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risorto 3Gn 1,1.26-31; Es 14,15-15,1; Ez 36,16-28; Rm 6,3,11; Mc 16,1-7

Care sorelle e cari fratelli,

sembrava tutto concluso quel pomeriggio a Gerusalemme. La vicenda di quell’uomo crocifisso si era compiuta e la sua tomba chiusa con una pietra pesante, impossibile da rimuovere per quelle donne che si erano recate al sepolcro. Eppure quell’uomo aveva dato prova di grande amore per tutti, per i suoi discepoli, per le donne e le folle che lo seguivano, persino per i poveri, gli scartati, che anzi proprio loro erano stati privilegiati dal suo amore. Dove sono tutti costoro? Qualche donna era rimasta, anche se lo aveva osservato da lontano, come ci ricorda il Vangelo di Marco. Sembrava davvero tutto tristemente finito. Chi poteva mai pensare che ci sarebbe stato un futuro per la storia di quell’uomo, che si era fatto riconoscere come Figlio di Dio?

000 veglia pasquale 2018  Tristezza, rassegnazione, senso d’impossibilità, dominano il sabato santo fino alla notte di Pasqua. Anche la Chiesa ce lo ricorda. Non si suonano le campane, noi preghiamo davanti a Gesù in quello che la pietà popolare chiama sepolcro, il cero è spento, la liturgia pasquale inizia al buio. La tradizione della Chiesa dice che Gesù prima della resurrezione scese agli inferi, nell’abisso del male, come recitiamo nel Credo: “Morì e fu sepolto, discese agli inferi, e il terzo giorno resuscitò dai morti”. Gesù scende nell’abisso del male perché i giusti possano partecipare con lui alla vittoria sulla morte. Egli stesso ha provato l’abisso del male, non si è sottratto alla morte, il male supremo per ogni essere umano. Cari amici, come nella sua vita terrena non si era sottratto all’incontro con il dolore, la malattia, la morte, così avviene nella sua morte.
Gesù entra nell’abisso, non vuole che quella pietra pesante posta davanti alla sua tomba nasconda il male, come si fa nella vita quando mettiamo pietre pesanti di fronte alla sofferenza e al dolore di tanti per non vedere, non commuoversi, non prendersi cura. Ma Dio ha ribaltato quella pietra. Un giovane apparve a quelle donne, “vestito di una veste bianca”, ed esse “ebbero paura”, dice il Vangelo.

   La paura è comprensibile, ma è anche conseguenza di una fede piccola, incerta. Quelle donne non si ricordavano la parola di Gesù, quando aveva parlato della resurrezione. Chi poteva credere a un simile annuncio? Chi mai aveva vinto la morte? Cari amici, la paura rimane anche in noi, paura davanti alla morte, ma anche al mistero della resurrezione, di una vita oltre la morte. Siamo uomini e donne della terra, pieni d’incertezze e paure, increduli a volte davanti al Vangelo, che ci parla di vita e di resurrezione. Crediamo a quello che riusciamo a vedere e a toccare, prigionieri del presente e nostalgici del passato. Qui oggi si apre il futuro per ognuno di noi e per il mondo intero. Siamo davanti a una nuova creazione, una nuova umanità, un nuovo esodo, qualcosa d’inaspettato e di sorprendente. “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto”. Non abbiate paura. C’è un futuro di vita dietro quella pietra pesante. Quella pietra è anche la tua rassegnazione, il tuo senso d’impossibilità davanti al male, la tua indifferenza di fronte al 001 veglia pasquale 2018dolore di chi soffre, la tua incredulità. Da lì nasce la paura, che sembra rendere impossibile cambiare, lottare, sperare. Cerchiamo il crocifisso, perché nell’incontro con lui riceveremo l’annuncio della resurrezione. I segni della morte, del dolore, della sofferenza, non sono eliminati. Gesù risorge dai morti ma porta impresse nel suo corpo le stimmate, i segni della sua passione e morte. Così apparve ai discepoli impauriti. Non era per spaventarli, bensì per dire loro che solo chi non fugge le ferite della sofferenza e del dolore può capire la forza e il senso della resurrezione.

   Cari amici, non dimentichiamo questo messaggio, così concreto e semplice, dentro le paure di ogni giorno, che non ci fanno fermare davanti a chi soffre, che ci fanno voltare la faccia a chi ha bisogno del nostro aiuto, perché diciamo di avere tanto da fare o che non c’entriamo con lui. Non dimentichiamolo di fronte alla terribile tragedia del terrorismo, della guerra, della violenza di gesti e anche solo di parole.  Oggi ci viene consegnato un annuncio forte di vita, di speranza e di pace. La resurrezione di Gesù è accompagnata dalla pace, che egli lascia ai suoi discepoli quando li incontra e dice: “Pace a voi”. E’ come se li volesse rassicurare, ma anche indicare loro l’unico futuro vero per loro e per l’umanità intera, anzi per la stessa creazione. Questo futuro è stato impresso nella sua umanità, nella sua vita terrena com’è presentata nei Vangeli, un’umanità buona, mite, pacifica, capace di curare e guarire dal male, che include tutti senza escludere nessuno002 veglia pasquale 2018. Facciamo nostro l’annuncio del Risorto e comunichiamolo a tutti con le parole e la vita, come fu chiesto a quelle donne e poi a tutti i discepoli. Siamo testimoni della sua umanità, quella di un amore gratuito ed eccessivo, l’unico che ha reso possibile la vittoria sulla morte. Solo così potremo cambiare il mondo e la storia, perché nella resurrezione è stato cambiato il corso della storia e della creazione. 


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