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03 Santi Patroni 2018Cattedrale di Santa Maria Assunta - Frosinone
Mercoledì 20 giugno 2018


È sempre una gioia ritrovarci oggi per fare memoria dei Santi Patroni della nostra città, Silverio e Ormisda. Conosciamo le loro vicende in tempi non facili per la Chiesa. Ambedue Vescovi di Roma e Papi, furono segno di comunione e di unità all’interno di lotte e divisioni che segnarono la loro vita, fino a condurre Silverio al martirio. Quanto è prezioso il dono dell’unità tra i discepoli di Gesù! Proprio domani papa Francesco andrà in pellegrinaggio al Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra per condividere la gioia dei settanta anni di vita di questo organismo, che raccoglie rappresentanti della maggior parte delle chiese ortodosse, numerose chiese protestanti storiche (anglicane, luterane, riformate, metodiste, battiste) e diverse chiese indipendenti. Si tratta di una realtà impegnata nel dialogo ecumenico e nel cammino verso l’unità dei cristiani. Infatti, come ripete spesso papa Francesco, l’unità si fa camminando, quindi incontrando gli altri e dialogando. Questo dovrebbe essere anche il senso della nostra vita cristiana. Oggi soprattutto, il mondo ha bisogno di cristiani che sappiano rammendare le lacerazioni, ricostruire la convivenza in un tessuto sociale a volte troppo rabbioso e contrapposto, lavorare con pazienza e cortesia perché si affermi il rispetto per gli altri e l’amore per il prossimo, soprattutto per i più poveri e gli scartati, si vincano i rancori e le rivalità con una sovrabbondanza di bontà, che non è la caratteristica dei cosiddetti “buonisti”, ma la virtù evangelica dei “buoni” che sanno voler bene anche nelle difficoltà e di fronte alle offese. E i buoni sono quelli che aiutano gli altri, che vanno a trovare gli anziani e i malati, che sanno curare le ferite della guerra e della povertà, che si fanno angeli di pace nella vita di ogni giorno.

Proprio oggi il Vangelo ci indica di nuovo la difficile via dell’amore. E’ sempre sorprendente questo passo verso la fine del Vangelo di Giovanni. Gesù consegna a Pietro, che lo aveva rinnegato e abbandonato nel momento della prova, un mandato che riguarda anzitutto la sua comunione di amore con Lui. E’ come se Gesù volesse riprendere il filo della storia di amicizia con Pietro cominciando di nuovo dai suoi inizi. Si rivolge a lui, infatti, chiamandolo non Pietro, ma “Simone figlio di Giovanni”, il nome della sua origine, della sua famiglia, il nome degli inizi. Care sorelle e cari fratelli, Gesù si rivolge anche a noi conoscendo la nostra storia, il nostro peccato, il nostro attaccamento a quello che siamo, alle nostre abitudini e convinzioni, a cui facciamo tanta fatica a rinunciare. Gesù lo sa, ci conosce. Ma proprio qui comincia la nostra storia con lui, la nostra vita cristiana. Gesù non ci disprezza per quello che siamo, neppure quando ci allontaniamo da lui, ma non rinuncia a porci la domanda fondamentale: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?”. Per due volte chiese a Pietro se lo amava, ma Pietro aveva risposto dicendo “Ti voglio bene”. Così la terza volta Gesù si uniformò alle sue capacità e gli chiese: “Mi vuoi bene tu?”. Gesù capisce la fatica di Pietro a intraprendere la via dell’amore, ma non rinuncia a chiedere di più. E allora gli affida un compito perché impari ad amare: “Pasci i miei agnelli”. Cari amici, prendiamoci cura degli altri per imparare ad amare, a voler bene davvero come Gesù chiede a tutti i suoi discepoli. La vita con Lui comincia di nuovo anche per Pietro dall’impegno di prendersi cura della vita del prossimo. Senza questo impegno non esiste vita cristiana. E’ quanto chiede papa Francesco alla Chiesa di oggi quando parla di “Chiesa in uscita”, che come un “ospedale da campo” si china sulle ferite della nostra umanità sofferente
e se ne prende cura, accoglie e guarisce. Per questa Chiesa non ci sono distinzioni né confini, perché l’amore di Dio non ha confini. E’ un amore inclusivo, che nessuno emargina e allontana. Per noi cristiani l’umanità è composta innanzitutto di uomini e donne, certo con le loro differenze culturali, sociali, di origine, perché tutti siamo chiamati a prendere parte all’amore di Dio per l’umanità.

Esiste però una premessa perché ci s’incammini sulla vita dell’amore. Lo ricorda Gesù a Pietro che aveva sempre qualcosa da chiedere sugli altri, invece di pensare a quanto il Signore aveva chiesto a lui. Due volte gli dice: “Seguimi”. E poco prima: “Quando eri giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Cari amici, queste parole di Gesù e il suo invito oggi sono rivolti a ognuno di noi: non fare di testa tua, non credere di avere ragione, non andare dove ti porta il cuore e il pensiero, lasciati guidare da Gesù, lasciati abbracciare dal suo amore e non ti perderai dietro te stesso o inseguendo le facili illusioni della vita, ma ti salverai e salverai altri in questo tempo difficile, di tante paure, di rabbie irragionevoli e di grandi egoismi.


Affidiamo al Signore questa nostra città per l’intercessione dei suoi patroni, perché possa essere segno di unità, convivenza pacifica e impegno per il bene di tutti. Ringrazio tutti voi per quello che fate per Frosinone e per la nostra terra, ciascuno nel suo ambito, da quello della sua amministrazione fino alla società civile. Vedo tanto desiderio di bene e spirito di solidarietà in tante donne e uomini. Facciamo crescere questo spirito perché non siamo impoveriti dall’egoismo e dall’indifferenza. Grazie a tutti voi. Il Signore protegga la nostra vita e la nostra città!
Amen

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Alcune fotografie della celebrazione (per le quali si ringrazia Fabio Caperna) sono disponibili qui Fotogallery Santi Patroni 2018
(a causa delle condizioni meteo, la processione non si è potuta svolgere)

 

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