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Chiesa che servo

Estratto dal Convegno 2003

Riflessioni ed indicazioni pastorali



Qualcuno ha scritto: "Siamo passati da Società Cristiana a Cristiani nella Società", ed è vero. Già trent'anni fa i Vescovi Italiani, in un profetico documento pastorale «Vivere la fede oggi», del 4 aprile 1971, esprimevano una serie di interrogativi attualissimi anche oggi e che a me sembrano ben descrivere questo passaggio che non esito a definire epocale.            

            «A prima vista - dicono - si potrebbe avere l' impressione che il popolo italiano conservi intatto il patrimonio religioso tradizionale. La nostra gente, quasi dovunque, continua a chiedere il battesimo, la comunione e la cresima per i propri figli, vuole celebrare il matrimonio in chiesa ed esige la sepoltura religiosa....Ma quanti sono consapevoli degli impegni di vita cristiana che questi sacramenti presuppongono e coinvolgono?          

            Le feste si rinnovano con puntualità e solennità, secondo le antiche consuetudini; ma si può sempre dire che tutto questo nasca da un profondo "senso religioso-, da una autentica "fede" cristiana"? (CEI. Vivere la fede oggi, EDB 1971, n3.)

Domande inquiete ed inquietanti ma che, se nel 1971 suonavano allarme, oggi sono indubbia realtà.

           

            A questi interrogativi pressanti dobbiamo rispondere noi, oggi e senza deleghe!

 

           Certamente la «domanda religiosa» è ancora abbastanza presente nel nostro Paese: riguarda, in generale, la richiesta dei sacramenti e di alcuni «gesti» religiosi (in particolare la benedizione delle case), anche se al contempo si registra una forte penetrazione della secolarizzazione e dell'indifferenza religiosa.

           

          Come suggerivano i Vescovi, occorre interrogarsi sulla qualità di questa domanda e di tutte le altre, soprattutto quando sono domande implicite.

           È indispensabile, non solo per il Pastore, per il Missionario, per l'Operatore pastorale ma anche per ogni Uomo di buona volontà, saper ascoltare il Grido dell'Uomo che, sia come preghiera o come bestemmia, sale  ogni giorno verso Dio. (Cfr. Esodo 3)

 

           Con un'immagine presa dal fenomeno del caldo eccessivo e della conseguente siccità che ha fatto esaurire fresche sorgenti, per anni generose, vorrei dire - a proposito della situazione religiosa del nostro Paese - che, a monte, il " rubinetto" è stato chiuso.

Abbiamo l'illusione che ancora sia vivida la polla d'acqua, per il fatto che il flusso ancora arriva a valle... ma è in esaurimento. Finito quanto é nel deposito della condotta... arriverà la siccità.

 

            Intendo dire che in una situazione di cristianità ( la sorgente a monte viva e zampillante, cioè il rubinetto aperto) le feste, le domande di sacramenti, ecc. (cioè la condotta che porta a valle) significavano una certa buona salute spirituale e pastorale. Era una società cristiana che condivideva l'insegnamento della Chiesa ( almeno in gran parte); che viveva con la coscienza di ciò che era bene e ciò che era male; che aveva forte il senso del peccato; che tra una cosa e l'altra, almeno una volta al mese, frequentava la chiesa; infine la mentalità e la cultura era decisamente  cristiana.

 

            Oggi non siamo più in situazione di cristianità ( cioè a monte il rubinetto è chiuso) perciò a valle arrivano pochi residui della cristianità, molto poveri per altro, perché inquinati dal secolarismo e dal consumismo. La scristianizzazione è palese.

 

Una domanda inquietante allora si impone : "che fare?"

 

            La serie di riflessioni ed intenti che seguono, come dicevo, sono messi a disposizione di tutti, non solo dei presbiteri o degli Operatori ma davvero di tutti!

 

            Infatti ciascuno di noi è chiamato a riflettere e a prendere a cuore i rilievi e le urgenze segnalate da una lettura sapienziale degli eventi e della storia. Ove sapienziale significa lo scendere in profondità a cercare le cause, le responsabilità e, soprattutto, i coinvolgimenti per la risposta.

