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Lettera pastorale e Progetto diocesano

per gli anni 2000/2005

 

 Narra il Vangelo che nella vita quotidiana dei discepoli con il Signore Gesù, una volta, sul lago di Genezareth, scoppiò una violenta tempesta. Gesù, sulla barca, nel frattempo dormiva.

Pietro, Giacomo, Andrea, Filippo e tutti gli altri si davano da fare senza successo... finalmente ricorsero a Lui, al Maestro: "ma non t'importa - gridarono - che stiamo andando a fondo?".

Gesù si alzò in piedi e dicendo una "parola forte", placò la tempesta.      

Tutti si meravigliarono e lodarono Dio per la sua presenza in mezzo a loro (cfr. Marco 4, 35-41).

 

  Anche a noi nella nostra vita familiare, nella vita di parrocchia o di impegno pastorale spesso "la tempesta" scombussola i piani, sovverte i progetti e ci mette a rischio di calare a fondo; in più ci sembra addirittura che Gesù dorma, visto che non ci aiuta.

Non abbiate paura! Aprite il cuore alla speranza! Gesù non dorme: vuole solo attivare la nostra corresponsabilità di sacerdoti, laici e religiosi per costruire, tutti insieme, il suo Regno perché il mondo creda e si lasci amare dal Padre.

 

  Del resto, come vescovo, avverto tante ricchezze e positività per le quali ringrazio e lodo il Signore!

Penso all'impegno instancabile dei sacerdoti che, anche se avanti con l'età, si prodigano con amore e servizio; ai catechisti parrocchiali; ai silenziosi collaboratori dei parroci negli umili lavori di ogni giorno, dalla pulizia della chiesa ad ogni altro servizio.

Mi riferisco agli insegnanti di religione che sanno unire alla professionalità tanto impegno nella pastorale; agli operatori dei servizi di volontariato, attivissimi nella dedizione e nella collaborazione con le parrocchie e le Istituzioni sociali.

Mi allarga il cuore alla speranza constatare la grande vitalità del Centro diocesano vocazioni e la grandissima ripresa della Pastorale giovanile ed anche la nuova attenzione dei parroci all'A.C.I.; mi commuove vedere mamme e papà disponibili per l'accompagnamento degli adolescenti e dei giovani fidanzati...

Potrei continuare ancora per molto, fratelli miei, perché tantissime sono le potenzialità pronte e disponibili per fare qualcosa di bello per il Regno di Dio. La lettera pastorale le vuole raccogliere tutte, le vuole organizzare, le vuole formare.        

Questo è il nostro impegno non nonostante le difficoltà, anzi! Ma proprio attraverso queste difficoltà.

 

Abbiamo scelto di mettere in copertina la bella riproduzione della "tempesta sedata" perché volevamo che fosse chiaro per tutti che, sebbene ci possano essere le tempeste, è altrettanto vero che se Gesù è con noi, è più forte di ogni burrasca!            

"Chi ci potrà mai separare dal suo amore?" Gesù è la nostra speranza!

 

 

 

Introduzione

 

                        "Dio ha tanto amato il mondo da

                        donargli suo Figlio, affinchè

                        chiunque crede in Lui non 

                        muoia ma abbia la vita eterna."    (Gv 3, 16)

 

            In queste semplici parole di Gesù che il Vangelo di Giovanni ci riporta, è narrato tutto l'amore di Dio, il suo progetto di liberare dalla morte e dare a tutti la sua gioia e la sua pace (Gv 15, 11; Gv 14, 27).

Al contempo svela la nostra identità e ci impegna per la missione.

Dice infatti Gesù che se crediamo in Lui, diventiamo figli di Dio come Lui e quindi, a nostra volta, anche noi diventiamo il "dono prezioso del Padre" al mondo, come Lui (Gv 14, 12).

 

            Il cristiano è uno che ha ricevuto e compreso la Bella Notizia di essere figlio di Dio e non se la tiene per sé, anzi, accogliendo il Vangelo nella propria vita, si prodiga con impegno a realizzare attorno a sé il progetto di Dio: evangelizzato, evangelizza!

Noi cristiani, in effetti, dovremmo sperimentare per primi l'amore di Dio nella  nostra vita e prendere sempre più  coscienza di essere debitori a tutti gli uomini di questa esperienza (1 Gv 1, 1-4).

Il mondo attanagliato dal dolore, dalla sofferenza, dai problemi quotidiani non riesce a vedere concretamente la presenza e l'amore di Dio nelle situazioni di vita ed attende un segno; a volte - addirittura - dice: "Dio non c'è!".

Le stesse comunità cristiane spesso sono pervase da questa incertezza. Tocca a noi sacerdoti, catechisti, religiosi e religiose, cristiani impegnati nei vari movimenti, associazioni o gruppi parrocchiali essere per tutti questa Bella Notizia! In questo anno giubilare di conversione e novità di vita, io per primo e tutti voi con me, dobbiamo prendere coscienza che oggi il dono del Padre al mondo si rivela e si manifesta nell'amore, nel servizio, nell'impegno di ciascuno di noi.

 

 

 

Scrivo a voi sacerdoti

 

            Questa Lettera è indirizzata in primo luogo a voi sacerdoti della Diocesi intimamente uniti a me e tra voi nell'unico presbiterio. 

