice del vino e dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti in remissione dei peccati. fate questo in memoria di me"».( Mt, 26, 26-28).

 

            Le parole ed il gesto di Gesù carichi d'amore trovano compimento per sempre, in ciò farà, di li a poche ore, sulla Croce.  Proprio così: "questo è il mio corpo, questo è il mio sangue dato per voi per la remissione dei peccati, fate questo in memoria di me", non è una parola da ascoltare commossi, è invece un pressante invito da vivere! Celebrare il "Giorno del Signore" non è solo un'ora di messa, ma è uno stile di vita da imprimere alla nostra domenica!

 

¨             Fate questo in memoria di me.

 

            Cosa dobbiamo fare allora "in memoria di Lui"? Quale è l'ampiezza da dare al termine ‘questo' che dobbiamo fare in memoria di lui? Non si può ridurre un invito così pressante e carico di amore con un gesto liturgico, quasi ci avesse chiesto di fare la rappresentazione in ricordo della sua passione e morte: no! Non possiamo essere riduttivi davanti ad un atto d'amore così grande. Vi ricordo, anzi,  le sue parole all'inizio della Cena che San Luca ci riporta fedelmente: "ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione!"( Lc 22,14). "Fate questo in memoria di me!"

 

            Con queste parole Gesù chiede alla Chiesa di compiere lo stesso gesto, lo stesso amore, la stessa donazione che Lui ha iniziato nella Cena ed ha completato sulla Croce: essere cristiani così, questo è il suo Comandamento e non si può ridurre ad un gesto staccato dalla vita! È la nuova Alleanza che viene stipulata non più con l'agnello immolato, ma con Lui che si lascia immolare sulla Croce.

 

            Comprendete allora, carissimi fratelli,  perché i martiri di Abitene ripetevano ai persecutori che li torturavano: «noi senza la domenica non possiamo vivere!». Non era per loro un gesto liturgico da ripetere ma un amore grande ed indomabile ed una dedizione senza confini da donare a Dio ed ai fratelli, come ha fatto Lui!

 

            Quel pane dunque e quel vino che la Chiesa nella celebrazione dell'Eucaristia, obbediente al suo Sposo e Signore risorto, da sempre vive con amore e fedeltà, vengono offerti in segno di alleanza al Padre a cui si chiede il dono dello Spirito Santo, affinché diventino per noi il Corpo ed il Sangue del Figlio Suo.

 

¨             Gesù è davvero presente con il suo corpo e con il suo sangue nel sacrificio dell'altare.

 

            La Chiesa ha sempre creduto che davvero quel pane e quel vino diventino, misteriosamente ma efficacemente, il Corpo ed il Sangue del Signore che sull'altare continua a donarsi per la salvezza  del mondo e di quanti si affidano a Lui ed esclama stupita: " mistero della fede!", invitando tutti a ringraziare, adorare e lodare Iddio.

 

            Poi, obbediente al comando del Salvatore di prendere e mangiare il Suo Corpo, proclama "beati quanti sono invitati alla cena del Signore" perché ricevono il nutrimento che li salva, per la vita eterna e dà loro la forza di vivere pienamente ogni giorno il mistero che celebrano.

"Amen!" diciamo accogliendo nelle nostre mani e nella nostra vita il Corpo reale del Signore che portiamo con noi in famiglia, nel posto di lavoro, a scuola, nella quotidianità della vita, cercando di mettere in pratica le Sue Parole che nelle Letture sono state proclamate.

 

¨             Gesù continua la sua presenza reale nel sacramento custodito nel tabernacolo.

 

            La Chiesa si fida del suo Sposo crocifisso e risorto e crede fermamente che l'evento straordinario  della Sua viva presenza reale sull'altare del sacrificio, perdura anche quando la celebrazione è terminata: per questo custodisce gelosamente quel Pane consacrato nel tabernacolo affinché sia possibile andare a trovare il Signore Gesù presente sotto le apparenze del Pane per parlare con Lui da amici, sapendo che ci ascolta; per chiedergli aiuto e perdono; per lodarlo e benedirlo anche senza dire nulla: guardandolo sapendo di essere guardati!

 

            Ed anche per poterlo considerare, come effettivamente è, il "nostro migliore vicino di casa" che per essere sempre con noi,  "ha istallato la sua tenda in mezzo alle nostre case" (cfr Gv 1,14).

