001 Settimana Unita Cristiani 2017Luca 15,11-24
Care sorelle e cari Fratelli,
è sempre un momento particolarmente bello e gioioso ritrovarci insieme in questa settimana, che condividiamo con tutti i discepoli di Gesù sparsi nel mondo. Esperimentiamo il grande dono ed anche il sogno per cui Gesù stesso ha pregato prima della sua morte e resurrezione, quasi il suo testamento: l’unità dei suoi discepoli. Egli stesso stava per esperimentare la ferita della divisione nel tradimento di Giuda, nella dispersione e nell’abbandono dei discepoli davanti alla sua passione.
   Oggi, consapevoli delle tante ferite della divisione tra noi, siamo qui come quel figlio perduto davanti al Signore. Sentiamo il bisogno e la nostalgia di una casa del Padre dove essere insieme, incontrarci, sostenerci, condividere in modo pieno la nostra vita di fede, amarci. Non che non siamo in quella casa, quando ci riuniamo nelle nostre diverse comunità per la preghiera, ma percepiamo che ci manca qualcosa che renderebbe la nostra vita migliore, la nostra testimonianza più eloquente, il nostro annuncio più chiaro per il mondo.
   Siamo a cinquecento anni dalla Riforma di Lutero e abbiamo voluto sottolineare insieme da una parte la grazia e l’amore di Dio, che ci spinge verso la riconciliazione, dall’altra non dimenticare il dolore della divisione prospettando cammini verso l’unità. E’ quanto abbiamo ascoltato nel Vangelo: Il Padre ci aspetta come figli bisognosi di perdono e di riconciliazione. Celebriamo allora la misericordia di quel Padre, che si rallegra di accoglierci, di rivestirci degli abiti belli del suo amore, per fare festa con noi. Vorrei che questa sera fosse la celebrazione di questa festa di unità e di comunione tra noi e le nostre comunità, pur nella consapevolezza che ancora non siamo pienamente uniti e che quindi dobbiamo continuare a pregare e a porre gesti di fraternità e di carità per affrettare il giorno della piena unità.
   Siamo in un mondo difficile, dove sembra prevalere la divisione, dove i popoli e gli individui sono quasi istintivamente attratti dal proprio particolare, dal proprio interesse, per difendersi e chiudersi in tanti io di singoli e gruppi che ci allontanano gli uni dagli altri. Le guerre, come quella interminabile e terribile in Siria, il terrorismo, la violenza quotidiana e la prepotenza del vivere a volte vorrebbero condannarci alla paura e alla chiusura in noi stessi. Cari amici, come cristiani ricordiamoci che dovremmo essere segno di unità per il mondo e contrastare la violenza e la divisione con l’amore. Lo dovremmo essere per le nostre rispettive comunità, ma soprattutto per i poveri, per i profughi, gli anziani soli e abbandonati, i bisognosi della nostra terra, scartati e dimenticati, gli inesistenti per coloro che nella paura vorrebbero disfarsene come essere inutili. Quanta tristezza nell’egoismo che divide e allontana! Invochiamo il Signore perché nessuno si perda seguendo se stesso soggiogato dalla paura. Chiediamo al Signore il dono dell’unità e della pace. Poniamo gesti di carità e di accoglienza verso i poveri, come in questi giorni lo sono in particolare quegli uomini e donne che vivono e dormono vicino alla stazione di Frosinone, i profughi che sono tra noi, chi è stato colpito dal terremoto, le tante famiglie bisognose della nostra terra. Preghiamo perché le nostre comunità siano segno di unità, solidarietà e di amore per tutti, soprattutto per i poveri. Il progetto dei Corridoi Umanitari, portato avanti dalla Comunità di Sant’Egidio con le Chiese evangeliche in Italia e con la Conferenza Episcopale Italiana è una risposta sapiente a chi fugge da guerre e povertà. Che ognuno di noi sia come quel Padre, allarghi le braccia per accogliere, custodire, curare, amare. 

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