Sentitevi amati, stimati ed incoraggiati nel vostro servizio di educatori della fede delle comunità cristiane a voi affidate: è stato bello, in questo primo anno di mio ministero episcopale, condividere le vostre fatiche, le vostre preoccupazioni, il vostro amore per la Chiesa.

Mi ha commosso constatare l'impegno, arduo ma entusiasmante, speso assieme,  per promuovere l'ecclesiologia di comunione con i nostri fratelli laici, del cui sacerdozio battesimale il Signore ci ha costituito servi, per cercare di riconoscere il carisma dei fratelli consacrati e crescere assieme con loro.

La Lettera apre il discorso già avviato dalla Christifideles laici circa la missione salvifica della Chiesa attuata non solo da noi ministri ordinati ma anche da tutti i consacrati ed i fedeli laici:

"Questi infatti in virtù della loro condizione battesimale e della loro specifica vocazione, nella misura a ciascuno propria, partecipano all'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo. 

I pastori pertanto devono riconoscere e promuovere i ministeri, gli uffici e le funzioni dei fedeli laici, che hanno il loro fondamento sacramentale nel Battesimo e nella Confermazione nonchè, per molti di loro, nel Matrimonio" (Christifideles laici, 23).

Questo impegno pastorale di promozione sarebbe solo strategia ed organizzazione tecnica se non fosse sostenuto, come dice il Santo Padre, dalla nostra decisa volontà di radicarlo sulla nostra conversione, sull'amore per la Chiesa: quello stesso amore di Gesù che ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei (Ef 5, 25-26).

La finalità della nostra consacrazione

sacerdotale è il nostro annuncio al mon-do "perchè credendo non muoia ma abbia la vita eterna".

Che responsabilità viene posta sulle nostre spalle!

Per questo, con il Papa, vi invito a rispondere con me, tutti assieme, "con prontezza e generosità alla chiamata del Signore.

Non è forse la nostra testimonianza di santità personale l'appello più credibile e più persuasivo che i laici hanno diritto di aspettarsi nel loro cammino verso la santità?

Una santità che cresce non accanto al ministero, ma attraverso il ministero stesso; una santità che si sviluppa come carità pastorale e che ci spinge a farci, come Gesù buon pastore, modelli del gregge" (Giovanni Paolo II, Discorso al Giubileo dei vescovi, ottobre 2000, 4).

La nostra unità e comunione presbiterale, renderà credibile la nostra pastorale d'insieme.

 

 

Scrivo a voi laici

 

            La Lettera è indirizzata anche a voi  fedeli laici della nostra Diocesi perchè possiate conoscere e stimare il dono di grazia che Dio ci ha fatto con il Battesimo di essere cioè tutti Chiesa di Gesù Cristo, in missione per il mondo.

Ho sottolineato tutti perché sia chiaro che presbiteri, consacrati e laici siamo un popolo solo, nell'unica categoria dei figli di Dio, "preoccupati delle cose del Padre nostro!" (cfr. Lc 2, 49 e Christifideles laici, 2).

Si tratta di riscoprire - e lo faremo insieme - che essere laici è la vostra specifica vocazione e missione di Popolo Santo di Dio, testimone e luce per le nazioni, perché il mondo creda all'amore di Dio

(cfr. Christifideles laici, 9).

"Non siete dunque fratelli assimilati al clero o cooptati ad aiutare i presbiteri nella loro missione, quasi semplici strumenti di una grande azienda" (Sinodo dei Vescovi 1987, Instrumentum laboris, 13), ma credenti in Gesù Cristo-laici che, assieme ai credenti-consacrati ed ai credenti-presbiteri, sotto la guida del vescovo, cercate il Regno di Dio, con la vostra vocazione, missione e compiti appropriati (cfr. Christifideles laici, 14).

Sarà un lavoro faticoso per ciascuno di noi, riscoprire e rispettare la nostra propria identità di presbiteri, di laici e di consacrati... ma sarà bello affrontarlo assieme!

 

 

Scrivo a voi giovani

 

            Proprio a voi giovani consegno questa Lettera perché il vostro cuore forte e ge-neroso sappia superare le inevitabili difficoltà, paure, incomprensioni e divisioni, segno di una mentalità vecchia e chiusa in se stessa. Ve l'affido perché ne ho percepito l'attesa durante i molti incontri intensi e carichi di spiritualità che abbiamo vissuto quest'anno.

Mi rivolgo a voi perché con il vostro impegno, la vostra umile ma fattiva dedizione, possiate anticipare il futuro. 

Sogniamo tutti una Chiesa in grembiule, a servizio, libera, speranza per i piccoli ed i poveri, che annuncia coraggiosamente a tutti il Vangelo: perché invecchiare aspettando un futuro che non verrà mai se non lo cominciamo ad attivare subito coi nostri gesti, con il nostro amore, con il nostro servizio, già oggi?

Gesù il sempre-giovane Signore della storia, conta su di voi! (cfr. Christifideles laici, 46)

Scrivo a voi consacrate e consacrati

 

            Affido la Lettera alle sorelle claustrali Benedettine e Clarisse ma anche a tutte le consacrate e a tutti i consacrati della Diocesi, con l'impegno della preghiera e della supplica affinché la nostra Chiesa diocesana sia davvero rinnovata dalla forza dello Spirito Santo.

