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Presentazione Laudato siL’Enciclica si presenta come un testo articolato, che intende porre la questione della preservazione del creato nella sua complessità e reciproca relazione di elementi, non solo come una questione relativa all’ecologia ambientale. Basterebbe leggere il capitolo IV dal titolo “Un’Ecologia integrale”, per rendersi conto di questa dimensione. Papa Francesco parla di ecologia economica, sociale, culturale, ecologia della vita quotidiana, ecologia umana…. Siamo di fronte a un testo che si offre come una riflessione a tutto campo sul modello di sviluppo prodotto dalla crescita economica e industriale che ha condotto a degli squilibri da tutti riconosciuti. “Tutto è connesso”, afferma il testo (138).

Presentazione Laudato si 4Tuttavia l’Enciclica non si pone come giudizio o condanna della società in cui viviamo, anche se ovviamente non mancano parole di denuncia dell’ingiustizia a cui ha condotto un certo modello di sviluppo, che emargina i poveri e aumenta il divario tra ricchezza e povertà. Il suo scopo è “entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune” (3), come afferma fin dall’inizio. E di seguito sostiene: “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare” (12). Emerge una grande fiducia nella forza del dialogo e delle sinergie che si possono creare in vista di un cambiamento reale. Papa Francesco aiuta a maturare una fiducia che le cose si possono fare ed anche si possono cambiare quando tutti collaborano in vista del bene comune. Credo che questo sia un aspetto essenziale del tono e del contenuto dell’ Enciclica: indicare che ci attende un compito urgente e indilazionabile rispetto ala cambiamento del modello di sviluppo finora perseguito, quello che ci viene indicato come il “paradigma tecnocratico dominante” (108s). Non che si condanni lo sviluppo né tanto meno la scienza, di cui si riconoscono gli enormi progressi, ma indubbiamente l’enciclica nota le conseguenze a volte negative e soprattutto quanto abbia compromesso l’insieme di uno sviluppo rispettoso del creato nella sua totalità. Presentazione Laudato si 5

Vorrei sottolineare questi aspetti finora evidenziati, perché mi sembrano quanto mai attuali e indispensabili per ripensare lo sviluppo anche nel nostro territorio. Il primo riguarda l’ecologia integrale. Troppo abbiamo puntato ora su un aspetto ora sull’altro senza pensare alle conseguenze di scelte di sviluppo che hanno compromesso in maniera molto grave il nostro territorio. L’industrializzazione selvaggia e senza regole non solo ha inquinato la terra e ha provocato conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, ma ha proposto un modello di sviluppo che ha indotto all’abbandono quasi totale dell’agricoltura e ha prodotto uno stile di vita oggi non più sostenibile, ma a cui nessuno vuole rinunciare. Faccio solo un esempio dello scempio a cui abbiamo costretto il nostro territorio con politiche insensate, dove spesso al centro c’era l’interesse personale e non certo il bene comune. Nel 2001 il Governo, nel “programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale”, prende atto della situazione della nostra Provincia in cui esistevano 121 discariche in 89 comuni, e stima in 35 miliardi il costo dell’intervento di bonifica e definisce il Sito di interesse nazionale di Frosinone. Ad oggi sono state bonificate solo 7 discariche e sono stati spesi circa 80 milioni di Euro. Non mi addentro dell’annosa questione della Valle del Sacco, per cui esiste una gestione commissariale, ma non si sa che cosa si stia programmando di serio e di vero. Alcuni anni fa avevo convocato un tavolo sulla Valle del Sacco con la partecipazione di esponenti della politica e della società civile del nostro territorio. E’ stato elaborato un piano di intervento a lungo termine spendendo anche dei soldi, ma non è successo nulla, a parte qualche convegno e buone intenzioni che non hanno prodotto alcuna conseguenza concreta. Non parliamo dell’inquinamento atmosferico, per cui siamo sempre in fondo alla classifiche nazionali come qualità dell’aria e della raccolta differenziata, ferma a livelli bassissimi (dal 15 al 17 per cento in alcune città).

Presentazione Laudato si 6Uno dei problemi più endemici è la difficile elaborazione di sinergie e progetti condivisi. E’ il secondo aspetto su cui vorrei fermarmi a partire dall’Enciclica.  Si ha a volte l’impressione che ognuno voglia mettere il timbro sulle iniziative che produce, ma il timbro deve essere il suo, quello del suo gruppo. Anche per questo il nostro territorio non ha quel peso che dovrebbe avere per la sua importanza strategica (tra Roma e Napoli….). Se ci fosse meno individualismo di singoli e di gruppi e se si perseguissero meno interessi personali, ma si riuscissero a creare le dovute sinergie economiche, politiche, culturali, sociali, sono convinto che potremmo avere un peso maggiore e certamente otterremmo risultati che andrebbero a beneficio di tutti e del bene comune.

Per andare in questa direzione l’Enciclica ci offre degli orientamenti, che vorrei evidenziare. Non sono tutti ovviamente, ma mi fermo su alcuni suggerimenti di fondo, lasciando ad ognuno di leggere quelli ad esempio indicati nel capitolo V, che ha proprio come titolo “Linee di orientamento e azione”.

1.     Riconoscere le connessioni tra i diversi fattori che compongono l’ambiente materiale e umano: industria, agricoltura, ….  “Alleanza tra umanità e ambiente” (205). Il papa parla di una “cittadinanza ecologica”.

