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II domenica di Quaresima

25 febbraio 2018

chiesa San Pietro Ispano – Boville Ernica

 

Care sorelle e cari fratelli,

guardando al Signore che si rivela a noi mentre si avvia verso Gerusalemme, luogo del compimento della sua vita terrena, celebriamo questo rito solenne in cui viene benedetta la Nuova Abbadessa di questo antico monastero benedettino che, grazie anche all’impegno e allo spirito di Madre Raffaella per più di trentun anni abbadessa, gode oggi di un tempo di grazia per la presenza numerosa di nuove monache provenienti soprattutto dal Messico. Non possiamo che ringraziare il Signore di questo momento, che ha portato anche all’elezione confermata dalla Santa Sede di una Monaca messicana nella persona di Suor Maria Maddalena. Sono unite a noi ovviamente anche le monache del priorato di Xalapa in Messico. Ringraziamo il Signore per questo dono, per il lungo servizio di Madre Raffella e affidiamo al Signore Suor Maddalena perché continui e guidare questo monastero nello spirito della Regola del Santo Padre Benedetto. 


Poniamo te, cara Suor Maddalena, sotto la protezione del Signore, della Vergine Maria, del Santo Padre Benedetto e di Santa Scolastica, e di San Giovanni Battista. Inizia questo compito con la consapevolezza di essere al servizio della comunità, prima fra tutte in tutto, soprattutto nell’umiltà, ricordando che anche per te valgono le parole con cui Benedetto apre la sua regola: “Ascolta, figlio, gli insegnamenti del Maestro”. Il Maestro non è innanzitutto l’Abate o l’Abbadessa, ma è rappresentato da quell’insieme d’insegnamenti eco fedele della Sacra Scrittura come i Santi Padri l’hanno proposta.  Quindi, anche tu devi vivere nello spirito di questi insegnamenti, perché la comunità a te affidata possa conformarsi a essi e farne regola di vita. Sii perciò segno di unità secondo la Regola del Santo Padre Benedetto, sempre in ascolto della Parola di Dio, nutrimento sapiente della vita spirituale e fraterna. Come Abramo, anche tu possa ogni giorno rispondere “eccomi” davanti al Signore che ti chiama. Egli stesso provvederà a quanto è necessario per il tuo incarico solo se tu sarai disponibile alla sua Parola e non seguirai le inclinazioni del tuo cuore, dei tuoi pensieri e delle tue abitudini.

Care sorelle, siamo in un mondo difficile, in cui l’affermazione di se stessi, l’amore per se stessi, provocano divisioni, inimicizie e violenze. Molte di voi vengono da un paese molto bello quanto purtroppo segnato da una violenza quotidiana terribile. Pensate che nel 2017 in Messico ci sono stati oltre 29 mila omicidi legati in modi diversi al narcotraffico, uno ogni 16 minuti. La vostra vocazione e la vostra vita monastica, care sorelle, non può non essere una risposta anche a questo. Non dovete pensarvi finalmente in un’isola felice, dimentica dei drammi del mondo, dalla povertà di tanti alle guerre e alla violenza diffusa. La vostra vita in monastero non può essere una fuga dai problemi né tanto meno può essere indifferente davanti alle sofferenze del mondo, soprattutto dei poveri. Ricordatevi che la chiusura nel proprio mondo impoverisce sempre la vita cristiana. Siate per questo vigili, donne di preghiera e di unità. Abbiate sempre uno sguardo largo sul mondo, a partire dai poveri e dai sofferenti. Ricordatevi che la violenza e la divisione cominciano nei sentimenti e nei pensieri. Siate quindi donne spirituali, che coltivano il cuore nella preghiera e nella meditazione delle Sante Scritture. Vivete una fraternità matura, non fatta di confronti, di facili giudizi, di chiacchiere o di invidie e gelosie, ma di reciproca comprensione (siamo tutti deboli e pieni di difetti!). L’“ora et labora” della Santa Regola sia un invito e un monito a non perdere tempo dietro voi stesse, ma a comprendere che non sempre c’è tempo per la conversione al Signore, come invece ci chiede con urgenza il tempo di Quaresima.

Il Vangelo di oggi ci invita a salire sul monte con il Signore, a lasciarci guidare da lui, e non ad andare dove vogliamo noi facendo di testa nostra.  Nella Bibbia il monte è il luogo della manifestazione di Dio, della sua teofania. Salite con lui nella preghiera e nella celebrazione eucaristica, perché possiate gioire sempre della sua presenza. Monache tristi, come cristiani tristi, non hanno mai cambiato il mondo, tanto meno il monastero., perché non hanno mai accettato di cambiare se stesse. Quanto è istintivo pretendere che cambino gli altri, mentre il Vangelo chiede di cambiare noi stessi perché cambi anche il mondo. Sul monte il Signore si mostra nella sua bellezza, di cui noi dobbiamo gioire. Sì, è lui la gioia e la bellezza. Guardiamo a lui per essere noi stessi trasfigurati. Così gli altri, vedendoci, attraverso di noi potranno vedere il volto di Gesù, buono, mite, umile di cuore. Care sorelle, sia questo il senso del vostro essere qui, della vostra vita monastica, così preziosa soprattutto oggi. Siate luce nel buio degli egoismi, delle paure, del disorientamento, della violenza. Siate luogo di unità e di pace, sorgente di quell’umanità buona e tenera che il Signore è venuto a donarci. Camminiamo perciò insieme verso la Pasqua, perché possiamo ritrovare la gioia e la forza della vittoria del Risorto sul male e sulla morte. La Vergine Maria, madre di Dio e madre nostra, vi guidi a Gesù e protegga la vostra vita perché porti frutti di amore nel nostro mondo a partire da questo bel luogo, Boville, dove voi siete nate e vivete, fino a Xalapa in Messico, dove avete posto il seme della vita monastica secondo la Regola di San Benedetto, perché anche lì porti frutti di bene e di amore come li ha portati in questa nostra amata terra. 



+ Ambrogio Spreafico





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