E' una grande benedizione la vostra presenza in mezzo a noi perché con la vostra vita ed il vostro ministero annunciate profeticamente l'amore di Dio per tutti ed in modo particolare per i malati, gli handicappati, per i piccoli, i poveri, gli esclusi, gli emarginati e quanti altri in difficoltà e disagio, voi, con tanta cura accogliete e servite amorevolmente. 

Grazie sorelle e fratelli consacrati: con la vostra freschezza e la vostra gioia ci fate gustare - già oggi - il paradiso, la vita eterna.

 

 

 

Scrivo a coloro che soffrono

 

            Scrivo a quanti soffrite per qualsiasi motivo o disagio: vi penso degenti nell'ospedale o in casa,  negli istituti assistenziali o nelle case-famiglia; penso a voi fratelli del carcere ed a quanti vivete il peso della povertà, della marginalità e della disoccupazione.  Anche voi siete Chiesa!

La croce che portate la vogliamo condividere e portare assieme (cfr. Christifideles laici, 53 e 48).

Non abbiate paura, sentitevi amati, abbracciati e sostenuti dalla Chiesa di Gesù.

 

 

 

E a tutti gli uomini che Dio ama

 

            Scrivo anche a voi tutti uomini e donne di buona volontà che vivete nel territorio diocesano di Frosinone affinché possiate conoscere  che Dio vi ama!        Anche se le difficoltà della vita, le estrazioni culturali e religiose, a volte il nostro stesso cattivo esempio non vi permettono di accorgervene: Dio vi ama!

Questo è l'annuncio che vorremmo farvi pervenire, più con la nostra vita e testimonianza, che con le parole (cfr. Christi-fideles laici, 41-44).

Abbiamo  tanta speranza che si possa dialogare e costruire insieme qualcosa di bello per l'uomo.

Perché non provarci?

 

 

 

 

I Parte

Dono d'amore del Padre

 

                        "Dio ha tanto amato il mondo da

                        donargli suo Figlio, affinchè

                        chiunque crede in Lui non 

                        muoia ma abbia la vita eterna." (Gv 3, 16)

 

 

            1° - Cosa significa che io, noi tutti (ognuno metta il proprio nome), siamo dono d'amore?

Quando mi avete accolto in Diocesi, l'anno scorso, avete scelto di proclamare come Vangelo del mio inizio di ministero, quel bellissimo brano di Luca 4, 16-21 nel quale, in un gioco di dissolvenza, avete voluto unire la mia missione nella Chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino a quella di Gesù, iniziata nella sinagoga di Nazareth.

Narra San Luca:

«Si recò a Nazareth, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:

 

 

            "Lo Spirito del Signore è sopra di me;

            per questo mi ha consacrato con l'unzione,

            e mi ha mandato per annunziare ai pove-

            ri un lieto messaggio,

            per proclamare ai prigionieri la

            liberazione

            e ai ciechi la vista;

            per rimettere in libertà gli oppressi,

            e predicare un anno di grazia del

            Signore".

 

 

Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi.».

Ascoltare il grido dell'uomo e mettersi al servizio di Dio nel mondo, per essere risposta alle esigenze dei nostri fratelli, questo è il DONO D'AMORE.

Noi, Chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino, vescovo, sacerdoti, laici e consacrati, dobbiamo essere questo segno.

Se non lo siamo appieno, se non ce la mettiamo tutta, il grido rimane inascoltato e Dio non può fare nulla, dal momento che ha scelto di operare "solo" per mezzo del Figlio suo (cfr. Gv 17, 18-20).

Questo "Figlio suo" oggi, in questo territorio, siamo tutti noi che in Gesù, con Gesù e per mezzo di Gesù, con la forza dello Spirito Santo ci mettiamo in ascolto di Dio Padre e dei fratelli.

Gli occhi di tutti sono fissi su di noi!      

(cfr. Christifideles laici, 11)

 

 

            2° - Cosa dobbiamo fare per essere oggi questo dono?

Molto semplicemente: noi comunità cristiana, diocesana e parrocchiale, dobbiamo consentire a Gesù di continuare la sua missione attraverso noi, tutti insieme, lasciandoci consacrare dall'azione dello Spirito Santo ed essere il popolo sacerdotale, profetico, in servizio regale, testimone dell'amore di Dio (cfr. Christifideles laici, 13).

 

 

 

Primo compito della missione di Gesù

e nostro è la consacrazione e la santificazione del mondo.

 

 

"Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha consacrato con l'unzione..."  (Lc 4,18)

 

            Popolo consacrato per consacrare.