 

            Per questa lettura sapienziale non ci possono essere deleghe in bianco né scuse con dichiarazioni di appartenenze diverse: per i Cristiani l'interesse e l'impegno nascono dal Messaggio del Vangelo; per i non credenti, la fondazione va ricercata nel rispetto della Dignità della Persona Umana. Per tutti - credenti e non - il fine da perseguire è il Bene Comune.

 

            I vari capitoletti del testo: "La Chiesa che servo", sono delle provocazioni per riflettere ed anche delle indicazioni per la creatività che è richiesta da chi vuole fare sul serio.

Il volumetto, messo a disposizione di tutti, diventa per tutti un vademecum per il servizio. 

 

            Anzitutto vi si può apprendere l'arte difficile del dialogo e lo stile del rapportarsi agli altri; vi si può attingere materiale per la catechesi; orientamenti educativi per gli Insegnanti di Religione; indicazioni per accompagnare  le famiglie ed i giovani; sprone per l'impegno a favore dei deboli e degli ultimi; ma soprattutto sono indicati i punti irrinunciabili di non ritorno per un cristiano "serio"!

 

            Infine, con la Cattedra dei Piccoli e dei Poveri, si offre la strada evangelica dell'Amore che si dona senza riserve, come ha fatto Gesù.

 

            Il Signore Gesù e, con Lui, una "batteria" di poveri, di malandati, di falliti, di immigrati, di carcerati, di barboni, di minori maltrattati, di uomini e donne senza ideali, di gente che assieme alla dignità ha perso tutto... contano su di te  e su di me: e se ci mettessimo insieme per rispondere "Eccomi!"? ... Che ne dici?

 

                                  

 

                                                                      

 

LA CHIESA CHE SERVO

 

Chiesa, cosa hai da dire la mondo e all'Uomo moderno?

 

            "Le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore."

Inizia cosi, con questa dichiarazione solenne d'intenti, la Costituzione Pastorale " Gaudium et Spes" sulla Chiesa nel Mondo del Concilio Vaticano II.

Era stato Paolo VI che, all'inizio del suo mandato, aveva chiesto ai Padri del Concilio di rispondere ai grandi interrogativi: " Chiesa, cosa dici di te stessa?" e " Chiesa cosa hai da dire al mondo e all'uomo di oggi?" La Lumen Gentium e la Gaudium et Spes, furono i documenti della risposta, anche se tutto il Concilio, in tutti i suoi Documenti, ebbe come sua massima ambizione quella di trovare nuove forme, nuove vie per ridire l'antico messaggio del Vangelo all'uomo moderno.

 

 

 

Chiesa, cosa ha da dirti  il Mondo e l'Uomo moderno?

 

            Quasi in contemporanea, dalle cattedre di quest'uomo moderno, si teorizzava la "morte di Dio", anzi la impossibilità addirittura di parlare di Dio.

Ringrazio il Signore per il dono dello Spirito con il quale guida la Chiesa! I Padri non si scoraggiarono, anzi, c' insegnarono che le difficoltà, le opposizioni, le contraddizioni lungi da essere "contro", sono invece delle vie preziose di dialogo, proprio a partire da esse stesse!

Dio è morto? Questo si crede? Ma è vero! Dio è morto in Gesù Cristo; per riscattare l'uomo Dio è diventato debole, è diventato uomo ed è morto sulla croce.

 

 

 

Lo stile del  dialogo

 

            Per dialogare con l' uomo di oggi, gonfio di sé; preoccupato di apparire più che essere; preso dal miraggio del possesso; stretto dai gravi contrasti politici, sociali, economici, razziali ed ideologici; tormentato dalla fame e dalla miseria; vittima egli stesso della violenza che ha innescato e tuttavia ricco di potenzialità, opportunità, intelligenza e genialità... (cfr.GS Proemio, passim), occorre farsi  piccoli e deboli, come Lui, il Signore Gesù morto per Amore.

 

            In quegli anni, " Dio è morto", era addirittura cantato e ritmato da milioni di giovani; le parole e la musica erano di Guccini, cantate dai Nomadi. Con voce grave e rauca ripetevano che " nei campi di sterminio, Dio è morto; nei miti della razza, Dio è morto; ai bordi delle strade, nelle fedi fatte di abitudini e paure, Dio è morto!..."

