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Preghiera ecumenica (Luca 4,16-30) in occasione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 2019

 Abbazia di Casamari - giovedì 24 gennaio 2019

Care sorelle e cari fratelli,

è con gioia che ci salutiamo in questa preghiera per l’unità dei cristiani, che abbiamo voluto celebrare in questo antico luogo di preghiera e di vita fraterna non solo con voi, cari amici della Chiesa Ortodossa Romena, della Chiesa Valdese e  della Chiesa Battista, ma per la prima volta assieme alla Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. Caro don Gerardo, questa comunione tra noi che in questi anni abbiamo costruito nelle Diocesi della nostra provincia in maniera fraterna e fruttuosa, oggi viene rinsaldata dalla preghiera che coinvolge anche le altre Chiese Cristiane presenti nel nostro territorio. Di questo ringraziamo il Signore, perché la fraternità e il cammino verso l’unità non è mai scontato. 

Voi sapete che il tema di questa settimana è stato proposto dalle Chiese cristiane dell’Indonesia, paese a maggioranza islamica, dove i cristiani testimoniano che è possibile vivere insieme in pace, contribuendo così all’opera di giustizia e di pace, di cui il mondo ha tanto bisogno. Il brano del Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato ci aiuta a continuare la predicazione offerta dal Pastore Aquilante, che ringrazio di cuore. Gesù va nella sinagoga di Nazareth, legge e commenta il brano di Isaia 61, attribuendo a se stesso le parole del profeta, un vero programma di vita per il suo ministero pubblico. La buona notizia, il suo Vangelo, consiste nell’assumere quel compito profetico verso i poveri, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi, annunciando l’anno di grazia del Signore. Ho voluto leggere per intero quel testo di Luca, perché è proprio da tutta la reazione dei presenti nella sinagoga che si capisce la portata del Vangelo di Gesù. La gente “tiene gli occhi fissi su di lui”, per capire cosa avrebbe detto a commento di quel brano. E le sue parole suscitano “meraviglia”, che diventa però presto rabbia e ostilità, tanto da tentare di eliminarlo. Perché questa reazione? In fondo era un uomo che voleva portare a compimento la buona notizia del profeta!


Possiamo capire la reazione di coloro che lo ascoltavano se riprendiamo il testo di Isaia, la cui lettura è interrotta da Gesù. Infatti, il testo del profeta dice: “A proclamare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio”.  Gesù elimina la vendetta, cioè la rigida applicazione di una giustizia che vorrebbe premiare i giusti ed eliminare i cattivi. Gesù parla solo di grazia. Vuole cioè lasciare a tutti, anche a chi compie il male e persino ai nemici, la possibilità di essere amati e liberati dal male. Questo apparve scandaloso e inaccettabile. Non è cosi molte volte anche oggi? Non si sta affermando nel nostro mondo una mentalità contro, piena di rabbia, di rancore, un’idea di vendetta e di violenza che si scatena contro l’uno o l’altro, un nemico qualsiasi costruito ad arte secondo le circostanze?  A volte persino il vicino, il conoscente, il parente, il parrocchiano, diventa nemico! Figuriamoci i poveri! Figuriamoci gli stranieri! La “grazia”, questo atteggiamento di Gesù incline ad aiutare, a perdonare, ad accogliere il povero, chiunque esso sia, che afferma la grazia e non la vendetta, non piace a volte neppure a noi cristiani, ci sembra un’ingiustizia, ci scandalizza, ci irrita, come scandalizzò gli abitanti di Nazareth.

Cari amici, noi siamo cristiani, discepoli di Gesù di Nazareth, morto e risorto per noi. Egli ci ha lasciato un Vangelo chiaro, che invita ad amare tutti senza distinzioni, povero o ricco, giovane o anziano, amico o nemico, italiano o straniero che sia. Questo è il nostro unico Vangelo, la nostra buona notizia. L’unità dei cristiani si fa solo in questo modo. E la giustizia per noi è inondata dalla “grazia” di Dio, che va al di la di sterili calcoli e misure, tanto più di un’insoddisfazione che diventa rabbia e inimicizia. Chiediamo al Signore di accogliere questo Vangelo in questo giorno speciale che ci vede uniti a tutti i suoi discepoli, perché il mondo diventi più umano e noi impariamo a stupirci delle parole di Gesù non per rifiutarle o aggiustarle come ci piace, ma per accoglierle come un invito alla speranza per un mondo migliore e più umano, come dovrebbe essere e come Dio lo ha sognato affidandolo alla nostra cura.

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