Gesù ha istituito i Sacramenti per santificare il suo Popolo in tutte le tappe della vita (cfr. Presbyterorum ordinis, 5 e Lumen gentium, 10):

 

1.         si nasce stupendi figli di Dio nelle acque

del Battesimo (cfr.Christifideles laici, 10);

 

2.         si prende coscienza del nostro impegno "per le cose del Padre nostro"

nella unzione della Cresima (cfr.Christifideles laici, 13);

 

3.         si cresce meravigliosi figli di Dio nutriti dall'Eucaristia, pane che dà vita,

e dall'ascolto della Parola del Signore  (cfr. Ad Gentes, 36);

 

4.         si guarisce dal male del peccato, con l'umile e sincera Confessione;   

            (cfr. Sacrosanctum Concilium, 109)

 

5.         si consacra l'amore coniugale, sposando in Cristo,

nel Matrimonio ed assumendo il ministero di formare la famiglia,

piccola chiesa, per fare della Chiesa una grande famiglia. (cfr. Lumen gentium, 11; Apostolicam Actuositatem, 11 e Gaudium et Spes, 49);

 

6.         si consacra il dolore, la malattia, la morte unendo la nostra sofferenza

a quella di Cristo in croce con l'Unzione dei malati (cfr. Lumen gentium, 11);

 

7.         è lo stesso Gesù che continua a santificare i suoi fedeli

nel Ministero Ordinato di alcuni che, seguendo una speciale vocazione, si sono lasciati assimilare a Lui: "Sacerdote un altro Cristo, anzi lo stesso Cristo" (S. Agostino)

 

 

            La nuova evangelizzazione, come vedremo, deve trovare nuove vie per restituire ai Sacramenti la loro forza e la loro dignità svuotata ed umiliata dal consumismo e dalla secolarizzazione.

Siamo sinceri, fratelli amatissimi: cosa è più importante nella pratica quotidiana della nostra vita cristiana?           

L'essere figlio di Dio, ricevere Gesù nella Comunione, essere sposi in Cristo, essere sacerdoti-Gesù o il rinfresco, le foto, i regali, il pranzo, la teleripresa, gli invitati, il vestito? ... Non devo dire altro!

Dobbiamo restituire dignità e profondità ai Sacramenti, alla Messa domenicale, alla Comunione, alla Confessione, all'Unzione dei malati, alla pietà popolare, tanto ricca da noi ma pericolosamente insidiata dal consumismo, dall'effimero e dalla spettacolarità  (cfr.Christifideles laici, 3-6).

Dobbiamo fare ogni sforzo per ricucire lo strappo tra la Fede che tutti diciamo di avere e la vita quotidiana da cristiani che purtroppo è dolorosamente sempre più in difficoltà (cfr. Gc 2,14-18). 

Questa vita cristiana non si improvvisa: è frutto della spiritualità che deve essere coltivata, curata con amore e aumentata ogni giorno...

I presbiteri hanno il compito di educare ed aiutare i fratelli laici a sapersi assumere le responsabilità per l'esercizio delle ministerialità loro proprie, per una liturgia che esprima la vera identità del popolo sacerdotale. Ma altrettanto è importante che le comunità cristiane si lascino educare per liberarsi dalla mentalità consumistica, così frequente da noi, che pretenderebbe di "pagare" anche i Sacramenti come un qualsiasi altro servizio.

Certamente la Chiesa vive della partecipazione dei fedeli ma, allora, questa partecipazione deve trovare nuove strade che non possono rimanere quelle dell'offerta legata alla celebrazione dei Sacramenti.

Per questo, vi scongiuro, si trovino forme e mezzi nuovi di collaborazione fattiva per una Chiesa che vuole essere nuova, trasparente, santa e santificatrice in Gesù Cristo.

Penso anche al modo di partecipare alla messa domenicale ed ai Sacramenti spesso con indifferenza, con certi atteggiamenti non molto appropriati; penso, ancora più dolorosamente, alla vita cristiana in genere, a volte così insignificante quando, peggio ancora, non appare contro-testimoniale.

La nuova evangelizzazione trova la sua efficacia ed il suo punto di partenza dalla vita cristiana vissuta nella santità: a questa santità di popolo dobbiamo tendere (cfr.  Christifideles laici, 16-17).

 

 

 

Secondo compito della missione di Gesù e nostro

è l'evangelizzazione.

 

"Lo Spirito del Signore è su di me, per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha inviato ad annunziare il lieto messaggio" (Lc 4, 18).

 

            In un tempo di cristianità per evangelizzare era sufficiente la predica del parroco in chiesa ed il catechismo dei fanciulli; oggi, di fronte alla scristianizzazione in atto, le prediche non bastano più.

E' indispensabile una nuova evangelizzazione! Vi prego di intendere bene: non

ri-evangelizzazione ma nuova evangelizzazione (cfr. Christifideles laici, 33).

 

            E' quanto ha richiesto il Papa nella Esortazione apostolica Christifideles laici, spiegando che deve essere nuova nell'impegno, nell'ardore, nella proposta; che deve essere fatta da tutti i cristiani, ciascuno secondo le proprie capacità, negli ambienti di vita, nella famiglia, nella scuola, nel posto di lavoro, nei luoghi dello svago, nella strada... ovunque! (cfr. Christifideles laici, 34)

Poichè già sento la vostra obiezione circa la necessaria preparazione, la capacità, la cultura... vi dico subito che è vero! Certo che dobbiamo prepararci e formarci: la sfida dei prossimi cinque anni, sarà proprio nella formazione e nell'educazione  di tutti noi.

La formazione avrà come testo base la Parola di Dio e seguirà le linee pedagogiche tracciate dal Papa nella Esortazione apostolica Christifideles laici.