 

            Questo discorso di fede viva è meraviglioso, logico, evidente ed affascinante, ma si scontra con la dura realtà della vita quotidiana, ove le preoccupazioni, le disavventure, gli imprevisti, le amarezze, le incomprensioni ci fanno soffrire e, spesso, ci fanno perdere l'orientamento della vita e frantumare l'Alleanza.

 

            È accaduto anche ai discepoli di Gesù che di fronte alla tragedia del Golgota non hanno retto alla tensione e si sono dispersi senza meta, preoccupati solo di salvare se stessi! Penso alla disperazione di Giuda, che senza speranza, si impicca ad un albero; penso al pianto amaro di Pietro, incapace di difendere il Maestro; penso ai due discepoli di Emmaus che fuggono tanto spaventati da non saper neppure riconoscere il Signore risorto che cammina con loro.

 

            Anche a noi accade sovente di perdere l'orientamento della vita e anche noi diciamo sconsolati: «speravamo...», ma non dobbiamo spaventarci perché anche per noi, come ai due di Emmaus, nella nostra situazione di confusione, Gesù, il Signore risorto, si fa compagno di strada e con la sua parola di vita, ci spiega gli eventi belli o brutti che ci accadono e ce li fa comprendere, attivando così un cammino di fede assieme a lui.

 

            Ricordo con emozione le parole del Papa il 15 agosto 2000, nell'incontro coi Giovani della GMG, quando affermò solennemente che: "il vivere ogni giorno della nostra esistenza con Gesù ed il suo Vangelo è un cammino di fede !" Ebbene è questa la nostra intenzione: camminare tutti insieme, quest'anno, con Gesù ed il suo Vangelo ( cfr. Lc 24, 1-35  l' icona di Emmaus)

 

            Sarà proprio Lui, il Maestro, che ci spiegherà le Scritture e riscalderà il nostro cuore aprendolo alla comprensione della verità. Sarà proprio Lui che, accompagnandoci all'altare, ci spiegherà il Mistero Eucaristico e, spezzando il Pane per noi, ci introdurrà alla Comunione con il Padre ed i fratelli, e ci invierà per la Missione.  Sarà davvero un anno da vivere tutto intensamente!

 

B. La Dimensione Contemplativa della vita

 

            Gesù consegnandoci la "bella Notizia", il suo Vangelo,  ha squarciato la fitta caligine che c'impediva di alzare lo sguardo e contemplare la Gloria del Padre. Già nell'Antica Alleanza il Signore, per bocca del profeta Osea, lamentava: "il mio popolo è duro a convertirsi, chiamato a guardare in alto non osa sollevare lo sguardo!" ( Os  11, 7).

 

            "Contemplare la Gloria del Padre nella contemplazione del volto del Figlio", ci suggeriva il Papa nella Novo Millennio Ineunte, spiegandoci che la nostra esistenza sarebbe davvero grama ed insignificante se non sfociasse nell'infinito cui siamo destinati.

 

            E' questa la conflittualità di cui abbiamo già parlato tra la vita facile, allettante e comoda, fatta di consumismo, di potere, di possesso, di piacere sfrenato  e  la via stretta della proposta del Vangelo.

 

            Essere coniugi, genitori, sacerdoti, consacrati e consacrate, professionisti, studenti, operai, malati ... seguendo il Vangelo richiede di alzare lo sguardo dalla quotidianità a volte banale, disimpegnata, egoistica e saper scegliere una modalità evangelica di comportamento che certamente va contro corrente e contro la comodità della vita! Non si tratta però di etica o di morale bensì di uno stile di vita da assumere: quello di Gesù.

Noi chiamiamo spiritualità questo lavorio su se stessi, questo imitare il modello Gesù, come hanno fatto i santi, i nostri fratelli maggiori.

 

            Il Papa nei vari capitoli di "Mane nobiscum Domine" (Rimani con noi Signore), la bella Lettera Apostolica che ci ha inviato per indire l'Anno dell'Eucaristia, dà delle indicazioni precise riguardo questa scelta di fondo: in queste righe l'accenno appena ma che rimando all'impegno personale e comunitario di ricerca e meditazione con l'aiuto dei nostri Parroci.

 

¨             Anzitutto passare dall'Eucaristia celebrata all'Eucaristia vissuta:

 

            Cioè passare dal mistero creduto nella fede, alla vita rinnovata ogni giorno. Proprio come vi dicevo, poco sopra,  nella catechesi sulla Santa Messa.