Però cantavano anche che "al terzo giorno Dio è risorto! In ciò che noi crediamo, Dio è risorto; nel mondo che faremo, Dio è risorto!"

 

            La Chiesa, "pronta a dare a tutti ragione della  propria Speranza" ( 1 di Pietro  3,15 ) sapeva bene che il Dio che è morto  lo era per l'egoismo degli uomini, per la prepotenza, per il soffocamento della verità e della giustizia e tuttavia sapeva anche che Lui era morto per salvare quelli che sono schiavi della morte. Di conseguenza decise di morire anch'essa  con il suo Dio morto per amore, e, dimenticandosi,  si dedicò all'impegno per l'uomo, nel dono della vita per gli altri... ed in questa morte, Dio è risorto!" ( cfr. GS n10).

 

 

 

Imparando a parlare il linguaggio degli Uomini

 

            A rileggere la storia della Chiesa lungo i secoli, ci si rende conto di quanto consequenziale fosse per la Chiesa vivere in prima persona la condiscendenza di Dio verso l'uomo. ( cfr. Dei Verbum n.13 )

Se la condizione per parlare con l'uomo è incarnarsi, Dio l'ha fatto e ha dovuto imparare il linguaggio degli uomini (cfr. Ebrei, I,1-2 e il commento di Tertulliano, [Adversus Praxean, 16, 3-4 ]  "...Così sempre, anche Dio imparava a conversare in terra con gli uomini... Egli imparava, per spianare a noi la via della fede, perché [spiegandocela con le nostre parole (ndr) ] più facilmente avremmo creduto che il Figlio  Suo  è venuto in questo mondo" ).

Da questa tenace santa volontà di dialogo di Dio, anche la Chiesa ha imparato a "parlare" il linguaggio dell'uomo, incarnandosi anch'essa nella quotidianità, nella problematicità, nella vita e nella storia di quest'uomo amato da Dio!

 

 

 

Fedeltà a Dio e  Fedeltà all'Uomo

 

            La condiscendenza, però, per quanto ampia e generosa, non permette al cristiano di perdere l'identità, l'adesione alla propria storia, l'amore travolgente per il Signore, anzi, proprio questa fedeltà facilita il pari rispetto per l'identità e la vita dell'altro cui non si possono imporre vie obbligatorie, né fardelli insopportabili... La condiscendenza fa entrare in dialogo-confronto, si pone in ascolto, stima i valori dell'altro ... suo unico fine é tentare di raggiungere le profondità di tutti nella certezza che, a quei livelli, sia lo splendore della verità a parlare al cuore dell'Uomo.

 

 

 

A salvaguardia della dignità della Persona

 

            Il nucleo centrale della Gaudium et Spes è certamente l'attenzione, il rispetto, la dignità che si deve riconoscere alla Persona Umana. Tutti siamo persone e la vita u­mana è valore universale. Ga­rantirla nel suo esistere e tutelarla nella sua dignità è responsabilità anche politica che la comunità internazionale, insieme a ciascuno di noi, è chiamata ad esercitare per il rag­giungimento del bene comune (cfr. specialmente GS ai nn. 40-44).

 

            Oggi nel mondo la dignità del­la vita umana è violata. Molti so­no gli ambiti in cui questo accade, dalla guerra alla povertà; dal rifiuto della vita nascente alla trascuratezza della vita in situazione difficile; dal sape­re privilegio di alcuni al potere monopolio di pochi.

Non posso ignorare, ad esempio, che a Frosinone, ogni mercoledì, puntualmente, vengono eliminati bimbi che, ritenuti un peso, pagano le conseguenze di scelte infelici. Dicendo no alla loro vita si impedisce a Dio di operare, proprio attraverso loro, le meraviglie del suo amore. Ma sono anche vite eliminate quelle di chi, non è amato, non è accolto, non è considerato, non è stimato, né si fa nulla per la sua Persona.

Accogliere ed amare la vita nascente, che cresce, in difficoltà ed in fase terminale, è un impegno per la crescita della Società, è un impegno per la Pace.

