messa crismale 2017Cari sacerdoti, care sorelle e cari fratelli,

siamo alle soglie del Triduo Santo con il quale ognuno di noi ministri dell’altare introdurrà la sua comunità a condividere l’ora della passione, morte e resurrezione di Gesù. Siamo in comunione di preghiera anche con i nostri sacerdoti anziani che non possono prendere parte a questa celebrazione.

La Messa del Crisma ci aiuta a comprendere la forza dell’unità del nostro presbiterio attorno al vescovo, ma soprattutto attorno a Gesù, che dona la vita per noi e che ci ha lasciato il memoriale della Pasqua, del suo esodo e passaggio dalla morte alla vita. Quale grande dono riceviamo ogni giorno quando rinnoviamo l’alleanza con lui nella celebrazione della Divina Liturgia. Pur nella nostra indegnità siamo fatti destinatari della sua misericordia e inondati della sua grazia, che tutto accoglie e perdona, mentre ci rende il suo popolo, unito nella ricchezza della nostra differenza. Dobbiamo stupirci ogni volta di questo immenso dono. Non possiamo anche non ricordare come quest’anno siamo in una comunione particolare con tutte le Chiese cristiane che celebrano la Pasqua nello stesso giorno. Questa coincidenza temporale ci ricorda quanto dobbiamo camminare verso quell’unità piena tra tutti i discepoli di Cristo Signore, per la quale egli stesso ha pregato prima di essere messo a morte.

 002 messa crismale 2017  Oggi per noi si realizza ancora una volta quanto fu annunciato nella sinagoga di Nazaret: “Lo Spirito del Signore è su di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”. Sì, lo Spirito si posa su di noi perché riscopriamo la gioia e la forza della nostra vocazione. Abbiamo un compito divino in questo mondo segnato dalla violenza e dalla sofferenza di tante donne e uomini, mondo di gente spaesata e impaurita, di donne e uomini a volte prigionieri del male e chiusi in se stessi. Certo, portiamo questa vocazione nei vasi di creta della nostra umanità. Ne siamo consapevoli. Eppure su tutti noi si riversa lo Spirito di Dio. Chiediamo al Signore di essere più coscienti di questa responsabilità che ci viene affidata. Siamo sacerdoti del nostro Dio, ministri della sua Parola e dei sacramenti, attraverso i quali aiutiamo le donne e gli uomini e vivere con Gesù, accompagnati dalla presenza del suo amore e dalla forza santificante degli oli santi che oggi saranno benedetti e consacrati. Per questo rinnoviamo le promesse sacerdotali, per affermare solennemente ancora una volta la volontà di abbracciare con entusiasmo e fedeltà questo dono che il Signore ci ha fatto, non lasciandoci dominare dalla fatica del ministero e dalle difficoltà della vita. Quanto è triste, soprattutto per noi consacrati e consacrate, lasciarci prendere dalla rassegnazione e dallo scoraggiamento davanti a tanto bisogno di amore e di salvezza. 

   Il mondo, cari amici, è infatti popolato di donne e uomini feriti dalla vita, che cerano risposte, sostegno, salvezza. Papa Francesco paragonò diverse volte la Chiesa a un ospedale da campo. Potrebbe apparire un’immagine riduttiva, ma a ben pensare è invece molto realista. Guardiamoci intorno prendendo le parole del testo di Isaia poi fatte sue da Gesù nella sinagoga di Nazaret. Quanto bisogno intorno a noi! Lo vediamo nelle nostre comunità in coloro che si affacciano ai centri di ascolto, alla mensa diocesana, alle case di accoglienza per italiani e stranieri, in coloro che hanno perso il lavoro, nei giovani il cui futuro appare incerto, negli anziani spesso soli. Lo vediamo nel mondo, da quei cristiani copti uccisi barbaramente in Egitto mentre celebravano la Domenica delle Palme, fino ai bambini e ai tanti uccisi da quella terribile guerra in Siria, senza dimenticare come la barbarie della violenza ha colpito anche vicino a noi nella morte di Emanuele ad Alatri. Ma quanta violenza di sentimenti, parole e gesti nella vita quotidiana! Lo Spirito si posa su di noi perché ci prendiamo cura di queste numerose ferite, come Gesù buon samaritano dell’umanità si prende cura delle nostre. Le nostre comunità diventino davvero degli ospedali da campo, dove curare le ferite del corpo e dello spirito, dove tutti possano essere accolti, ascoltati, perdonati, guariti, salvati. E ricordiamo sempre che la preghiera possiede sempre una grande forza di guarigione.

   Non limitiamoci tuttavia ad aspettare che i feriti della vita vengano da noi. Usciamo, andiamo noi stessi a cercarli lungo le strade delle nostre città e dei nostri paesi, come faceva Gesù, che insieme ai suoi discepoli percorreva le strade del suo tempo per incontrare, per ascoltare il grido di aiuto dei malati e della folla, includendo gli scartati nel suo popolo. Del resto egli stesso ci precede come il pastore che lascia le novantanove pecore nell’ovile per cercare l’unica perduta. E oggi quante di più sono quelle perdute! Non dovremmo avere più coraggio, più convinzione e anche più passione per uscire incontro agli altri? Il mondo ha bisogno dei cristiani, cari amici, ha bisogno di incontrare Gesù. Chi lo avvicinerà ai lontani e ai perduti se non noi? E mai dare per scontato, o peggio ancora disprezzare, quei momenti di popolo, come i matrimoni, i funerali, le prime comunioni o le cresime, le processioni, dove ancora tanto popolo si raduna attorno a Gesù e alla sua parola. Non sono occasioni per far aprire i cuori al Vangelo e all’incontro con la misericordia di Dio? Lo abbiamo visto tutti la Domenica delle Palme: quanta gente ha partecipato alla Messa dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme!  Certo, questo non basta. Ma tocca a ognuno di noi non far cadere le domande che la Parola di Dio apre nei cuori della gente, perché essa “non ritornerà a Dio senza effetto, senza aver operato ciò che desidera e senza aver compiuto ciò per cui l’ha mandata”, come afferma il libro di Isaia (55,11). Forse anche noi siamo chiamati ad avere più fede nell’efficacia di questa parola, perché torni a operare in noi e nella storia quei miracoli che il Signore ha promesso quando ha affidato ai discepoli la missione del Vangelo.

003 messa crismale 2017   Cari sacerdoti, cari amici, io spero di poter vivere questa passione del Vangelo che cambia il mondo e i cuori con voi, pur nelle difficoltà e nelle fatiche della vita. Aiutiamoci a viverla insieme, senza contrapposizioni e inimicizie, con cordialità e simpatia. Come sapete, ho avuto la gioia di essere ricevuto in udienza da Papa Francesco. E’ stato un colloquio molto bello e cordiale. Ovviamente ho assicurato al Santo Padre la nostra preghiera e mi ha detto di salutare tutti voi. Cari fratelli e care sorelle, lasciamoci guidare da Dio e la sua luce illumini la vita di ognuno di noi. Ringrazio voi sacerdoti per il vostro impegno e la vostra dedizione. Ricordiamo che ci ha lasciato, come mons. Italo Pisterzi e don Angelo Trasolini, morto così all’improvviso dopo tanti anni di ministero tra noi. Sosteniamoci con l’amicizia e la preghiera, imparando a essere sempre di più un popolo in comunione di amore. Di questo abbiamo tutti bisogno! Affidiamo al Signore questa nostra terra perché la sua presenza sia sempre di benedizione per tutti!

Amen.

  

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