 

            Per questa conversione è indispensabile il regolare alimento eucaristico che sostenga la corrispondenza alla Grazia delle singole vocazio­ni e degli stati di vita dei  ministri ordinati; degli sposi e dei ge­nitori; delle persone consacrate, e di coloro che hanno impegni sociali, politici ed amministrativi... ma anche possa rischiarare le di­verse situazioni dell'esistenza: le gioie ed i dolori, i problemi ed i progetti, le malattie e le prove... come è accaduto coi discepoli di Emmaus ai quali Gesù stesso ha spiegato, partendo dalle Scritture i fatti della vita.

 

            È evidente che qui, chiedendo la conversione dal rito alla vita,  intendo sottolineare l'intreccio tra preghiera personale, vita sacramentale ed impegno cristiano ad essere testimoni di Gesù Cristo nel vissuto quotidiano. Anche questo lavorio fatto con Gesù, ascoltato nella sua Parola e ricevuto nella Comunione Eucaristica, è un cammino di fede vissuto quotidianamente nonostante la debolezza umana del peccato.

 

¨             L'esperienza della Riconciliazione

 

            A questo proposito vorrei aggiungere che Giuda, preso dal tormento della sua colpa, non ha confidato nel Signore: non ha chiesto perdono ed è dolorosamente fallito. Pietro invece ha avuto il coraggio di ripresentarsi a Gesù, fiducioso della Sua misericordia ed ha chiesto perdono in una maniera splendida, insegnandoci un atto di dolore pieno di fede: " Signore tu sai che io ti amo!" che il Maestro ha tanto gradito.

 

            Anche a noi, come abbiamo detto, nelle traversie della vita, ci accade di perdere il riferimento alla verità, alla giustizia, alla carità... ma ecco la Grande Speranza: Gesù è ancora li, nel sacramento della Confessione (o Riconciliazione) ad attenderci pieno di misericordia e perdono. "Signore tu sai che ti amo, perdonami!", diciamo noi ed il suo perdono ci fa nuovi e pronti a tornare a vivere con Lui!

 

            A riguardo del Sacramento della Confessione il Papa, nella Lettera che vi ho citato, a più riprese, ci mette in guardia da errori gravi che serpeggiano tra i cristiani un poco per ignoranza, un poco per trascuratezza e pigrizia ma anche perché la cultura contemporanea ha perso la "coscienza del peccato". Non è raro sentir dire: " per me questo non è peccato!" oppure " il Papa sbaglia: perché si intromette nella mia vita privata?" ed altro più o meno del genere.

Proprio nel cammino di fede intrapreso, credo sia utile sottolineare con il Santo Padre la bellezza del Sacramento del Perdono: accade sovente, infatti, che per i motivi elencati sopra, nelle nostre Chiese non solo non si abbia più l'abitudine alla confessione sacramentale quale via stupenda per ritornare nell'abbraccio del Padre ma, dolorosamente, senza una chiara e sincera conversione si vada  a cuor leggero a fare la santa comunione.

 

            Permettetemi di dire francamente che è un contro senso! Come si fa a ricevere Gesù Eucaristia che dona tutto se stesso  sulla Croce e continua sull'altare la sua passione d'amore per noi, con un cuore chiuso dall'egoismo, dalla indifferenza, dalla superbia, dal peccato commesso contro la sua Legge... ma come è possibile? Da cosa potrebbe dipendere questa grave confusione ed indifferenza?

 

            Comprendo che forse non si trovano facilmente i confessori perché la penuria di clero non consente trovarli disponibili durante la celebrazione della Messa domenicale o in occasione delle esequie, o dei vari sacramenti; comprendo che gli impegni di lavoro e di famiglia impediscono di avvicinare il sacerdote durante la settimana;  però mi rendo conto anche che, alla base, la confessione crea un problema. E' necessario risolverlo!

 

            Per questo esorto i miei confratelli Parroci ad offrire durante quest'anno catechesi specifiche sul sacramento della Riconciliazione ed anche momenti di celebrazioni comunitarie della Penitenza, secondo gli insegnamenti della Chiesa (cfr. Il Rito della penitenza, Roma 1974).

