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In occasione della Giornata del malato 2019 il Vescovo Ambrogio ha presieduto le celebrazioni nella chiesa di Santa Maria Goretti, a Frosinone (domenica 10 febbraio) e nella cappella dell'Ospedale "Fabrizio Spaziani" del capoluogo (lunedì 11 febbraio).

Segue l'omelia:


Care sorelle e cari fratelli,

siamo qui davanti al Signore con le nostre fragilità, incertezze, malattie, inquietudini, che a volte appesantiscono le nostre giornate e ci rendono tristi. Ma oggi siamo come quella folla, quella gente numerosa che si accalcava attorno a Gesù per ascoltarlo, essere aiutata, guarita. E’ bella quell’immagine del Vangelo: Gesù sale su una barca non per allontanarsi da quella gente bisognosa, ma per essere visto e ascoltato da tutti. Così cominciò a parlare. Poi all’improvviso disse a Simone: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Era un comando strano, anche perché di solito si pesca la notte o di mattina presto. In più Simone risponde: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”.

 

Cari amici, Gesù oggi si avvicina a ognuno di noi, ci parla, ma poi ci ripete le parole dette a Simone, che non chiama Pietro, quasi a riconoscere in lui tutta la fragilità e incertezza della sua umanità e della sua storia e gli dice di fare qualcosa che non si sarebbe aspettato. Il Vangelo, la parola di Gesù, ci coglie sempre di sorpresa. A volte sembra chiederci cose strane, contrarie al pensiero comune, a quello che avremmo fatto noi. Così erano apparse anche a quei discepoli. Il Vangelo non è come lo vogliamo, non corrisponde alle nostre abitudini, al nostro modo di pensare, a quello che noi vorremmo avere, anche se risponde al nostro bisogno più vero e profondo. Per questo a volte non siamo felici, perché invece di ascoltare Gesù, vorremmo che lui facesse ciò che vogliamo noi, che la pensasse come noi. Invece Simone, capisce che in quell’invito a prendere il largo e a gettare le reti in un momento poco opportuno si nasconde qualcosa di nuovo, d’inaspettato, qualcosa che avrebbe risposto al suo vero bisogno, alla sua delusione per quella notte di lavoro senza risultato. Allora ascolta, non segue il suo istinto, getta le reti come gli aveva detto Gesù.

 

Anche noi a volte siamo delusi, tristi, ci sembra che quello che facciamo non produca risultati, rimaniamo delusi magari dopo aver faticato tanto. Oggi Gesù si avvicina e ti dice: prendi il largo, non rimanere sempre dove sei, con le tue delusioni e tristezze, lascia da parte le tue convinzioni, prendi il largo da te stesso, ascolta la mia parola, getta le reti dove non le hai mai gettate, dove io ti dirò di farlo. Quei discepoli gettarono le reti con fiducia e, dice il Vangelo; “presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano”. Cari amici, avvenne il miracolo della pesca miracolosa. Ma come? Solo perché i discepoli ascoltarono Gesù e con fiducia fecero quello che Gesù aveva detto e non seguirono il loro istinto, non diedero retta alle loro convinzioni, come quando diciamo: “Abbiamo sempre fatto così”.

 

Oggi il Signore parla anche a noi con le stesse parole che rivolse a Simon Pietro: prendi il largo e getta le reti. Uno potrebbe dire: come faccio? Ho già provato, ho già fatto tanta fatica! Sono malato, sono debole, faccio già uno sforzo a fare le cose da solo e tu mi chiedi qualcosa in più. Oppure: ho già tanti impegni, ho una famiglia, non ho tempo, e poi non sono d’accordo, voglio fare di testa mia come ho sempre fatto. Sì, anche Pietro voleva rispondere così ed espose a Gesù le sue difficoltà e la sua delusione per aver pescato tutta la notte senza risultati. Quante volte anche noi siamo delusi e insoddisfatti. E purtroppo ce la prendiamo con gli altri, come se la colpa fosse sempre di qualcun altro, magari dei più bisognosi, come i poveri o gli stranieri. E’ la moda del nostro tempo: sfogare la propria delusione e insoddisfazione sugli altri, arrabbiarsi e prendersela con qualcuno, magari il primo che incontri. Oggi il Signore vorrebbe liberarci da questo modo di vivere senza felicità, sempre contro e mai con gli altri. Allora fidati. Tu, proprio tu, magari debole, malato, puoi molto se ascolti Gesù. Anche il profeta Isaia, quando fu chiamato dal Signore fu incerto e quasi impaurito: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito: eppure i miei occhi hanno visto il Signore degli eserciti!” Non importa se ti senti inadeguato davanti a quanto il Signore ti dice. Il Signore ha fiducia in te e ti darà forza di essere una donna e un uomo che sa prendere il largo e gettare le reti verso gli altri con amore e pazienza. Oggi il Signore ha solo noi, ha te, non ha altri. Ascoltalo, fidati, getta le reti del suo amore e della sua bontà verso tutti, amici e nemici, simpatici e antipatici, buoni e cattivi. E vedrai che tanti si uniranno a te per gioire dell’amore di Dio e della sua forza di guarigione. “Chi manderò e chi andrà per noi?”, chiese Dio a Isaia. Ed egli rispose: “Eccome, manda me!” Uniamoci anche noi a quella risposta, che fu come quella di Simon Pietro: “Eccomi, manda me!”. Sono qui, Signore, sono pronto a diventare un pescatore di uomini e donne perché possano gustare la gioia del tuo amore. Tu lo sai, sono fragile, malato, incerto, con poche parole, deluso, a volte triste e solo, ma con te prenderò il largo perché tutti possano diventare tuoi amici e miei amici con te. Ti chiedo solo di starmi vicino e di aiutarmi con la tua presenza e il tuo sostegno. Sii tu Signore la mia forza!

Amen.

Vescovo Ambrogio

 

 

22 aprile 2019 * S. Giacomo martire
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