 

 

 

L'impegno della nostra Chiesa per il servizio all'Uomo

 

            Noi Cristiani di Frosinone-Veroli-Ferentino, seguaci di un Dio che è morto per amore, ed è risuscitato perché noi risorgessimo con Lui, sentiamo l'impegno di ap­partenere ad una famiglia, quella umana, che va oltre i confini na­zionali e le logiche economiche.

Crediamo che tutti siamo vera­mente responsabili di tutti e non possiamo rimanere indifferenti di fronte alle clamorose differenze che esistono nella vita delle perso­ne.

Affermiamo che ogni uomo è una risorsa, un bene prezioso per gli altri, e a sua volta chiede agli altri di essere accompagnato e aiu­tato nel suo cammino verso il com­pimento definitivo.

Nessuna persona può essere considerata solo un soggetto economico passivo il cui valore è commisurato alla sua capacità di acquisto.

 

            Con il Convegno ecclesiale: "Chiesa, comunità al servizio della Gioia e della Speranza di ogni uomo", vogliamo realizzare un sogno: non ci accontentiamo più di guardare l'altro come un povero da aiutare, uno a cui fare beneficenza... Vogliamo invece essere qui, in questa diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, cittadini come tutti gli altri, impastati con la storia del mondo ma portatori, nel cuore e nell'impegno, di un modo nuovo di vivere, insegnato da Gesù nel Vangelo. Vogliamo imparare a vivere in una comunità solidale capace di andare oltre i confini del proprio tornaconto, per condividere con ogni uomo le risorse che sono per tutti, a partire da noi, qui,ora, subito!

 

 

 

 

 

 

Questioni più urgenti che interpellano

la vita della nostra Comunità Cristiana:

 

Bene primario è la Pace, male gravissimo la Guerra!

 

            In questo anno 2003, abbiamo parlato di Pace ed abbiamo spiegato le nostre Bandiere... ma non sono cessati i conflitti tra noi e ci siamo trascinati in piccole e meschine beghe di paese e di campanile: come facciamo a formulare proposte di pace se non partiamo da noi?  A pensarla così, si diventa certamente dei perdenti, come del resto perdente fu il nostro Signore morto per amore dell'altro.  Dobbiamo imparare da LUI..

 

            La dignità della vita umana è offesa in ogni angolo del mondo, da con­flitti che coinvolgono popolazioni vulnerabili. Donne e uomini, bam­bini, adulti e anziani, in divisa o abiti civili, sono attori in­consapevoli di violenza e sterminio, dolori e angosce... come si fa a dire che queste atroci sofferenze "sono anche le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo" se non ci impegniamo, noi per primi, a non sprecare il denaro nel vuoto consumismo imparando dalla scuola dei piccoli e dei poveri uno stile sobrio di vita? 

 

 

 

Giovani per un Mondo Nuovo, speranza dell'Uomo

 

            A Tor Vergata, durante la Giornata Mondiale dei Giovani, abbiamo ascolta­to le parole del Papa: «Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adu­nate oceaniche per imparare a odia­re, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete a essere strumenti di violenza e di­struzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se neces­sario.

 

            Voi non vi rassegnerete a un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame; restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difen­derete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti.»

A voi giovani, il Convegno offre questa opportunità, vi compete per diritto nativo!

 

 

 

La famiglia

 

            La famiglia è il luogo privilegiato dell'esperienza dell'amore e, per noi cristiani, della trasmissione della fede. La famiglia cristiana è infatti  il più qualificato ambiente educativo e di trasmissione della fede.  Le spetta perciò anzitutto comunicare i primi elementi della fede ai propri figli, sin da bambini. E' la famiglia la prima «scuola di preghiera», l' ambiente in cui si insegna quanto sia importante stare con Gesù ascoltando i Vangeli che ci parlano di lui.

            I Vescovi Italiani ritengono,  poi, che la famiglia svolga un ruolo delicato e decisivo nella società nonostante l'evidente crisi culturale che l'attanaglia e perciò indicano l'accompagnamento delle famiglie come priorità di importanza decisiva e di conseguenza invitano tutti ( credenti e no) a promuovere anzitutto serie riflessioni sui perché delle frequenti crisi matrimoniali. Ritengono altresì improrogabile la creazione di un servizio teso ad ascoltare, accompagnare e sostenere le famiglie in difficoltà, avendo ben chiaro che la medicina dell'amore fraterno e della misericordia è l'unica in cui la Chiesa creda fermamente.

