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Corpus Domini Santa Maria Goretti - 2018Santa Maria Goretti – Frosinone

31 maggio 2018

Lo sguardo di Gesù che passa tra noi

E’ sempre una grande gioia celebrare questo giorno di festa insieme come momento che unisce le parrocchie di questa città a tutta la diocesi. Un bel segno di unità in questo giorno così speciale per la nostra vita cristiana. Infatti oggi porteremo per alcune strade della città il Corpo di Gesù, quella presenza reale e insieme misteriosa del Signore nella nostra vita e nel mondo. Questo percorso con Lui, che offre la vita per noi, sia di benedizione per Frosinone e per la nostra terra, porti frutti di pace e di amore per tutti, soprattutto per i deboli, i bisognosi, i poveri.  Mentre noi guardiamo a lui che passa, Egli guarda a noi, guarda il nostro cuore incerto e pieno di paure, scorge oltre le porte e le finestre chiuse i volti delle donne e degli uomini, dei vecchi e dei piccoli, vorrebbe dire qualcosa ad ognuno, o almeno vorrebbe che il suo sguardo buono raggiungesse tutti e infondesse quella felicità che spesso manca nella vita di ogni giorno. Lasciamoci raggiungere da quello sguardo pieno di amore!

Pane degli angeli, dei pellegrini, dei figli

In quell’ostia a cui volgiamo lo sguardo e che diventa il nutrimento spirituale della nostra vita, ritroviamo l’unità delle nostre comunità. Tutti guardiamo a lui e lui guarda a noi, tutti ci nutriamo di questo pane, “pane degli angeli, dei pellegrini e dei figli”, come recita la sequenza. Siamo infatti pellegrini e figli. Pellegrini perché la nostra dimora sulla terra è passeggera, ma anche perché la vita cristiana si vive camminando e incontrando gli altri, non certo nel chiuso delle nostre case né delle nostre parrocchie o nei nostri gruppi o comunità a cui apparteniamo. Solo chi esce incontra, ascolta, capisce e dialoga. Chi vive nel chiuso del suo mondo e delle sue ragioni, non solo non capirà nulla del mondo, ma si condannerà all’irrilevanza nella storia. Oggi la paura e l’insoddisfazione ci vorrebbero chiusi in noi stessi, pieni di rancore e rabbia verso gli altri, ma purtroppo poco consapevoli che la rabbia e l’insoddisfazione non hanno mai cambiato il mondo se non in peggio. Pellegrini e poi figli. Chi si fa pellegrino infatti impara ad ascoltare il Signore, perché sente la necessità di essere guidato e aiutato. Sa di non essere in grado da solo di vivere sulla strada del pellegrino, ma come figlio sa di avere un Padre che lo istruisce e sostiene con la sua Parola, la Parola di vita eterna, la Parola di Dio, il Vangelo di Gesù. E’ quella Parola che fu affidata a Mosè, dono dell’alleanza di Dio con il suo popolo, e che è giunta fino a noi in Gesù di Nazareth, Parola di Dio fatta carne. Quella parola è luce sulla strada, ci guida e sostiene perché non inciampiamo e ci smarriamo, come recita il Salmo: “Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino” (119,105). E quando ci smarriamo o ce ne andiamo per i fatti nostri, se la ascoltiamo di nuovo, ci indica la strada giusta, quella della vita e della felicità. Oggi vorrei che ognuno di noi ritrovasse questa strada di luce e di felicità mentre camminiamo insieme con Gesù.

Un unico pane per un unico popolo

Nel Vangelo abbiamo ascoltato il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia. Il Signore vuole stare con i discepoli attorno alla stessa tavola per condividere il senso della sua vita terrena. Stasera ha voluto stare con noi, nell’intimità dell’amicizia, per lasciarci il dono più prezioso: il suo corpo e il suo sangue nell’Eucaristia. Questo dono unisce, ci rende un popolo, una comunità. Nelle divisioni del mondo e della vita attorno a questa tavola noi ritroviamo la gioia di essere i suoi amici, gli uni con gli altri e per gli altri. Nessuno di noi è il centro, nessuno ha bisogno di affermare con la prepotenza che esiste e che conta, perché lui rende tutti partecipi di questo immenso dono di amore, in cui tutti prendiamo forza, ci sentiamo amati, considerati, abbracciati. E’ il dono di un uomo che ha resistito alla tentazione della violenza con la mitezza e l’amore e ha vinto la morte, l’ultima grande violenza sulla vita, l’ultimo grande nemico.

Per questo, cari amici, siamo felici di essere qui. Da questa tavola dell’Eucaristia, che dobbiamo aiutare gli altri a frequentare, esce un’immensa forza di amore e di luce, che ci guiderà nel buio di questo tempo, dove ci si nasconde nel rancore e nella rabbia rendendo la propria e l’altrui vita pesante e difficile. Convertiamoci tutti a questo amore smisurato! Non escludiamo nessuno da questa tavola! Da essa possono uscire donne e uomini nuovi, rinnovati dalla Parola di Dio e dal pane di vita eterna. Anzi, invitiamo altri, come facciamo ogni anno con tutti i bimbi che per la prima volta ricevono la comunione, di cui oggi alcuni sono qui con noi. Così potremo vivere alla tavola dell’amicizia di Gesù per noi, alla tavola della felicità, condividendo lo stesso pane e ascoltando un’unica Parola, che ci renderanno un unico popolo di amici di Gesù e tra di noi. Rendiamo grazie a Dio per questo dono e comunichiamolo a tutti con passione e con gioia.

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