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Alcune considerazioni del vescovo mons. Salvatore Boccaccio

sulle prossime elezioni

Diverse volte ci si chiede, anche all'esterno della comunità cristiana, cosa ne pensi il vescovo della politica, quale sia il suo partito, il suo candidato, o - ancora di più - quali indicazioni di voto suggerisca. Un quotidiano della nostra Provincia nei giorni scorsi ha intervistato mons. Boccaccio proprio a proposito dell'impegno dei cristiani in politica, volendo anche sapere se Egli avesse delle indicazioni per la diocesi, in vista della prossima tornata elettorale.

Prendendo spunto da questa occasione, l'Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali ha chiesto al vescovo di puntualizzare i tratti salienti del suo pensiero sul tema"Chiesa ed elezioni": ne è scaturito il documento in 5 punti che si propone all'attenzione degli organi di stampa della provincia, delle persone a vario titolo impegnate in politica, della comunità cristiana e civile, per una riflessione e un confronto fecondi sulla questione.

 

1) Può la Chiesa schierarsi?

Sia il vescovo sia il semplice cristiano hanno il dovere di annunciare il Vangelo a tutti gli uomini, a prescindere da ogni sua particolare caratteristica. La trasmissione della fede è per sua natura rivolta a tutti: è proprio questo atteggiamento universale che mi impedisce di essere di parte. Scegliendo o preferendo uno, tradirei tutti gli altri.

 

2) Questo significa che la Chiesa è indifferente all'impegno politico?

No. Voglio innanzitutto dire che né a me vescovo, né ai miei sacerdoti è consentito entrare in politica-partitica parteggiando o segnalando o sostenendo chicchessia. Verremmo meno alla nostra missione di educatori e di formatori di coscienze libere. Se lo facessimo non potremmo più dare ragione della nostra speranza che è Gesù Cristo, poiché la andremmo ad individuare e cercare verso una qualsiasi parte che non è la  forza del Suo Amore. Il compito di noi ministri consacrati è di formare le coscienze, educare le persone a sanare la frattura tra la fede e la vita. Sarà poi il singolo credente a decidere in coscienza quali sono le declinazioni politiche concrete che meno sono lontane dalla sua mentalità di fede. Diverso è il compito dei fedeli laici, ai quali soprattutto il Concilio Vaticano II riconosce la specifica missione di impegnarsi nel mondo, salvaguardando l'autonomia delle cose temporali da quelle spirituali.

 

3) E' importante dunque partecipare al voto?

Certamente sì. Tenendo conto che ogni scelta partitica o di schieramento è sempre parziale e che la soluzione dei problemi va ricercata insieme tra tutti gli uomini di buona volontà, bisogna dire che non si può stare alla finestra: i laici siano presenti nel terreno pur accidentato della politica che, non a caso, Paolo VI definì "la più alta forma di carità". No dunque al disimpegno e alla non partecipazione. La politica ha la possibilità concreta di andare alla radice di tanti mali sociali che affliggono famiglie, singoli, comunità, Paesi... Si può fare tantissimo con una buona legge, molto più di un intervento sporadico attuato per fare un piacere ad una persona...

 

4) Ci sono valori che più di altri dovrebbero stare a cuore ai credenti?

Ci sta a cuore l'Uomo su tutto il resto. E non diamolo per scontato! Tutti apparentemente sono d'accordo, poi tocca a chi vota valutare se leggi, provvedimenti, modalità di amministrare, comportamento morale di chi scende in politica servano davvero l'Uomo. Come Chiesa, anche diocesana, noi siamo impegnati su quei valori che il Papa, nel recente Messaggio che mi ha inviato in occasione del 17° centenario del martirio di Sant'Ambrogio di Ferentino, ha messo in evidenza "quali campi di prioritario intervento apostolico": e cioè "la pace, i giovani, la famiglia, le povertà, i migranti." Ma ancor più bello il passaggio nel quale il Papa dice che "in ogni persona, senza distinzione di razze e culture, e specialmente nel più misero e bisognoso degli uomini, i cristiani  devono riconoscere il volto luminoso di Cristo." (cfr. Giovanni Paolo II, Messaggio al Vescovo, dal Vaticano, 27 Aprile 2004; in Osservatore Romano 30 Aprile 2004)

 

5) Si vota anche per l'Europa...

In sintonia con quanto a più riprese detto dal Papa e dai vescovi del Continente, sottolineo la necessità per i cristiani di stare attivamente dentro il processo di costruzione della Nuova Casa Europea. A tal proposito mi sembra che non vada assolutamente trascurata l'importanza di questa tornata elettorale per il Parlamento Europeo. Faccio mio il documento diffuso il 10 maggio scorso a Bruxelles dalla Commissione che riunisce i vescovi dei Paesi dell'Unione, dal titolo "Un'opportunità per rendere concreti i nostri valori" (chi volesse la versione integrale, può trovarla su www.avvenire.it sezione documenti). Nel documento si pongono 12 domande ai candidati al Parlamento europeo su altrettanti temi cruciali: il rispetto per la vita, la protezione del Creato, il bene comune, il sostegno alla famiglia, il trinomio educazione-cultura-giovani, l'accoglienza degli stranieri, l'impegno per la pace-la sicurezza-la libertà, la giustizia per i poveri di tutto il mondo, l'onestà nella vita pubblica, l'unità nella diversità per mezzo della sussidiarietà, il dialogo con le religioni, il nostro patrimonio cristiano. Come ha detto il Papa ci interessa "un'Europa della persona umana, nella quale si riflette il volto di Dio" (24 marzo 2004).

Dalla Curia Vescovile, 15 maggio 2004