            A questo fine, una delle scelte da compiere è quella di riuscire a stabilire, da parte delle comunità cristiane, attraverso i presbiteri, i religiosi e gli operatori pastorali, rapporti personali con ogni famiglia - sia che frequenti la Chiesa sia che non la incontri mai - in un tessuto relazionale nuovo, veramente capillare.

            Come vescovo ritengo importante il contributo e l'apporto che le donne potranno portare affinché la nostra Chiesa diocesana possa assumere un volto diverso, più sensibile e più umano. Ad esse, a ciascuna in particolare, chiedo di garantire pienezza di umanità al loro Uomo ed ai loro figli a partire dal generoso dono di sé. 

 

 

 

 

Le Povertà ed il diritto alla scuola, alla cultura, alla casa, al lavoro proficuo...

 

            La dignità della vita umana è offesa dalla scandalosa differenza tra la vita dei paesi ricchi e di quelli da questi impoveriti. Un bambino su venti in Africa muore prima di compiere cinque anni. Un bambino su due non va a scuola. 

 

            Nella nostra Missione del Rwanda abbiamo attivato le adozioni scolastiche a distanza, grazie della vostra generosità!  Credo che dobbiamo educare i nostri ragazzi - in famiglia, a scuola, nella catechesi di iniziazione cristiana - a considerare la scuola e le moltissime possibilità  che hanno a disposizione ( lo sport, il cibo, il vestito...)  come un dono prezioso che altri non hanno e che perciò non possono sciupare nel disimpegno quanto, nell'altra faccia della Terra, bambini come loro non possono neppure sognare. L'impegno di tutti noi con nuovi stili di vita, più equi e più solidali, ci educa alla Pace, al rispetto delle persone, alla condivisione delle risorse.

 

 

 

La presenza scomoda degli "immigrati"

 

In Italia, ed anche da noi, la presenza degli immigrati non sempre è vista con occhio sere­no, non sempre suscita interesse ed accoglienza, ma piuttosto apprensione e paura: a volte persino rifiuto. E ciò accade anche all'interno della nostra comunità cristiana.

La domanda che ricorre spesso è "Quanti sono?", ma quasi mai ci si domanda: "Chi sono, cosa fanno, come vivono, cosa cercano, cosa hanno nel cuore, cosa ci portano di buono?".

A tutte queste domande noi, Cristiani di Frosinone-Veroli-Ferentino, vorremmo dare una risposta. La non­conoscenza, infatti, e la "deformazione delle notizie", fanno per­cepire l'immigrato "come problema e non come persona"  in tal modo ci viene impedito di coglierlo vicino a noi con uguali aspirazioni, uguali sentimenti profondi, uguali bisogni, uguali paure, "che il colore della pelle non può cambiare".

Sappiamo bene che per questa conoscenza della "storia personale" di chi viene "da un altro mon­do", non bastano le indagini, le cifre e neppure i dati ufficiali: è indispensabile invece un cambiamento di mentalità e di cuore che - in un dialogo onesto - ci faccia scoprire che le ricchezze delle loro culture, il loro coraggio, le loro speranze, le loro paure e le loro angosce possono essere anche le nostre.

 

 

 

 

Il debito Estero dei Paesi del terzo Mondo  e... quello privato!

 

            Moltissime volte abbiamo parlato, fatte proposte ed anche collette per il debito estero: ricordate le iniziative di Avvento e Quaresima degli anni 2000 e 2001 in occasione del Giubileo?  Cercammo - con tutta la Chiesa Italiana -  di alleggerire il peso del debito estero dei Pae­si Poveri perché sapevamo bene che la Povertà di questi Paesi compromette la dignità della vita umana di milioni di per­sone. Passata l'emozione, però, non se ne parla più e gli interventi per dare case, cibo, medicine e istruzione a persone che sono per noi come altri noi stessi, sono passati nel dimenticatoio. Cambiare stili di vita non alleggerisce certamente il debito dei popoli e tuttavia è una strategia per educarci a condividere volontariamente quanto i nostri fratelli vivono obbligatoriamente.