2.     “Necessità di una rivoluzione culturale” (114) rispetto al “paradigma tecnocratico dominate” (108). E’ necessario ripensare il modello di sviluppo teso ad una produzione senza limiti e senza considerare le conseguenze sull’ambiente materiale ed umano, sulle relazioni familiari e sociali, sulla qualità della vita. Mi chiedo ad esempio la fatica di una famiglia che ormai non riesce a incontrarsi neppure più la domenica perché uno o l’altro dei genitori devono lavorare in un centro commerciale! Ma tornerò sul problema della domenica. Siamo giunti a una fase in cui da una parte si è coscienti di un modello di sviluppo non più sostenibile, dall’altra si invita a consumare di più altrimenti l’industria soffre e la produzione ristagna, quindi la crisi. La rivoluzione culturale implica un profondo cambiamento di mentalità, di attese, di prospettive. E’ quello che l’Enciclica chiama i “cambiamenti di stili di vita” (206). Ne saremo capaci? Devo dire con sincerità che ne vedo le difficoltà, perché siamo troppo abituati a uno standard di vita a cui non si vuole rinunciare. Quando si fanno mutui o prestiti, magari da usurai, per comprarsi un vestito o per un pranzo di festa, ci si accorge che forse qualcosa non funziona. Ma qui si aggiunge un altro aspetto di uno sviluppo distorto che mostra profonde ingiustizie: l’esibizione della ricchezza, né più né meno come l’esibizione del corpo. Quando si mette al centro solo il denaro e l’arricchimento si arriva facilmente all’imbroglio e alla corruzione. Uno degli esempi del malaffare, messi in luce da un recente convegno organizzato dallo Sportello Antiusura Bancario Co.Fi.Le., riguarda la gestione delle aste e della svendita a “prezzo vile” di case e appartamenti per accordi tra consorterie del malaffare. Il richiamo dell’Enciclica alla scuola della sobrietà e dell’umiltà nella gestione dei beni mi sembra quanto mai opportuno, come la memoria continua di Papa Francesco al “posto privilegiato dei poveri” nella Chiesa e nella società che non possiamo dimenticare (158)

3.     Necessità di una “conversone ecologica”. Vorrei sottolineare un ultimo aspetto di questo invito dell’enciclica. Bisogna avere coscienza che quello che abbiamo è innanzitutto un dono e non un possesso. Nessuno di noi è nato padrone. Sembra una banalità, ma se ci pensiamo, spesso ci sentiamo padroni assoluti e quindi dominiamo gli altri. Questo avviene quotidianamente. E’ una mentalità, un modo di concepirsi e di guardare il mondo e gli altri. Innanzitutto ricordiamo che nessuno di noi si è dato la vita. Tutti l’abbiamo ricevuta da un uomo e da una donna, fino a prova contraria. Quindi cominciamo a capire che, se abbiamo ricevuto la cosa più preziosa, la vita, forse dobbiamo ricollocarci rispetto all’ambiente e agli altri in maniera diversa. Imparare la gratuità in un mondo mercato, dove tutto si vende e si compra, dove tutto sembra avere un prezzo. Questo ci induce a proporre risposte alternative al modello di sviluppo diffuso. Vorrei menzionare un piccolo esempio realizzato dalla diocesi: la costituzione di un gruppo di cinque persone che operano nel settore agricolo in diversi terreni messi a disposizione da alcuni donatori. Presentazione Laudato si 7

4.     Infine vorrei tornare sul valore del riposo e della contemplazione (237). Per noi cristiani si tratta della salvaguardia della domenica. Abraham Joshua Heschel ha delle pagine molte belle sul sabato ebraico. Scrive ad esempio in un suo libro dedicato al sabato: “Il Sabato è il giorno in cui impariamo l’arte di superare la civiltà…. Il settimo giorno è l’armistizio nella lotta crudele che l’uomo conduce per l’esistenza, una tregua in tutti i conflitti individuali e sociali, la pace tra uomo e uomo, tra l’uomo e la natura, la pace all’interno dell’uomo; un giorno in cui è considerato un sacrilegio maneggiare soldi (per noi la domenica invece è diventata il contrario, il giorno della spesa!), in cui l’uomo manifesta la sua indipendenza da quello che il massimo idolo del mondo. Il settimo giorno è l’esodo dalla tensione, la liberazione dell’uomo dal suo stesso fango, l’insediamento dell’uomo quale sovrano del tempo. Nell’oceano tumultuoso del tempo e della fatica vi sono isole di tranquillità dove l’uomo può trovare rifugio e ricuperare la propria dignità. Questa isola è il settimo giorno, il sabato, un giorno di distacco dalle cose, dagli strumenti e dagli affari pratici e di attaccamento allo spirito” p. 37.39). Noi rischiamo di perdere questa dimensione e abbiamo ridotto il settimo giorno al giorno in cui si brigano gli affari che non siamo riusciti a sbrigare negli altri sei, tipo la spesa. Pensate che in Germania, paese non certo in crisi economica, i negozi sono chiusi in tutte le festività. Non mi sembra perciò che la crescita economica sia da collegare necessariamente alla riduzione della Domenica e delle feste a giorni qualsiasi. Niente riposo, niente contemplazione delle opere di Dio! Nel racconto biblico è interessante notare come il compimento della creazione non sia l’essere umano, ma il sabato, cioè il riconoscimento della presenza di Dio nella vita del mondo. E’ nel superamento dell’idea del possesso e dell’onnipotenza che l’essere umano trova la sua autentica libertà. Senza il settimo giorno è difficile vivere la dimensione della gratuità e del dono. In esso noi ritroviamo il giusto rapporto con la creazione e con gli altri e possiamo ricominciare a lavorare per quella “conversione ecologica” che Papa Francesco ha auspicato.

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Qui i files audio dei 4 interventi
http://massmedia.diocesifrosinone.it/vescovo/112-presentazione-enciclica-laudatosi.html

22 aprile 2019 * S. Giacomo martire
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