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Immacolata Concezione – ordinazione presbiterale di Riccardo Mabilia

 

   Care sorelle e cari fratelli,

   la Parola di Dio si rivolge a noi in questo tempo di avvento, tempo di attesa, che risveglia in noi il senso del futuro, di qualcosa che sta per accadere nella nostra vita e in quella del mondo, la venuta di Gesù, la sua nascita. In un tempo in cui il futuro fa paura a tanti, in cui l’incertezza e il disorientamento sembrano paralizzare i cuori e la vita, in cui si rimane spesso prigionieri del presente, senza attesa e speranza, forse solo aspettando qualcuno che finalmente metta a posto le cose, noi siamo qui perché aspettiamo Gesù. Sappiamo, cari amici, che lui solo, il suo amore, la sua presenza sono la risposta alla nostra attesa.

   Oggi la liturgia di questo tempo, così ricca di senso dell’attesa, viene come interrotta dalla solennità dell’Immacolata, donna dell’attesa lei stessa, che ci accompagna verso il Natale. In questa festa abbiamo scelto di ordinare presbitero Riccardo, non più giovane, ma che, dopo un lungo percorso nella Chiesa come consacrato, ha voluto realizzare un desiderio coltivato fin dalla giovinezza, quello di rispondere alla chiamata del Signore a servirlo nell’esercizio del ministero sacerdotale. Siamo contenti di poterlo accogliere nel nostro presbiterio.

   Cari amici, la festa di oggi ci richiama ai fondamenti della vita cristiana, e potremmo dire ad alcune verità essenziali del nostro essere donne e uomini nel mondo. Il racconto del libro della Genesi ha proprio questo intento, come tutti i primi undici capitoli. Dio cerca l’uomo, dopo avergli dato la vita. Dio viene a cercarci, anche quando noi ci nascondiamo a lui per paura o perché vogliamo fare a meno di lui, costruire la nostra vita senza di lui, ascoltando noi stessi, riducendo il Vangelo alle nostre convinzioni e alle nostre verità, al nostro io, invece di lasciarci interrogare e guidare da esso. “Dove sei?”, è il grido di Dio che ci vuole risvegliare alla nostra responsabilità nel mondo. Ma quanto è facile fare come Adamo ed Eva. Nessuno di loro si assume la responsabilità del male fatto. Quanto è facile e istintivo pensare che è sempre colpa degli altri! E quando non si ha nessuno da incolpare, attribuiamo la colpa del nostro malessere alla povera gente, tanto loro non possono neanche difendersi e non hanno diritto a difendersi! Davanti alle fatiche della vita, ai problemi che ci troviamo ad affrontare, alle sofferenze del creato, di tanta gente e di tanti poveri, non continuiamo a scappare, non continuiamo a cercare un colpevole. Prendiamoci ognuno la nostra responsabilità di cristiani e di donne e uomini consapevoli che il male si può combattere e vincere solo con il bene e a partire dall’impegno di ciascuno. Noi crediamo che solo colui che viene dal futuro, il Dio con noi, Gesù Cristo, sia colui di cui abbiamo bisogno. Lui è il forte, perché la sua forza è l’amore gratuito e il dono della vita per noi. Nessun altro uomo forte risolverà i nostri problemi e ci salverà dalla paura e dalla perenne insoddisfazione!

   Oggi siamo qui per dire il nostro sì al Signore, per mettere in gioco la nostra vita, come ha fatto Maria. Prendiamola come modello! Era una giovane donna di Galilea, periferia del grande Impero Romano. Era incerta, turbata, quando l’angelo si rivolse a lei. Eppure, si fidò di quella parola, credette che Dio non l’avrebbe abbandonato, che in lui avrebbe trovato la forza per adempiere il suo compito. La sua risposta, pure nel turbamento, è chiara: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Basterebbe ripetere queste parole ogni giorno davanti al Signore, cari amici, e troveremmo finalmente ciò che cerchiamo affannosamente per essere felici. Non facciamoci ingannare dalle facili illusioni di felicità, che non troveremo allontanando gli altri, chiudendoci nel nostro io, difendendoci da chi ha bisogno, unendoci a chi insulta gli altri o semina rancore e odio. La “gioia viene dal dare più che dal ricevere”, dice Gesù con chiarezza e indicandoci l’unica via per essere felici.

   Caro Riccardo, oggi tu inizi il tuo ministero sacerdotale come un servo che si affida alla parola del suo Signore. Sii umile, mite, buono, sempre attento al bisogno degli altri, alle loro domande di ascolto e di amore. Fai della preghiera e della meditazione della Parola di Dio il centro della tua giornata. Quando ti accosti all’altare ricordati che stai su una terra santa, che richiede umiltà e cura nel servizio che dovrai prestare. I poveri, gli anziani, i malati, siano i compagni privilegiati della tua vita, come lo furono per Gesù, che passava sanando e beneficando chiunque si accostava a lui. Abbi sempre uno sguardo largo; guarda il mondo con amore e gli altri con simpatia, pronto ad ascoltare il grido di aiuto che viene da tante terre. Il Signore ti faccia crescere in fede e carità, perché tu possa essere di speranza per tutti, soprattutto per chi si è chiuso nel suo io e guarda il futuro con paura, mentre aspettiamo la venuta del Signore Gesù in mezzo a noi. La nostra attesa non sarà vana. Egli verrà e sarà una gioia per tutto il popolo. Amen!

+Ambrogio Spreafico
vescovo

qui si può consultare la Gallery Ordinazione presbiterale Don Riccardo Mabilia