 

 

C. La Dimensione della Comunione con Dio e con i Fratelli

 

            La carità, la concordia, l'amore fraterno sono frutto dell'Eucaristia, celebrata e vissuta, che rendono visibile l'unio­ne con Cristo realizzata nel sacramento. Al tempo stesso l'esercizio della carità nello stato di grazia, cioè di amicizia con Dio, è condizione indispensabile perché si possa cele­brare in pienezza l'Eucaristia solo così può diventare la manifestazione visibile della comunione che vige tra tutti noi con il Signore Gesù ed il Padre nell'abbraccio dello Spirito Santo. Questa comunione visibile, testimonia la bellezza della fede professata in Gesù Cristo ed apre le vie della conversione. " Guarda come si amano" dicevano dei primi cristiani ed aderivano con gioia a quella fede.

Tuttavia la comunione celebrata e ricevuta nella celebrazione eucaristica, sarebbe sterile se non si facesse carne e sangue, pane spezzato per la fame ed i  bisogni di troppi fratelli. Proprio questo intendeva il Papa chiedendoci di passare dall'Eucaristia celebrata all'Eucaristia vissuta.

 

 

¨             Per una Eucaristia che si faccia carne e sangue per i fratelli.

 

            Per la Chiesa, infatti, è una esigenza incontestabile derivata dall'ascolto della Parola di Dio comprendere che l'Amore proclamato da Gesù non è riducibile ad un sentimento ma deve concretizzarsi nella condivisio­ne e produrre solidarietà. Non sono le situazioni di povertà o i bisogni che ci interpellano ma è l'Amore di Dio che ci spinge a rispondere con Lui al grido dell'uomo. In questo senso la celebrazione di un'Eucaristia che non si apra nella carità è, e rimane, solo un rito!

 

 

¨             Tre Tabernacoli

 

       Più volte ho parlato  nelle nostre Comunità parrocchiali della necessità di fornirsi di tre tabernacoli: quello per accogliere il Corpo Eucaristico del Signore; quello per accogliere la Parola di Vita Eterna e quello per accogliere la Persona del Signore nei poveri, nei malati, nei carcerati, nei senza casa, negli immigrati, in coloro che hanno fame e sete di verità e di giustizia.

 

Abbiamo regalato al Santo Padre, in occasione della sua venuta tra noi a Frosinone, i primi cinque tabernacoli per accogliere la carne del Signore nella carne dei poveri, quale segno profetico destinato a tutte le comunità parrocchiali affinché in ciascuna fosse costruito, accanto a quello per l'Eucaristia e per la Parola di Dio, un tabernacolo "casa di accoglienza per i poveri." Colgo l'occasione per rinnovare l'invito ad avviare, in comunione con il Centro Pastorale per la Testimonianza della Carità, questi tabernacoli che rendono visibile l'Amore di Dio rivelato in Cristo Gesù.

 

¨             La profezia dell'Amore

 

Sarei però incompleto se non esortassi, me per primo, e tutti voi, amatissimi fratelli di questa diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, a costruire comunione vera tra noi, tra Parrocchie, tra Movimenti ed Associazioni per essere segno profetico a tutto il territorio che "Dio ama il mondo ed ha inviato proprio noi a testimoniarlo".

D. La Dimensione Missionaria

 

E' vero: una celebrazione eucaristica vissuta in compagnia di Gesù in noi e tra noi, suscita la testimonianza nel vissuto quotidiano, si apre nella solidarietà, lievita la costruzione della città terrena ed  è principio e progetto di missione. I due di Emmaus hanno sentito riscaldare il cuore; hanno compreso le Scritture che spiegavano il loro vissuto e la loro storia; hanno celebrato lo "spezzare del Pane": non hanno potuto tenere per sé quei doni e  sono tornati festosi a Gerusalemme a testimoniare il Risorto e condividere la Gioia!

 

Quanti, attorno a noi, sono ancora nella tetra caligine ed ai quali siamo debitori della luce che l'Eucaristia ci ha dato! Questa è la missione! Tutta da compiere a partire da quelli di "casa" e raggiungere il paese, gli ambienti, la scuola, i posti di lavoro, i poveri, i luoghi di sollievo e svago...

 

Il tipo di  Parrocchia che suggeriscono i vescovi Italiani in un recente documento pastorale (Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia, CEI 2004), dovrebbe essere il luogo ove fare l'esperienza dell'amore accogliente, segno dell'Amore del Padre. In definitiva, il luogo del "vieni e vedi" tanto caro al Vangelo di Giovanni.