Il Papa insegna, e lo dice alle Nazioni, "la remissio­ne del debito è questione di giusti­zia prima che di solidarietà."

Non dico un'assurdità se accenno al fatto che, soltanto dietro l'angolo di casa nostra, molti nostri fratelli, meno fortunati di noi o peggio colpevoli di negligenza, sono strozzati dai debiti...e se partissimo da loro?

 

Agli Uomini di buona volontà nel servizio sociale, politico, amministrativo, economico.

In un incontro molto importante con Uomini della Scienza e del Pensiero, il Papa ha affrontato il problema della globalizzazione e, rifacendosi alla lettera enciclica Cen­tesimus annus, ha sottolineato che l'e­conomia di mercato è un modo per rispondere adeguatamente alle ne­cessità economiche delle persone, pur rispettando la loro libera ini­ziativa (cf. nn. 31 e 58). La globalizzazione, a priori, non è né buona né cattiva. Sarà ciò che le persone ne faranno. Nessun sistema è fine a se stesso ed è ne­cessario insistere sul fatto che la globalizzazione, come ogni altro sistema, deve essere al servizio del­la persona umana, della solidarietà e del bene comune.

            Di conseguenza i cristiani nella vita sociale, politica, amministrativa ed economica... hanno chiaro il criterio di discernimento nelle scelte da operare e cioè: "il valore inalienabile della persona umana, fonte di tutti i diritti umani e di tutti gli ordini sociali. L'essere umano deve esse­re sempre un fine e mai un mezzo, un soggetto e non un oggetto né un prodotto di mercato"

La globaliz­zazione - afferma ancora Giovanni Paolo II - non deve essere un nuovo tipo di colonialismo. E' nell'uomo in sé, nell'umanità universale sca­turita dalla mano di Dio, che bi­sogna ricercare le norme di vita so­ciale ( Giovanni Paolo II  ai partecipanti alla Settima Sessione Plenaria dell'Accademia delle Scienze - 2003).

 

 

 

Per un Progetto rinnovato a partire da noi, qui, ora:

La cattedra dei Piccoli e dei Poveri

 

            Noi, cristiani e Uomini di Buona Volontà, di questa Provincia di Frosinone, ci vogliamo impegnare seriamente ad imparare dai Piccoli e dai Poveri come sia possibile che l'anelito della Gaudium et Spes: "Le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, siano pure le nostre gioie, le nostre speranze, le nostre tristezze e le nostre angosce...". L'impegno, lo sappiamo bene, non si improvvisa! Cresce, giorno dopo giorno, nell'apprendimento, nell'esercizio, nella sperimentazione.

Personalmente ho imparato tantissime cose frequentando la quotidiana cattedra della vita, confrontandomi con essa, interrogandomi e verificando... È Gesù stesso che suggerisce di prendere in esame la vita del piccolo e del povero perché, proprio a questi il Padre ha rivelato  i misteri del regno dei Cieli che - al contempo - ha tenuto nascosti ai professori, ai dottori, ai potenti e agli intelligenti ( cfr. Luca 10,21-22).

  1. La cattedra significa che ci sono alcuni che parlano insegnando ed altri che stanno in ascolto imparando. (a volte noi cristiani impegnati siamo solo insegnanti).

  2. Piccoli e poveri lo si può essere in tantissimi modi diversi e ognuno di noi lo è per qualche verso. (questa  autocomprensione ci carica di responsabilità).

  3. Tutti si possono rendere conto che facendo esperienze di limitatezza e di povertà ci si apre, almeno un poco, a Dio e si giudicano meno gli altri. ( questo crea fiducia e disponibilità).

  4. Ho sentito tante persone dire che aiutando chi è in difficoltà è più quel che si riceve che quel che si dà.

  5. Ogni gruppo parrocchiale dovrebbe ascoltare i piccoli e i poveri come momento fondante, strettamente collegato all'ascolto della Parola. ( i piccoli ed i poveri intesi come principio ermeneutico della Parola di Dio e della vita).