 

 

  

 

Terzo compito della missione di Gesù e nostro,

è il servizio di risposta ai bisogni dell'uomo.

 

"Lo Spirito del Signore è su di me, per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha inviato ad annunziare il lieto messaggio, a proclamare ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista e rimet-tere in libertà gli oppressi" (Lc 4, 18).

 

            Gesù, presentatosi dono del Padre, non ha fatto mancare l'attenzione, l'ascolto, la cura del suo grande amore a tutti quelli che si sono rivolti a Lui: con il dono di sé ha reso credibile la sua Parola, compiendo ogni giorno gesti d'amore e di servizio a tutti (cfr. Nuovo Messale, preghiera eucaristica VC).

 

            L'annunzio della Parola di Dio, vissuto in prima persona nella vita di grazia dei Sacramenti, deve essere reso credibile dal suo farsi carne e sangue nel servizio ai fratelli.

Le nostre parole saranno contestate ed i nostri Sacramenti saranno svuotati di significato, se non li rendiamo credibili nel servizio della carità.

Non si tratta di inventare un'altra associazione, nè di potenziare la Caritas quasi questa fosse un'associazione o un gruppo specializzato, che assieme alla ASL ed al Comune gestisca i servizi sociali.

Non si tratta di attivare servizi in concorrenza con quelli delle Istituzioni, ma neppure in supplenza o sostituzione vicaria; non si tratta di fare la ASL cattolica. No!

Si tratta invece di consentire ancora una volta a Gesù, buon samaritano, di chinarsi -con la sua chiesa- sulle piaghe dell'uomo e curarle (cfr. Christifideles laici, 41).

 

 

 

II  Parte

Linee operative per la Diocesi e le Parrocchie

 

Nella Lettera di Pasqua che vi ho fatto pervenire vi proponevo tre passaggi da sperimentare:

 

-           il primo, fare l'esperienza di essere figli di Dio;

 

-           il secondo, fare l'esperienza di essere fratelli;

 

-           il terzo, fare l'esperienza di essere Chiesa per camminare e lavorare

            insieme per costruire il Regno di Dio.

 

            Vi avevo chiesto quegli impegni per prepararvi a questa importante Lettera programmatica che ci deve trovare tutti coinvolti per i prossimi cinque anni.        

Sono sicuro che i vostri parroci abbiano letto e commentato con voi almeno qualche brano di quella Lettera e ciò mi permette di entrare subito nel vivo.

 

            Vi ho esposto, nella prima parte di questa Lettera, che la nostra epoca va tendenzialmente verso una pericolosa scristianizzazione; vi ho detto anche che in più c'è una pesante e dolorosa secolarizzazione dovuta al consumismo, allo svuotamento dei valori, alla cultura dell'effimero e del piacere sfrenato a tutti i costi.

Non è solo un problema di frequenza in chiesa o di qualità della partecipazione ecclesiale, è un fenomeno che pervade tutto e non solo la fede.

Purtroppo anche le istituzioni, la società, la scuola, l'economia, la politica, soffrono di questo male e voi ne avete un saggio nello svuotamento sistematico dei valori nelle nostre famiglie, sempre più spesso in crisi ed in penose situazioni di separazione e divorzio, con tanto danno non solo dei coniugi ma soprattutto dei figli.

 

            Tuttavia accanto a queste dolorose situazioni, avverto anche tante ricchezze e positività: l'impegno instancabile dei sacerdoti che, anche se avanti con l'età, si prodigano con amore e servizio; i catechisti parrocchiali; i silenziosi collaboratori dei parroci negli umili lavori di ogni giorno, dalla pulizia della chiesa ad ogni altro servizio; gli insegnanti di religione che sanno unire alla professionalità tanto impegno nella pastorale; gli operatori dei servizi di volontariato, generosissimi nella dedizione e nella collaborazione con le parrocchie e le Istituzioni sociali; la grande vitalità del Centro diocesano vocazioni (quest'anno due giovani sono entrati al Seminario maggiore di Anagni mentre al Minore, si è estesa l'accoglienza anche notturna); la grandissima ripresa della Pastorale giovanile (abbiamo goduto tanto nella GMG!); la nuova attenzione dei parroci all'A.C.I.; mamme e papà disponibili per l'accompagnamento degli adolescenti e dei giovani fidanzati...          

Potrei continuare ancora per molto perché tantissime sono le potenzialità pronte e disponibili ad un pur modesto cenno di gradimento della loro offerta da parte dei parroci...

Pertanto da vescovo, padre di tutti, attento alle situazioni, proprio per non perdere queste ricchezze, anzi per incoraggiarle e sostenerle, grato al Signore e a tutti voi per la generosità dell'impegno e la grande fede che sprigionate, sento che, a nome di Dio, mio compito è di essere un punto di riferimento sicuro, non solo perché non si smarrisca la strada ma per ricuperare la fede e i valori cristiani (cfr. Christifideles laici, 31).

Di fronte alla scristianizzazione, unica strada da percorrere -fin da subito- è quella della NUOVA EVANGELIZZAZIONE ma al contempo, per restituire il contenuto rubato ai valori della fede, della persona, della famiglia, è urgente ed indispensabile promuovere i luoghi e le forme della ESPERIENZA DI VITA CRISTIANA.