 

E. Maria donna Eucaristica e icona della Chiesa Eucaristica  

Dice il Papa: "Se vogliamo riscoprire in tutta la sua ric­chezza il rapporto intimo che lega Chiesa ed Eucaristia, non possiamo dimenticare Maria, Ma­dre e modello della Chiesa".


Giovanni Paolo II richiama così la profonda rela­zione che Maria intrattiene con l'Eucaristia e con la Chiesa che vive del Sacramento dell'altare. L' incontro con il  Dio con noi e per noi  include la Vergine Maria.
 

Quest'anno dell'Eucaristia costituisce un'occasio­ne propizia per vivere profondamente il senso della celebrazione eucaristica, e fare in modo che essa lasci un segno nella nostra vita: non c'è di meglio che lasciarsi  educare  da Maria, don­na eucaristica.

 

Mi piace ricordarvi quanto il Papa ha detto nella Rosarium Virginis Mariae n. 15, a proposito della necessaria  conformazione a Cristo con Maria: "ella, dice il Papa, ci immette in modo naturale nella vita di Cristo e ci fa come respirare i suoi sentimenti".

 

D'altra parte nella celebrazione eu­caristica, in certo modo, noi riceviamo sempre, con il memoriale della morte di Cristo, anche il dono di Maria, che ci è stato fatto dal Crocifisso nella persona di Giovanni: Ecco tua Madre!

 

 

 

Conclusione

Un Anno con l'Eucaristia

 

Esclama il Papa: "questo anno sia per tutti occasione preziosa per una rinnovata consapevo­lezza del tesoro incomparabile che Cristo ha affi­dato alla sua Chiesa. Sia stimolo a una sua cele­brazione più viva e sentita, dalla quale scaturisca un'esistenza cristiana trasformata dall'amore".

 

"Tante iniziative potranno essere realizzate in questa prospettiva, a giudizio dei Pastori delle Chiese particolari. Non chiedo tuttavia che si facciano cose straordinarie, ma che tutte le iniziative siano im­prontate a profonda interiorità." E prosegue con molta determinatezza:

 

" Se il frutto di que­sto Anno fosse anche soltanto quello di ravvivare in tutte le comunità cristiane la celebrazione della Messa domenicale e di incrementare l'adorazione eucaristica fuori della Messa, avremmo conseguito un risultato significativo. Buona cosa tuttavia è mirare in alto, non accon­tentandoci di misure mediocri, perché sappiamo di poter contare sempre sull'aiuto di Dio." (Mane nobiscum Domine, passim)

 

            Rivolgendosi a noi vescovi, il Santo Padre ci dice: "Vi affido questo Anno, sicuro che accoglierete il mio invito con tutto il vostro ardore apostolico. Ma anche a Voi, sacerdoti, che ogni giorno ripetete le pa­role della consacrazione e siete testimoni e an­nunciatori del grande miracolo di amore che av­viene tra le vostre mani, lasciatevi interpellare dalla grazia di quest'anno speciale, celebrando ogni giorno la Santa Messa con la gioia e il fervo­re della prima volta e sostando volentieri in pre­ghiera davanti al Tabernacolo".

"Sia un Anno di grazia  anche per voi, diaconi, lettori, accoliti, ministri straordinari della comunione: abbiate co­scienza viva del dono che vi viene fatto con i com­piti a voi affidati in vista di una degna celebrazio­ne dell'Eucaristia".

 

           pasqua2 Infine, dopo aver esortato i futuri sacerdoti e le religiose a indugia­re a lungo nel dialogo con Gesù Eucaristia, rivolgendosi in particolare ai Fedeli Laici, dice " Riscoprite il dono dell'Eu­caristia come luce e forza per la vostra vita quoti­diana nel mondo, nell'esercizio delle rispettive professioni e a contatto con le più diverse situa­zioni. Riscopritelo soprattutto per vivere piena­mente la bellezza e la missione della famiglia.

Infine molto mi aspetto da voi, giovani, mentre vi rinnovo l'appuntamento per la Giornata Mon­diale della Gioventù a Colonia." (Cfr. Mane Nobiscum Domine,  passim).

