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Una strage orrenda e vergognosa in Sri Lanka ha colpito molti cristiani, cattolici soprattutto e protestanti, e turisti. In un Paese che, dopo essere uscito da anni di guerra civile tra la maggioranza singalese a e la minoranza tamil, aveva trovato da dieci anni la pace e quindi lo sviluppo e, perché pace significa sviluppo e benessere per tutti, di nuovo si è affacciato il terrore. Più di 300 morti, moltissimi feriti. Sembra che i responsabili siano un gruppo terrorista di matrice islamica, certamente con legami internazionali vista l’enormità degli attentati e delle bombe fatte esplodere.
Un attacco a una Chiesa, quella cattolica, minoranza nel paese con circa 1.500.000 mila fedeli (la maggioranza più del 70% è buddista, poi induisti e musulmani) da sempre ponte di dialogo e di pacificazione.
Ero stato due anni fa a rendere visita al Cardinale di Colombo, con cui avevo studiato a Roma teologia e Bibbia, un caro amico, e avevo visitato proprio una delle due chiese colpite, Sant’Antonio, una chiesa storica, che conserva la statua del santo portata dai portoghesi e ritrovata in mare da un pescatore. E’ una chiesa simbolo, meta non solo di cattolici, ma di turisti e di fedeli di altre religioni. Bella, maestosa, luogo di preghiera e di visita, luogo dove la gente si rivolge a Dio e fa memoria di un pezzo di storia.
Proprio il giorno di Pasqua, per noi cristiani cuore della nostra fede, la barbarie ha voluto ancora una volta intimorire, per inneggiare allo scontro, alla guerra, al terrore, per destabilizzare un paese che aveva ritrovato da poco la pace. Anche altrove negli ultimi anni i cristiani sono stati uccisi (tra il 2015 e il 2019 in Egitto, Nigeria, Libia, Pakistan, Indonesia….).
Un vero martirio dei cristiani, troppo spesso dimenticato!
Ma papa Francesco ci esorta a non cedere alla tentazione e al clima di contrapposizione e di odio non solo tra popoli e religioni, ma anche tra noi. Nei suoi recenti incontri ad Abu Dhabi, dove ha firmato il "Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune con una delle autorità islamiche più importanti dell’islam sunnita. Il grand Imam dell’università di ‘Al ‘Azar del Cairo ‘Al Tayyeb, e poi in Marocco, il papa ha voluto dare segni importanti per affermare le ragioni dell’incontro e del dialogo, unica via alla pace tra le religioni, dicendoci nel clima di odio e di violenza del mondo che i cristiani sono per la loro fede in Gesù di Nazareth, che ha rifiutato la violenza, sempre pacificatori.
Guardare con compassione lontano da noi, in questi giorni alle vittime dello Sri Lanka, ci aiuterà ad essere costruttori di pace e convivenza anche tra noi. Tutti ne abbiamo bisogno. Il paese è chiamato per la sua conformazione geografica “la lacrima dell’India”. Uniamoci alle lacrime di chi è stato vittima di morte in quel paese per unirci alle lacrime di chi soffre ovunque nel mondo per la violenza del terrorismo e della guerra. 

                         
 + Ambrogio Vescovo



In tutte le Messe di domenica 28 aprile si pregherà per le vittime e la Chiesa del Paese: si legga la news dedicata In preghiera per lo Sri Lanka

La dichiarazione ripresa dall' Agenzia SIR si può leggere qui

24 luglio 2019 * S. Cristina vergine
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