E' infatti nel cammino di consacrazione e santificazione che si radica l'impegno di annuncio e testimonianza della carità. Conto molto sulla comprensione e la partecipazione di tutti.

Questa è la sfida: la nostra santità (cfr. Christifideles laici, 16).

I Centri pastorali assieme al vescovo, devono essere il punto di riferimento ed il luogo principale della nuova evangelizzazione e della esperienza ritrovata, ma anche i sacerdoti, ogni parrocchia col proprio parroco, i religiosi ed i laici impegnati, devono offrire un'opportunità, anche modesta ma viva, di quanto è bello essere con Gesù, figli di Dio, missionari del Padre, in una vita autentica di fede, di carità, di speranza, affezionati a Maria, la mamma nostra!

 

            Il titolo dato alla presente, Gesù nostra speranza,

è il cuore stesso della Lettera.

Come vi sarete accorti tutto parla di Lui, della sua presenza, della sua azione salvifica, della sua missione: non poteva essere che così!

Gesù è la buona notizia al mondo, è la luce che illumina ogni cosa.

Certamente non chiudiamo gli occhi sui problemi che ci attanagliano nè sulla mediocrità spirituale di cui a volte siamo vittime, quanto piuttosto ci esaltiamo per aver trovato il segreto della nostra speranza: Gesù Cristo, unico salvatore del mondo!

E' dunque Gesù Cristo il tema, il riferimento, il centro di tutta la nostra pastorale, dell'evangelizzazione, della formazione degli operatori, dell'impegno da assumere.

In un momento drammatico della sua vita, pregando il Padre, Gesù dichiara solennemente: "questa è la vita eterna che conoscano te e colui che hai mandato Gesù Cristo" (Gv 17, 3).

Sappiamo bene che "conoscere", nel linguaggio biblico, non indica una conoscenza nozionistica, bensì una esperienza tutta da vivere.

Questa esperienza dell'amore del Padre nella persona di Gesù è il nostro lavoro pastorale! 

Non si tratta di cambiare, abolire, distruggere l'esistente, inventare altre cose.     

Al contrario! Si tratta di restituire il significato perduto alle nostre feste e tradizioni, alle nostre celebrazioni, al nostro stesso essere cristiani.

Per entrare in questa affascinante avventura: innanzitutto noi sacerdoti ministeriali, dobbiamo dare il buon esempio di accettare la formazione permanente.

Per cui, oltre alla consueta riunione assembleale mensile, il Consiglio presbi-terale ha proposto due stages annuali di aggiornamento teologico-pastorale (Sacra Scrittura, morale, temi scottanti attuali), da organizzare all'inizio e alla fine dell'anno pastorale.

Cari sacerdoti, accogliete questa offerta!

 

Inoltre, per i fedeli laici, sostenuto dal parere del Consiglio dei vicari foranei e presbiterale, chiedo

 

A - Che in ogni Vicaria con l'aiuto dei Centri pastorali:

 

            *           si avvii per il 2000/2001 il Consiglio pastorale di Vicaria (sacerdoti, laici e consacrati) per la guida e l'animazione formativa della Vicaria stessa.

 

            *                      Il Consiglio pastorale di Vicaria (CpV) dovrà assumere il progetto diocesano, esplicitato nei suoi dettagli nel Direttorio, e sottoporlo a verifiche costanti. In modo particolare curerà la collaborazione tra le parrocchie, promovendo iniziative, azioni ed esperienze unitarie.

                                   Raccomando vivamente al CpV di seguire ed incoraggiare l'esperienza delle Unità pastorali costituite dai parroci di parrocchie vicine che, iniziando coraggiosamente a superare i confini per lavorare in comunione, provano ad a unire le energie, a interscambiarsi tra loro nel ministero e ad avviare quelle forme di mensa comune e di convivenza tanto raccomandate dal Concilio.

(cfr. Presbyterorum ordinis, 8)

 

            *                      Finalità del CpV sarà dunque quella di animare e formare, sotto la guida dei parroci, cristiani impegnati che, nei prossimi anni, siano preparati come catechisti, animatori liturgici, animatori Caritas, educatori ed animatori di comunità per la nuova evangelizzazione nelle singole parrocchie, secondo le indicazioni della Christifideles laici (nn. 18- 31).

 

                                   Per la formazione il CpV seguirà il Direttorio pastorale che prevede tre tempi: il primo, di base, per tutti da svolgere in Vicaria; il secondo, anch'esso in Vicaria, specifico per le singole attività (caritas, catechesi, liturgia ecc); mentre il terzo tempo di approfondimento da svolgere presso l'Istituto di Scienze religiose del Centro pastorale San Paolo.

 

 

B  -   Chiedo alle associazioni, ai movimenti,  ai gruppi presenti in diocesi:

 

                                   1) di assumere il Progetto diocesano e, senza perdere l'identità associativa che li contraddistingue, applicare dentro il loro progetto le linee e le indicazioni del Progetto diocesano.

                                   In questo anno 2000/2001, 1'impegno di accogliere il Progetto diocesano di nuova evangelizzazione da vivere in modo esperienziale, si dovrà applicare in modo particolare nella formazione dei responsabili e degli educatori nelle tre linee della catechesi, della liturgia, e della ministerialità-servizio.