 

 

 

Seconda Parte

Indicazioni pratiche per l'Anno Pastorale

2004/ 2005


            Per aiutare concretamente le comunità parrocchiali ed i fedeli tutti, oltre le lodevoli e necessarie iniziative che la creatività intelligente di ogni parrocchia saprà attivare, specie per vivere in modo rinnovato ed efficace il Giorno del Signore, la Domenica, mi permetto di suggerire il ripristino, ove esistessero, delle Confraternite del SS Sacramento (rivolgersi a don Luigi Di Stefano).

 

            Inoltre chiederei una maggior cura per quanto riguarda la Santa Comunione agli ammalati in casa, non solo con la visita mensile del Parroco, ma con quella settimanale dei Ministri Straordinari della Comunione.

 

Segnalo invece a livello centrale alcune iniziative per tutta la Diocesi.

      


1.  Il Giovedì Santo 2005

             La Messa Crismale che celebreremo a Frosinone, oltre ad essere il Segno di unità dei Presbiteri con il Vescovo, vorremmo che fosse una occasione di Comunione anche tra tutte le componenti del Popolo di Dio che, partecipando in rappresentanza delle rispettive comunità, [vi vorremmo in tanti!] siano poi nella Celebrazione serale in Coena Domini un segno efficace di comunione con Gesù Eucaristia e con tutti i fratelli.

A tal fine l'Ufficio Liturgico si impegna a fornire schemi di catechesi preparatorie sulla Istituzione della Eucaristia, sull'Istituzione del Sacerdozio Ministeriale, sulla partecipazione al Sacerdozio comune dei Fedeli (sacerdozio Battesimale e Ministeri); sul comando del Signore a "lavare i piedi" dei fratelli.

 


2.  La Veglia Pasquale 2005  


            La Veglia pasquale è il cuore dell'anno liturgico: è il sacramento dell'Alleanza e presenza del Cristo risorto per noi oggi, qui, ora, e che profeticamente ci anticipa la festa della Pasqua Eterna, quando Dio tergerà ogni lacrima e sarà la luce, la vita di ognuno...e noi  vedremo la sua faccia e porteremo il suo nome sulla fronte! (cfr. Apocalisse 21.22 passim)

 

            Pur se celebrata nelle singole Comunità parrocchiali avrà un particolare collegamento non soltanto con quella che il vescovo celebra in Cattedrale, ma anche con tutte le altre parrocchie dell'unica chiesa diocesana.

Opportune indicazioni degli Uffici Diocesani della Evangelizzazione, della Liturgia e della Testimonianza della Carità, permetteranno gli approfondimenti spirituali delle varie dimensioni proposte.

 

3. La veglia di Pentecoste 2005

 

Per comprendere appieno lo stretto legame tra l'Eucaristia e lo Spirito Santo, vogliamo proporre nella Vigilia di Pentecoste, il sabato 14 Maggio, una grande celebrazione dell'Eucaristia con l'amministrazione della Confermazione per tutti i ragazzi di quelle parrocchie che volessero aderire.

Sarà una "Veglia" carica di significati e di attese che non cerca il sensazionale, ma vuole educare  a pregare insieme, invocare lo Spirito, sperimentare la Chiesa.

 

4. La partecipazione al Congresso Eucaristico di Bari ( 21-29 Maggio 2005)

La Diocesi con il Vescovo parteciperà al Congresso, ma sarebbe bene che fossero molti i partecipanti. Informazioni ed iscrizioni si possono avere in Segreteria e da don Mauro Colasanti all'Ufficio Pellegrinaggi.

 

 

 

5. La celebrazione della solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Corpus Domini) e le processioni Eucaristiche annesse.

 

In quest'Anno Eucaristico indetto dal Papa per tutto il mondo, la Chiesa Italiana celebra il Congresso Eucaristico Nazionale che avrà il suo punto centrale proprio nella solennità del Corpo e Sangue del Signore. Tutte le diocesi Italiane sono in fermento per prepararsi all'evento così importante.

Questa Lettera Pastorale descrive l'impegno e la preparazione della nostra Diocesi.

 

Vogliamo anche noi solennizzare in modo eccezionale l'Anno della Eucaristia non solo per rinnovare la nostra fede eucaristica ma soprattutto per lasciarci convertire e santificare dal Signore.

 

Pertanto nelle iniziative proposte vogliamo inserire la celebrazione di un momento Eucaristico solenne e comunitario di tutta la nostra Chiesa di Frosinone - Veroli - Ferentino.

 

Il Giovedì del Corpus Domini, 26 maggio, si potrà celebrerà la solennità nelle vicarie foranee oppure si può rimandare alla domenica successiva, 5 giugno.

