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Leggi anche Settimana Santa 2019

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Domenica 14 aprile
2019

Cattedrale

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Care sorelle e cari fratelli,

siamo all’inizio della Settimana Santa, tempo in cui scegliamo di accompagnare il Signore nel suo cammino verso la croce. Lo accogliamo oggi come re assieme alla gente di Gerusalemme. Egli infatti è re dell’universo, è l’unico Signore della nostra vita e del mondo. “La folla gridava con gioia al suo ingresso: “Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli”.

Riconobbero in lui il re della pace in un mondo violento, abituato alla guerra. C’era bisogno di pace allora. La loro voce esprimeva un desiderio, un’aspirazione, una speranza. Chi non vorrebbe la pace anche oggi? Non è il desiderio dei popoli in guerra? Non è il desiderio della Siria, della Libia, del Sudan, di tanti che vivono oppressi dalla guerra? Non è il desiderio dei bambini soldato, a cui mettono in mano un’arma mortale fin da piccoli per addestrarli a uccidere? Già gli angeli sulla grotta di Betlemme avevano cantato: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”. Sì, la gloria di Dio è la pace sulla terra. Quanto dovrà aspettare questo nostro re per la pace? Forse è troppo pacifico, troppo misericordioso, in un mondo violento e prepotente come il nostro!  La sua proposta di pace e il suo rifiuto della violenza sono forse illusori?

   La vita di Gesù fu, infatti, una scelta di pace, di mitezza, vissuta nell’incontro, nell’amore per tutti, soprattutto per i poveri e i periferici. Eppure quell’inizio che sembrava gioire per questa scelta si trasformò presto nel suo contrario: violenza, condanna, morte. Un uomo, che desiderava condividere con i suoi amici la Pasqua, viene tradito e abbandonato proprio da loro. Un uomo che aveva lottato e pregato per l’unita dei discepoli e per la pace si trova davanti a uomini che ancora discutono su chi fosse il più grande. Tuttavia non rinuncia a stare con loro. Vuole confidare ancora il suo segreto a loro, che non sanno staccarsi dalla violenza e tirano fuori la spada per difenderlo. Ad essi disse con fermezza: “Lasciate! Basta così!”

   Nella violenza che avanzava senza pietà Gesù rimase solo, come rimangono soli i violentati del nostro mondo, i bambini, le donne, i migranti, i vecchi abbandonati, i poveri.  E la prima cosa che fanno i violenti è isolare il presunto colpevole, perché altri si aggiungano alle urla di condanna o al silenzio dei complici, perché il silenzio è spesso complicità. Il mondo di Gesù non era un mondo pacifico, come non lo è il nostro. Nel racconto evangelico vediamo violenza di gesti (vengono a prenderlo con spade e bastoni, poi lo picchiano), di parole (lo deridono, lo insultano), fino all’esecuzione della condanna a morte. C’è chi scappa, chi sta zitto; molti si uniscono alla condanna. Quanto è istintivo trovare qualcuno da condannare per sfogare la propria rabbia e insoddisfazione!. Lo vediamo ogni giorno nel dilagare della violenza non solo nelle guerre, ma anche nei gesti e nelle parole che diciamo e scriviamo condividendoli in maniera istintiva nella vita reale o sui social. Eppure non tutti si allinearono. Alcuni seppero avere pietà, così accompagnarono quell’uomo prendendo le distanze da quella condanna, perché di fronte alla violenza si deve scegliere. Non esiste astensione! Uno sconosciuto, Simone di Cirene, lo aiutò a portare la croce. Alcune donne rimasero con lui fin sotto la croce. Persino un condannato, un malfattore dice il Vangelo, riconobbe la sua innocenza e lo pregò: ”Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno”. Conosciamo la risposta di quel re crocifisso che manifesta il suo potere di vita: “Oggi con me sarai nel paradiso”. Chi avrebbe risposto così a un malfattore? Ci voleva un condannato per riconoscerlo come re! In lui aveva visto la risposta alla violenza nella mitezza. E poi un centurione, abituato alla violenza, capì di essere davanti a un giusto, Figlio di Dio.  Infine, uno sconosciuto, Giuseppe di Arimatea, si prese cura del suo corpo. Avevano capito la forza della mitezza e del perdono che veniva da quell’uomo. Non erano fuggiti davanti al dolore. Per loro fu già l’inizio della Pasqua di Resurrezione!  Cari fratelli, non possiamo rimanere indifferenti. Oggi è il giorno della scelta: vogliamo stare dalla parte della  mitezza del nostro re e Signore o vogliamo dare ragione alla violenza e alla prepotenza? Inchiniamoci davanti a lui, seguiamolo in questi giorni, mentre accompagniamo con lui i tanti che nel mondo portano un pezzo della sua croce. Come Simone di Cirene oggi vogliamo caricarci anche noi un pezzo di quella croce, perché tanti possano prendere parte alla pace e alla vita che Egli è venuto a portare sulla terra.  

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