Menu
 
0
0
0
s2smodern
vatican news logoRiprendendo un pensiero della sua omelia del mercoledì delle ceneri, il vescovo Spreafico lancia un invito a vivere la Quaresima con uno stile di comunicazione mite e rispettoso. “Si può fare un peccato anche con un click”, spiega

Fabio Colagrande - Città del Vaticano

“Purtroppo è diventato un modo di vivere. Stando tanto tempo sul web, scatta facilmente il ditino che clicca sul ‘like’ anche all’insulto rivolto a qualcuno o a un messaggio in cui si parla male di qualcuno. E questo mi sembra un fatto molto grave, è una condivisione del male e non è accettabile”. Mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, riprende così ai microfoni di Radio Vaticana Italia un concetto citato nella sua omelia in Cattedrale per il mercoledì delle ceneri.

Condividere un insulto è peccato da confessare

“Ho detto e lo ripeto che un cristiano cattolico schiacciando con il dito sul suo cellulare e quindi dando un ‘mi piace’ a un insulto, lo condivide e quindi produce un male e si deve confessare. Esattamente come uno deve confessarsi se insulta qualcun altro a parole o prende a schiaffi qualcuno”, spiega il presule. “Credo che dobbiamo essere consapevoli del male che facciamo. E il gesto con cui diamo la nostra adesione a un insulto sui social poi viene visto da altri e quindi è ancora peggio. Non si tratta di uno scambio a tu per tu. Il tuo click sulla rete può essere visto e condiviso da altri ed è quindi doppiamente grave”.

Anche nelle nostre comunità gruppi whatsapp poco pacifici

“È chiaro che fra di noi siamo diversi e abbiamo opinioni diverse, ma le opinioni vanno discusse con mitezza – spiega mons. Spreafico – non si può insultare il prossimo o aumentare l’odio e il rancore che purtroppo già esistono nella nostra società e rendono tanto difficile la vita. E ciò purtroppo accade anche nelle nostre comunità ecclesiali: i gruppi whatsapp non sono sempre gruppi pacifici”.

Uno stile cristiano per la rete

“Come scriveva Papa Benedetto XVI in un Messaggio dedicato alla Giornata delle Comunicazioni sociali, esiste un stile cristiano per stare sul web ed è uno stile fatto di mitezza e rispetto degli altri, afferma il vescovo di Frosinone che aggiunge: "Credo sia un impegno che dobbiamo prendere come credenti in Quaresima. Dobbiamo tornare a uno stile di comunicazione pacifico, mite, umile per condividere le nostre opinioni. Queste possono essere diverse da quelle degli altri, molto spesso lo sono, ma non per questo vanno comunicate in maniera rancorosa e offensiva”.

Bontà, non buonismo

“Credo che dobbiamo tornare – anche al di là della nostra fede cristiana – a uno stile di civiltà mite”, continua il presule. “Anche perché, come ci insegna il Papa, i social possono essere un grande comunicatore di mitezza e bontà, una bontà che viene talvolta derisa e chiamata buonismo ma che resta bontà. Uno stile di vita nei confronti degli altri che farebbe tanto bene al nostro mondo”.

Riscoprire il senso di unità della Chiesa

“Sono molto stupito anche da come, anche sui social, – conclude mons. Spreafico – si attacchi con facilità il Papa che è il segno della nostra unità intorno a Gesù. Credo che nel testo di Gioele che si legge nella liturgia di inizio Quaresima, sia molto bello l’appello alla ‘convocazione dell’assemblea’: dovremmo perciò riscoprire l’unità anche nelle nostre comunità”. “La Quaresima è la comunità che si riconosce come Popolo attorno a Gesù, con umiltà e mitezza”. E il presule comclude: “Credo che sia anche una grande proposta di umanità per il nostro mondo e per la nostra società. Dobbiamo riscoprire questo senso di unità della Chiesa che è un grande dono che il Signore ci fa e che dobbiamo imparare a vivere”.



© Radio Vaticana - Vatican News - 22 marzo 2019

Leggi anche la news: "Mi piace" ad insulti o cattiverie è un peccato da confessare