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Agli induisti è arrivato anche l’augurio dei vescovi italiani.
A formularlo è mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione ecumenismo e dialogo della Cei.

“Quest’anno dalla Festa induista ci arriva un grande messaggio di pace che impegna ognuno di noi a qualunque religione e a qualunque parte di umanità appartenga, a creare una cultura di pace e di convivenza”. Facendo quindi riferimento al Mahatma Gandhi, il vescovo Spreafico osserva: “È il messaggio di un uomo che con la non violenza ha ottenuto una nuova condizione per il suo Paese mostrando al mondo e alla storia che la via della non violenza non è un cedimento al male ma è l’unica via possibile di vittoria per un mondo migliore, ancor di più oggi in questo tempo difficile”.

“Le armi – prosegue – sono quelle che noi continuiamo a vendere nonostante il male e la morte che diffondono, ma sono anche le armi della parola, dei post che lanciamo sui social contro gli altri, degli insulti che esprimiamo. Rischiamo così di farci inghiottire in una spirale di odio e aggressività che genera una società violenta, fomenta la rabbia, impedisce una convivenza pacifica”. In un simile contesto, la festa induista fa emergere un messaggio di speranza. “Le Luci che sono state accese in questi giorni per la festa induista – osserva Spreafico – ci dicono che in ogni essere umano – e per noi cristiani, questo è fondamentale – c’è l’immagine di Dio. Non dimentichiamo mai che al di là della paura che l’altro, diverso da noi, ci può mettere, c’è l’immagine di Dio. Che la luce accesa in questi giorni ci aiuti a illuminare nell’altro ciò che ci unisce non quello che ci separa. Nessuno rinuncia alla propria identità ma mai può mai essere utilizzata per fare la guerra agli altri”.