Per venerdì 27 maggio ed il sabato  seguente 28, si promuoveranno momenti di adorazione nelle singole parrocchie.

 

Domenica 29 Maggio nel pomeriggio - ore 17 -  chiediamo  di convenire da tutte le parrocchie, a Frosinone nella Piazza .....per la Santa Messa e la Processione per le vie della Città.

 

6. Formazione

 

            Vorrei sottolineare la necessità della partecipazione alle iniziative specifiche che sono state approntate per la formazione:

 

¨             Ricordo il corso di Formazione Liturgica il mercoledì, ogni 15 giorni, in Episcopio alle ore 18.00 oppure S. Maria Goretti ore 20.30 (per informazioni e date rivolgersi a don Italo Cardarilli 0775.290973)

¨             Scuola della Parola, venerdì, una volta al mese a S. Maria Goretti, ore 20.30 (per informazioni e date rivolgersi a don Giacinto Mancini 0775.290973)

¨             Pastorale della famiglia, il Giovedì, una volta al mese (per informazioni e date rivolgersi ai Coniugi Adele e Claudio 0775.290973)

 

 

 

Stimoli riflessivi    

Santa Maria, donna del pane

           

            "E lo depose nella mangiatoia". Nel giro di poche righe, la parola mangiatoia è ripetuta tre volte. La qual cosa, tenuto conto dello stile di Luca, insospettisce non poco.

 

            L'evangelista allude: non c'è dubbio. Lui, il pittore, vuole ritrarre Maria nell'atteggiamento di chi riempie il cestino vuoto della mensa . Se è vero che nella mangiatoia si mette il pasto per gli animali, non è difficile leggere in quella collocazione l'intendimento di presentare Gesù, fin dal suo primo apparizione, come cibo del mondo. Anzi, come il pane nel mondo.
Sotto, quindi, la paglia per le bestie.

 

            Sopra la paglia, il grano macinato e cotto per gli uomini.
Sulla mangiatoia, avvolto in fasce come in candida tovaglia, il pane vivo disceso dal cielo. Accanto alla mangiatoia, come dinanzi a un tabernacolo, la fornaia di quel pane.

           

            Maria aveva capito bene il suo ruolo fin da quando si era vista condotta dalla Provvidenza a partorire lontano dal suo paese, lì a Betlem: che vuol dire, appunto, casa del pane.

 

            Per questo, nella notte del rifiuto, ha usato la mangiatoia come il canestro di una mensa. Quasi per anticipare, con quel gesto profetico, l'invito che Gesù, nella notte del tradimento, avrebbe rivolto al mondo intero: "Prendete mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi" Maria, portatrice di pane, dunque.

E non solo di quello spirituale.

 

Elevazione di don Tonino Bello


 

            Santa Maria, donna dei poveri

 

            Santa Maria, donna del pane, chi sa quante volte all'interno della casa di Nazaret hai sperimentato pure tu la povertà della mensa, che avresti voluto meno indegna del Figlio di Dio. E, come tutte le madri della terra preoccupate di preservare dagli stenti l'adolescenza delle proprie creature, ti sei adattata alle fatiche più pesanti perché a Gesù non mancasse, sulla tavola, una scodella di legumi e, nelle sacche della sua tunica, un pugno di fichi.

            Pane di sudore, il tuo. Di sudore, e non di rendita. Come anche quello di Giuseppe, del resto. Il quale, nella bottega di falegname, era tutto contento quando dava gli ultimi ritocchi a una panca che avrebbe barattato con una bisaccia di grano. E nei giorni del forno, quando il profumo caldo di focacce superava quello delle vernici, ti sentiva cantare dall'altra parte, mentre Gesù, osservandoti attorno alla madia, dava anche lui gli ultimi ritocchi alle sue parabole future: «1l Regno dei Cieli è simile al lievito che una donna prende e impasta con tre misure di farina...».

            Santa Maria, donna del pane, tu che hai vissuto la sofferenza di quanti lottano per sopravvivere, svelaci il senso dell' allucinante aritmetica della miseria, con la quale i popoli del Sud un giorno ci presenteranno il conto davanti al tribunale di Dio. Abbi misericordia dei milioni di esseri umani decimati dalla fame. Rendici sensibili alla provocazione del loro grido. Non risparmiarci le inquietudini dinanzi alle scene di bambini che la morte coglie tragicamente attaccati ad aridi seni materni. E ogni pezzo di pane che ci sopravanza metta in crisi la nostra fiducia sull' attuale ordinamento economico, che sembra garantire solo le ragioni dei più forti.

