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santo Natale Veroli 25 dic 2017 mattinaIsaia 52,7-10; Ebrei 1,1-6; Giovanni 1,1-18

Care sorelle e cari fratelli,

   “come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace”, dice Isaia. Sì, sono davvero belli i piedi di chiunque in questo mondo difficile, pieno di violenza e di guerre, annuncia la pace e vive la pace. Anche gli angeli sulla grotta di Betlemme cantarono: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”. Per il Signore è così importante che ci sia pace sulla terra da porre una stretta connessione tra la sua gloria in cielo e la pace sulla terra. Il nostro Dio viene glorificato dalla pace tra di noi. Egli sembra non aspettare altro. Per questo ha mandato il Figlio, Gesù, perché potesse dare inizio al suo regno di giustizia e di pace. Facciamo tesoro di questo invito del profeta che diventa l’invito del Natale, per essere donne e uomini di pace là dove siamo, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nelle città e nelle contrade dove abitiamo. E la pace comincia nei pensieri, continua nei sentimenti e poi nelle parole che diciamo e scriviamo, infine nei gesti che facciamo ogni giorno. Troppe sono ancora le divisioni e le inimicizie anche nella nostra vita!

   Quella Parola, che esiste dall’eternità, si è fatta vicina a noi tanto diventare uno di noi, come dice il Vangelo di Giovanni proprio all’inizio, quasi per indicarci che davvero con la venuta di Gesù inizia qualcosa di completamente nuovo, come una nuova creazione nella storia umana. E’ una Parola innanzitutto, perché Gesù vuole ascoltarci e parlarci con una nuova lingua, per insegnarci l’alfabeto dell’amore di Dio. Per essere donne e uomini di pace dobbiamo ascoltare questa parola, imparare il suo alfabeto. Come dice la Lettera agli Ebrei: “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per messo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio”. Sì, cari amici, c’è qualcosa di decisivo nel Natale, che siamo chiamati a cogliere, per non rendere questo giorno solo una bella festa che passa senza lasciare traccia, senza cambiare la nostra vita, senza lasciarci quella gioia profonda di cui ci ha parlato il profeta Isaia. Impariamo ad ascoltare di nuovo la Parola di Gesù, perché essa è la via per rendere presente il Natale nella vita di ogni giorno.

   santo Natale Veroli 25 dic 2017 mattina 2Poi Gesù è anche la luce, quella vera, che viene a illuminare il buio della nostra vita e del mondo. Sì, spesso si vive al buio. Il mondo sembra non amare la luce che viene da Dio. Lo dichiara ancora il Vangelo: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne tra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. Il mondo si nasconde nel buio della violenza, delle guerre, delle ingiustizie, dell’egoismo, dell’indifferenza. Scarta i poveri perché non siano scarta i poveri e li nasconde lontano, perché nessuno li veda. Gesù vuole fare luce, vuole illuminare la nostra tristezza, il pessimismo, la solitudine. Vuole che noi vediamo ciò che non vogliamo vedere in noi e fuori di noi. Vuole aiutare tutti a vivere nella luce. Eppure, il Vangelo dice che proprio “i suoi non l’hanno accolto”. Dobbiamo riflettere su quest’affermazione. Proprio i suoi non l’hanno accolto, non gli estranei, gli sconosciuti, i nemici. Questo Natale deve porre a ognuno di noi la domanda sulla nostra disponibilità ad accogliere la luce di Gesù nella sua parola che illumina la vita e il mondo. E’ una domanda semplice, cari amici. E’ la domanda semplice del Natale, perché questa festa abbia un senso nella nostra vita e in quella del mondo. Infatti “a quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue, né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”. Siamo davanti a una grande promessa e a una sorprendente speranza: se accogliamo la sua Parola che è luce, siamo fatti figli di Dio, tutti, non secondo il sangue o la carne, secondo una parentela umana, ma perché tutti suoi amici e discepoli. Il Natale offre alle nostre comunità e a noi un sapore universale, una nuova cittadinanza, dentro le divisioni e gli etnicismi del nostro mondo, dentro la paura per chi è diverso o debole, come i rifugiati o i poveri, come ha detto papa Francesco nella Messa di questa notte: “Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto, sono i primi ad abbracciare Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza. Colui che nella sua povertà e piccolezza denuncia e manifesta che il vero potere e l’autentica libertà sono quelli che onorano e soccorrono la fragilità del più debole”. Grazie, Signore, perché questa è davvero una luce per il nostro futuro, pur in un tempo difficile e pieno di paure e incertezze. Grazie, Signore, perché sei venuto tra noi per liberarci dalla paura e donarci la tua pace e la tua gioia. Fa che possiamo essere come Maria, che custodiva le tue parole nel suo cuore.

Amen

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