  6. Non basta aiutare i piccoli e i poveri, occorre farsi aiutare da loro, riconoscendo che hanno esperienze privilegiate e che noi abbiamo bisogno di imparare da loro. (dice l'Apocalisse: "tu ritieni di essere ricco e quindi dici che non hai bisogno! ed invece...")

  7. Per imparare dai piccoli e dai poveri bisogna liberarsi dal fascino dei potenti e dei ricchi, che ci condiziona e ci lega in tanti modi, di cui spesso addirittura, neppure ce ne accorgiamo. ( ove potente e ricco non è solo denaro e potere ma tutto ciò che lega la nostra persona e la costringe a non operare la giustizia, la verità, l'amore. Ad esempio televisione spazzatura, il consumismo, i falsi ideali, gli idoli perversi...)

  8. Per attivare la Cattedra dei piccoli e dei poveri bisogna liberarsi dei tanti padroni e signori che ci tengono al guinzaglio: a partire dall'egoismo, dall'invidia, dalla gelosia per arrivare al desiderio smodato di potere, di possesso, di  autosoddisfazione....

  9. La cattedra dei piccoli e dei poveri significa un atteggiamento interiore che trasforma tutti i nostri rapporti con gli altri, grandi e piccoli, ricchi e poveri, sia che parliamo sia che ascoltiamo.

  10. La cattedra dei piccoli e dei poveri può essere una vera novità, in senso evangelico se diventa uno stile che, come è richiesto dai vescovi Italiani, ci fa ripartire dagli ultimi e ce ne fa fare la scelta preferenziale.

  11. La cattedra dei piccoli e dei poveri, accettazione dell'insegnamento che ci viene dalle loro dure esperienze, deve essere un argomento centrale nei discorsi che si fanno tra i cristiani, ben sapendo che il mondo parla in tutt'altro senso.

 

 

 

 

Prospettive concrete di impegno

            In questa prospettiva chiedo ai Professionisti cristiani di andare alla scuola dei piccoli e dei poveri per studiare quanti "zeri" ci sono nello stipendio di questi e poter di conseguenza programmare quanti "zeri" ci potranno essere nelle loro parcelle...

            Chiedo ai politici ed agli uomini di potere che si dicono cristiani, di andare a studiare alla cattedra dei piccoli e dei poveri quale sia il prezzo che i poveri pagano sulla loro pelle per il gioco politico di parte o di interesse privato che il potere sceglie a scapito del bene comune.

            Chiedo ai giovani che si preparano ad essere i professionisti, i politici e gli economisti di domani, a frequentare in tempo la cattedra dei piccoli e dei poveri per non perpetuare la specie dei signori e dei padroni del mondo.

*           Vorrei rassicurare i grandi del mondo ed i signori della politica che "il cosa significhi giustizia sociale", lo possono insegnare bene coloro che ogni giorno sono le tragiche vittime della ingiustizia.

*    Chiedo ai bravi ragazzi cristiani, di andare ad analizzare nel laboratorio della cattedra dei piccoli e dei poveri, quanto sono amare le lacrime di una ragazza cui si è dato amore per gioco o quanto sia cocente l'umiliazione del ragazzo tradito....

*     Ma vorrei chiedere loro di andare alla scuola dei piccoli e dei poveri soprattutto per imparare di quanto amore è necessario caricare i nostri "gesti di carità" perché questa abbia lo spessore della Carità di Dio. (allora comprenderemo che non si tratta di dare qualcosa da € 5 in su... ma di dare Tutto! E tutto é l'Amore di Dio!).

*   Vorrei chiedere ancora ai giovani, di andare alla scuola dei piccoli e dei poveri che sono le loro famiglie che vivono con dignità e gioia cristiana, nonostante le difficoltà, le malattie, l'insuccesso, la disoccupazione, i problemi della vita, per imparare da loro cosa significhi fedeltà, sobrietà, povertà, obbedienza alla volontà di Dio. Questa scuola purtroppo è la più marinata di tutte!