            Tempera, o Madre,  le lacrime dei poveri ai quali è divenuta troppo amara la terra natale e approvano a noi. Alleggerisci la loro solitudine. Non esporli all'umiliazione del rifiuto. Colora di speranza le attese dei disoccupati. E raffrena l'egoismo di chi si è già comodamente sistemato al banchetto della vita. Perché non sono i coperti che mancano sulla mensa. Sono i posti in più che non si vogliono aggiungere a tavola.

 

Elevazione di don Tonino Bello


 

Santa Maria, donna missionaria

 

Santa Maria, donna missionaria, concedi alla tua Chiesa il gaudio di riscoprire, nascoste tra le zolle del verbo mandare, le radici della sua primordiale vocazione. Aiutala a misurarsi con Cristo, e con nessun altro: come te, che, apparendo agli albori della rivelazione neotestamentaria accanto a lui, il grande missionario di Dio, lo scegliesti come unico metro della tua vita.

Quando essa si attarda all'interno delle sue tende dove non giunge il grido dei poveri, dàlle il coraggio di uscire dagli accampamenti. Quando viene tentata di pietrificare la mobilità del suo domicilio, rimuovila dalle sue apparenti sicurezze. Quando si adagia sulle posizioni raggiunte, scuotila dalla sua vita sedentaria. Mandata da Dio per la salvezza del mondo, la Chiesa è fatta per camminare, non per sistemarsi.

 

Alla Chiesa, nomade come te, metti nel cuore una grande passione per l'uomo; e Vergine gestante come te, additale la geografia della sofferenza. Madre itinerante come te, riempila di tenerezza verso tutti i bisognosi.

E fa' che di nient'altro sia preoccupata che di presentare Gesù Cristo, come facesti tu con i pastori, con Simeone, con i magi d'Oriente, e con mille altri anonimi personaggi che attendevano la redenzione.

Santa Maria, donna missionaria, noi ti imploriamo per tutti coloro che avendo avvertito, più degli altri, il fascino struggente di quella icona che ti raffigura accanto a Cristo, l'inviato speciale del Padre, hanno lasciato gli affetti più cari per annunciare il Vangelo in terre lontane.

Sostienili nella fatica. Ristora la loro stanchezza. Proteggili da ogni pericolo. Dona ai gesti con cui si curvano sulle piaghe dei poveri i tratti della tua verginale tenerezza. Metti sulle loro labbra parole di pace. Fa' che la speranza con cui promuovono la giustizia terrena non prevarichi sulle attese sovrumane di cieli nuovi e terre nuove. Riempi la loro solitudine. Attenua nella loro anima i morsi della nostalgia. Quando hanno voglia di piangere, offri al loro capo la tua spalla di madre.

 

Rendili testimoni della gioia. Ogni volta che ritornano tra noi, profumati di trincea, fa' che possiamo attingere tutti al loro entusiasmo. Confrontandoci con loro, ci appaia sempre più lenta la nostra azione pastorale, più povera la nostra generosità, più assurda la nostra opulenza. E, recuperando su tanti colpevoli ritardi, sappiamo finalmente correre ai ripari.

 

Santa Maria, donna missionaria, tonifica la nostra vita cristiana con quell'ardore che spinse te, portatrice di luce, sulle strade della Palestina. Anfora dello Spirito, riversa il suo crisma su di noi, perché ci metta nel cuore la nostalgia degli «estremi confini della terra». E anche se la vita ci lega ai meridiani e ai paralleli dove siamo nati, fa' che ci sentiamo egualmente sul collo il fiato delle moltitudini che ancora non conoscono Gesù. Spalancaci gli occhi perché sappiamo scorgere le afflizioni del mondo. Non impedire che il clamore dei poveri ci tolga la quiete. Tu che nella casa di Elisabetta pronunciasti il più bel canto della teologia della liberazione, ispiraci l'audacia dei profeti. Fa' che sulle nostre labbra le parole di speranza non suonino menzognere. Aiutaci a pagare con letizia il prezzo della nostra fedeltà al Signore. E liberaci dalla rassegnazione.

 

Elevazione di don Tonino Bello