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01 ordinazioni sacerdotali giugno 2018Ordinazioni Sacerdotali di Simone Cestra e Carlo De Dominicis

Abbazia di Casamari – Veroli

Domenica 24 giugno 2018

Care sorelle e cari fratelli,

in questo antico luogo di preghiera e di vita fraterna siamo oggi convocati dal Signore per conferire il presbiterato a due giovani, Carlo e Simone. Ringraziamo il Signore perché non ci fa mancare operai per la missione della Chiesa nel mondo in questo tempo difficile di grandi egoismi e paure. Due giovani hanno risposto alla chiamata del Signore di mettersi al servizio al suoi servizio come sacerdoti, dopo aver terminato la loro formazione, l’uno nella Casa di formazione della Comunità “Nuovi Orizzonti”, l’altro nel Pontificio Collegio Leoniano di Anagni. Ringrazio tutti coloro che li hanno accompagnati fino ad oggi.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato nella festa di Giovanni Battista ci aiuta a comprendere meglio il senso di quanto stiamo compiendo. In un tempo di sofferenza quale fu l’esilio a Babilonia per il popolo di Israele Dio suscita un uomo perché sia suo servo tra i popoli. Per due volte si dice che questa scelta è avvenuta fin “dal seno materno”: “Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome”. Quanto amore riserva il Signore a ciascuno di noi, amore che oggi si rivela in particolare a voi, Carlo e Simone. Egli ci ama da sempre! Cari amici, siamo consapevoli della grandezza di questo amore? Non siamo stati noi a scegliere lui. Non siamo neppure scelti per le nostre qualità né per i nostri meriti o per la nostra bontà. Quante volte nella vita di ogni giorno mettiamo davanti agli altri noi stessi, il nostro operato, le nostre vere o presunte capacità, per essere riveriti o riconosciuti dagli altri e dimentichiamo che noi tutti siamo qui perché il Signore ci ha scelti e amati. E’ solo da questa consapevolezza che sapremo essere servi e non padroni, umili e non prepotenti, capaci di ascoltare e non sordi al bisogno del prossimo, amici e fratelli invece di rivali o nemici. Oggi voi anzitutto, ma anche noi tutti, siamo richiamati a una semplice verità della vita cristiana: siamo costituiti servi del Signore per essere luce delle nazioni e annunciare la gioia del Vangelo a tutti, perché il mondo si salvi. 
  
Giovanni Battista esprime in modo eloquente la dimensione di chi è chiamato da Dio al suo servizio. La narrazione della sua nascita comincia con un distacco: il nome che gli viene dato non c’entra nulla con la sua parentela, cosa non da poco in quella società, dove il nome di ognuno indicava sempre la famiglia di origine. Essere servi del Signore implica perciò un distacco, una separazione da ciò che rappresenta la nostra origine, la nostra storia, la nostra cultura. E’ significativo che solo dopo che Zaccaria, il padre del Battista, ha accettato questo distacco scrivendo che il nome del figlio sarebbe stato Giovanni, ricomincia a parlare, esce dal mutismo, conseguenza della sua incredulità davanti alla Parola di Dio. Cari Simone e Carlo, questo distacco non significa ovviamente mancanza di rispetto e tanto meno di amore per i vostri cari – anzi, dovete amarli di più -, quanto piuttosto che oggi voi appartenete a un altro, che vi ha scelti e amati fin dal grembo di vostra madre. Questa libertà dai legami di sangue vi aiuterà a essere liberi nel servizio di Dio per il bene di tutti, a partire da quei fratelli e sorelle che vi saranno affidati, perché voi sarete chiamati all’edificazione della famiglia di Dio, popolo grande e universale, che tutti accoglie e nessuno esclude.

Allora siate servi della Parola di Dio e dell’altare, ma anche siate servi dei poveri. Giovanni Battista fu una “voce” nel deserto del mondo, tra le ingiustizie e le violenze. Con umiltà, ma anche con audacia, egli fu voce di giustizia contro le ingiustizie. Egli fu chiamato a preparare la strada al Signore. Anche voi imparate a preparare la strada al Signore perché tutti lo possano incontrare. In ogni donna e in ogni uomo è nascosto, infatti, il desiderio di Dio. Siate perciò uomini di preghiera e della Bibbia, perché quel Dio che è in voi possa farsi presente nella vita di coloro che incontrerete. Siate “voce” di speranza nel tempo dell’impossibile e del vittimismo, della facile quanto inutile gabbia del lamento, che impedisce il cambiamento di se stessi e della storia.  Siate luce per chi vive nel buio della rabbia e del pessimismo. Siate segno efficace della grazia e del perdono di Dio, quando condurrete i piccoli e i grandi ai sacramenti dell’iniziazione cristiana e al sacramento della riconciliazione. Non cercate di imporre voi stessi, ma con umiltà siate pazienti nell’amore e nella bontà, senza mai rinunciare a “rendere ragione della speranza che è in voi”. Siate audaci nell’annuncio del Vangelo, perché tanti possano gustare la felicità dell’amicizia di Gesù. Infine, siate al sevizio dei deboli e dei poveri, perché solo attraverso di loro noi godremo la gioia del Regno dei cieli, come ci ha detto con chiarezza Gesù, che si è identificato con i piccoli e di poveri. L’Eucaristia che celebrerete non sia mai il palcoscenico del vostro protagonismo, quanto la tavola del pane di vita eterna e della fratellanza universale, che tutti accoglie attorno all’unico Signore e Maestro della nostra vita. 

Amate le comunità con cui avete condiviso e condividerete il vostro ministero, dalle parrocchie del tuo ministero, caro Simone, fino alla Comunità di Nuovi Orizzonti che ti ha accompagnato in questi anni, caro Carlo. Amate la nostra Chiesa diocesana, di cui siete figli, e vivete da fratelli umili in questo presbiterio. Il mondo ha bisogno di sacerdoti che irradino la luce dell’amore di Dio perché tutti siano attratti da Lui. La Vergine Marie e i Santi Patroni della nostra diocesi vi sostengano nel vostro ministero. Il Signore benedica la vostra vita e voi possiate essere sempre di benedizione per tutti.


Amen.

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