*    Chiedo, infine, ai giovani di andare alla scuola dei piccoli e dei poveri per imparare da loro cosa sia l'essenziale; cosa sia l'attesa di un lumicino di speranza; quanto valga il fatto che uno si fermi a parlare e sappia anche ascoltare; cosa significhi vita scomoda, precaria, difficile... e capire finalmente che i poveri della povertà non ne parlano mai: la vivono!

*           Chiederei ai genitori di imparare dalla piccola e povera Maria di Nazaret a saper essere in ascolto dei figli conservando e meditando nel cuore le loro parole, i loro gesti, le loro pene... frammenti di memoria da custodire gelosamente per restituirli, arricchiti dalla pazienza, dalla comprensione ... e, a volte, dalle lacrime. Mentre ai giovani chiederei di imparare dal piccolo e povero Gesù ad essere come lui obbedienti e crescere nel dialogo e nell'amore della famiglia.

*  Mentre chiedo ai genitori cristiani di andare a "cercare angosciati" come Maria e Giuseppe, i loro figlioli e ad essere disponibili anche a non capirli, come è accaduto ai genitori di Gesù (Lc 2,50 ), chiedo ai figli di accettare, come Gesù, di non essere a volte capiti!

*   Mentre chiedo ancora alle mamme e ai papà di saper stare con dignità sotto la Croce quotidiana dei loro figlioli sapendo che è più importante che essi compiano la volontà del Padre loro che è nei cieli (Gv 19,25) piuttosto che  " fare contenti mamma e papà", chiedo ai figli di rendersi conto che le loro azioni, sempre, sono una croce per i loro genitori e che sarebbe tanto bello condividere con loro scelte e sogni....

*  Chiedo infine, a me ed ai miei preti, di imparare dai piccoli e poveri discepoli del Signore a saper essere fedeli a Dio e ai fratelli, fino alla croce.

 

Proposta per attivare in parrocchia, nei gruppi, in famiglia, la Cattedra dei Piccoli e dei Poveri

 

Si tratta di imparare, cioè di abituarsi, a far fronte alle varie situazioni, alle scelte da fare, alle decisioni da prendere, alle valutazioni di fatti e persone...a partire dalla domanda fondamentale:

"In questa situazione come reagirebbero il piccolo e il povero? Cosa pensano, come e quanto subiscono, quanto sentono che è ingiusto per loro." Non c'è bisogno di chiamare fisicamente un piccolo o un povero per  rispondere a queste domande: tutti noi sappiamo bene quale è la verità.

Lo sappiamo ma - dolorosamente - non ci pensiamo o, peggio, come Caino facciamo le spallucce...dicendo "che ci posso fare?". Ed invece si possono fare tantissimi interventi!

 

            Attivare la cattedra è mettere in pratica quanto insegna Gesù cioè di: "non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi" anzi" di amare l'altro come ci ha amato Lui!"

Conclusione

 

            "Dove troveremo tutto il Pane... per sfamare tanta gente?" Si domandano esterrefatti i discepoli quando Gesù, con molta risolutezza, dice loro "dovete provvedere voi a dare loro il pane necessario".

Forse anche noi ci troviamo nello stesso imbarazzo dei discepoli: Gesù, ieri ed oggi, invita a non perderci d'animo anzi ci offre il Suo Pane, il Suo Vino che - come diciamo nella Liturgia - sono anche il frutto della terra e del nostro lavoro! Questa partecipazione al Mistero è stupenda.

 

            Mi commuove pensare che, ancora oggi, la divina condiscendenza chieda la nostra collaborazione e partecipazione divenendo così credibili testimoni della Carità di Dio a partire dalla "nostra piccola partecipazione" fatta di perdono e misericordia vissuti in memoria di Lui.

 

            Credo che ci dobbiamo convincere che si è testimoni credibili del Suo amore, non quanto ci sentiamo pronti, forti, "in forma"per poterlo fare, dove, quando e come ci piace; bensì si è testimoni credibili del Suo amore quando, nella nostra situazione quotidiana, qualsiasi essa sia, sappiamo perdonare e fare comunione con tutti i fratelli dando - anche noi - in cibo noi stessi!

Che pazzia di amore, che vortice alto cui siamo chiamati! Com' è bello, allora, essere cristiani così! ...E se ci provassimo?