 

                                   2) di verificarsi con i nn. 29 e 30 della Christifideles laici, circa la vita nella Chiesa delle aggregazioni.

 

 

C - Chiedo ai consacrati ed alle consacrate:

 

  1) di vivere il loro carisma di fondazione in modo testimoniale;

questo è altissima evangelizzazione che lo Spirito Santo stesso ha suscitato nella Chiesa.

 

 2) di comprendere che la collaborazione con la Diocesi, fatta attraverso l'assunzione delle linee date dal Direttorio, si specifica concretamente nei rami diversificati della attività di ciascun Istituto:

 

                                   - per chi ha il ministero dello insegnamento: offrire e proporre agli alunni, alle famiglie, agli insegnanti, nel quadro della nuova evangelizzazione, una visione cristiana della vita, sostenuta dai Sacramenti, dalle iniziative per il cammino di santità e resa credibile dal servizio della carità, in comunione ed accordo con le parrocchie (cfr. Christifideles laici, 44);

 

                                   - per chi ha il ministero dell'assistenza ospedaliera, ospedali, cliniche, case per anziani, servizio agli handicappati ecc.: offrire ai pazienti, ai parenti, al personale medico, paramedico, infermieristico, amministrativo, nel quadro della nuova evangelizzazione, la visione cristiana del dolore e della sofferenza, promovendo, sia tra i pazienti che nel personale, consacrazioni generose per collaborare con la Passione del Signore (cfr. Christifideles laici, 53);

 

                                   - per chi ha il ministero della animazione apostolica e caritativa, offrire il dono del proprio carisma in comunione e collaborazione con i Centri pastorali diocesani.        

                                   Raccomando vivamente che, per le iniziative da svolgere nel territorio parrocchiale, si sia in perfetto accordo con i parroci partecipando eventualmente al Consiglio pastorale parrocchiale.

 

                                   - alle contemplative, infine, chiedo l'impegno di sostenerci con la preghiera, la penitenza e l'amore!

 

                                   E' evidente che "tutto questo" dovreb-be essere il frutto di una progressiva maturazione che, mentre ringrazio per la disponibilità ed il grande lavoro generosamente svolto, mi permetto di chiedere ai Superiori provinciali come impegno di collaborazione con la Diocesi, fondato sulle indicazioni della Chiesa circa le Mutue relationes.

 

D - Chiedo a me e ai miei confratelli nel sacerdozio di entrare

in questa mentalità di ANNUNCIO ESPERIENZIALE DELLA PAROLA DI DIO.

    Non accontentiamoci di parlare, di predicare: "siamo invece di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori illudendo noi stessi" (Gc 1,22), pretendiamo da noi stessi di attuare quanto nella nostra ordinazione ci è stato comandato: "Annuncia la parola di Dio,  credi a ciò che annunci, vivi ciò che credi".

 

E -  Affido:

 1) al Consiglio presbiterale l'incarico di prendere a cuore il Progetto diocesano, corredarlo con il Direttorio pastorale applicativo e seguire il cammino di maturazione e accoglienza dei nostri presbiteri;

 

 2) al Consiglio pastorale diocesano l'impegno di sviluppare i piani operativi del Direttorio pastorale promovendo sempre più generose vocazioni di apostolato laicale;

 

 3) alla Consulta diocesana per le aggregazioni laicali la cura di far accogliere, accettare e vivere il Progetto dalle associazioni aderenti;

 

 4) infine al CISM ed USMI la preoccupazione che i consacrati della Diocesi vivano in pieno le prospettive del Progetto.

 

 

 

Conclusione

  

            Alla fine di questa lunga Lettera percepisco, da tutte le parti, un'unica sommessa, ma sofferta osservazione: "tutto bello,  meraviglioso, bisogna fare così... ma  non ce la facciamo!

Forse è tardi... non abbiamo più vino!"

Fratelli amatissimi, non vi lasciate prendere dalla paura di fronte al Progetto.

Maria, la madre di Gesù, tanto amata e venerata da tutti nella nostra Diocesi, nei suoi stupendi Santuari, ci aiuterà di certo.

Maria, nostra mamma è con noi, ci capisce e ci aiuta, anzi come a Cana di Galilea, corre dal suo Gesù: "non hanno più vino", gli dice, guardandolo decisa, per strappargli il miracolo!

Maria sa che il cammino che ci siamo dati è solo ad onore e gloria del Figlio suo

e per il bene della Santa Chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino... non può abbandonarci!

A Lei, in pellegrinaggio a Lourdes, ho consegnato la Diocesi.

A Lei, andandola a supplicare nella sua casa di Nazareth, nei luoghi del suo amore, del suo servizio e del suo dolore, in Terra Santa, ho messo la mia  e la vostra vita nelle mani... ce la faremo!

Invocando la protezione dei Santi Patroni della Diocesi, Maria Salome e Ambrogio martire, vi benedico tutti nel nome del Signore.

 

 

 

Frosinone,  2 dicembre 2000

Pellegrinaggio diocesano giubilare

                              

                                                                     

 + Salvatore, vescovo                                                              

 

 

 

 

 

 

 

POST-FAZIONE

 

 

COME VIVERE NELLA NOSTRA DIOCESI

IL CONTINUO RINNOVAMENTO DELLA CHIESA

CHE LA LETTERA PASTORALE RICHIEDE

 

            Sembra importante per far vivere la Lettera pastorale ed il Progetto quinquennale, indicare alcuni passaggi necessari che dovranno diventare "mete" del nostro prossimo cammino, forse faticoso, forse duro, ma certamente entusiasmante.

           

1- Passare da una dimensione prevalentemente giuridico-amministrativa della Chiesa ad essere segno di Chiesa.

           

            Abbiamo visto che la Chiesa è essenzialmente comunione ed è chiamata ad essere sempre, segno e sacramento di salvezza. Dobbiamo tendere ad essere tutti, in ogni momento, con tutti, icona della comunione che non si realizza nello "stare accanto" ma nel vivere insieme il "modello trinitario" dell'Amore che si dona. E' così che la parrocchia diventa famiglia.

 

2 - Passare da una parrocchia intesa prevalentemente come luogo dei servizi religiosi, cioè di praticanti garantiti dalla presenza del presbitero, a una parrocchia soggetto di pastorale.

 

            Il Concilio parla chiaro: i bambini sono apostoli dei loro coetanei, e così i giovani, gli sposi, le famiglie, i malati... Questo comporta l'accettazione e la crescita della ministerialità.

 

3 - Passare da un atteggiamento di conservazione ad uno spirito più missionario.

           

            In una situazione di cristianità, era giustificata la conservazione e la protezione: ma ora una Chiesa che vive nella minorità, non può non sentirsi "mandata", cioè spinta ad aprirsi e a confrontarsi con le persone, le culture e le religioni diverse che già sono tra noi.

 

4 -  Passare da una omogeneità che mortifica, all'accettazione e valorizzazione del sano pluralismo che arricchisce.

 

            Una comunità cristiana è tanto più autentica quanto più è una comunità articolata e partecipata: capace cioè di accogliere e valorizzare anche il diverso per crescere insieme verso l'acquisizione e la difesa dei valori.

 

     

 

A QUALI CONDIZIONI SONO POSSIBILI QUESTI PASSAGGI?

 

  Credo che il punto nodale sul quale dobbiamo convertirci è il cambiamento di prospettiva e si può sintetizzare così:

           

Essere attenti alle persone più che alle strutture e alle cose da fare.

 

            E' lo spirito di servizio presentato da Gesù nel Vangelo quando afferma di essere venuto per servire e non per essere servito. Questa conversione è una rivoluzione copernicana perché cambia radicalmente, ed in modo provocatorio, la prospettiva del "mondo" che invece cerca solo sé, il proprio comodo ed il proprio tornaconto. Il cristiano, no!

            Dice infatti Gesù: "Però per voi non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve." (Lc 22, 26)

           

            Bisogna allora imparare a scoprire quali doni lo Spirito Santo suscita nelle persone per fare spazio al dono di Dio che è ciascuno (cfr. Gv 3, 16) per servirlo, per amarlo e per aiutarlo a crescere, affinché il progetto di Dio si realizzi appieno.

 

ne consegue:

 

            - il dovere di farci più attenti allo Spirito Santo, il vero costruttore della Chiesa, e perciò sviluppare una pastorale che recuperi fortemente la dimensione della "preghiera" e della "contemplazione" per cogliere le vie di Dio.

 

            - il bisogno di ricordare che lo Spirito Santo è dato a tutti i battezzati: da qui l'esigenza di una forte "pastorale vocazionale", intesa come aiuto affinché ciascuno porti a maturazione il proprio dono e lo svolga a vantaggio della Comunità.

 

            - la necessità di organizzare la Comunità ecclesiale, a partire dalla "teologia dei ministeri" da proporre, servire e far crescere nella nostra diocesi.

 

            - l'urgenza di far crescere la maturità nella fede e nella "partecipazione", provvedendo alla proposta di un itinerario di fede e di catecumenato.

           

 

Nota bene 

 

 

¤ Quando parliamo di catechesi permanente, non si intende catechismo a vita, ma quel cammino di fede che il Papa ha spiegato molto bene quando ha detto: "il cammino di fede di ciascuno, è la vita di ogni giorno vissuta con Gesù, con il Vangelo" (cfr. Giovanni Paolo II, Ai giovani, 15 agosto 2000)

            In questo modo una fede matura porterà alla "partecipazione", "all'impegno" e al "servizio".

       

¤ Non interessano, al momento, le strutture di partecipazione, queste verranno dopo; interessa invece, e subito, il "senso di appartenenza" alla Comunità cristiana che dobbiamo tutti far crescere con l'impegno di ciascuno di noi, man mano che ce ne rendiamo conto.

            Tale senso di appartenenza, consiste nel prendere sempre più viva coscienza di essere figli di Dio e perciò "interessati alle cose del Padre nostro"  (cfr. Lc 2, 50).

 

¤   Infine per l'approfondimento della Lettera pastorale è indispensabile fare riferimento alla Esortazione apostolica Christifideles laici della quale si fa continuo riferimento nel testo.

 

   Affido queste mete alla vitalità dei tre centri pastorali affinché ci aiutino a tendervi e a perseguirle.